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Agriturismo Scopri l'ItaliaPiemonteEventi, Tradizioni, Folklore della Regione Piemonte

Eventi, tradizioni, folklore della regione Piemonte

Torino - Ivrea
Carnevale di Ivrea
Molto più della battaglia delle arance

Sono ben 4000 i combattenti che si sfidano, divisi in nove squadre, in uno dei momenti più particolari di questo complesso, misterioso, incredibile carnevale: la battaglia delle arance, appunto.
Un leggendario episodio 'storico' di sollevazione popolare contro il famigerato 'ius primae noctis' di cui godevano i nobili in età feudale, sta alla base della ricostruzione simbolica dei numerosi momenti del carnevale: dal giorno dell'Epifania fino al martedì grasso è un susseguirsi di riti propiziatori, gesti, battaglie, cortei ecc., con la figura leggiadra e misteriosa della Bella Mugnaia (il pomo della discordia) che il sabato fa la sua apparizione.
Una partecipazione locale e di turisti incredibile. Chiunque transiti nei confini piemontesi a carnevale, deve passare di qua!


Cuneo - Bagnasco
Baldo Sabre di Bagnasco
Ah, Giullare infedele!

Mamma, li Turchi!: l'antico grido rievoca il terrore delle popolazioni europee nei lunghi secoli delle incursioni saracene; a Bagnasco si rievoca, trasfigurata nel Carnevale, la morte e risurrezione di un giullare che osò ribellarsi nientedimeno che al capo dei Mori in persona: danza, bellissima, delle spade e misteriosa treccia di nastri intorno al palo,
La danza viene replicata durante l'anno


Alessandria - Fubine
Busiunà di Carnevale
Sotto a chi tocca, Fubinesi...

La Busiunà non risparmia nessuno: in dialetto 'alessandrino' si prendono di mira fatti e misfatti di fubinesi illustri e meno illustri, canzonandoli allegramente e portando alla luce le magagne del paese, secondo un copione carnascialesco divenuto classico.
E' la sera di Carnevale per eccellenza, martedì grasso: i falò divampano e il vino scorre...

FONTE: www.inyourlife.it


Il carattere, a volte conservatore, dell'animo piemontese ha certamente favorito la sopravvivenza delle tradizioni popolari di questa regione. La popolazione locale ha infatti dimostrato, nonostante l'industrializzazione e la società dei consumi, di essere molto attaccata al proprio bagaglio folcloristico, nel quale spiccano molte sagre ed alcune celebrazioni.
Festa dell'ospitalità
In primavera, ad Agliano, vicino Asti, si tiene una ricorrenza particolare, in cui ognuno dei duemila abitanti di questo paese, si distingue per la propria gentilezza. In questo giorno, infatti, ogni famiglia apre le porte della propria casa ed ospita una famiglia della "città" per offrirgli i buoni prodotti della terra e l'ottimo vino Barbera. Oggi, la festa si è estesa ed è addirittura possibile prenotarsi, andando in comune e ritirando un apposito tagliando.

I giochi popolari
Ad Asti, la terza domenica di Maggio, tutti i rioni della città si scontrano in una serie di gare originarie del Medioevo. Vestendo gli antichi abiti tradizionali gli uomini si sfidano in gare come "il bacio della castellana", "l'assalto alla torre" o "la gara di cerbottana".

La sagra del polentonissimo
A Monastero di Bormida, vicino Asti, da 178 anni si ricorda la generosità del Marchese della Rovere, che, in un anno di grande carestia, portò polenta e frittata per tutti. Così ancora oggi, la prima domenica di marzo, sulla piazza principale di Monastero vengono preparati 10 quintali di polenta (!!!) condita con migliaia di salsicce e salame, e una frittata da 40 chili. La degustazione dei piatti viene accompagnata da ottimo vino in abbondanza, balli folcloristici e carri allegorici.

