Itinerari naturalistici della regione Abruzzo
Monumenti naturali
Il territorio regionale abruzzese è disseminato di numerose e suggestive emergenze naturali di eccezionale valore che non sempre sono inserite all'interno della perimetrazione delle maggiori aree protette, ma presentano caratteri unici e meritevoli di una particolare attenzione.
Zompo lo Schioppo, la cascata naturale più alta dell'Appennino, e inserita ai piedi di estese faggete sui monti Cantari, si presenta particolarmente suggestiva a primavera quando la portata d'acqua è costante.
I Calanchi d'Atri, invece, si configurano con profonde incisioni verticali, generate dall'azione delle acque sulle pareti della valle, costituendo un paesaggio particolarmente suggestivo e unico in Abruzzo.
Le profonde incisioni fluviali che danno origine alle Gole di Fara S.Martino, di Celano, di S.Venanzio e del Sagittario, appaiono come grandi canyon con pareti a strapiombo, in tutta la loro singolare bellezza.
Un esempio unico nel suo genere è rappresentato dalle grotte di Stiffe, dalle quali sbocca un fiume sotterraneo alimentato dalle acque provenienti dal sovrastante Altopiano delle Rocche, dove si convogliano in un unico inghiottitoio chiamato Pozzo Caldaio. Tali grotte sono visitabili ed al loro interno è presente un complesso fenomeno di concrezioni calcaree, di stalattiti e stalagmiti. Il fascino di questo fenomeno è ulteriormente arricchito dall'itinerario del fiume sotterraneo ancora sconosciuto.
Tratturi e percorsi naturali
Il sistema delle valli interne e degli altopiani ha costituito nel tempo un nodo essenziale sia per gli spostamenti Nord-Sud, ed in particolare dall'ambito Umbro-Toscano a quello Campano e Pugliese e sia per quelli Est-Ovest tra Roma e la costa Adriatica.
I tratturi hanno caratterizzato, con una vasta rete di percorsi convergenti, il rapporto tra le aree di pascolo estivo degli altopiani, che si estendono tra il Gran Sasso, il Sirente e la Maiella, e quelle di pascolo invernale del Tavoliere.
Questo sistema complesso di percorsi naturali è incardinato su pochi valichi che limitano e canalizzano i collegamenti con il resto della penisola. A questi percorsi di attraversamento principale corrisponde una rete minore di percorsi di area, notevolmente articolata e tutt'oggi in gran parte riconoscibile.
Lungo i tratturi principali si sono sviluppati i centri con un ruolo polare rispetto alle aree circostanti, e si e strutturata una complessa rete di punti sosta, masserie, riposi, abbeveratoi, ecc. che costituiscono tuttora una potenziale offerta di turismo diffuso.
1 - Celano-Foggia
2 - Castel di Sangro-Lucera
3 - Pescasseroli-Candela
4 - L'Aquila-Foggia
FONTE: www.ips.it
La Regione Abruzzo ha compiuto la scelta strategica di sviluppo puntando particolarmente l'attenzione sull'ambiente, inteso come risorsa da sfruttare in modo compatibile, alimentando e sensibilizzando una cultura cosiddetta "verde".
Da tempo infatti va sempre più affermandosi una forma di turismo che permette un reale contatto con la natura e che, insieme ad un patrimonio artistico di notevole livello, fa dell'Abruzzo una regione in grado di offrire una fruizione diversificata salvaguardando nel contempo le risorse territoriali ed umane.
I parchi
PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO
LA FLORA:
Con i suoi 44000 ettari il Parco Nazionale d'Abruzzo non è certo l'area protetta più vasta d'Abruzzo, nè quella con le montagne più alte; ma se si guarda alle 1900 piante, alle 60 specie di mammiferi, ai 230 uccelli è senza dubbio la più concentrata sintesi delle caratteristiche naturali dell'Appennino, un gioiello incastonato al