Festa della carità
Dal XIII secolo ad oggi, a Scurzolengo, il 6 maggio si confezionano focacce in quantità. Questa ricorrenza ricorda l'usanza dei signori del feudo di Scurzolengo di mettere all'asta, in questo giorno, focacce preparate con uova, burro, farina e zucchero, e di donare il ricavato delle vendite ai poveri del paese. Questa usanza si ripete da secoli e le focacce, preparate con la ricetta duecentesca, vengono poste in variopinti cestini preparati dai diversi borghi del paese, ed il ricavato viene investito in opere di bene.

Festa del pitu
La prima domenica della quaresima, a Tonco, viene riprodotto un antico rito contadino, assimilabile al "capro espiatorio" biblico. In quel giorno infatti, viene preso un tacchino, il "pitu", e, allestito un tribunale in piazza, l'animale viene giudicato per tutti i mali che hanno danneggiato il paese durante l'anno. Il pitu viene quindi giudicato colpevole e condannato a morte, ma prima ha il diritto di fare testamento. E' questo il momento saliente dell'evento, poiché tutti gli abitanti della comunità tirano fuori i propri vizi e difetti rendendoli pubblici.
La festa finisce con l'impiccagione, per i piedi, del povero pitu, il quale diviene bersaglio di cavalieri armati che cercano di decapitarlo per assicurarsi il trofeo.

La gara dei birilli delle donne
La prima e la seconda domenica dopo ferragosto, nei pressi di Cuneo, al centro di un'eccellente zona vinicola, si celebra "la gara dei birilli" delle donne. Su un percorso di circa quindici metri, le partecipanti lanciano una palla di legno molto pesante, cercando di colpire, al volo, il maggior numero di birilli, senza che la palla tocchi il suolo.
Secondo la legenda, la festa ebbe origine da Isabella Doria, castellana di Farigliano, la quale inventò questa prova di abilità per risolvere un contenzioso nato tra le donne del paese.

FONTE: www.italiadonna.it


Saltinpiazza, festival di artisti di strada

Ogni anno Viarigi, caratteristico paese monferrino in provincia di Asti, ospita "Saltinpiazza": un festival di artisti di strada che per l'occasione arrivano da tutta Italia.
Fin dalle prime edizioni, il paese di Viarigi, è stato pacificamente invaso da migliaia di persone, che hanno potuto ammirare e applaudire giocolieri, saltimbanchi, trampolieri, musici, illusionisti, cantastorie e burattinai; per un giorno, le vie, i vicoli, le piazzette ed i voltoni del paese si trasformano in un grande teatro attorniato da mostre di pittura, artigianato e collezionismo: non mancano il mercatino dell'antiquariato e quello dei prodotti tipici.
La manifestazione si svolge nell'ultima domenica di agosto; per l'occasione il centro storico medioevale di Viarigi viene chiuso al transito delle automobili. L'ingresso è gratuito.

La Bahìo, una festa d'Oc
A Sampeyre (Cn) ogni cinque anni si commemora la cacciata dei saraceni.
Il corteo avanza festoso verso l' abitato di Sampeyre lasciandosi alle spalle le antiche case di Rore. Ma... le soste improvvise interrompono spesso il ritmo della compagnia: i suonatori escono dalle file armati di violino, fisarmonica e clarinetto, intonando veloci gighe, courente, tresseo altre arie che in un attimo coinvolgono tutti in una spensierata danza. Nel frattempo, il simpatico personaggio dell' Arlecchino che porta un cappello circondato da campanelli e gusci di lumaca, cerca di mantenere l' ordine pubblico costringendo a indietreggiare, a colpi di bastone sui piedi, coloroche non partecipano al ballo. La festa occitana affonda le sue radici verso l' anno Mille, quando bande di Saraceni, provenienti dalla Provenza e armate fino ai denti, varcarono quello che è oggi il confine con la Francia per occupare e saccheggiare le valli piemontesi, seminando il terrore tra i poveri contadini. Costretti a ribellarsi per non essere ridotti tutti in schiavi, gli abitanti si organizzarono in squadre armate e fecero fronte agli Arabi nemici combattendo sanguinose battaglie.

Si presume che le nostre terre furono liberate all' incirca tra gli anni 975 e 980. Certo le ostilità sono state dimenticate e col trascorrere del tempo la Bahìo di Sampeyre si è trasformata in un evento di carattere popolare in grado di sprigionarei più grandi sentimenti di amicizia tra gli uomini, mantenendo però sempre le caratteristiche della festa solenne nei vari momenti ufficiali che il copione non può trascurare. La Bahìo si svolge a febbraio, nel periodo delle manifestazioni carnevalesche, spesso viene anche impropriamente considerata un Carnevale occitano.

Il Palio di Cocconato si corre con gli asini.
Il Palio ha origine nel 1970 quale sfida trai Borghi del paese e sulle ali di vecchie leggende legate alla storia medioevale del luogo, quando i Conti Radicati, potenti Signori di queste terre e di vasti domini circostanti, giocavano un ruolo di notevole importanza tra le contese dei Marchesi del Monferrato, Asti e i Savoia. Narrano infatti le cronache del tempo che un incendio divampò nel castello; per spegnere le fiamme i Cocconatesi iniziarono una generosa colonna verso la valle ove scorreva un ruscello e, caricando botti d' acqua sui basti degli asini, contribuirono a salvare la roccaforte. I Conti Radicati indirono quindi un torneo al centro del quale vi era una corsa di asini con in premio il vessillo del Casato.

La realizzazione del Palio è attività che coinvolge la totalità del Paese poichè i vari borghi organizzano le proprie rappresentazioni chiamando a raccolta la popolazione della loro zona: attualmente i borghi cocconatesi sono otto, ognuno dei quali provvede all'allestimento del proprio corteo storico ed a prepararsi la squadra di corridori con l'asino che ne difenderà i colori. Il Palio di Cocconato si corre ogni anno la quarta domenica del mese di Settembre ed è preceduto, il sabato sera, da una riuscitissima "Rivisitazione storica di una fiera medioevale". Nello scenario davvero unico dell'antica e centrale via Roma, i borghi allestiscono bancarelle, scene di vita dell'epoca, mercati e giochi rispettando fedelmente le regole e le cadenze di una fiera del tempo. Per una notte le macchine, i motori e tutto ciò che sa di moderno viene bandito per lasciar posto a vecchie cose, lumini, ceri, vecchi mestieri ormai quasi dimenticati. E insieme a tutto questo gruppi di musici, che ripropongono melodie rinascimentali, saltimbanchi e mangiafuoco, maghi, cartomanti, mestieranti ed artigiani a far ripiombare Cocconato indietro di sei secoli. Durante la Fiera il Sindaco di Cocconato legge la pergamena di investitura del Capitano del Palio, l'unica autorità della corsa cui spetta di giudicare i borghi in gara.


Il Palio di Asti, il più antico d'Italia

La prima notizia certa della corsa risale al 1275 anno in cui, secondo Guglielmo Ventura, altro cronista locale, gli astigiani corsero il Palio, per dileggio, sotto le mura della nemica citta' di Alba, portando devastazioni e danni alle vigne.
Oggi la citta' mantiene un tessuto urbano testimonianza dei fasti di un tempo; le torri e le caseforti, i palazzi medievali e le caratteristiche vie del centro storico, fanno da cornice all'affascinante rievocazione storica del Palio. Sono ventuno i contendenti che nelle settimane precedenti la corsa cercano di propiziare la vittoria con cene pantagrueliche, riti scaramantici, burle salaci nei confronti dei borghi avversari, sino all'ultimo intenso confronto in campo, preceduto dal sontuoso corteo composto da oltre milleduecento figuranti in costume medievale. Dopo molto impegno, tanta passione e altrettanti affanni, uno solo potra' stringere tra le mani il drappo cremisino con le insegne della citta' e l'immagine del Santo Patrono. Sin dalle giornate precedenti, si potra' apprezzare le molte iniziative collaterali e preparatorie: il Palio degli Sbandieratori, il variopinto mercatino, l'avvincente Palio degli Scudieri dedicato ai fantini debuttanti, le prove dei fantini titolari sul campo.
Il Palio di Asti si corre una volta l'anno, la terza domenica di settembre; la corsa è preceduta dalla sfilata per le vie della città.


Il Festival delle Sagre ad Asti

Ogni anno ha luogo ad Asti, nel secondo fine settimana di settembre, un avvenimento unico nella sua tipicità: il Festival delle Sagre.
Una cinquantina di Pro Loco si ritrovano in Piazza del Palio, e costruiscono un vero e proprio "villaggio" contadino: qui si danno appuntamento, il sabato e la domenica, decine di migliaia di amanti della buona tavola che possono trovare, nei menù offerti dalle Pro Loco, tutto il ventaglio dei piatti tipici della cucina tradizionale di questa terra astigiana.

La sfilata di domenica mattina è sicuramente il momento più spettacolare e coinvolgente di questa manifestazione: un corteo che si snoda per le vie del centro cittadino e che ripropone le scene più significative della vita e dell'antica civiltà contadina. Tremila personaggi con abiti autentici dei primi decenni del '900, strumenti da lavoro e attrezzi, mobili ed arredi d'ogni genere, antichi trattori a testa calda e macchine agricole che hanno segnato la storia della fatica nelle campagne e la riproduzione sapiente di riti e consuetudini di un'epoca lontana. Duecentocinquanta carri trainati da vecchi trattori o semplicemente da buoi, cavalli o muli.


Cantar Maggio (Cantè Magg) a Bergolo

Bergolo è un tipico paesino dell'Alta Langa a 650 metri di altitudine, posato proprio sulla cresta delle colline: guarda da un lato la Valle Bormida e dall'altro la Valle Uzzone.
Ogni anno, l'ultimo sabato del mese di maggio, ospita "Cantè Magg": una rassegna internazionale di canto e musica popolare con gruppi musicali provenienti da tutto il mondo.
Le origini del Cantar Maggio sono antichissime: i primi festeggiamenti risalgono alla Grecia classica, vengono ripresi dai Romani e sopravvivono all'avvento del Cristianesimo. È la festa della primavera: rappresenta l'esaltazione della vita che si rinnova al ritmo della natura. Il Calendimaggio è nello stesso tempo gioia di vivere ed esaltazione del mito della fecondità. Nonostante l'avversione della Chiesa, che si oppose sempre a questi riti tradizionali e profani, l'uso del Cantar Maggio si mantenne per lunghissimo tempo. Bergolo ha avuto il merito di riprenderlo per riproporlo ad un pubblico più ampio.
Il rito del Calendimaggio non è solo italiano ma resiste in molte parti d'Europa. Ne dà dimostrazione proprio Bergolo, che ospita gruppi musicali provenienti da tutto il mondo. Canti e danze si prolungano per tutta la notte, coinvolgendo i partecipanti in una magica atmosfera musicale. Negli anni passati sono stati molti i gruppi che si sono esibiti da queste parti: alcuni sono poi anche diventati famosi a livello internazionale, come gli "883".


La corsa delle botti, nel segno di una tradizione.

L'origine della botte si perde nella notte dei tempi. Lo sviluppo maggiore, ovviamente, si ebbe nelle zonedi grande produzione vinicola e dunque, in Piemonte, soprattutto nell' Astigiano e nel Monferrato, con Nizza e Canelli vere e proprie capitali di quella fiorente industria. Forte della sua antica tradizione, Nizza Monferrato ha nel 1978 proposto una corsa delle botti per rievocare le gare che i garsonet facevano tra di loro consegnando il vino alle varie famiglie del paese. Fino al 1984 la corsa ha avuto una cadenza annuale, nel mese di settembre. Motivi vari ne hanno poi bloccato per qualche anno lo svolgimento, fino alla definitiva ripresa, con data di effettuazione spostata però alla terza domenica di Maggio. E' infatti questo il periodo in cui il vino novello viene solitamente stillato.
La corsa è un evento carico di momenti digrande pathos; le squadre partecipanti sono composte da un minimo di tre e un massimo di quattro persone, più un dirigente responsabile, eprendono il nome e i colori della propria cantina. Al mattino è prevista una serie di prove individuali di qualificazione, cui seguirà lagara vera e propria nel primo pomeriggio.

FONTE: www.piemonte-online.com

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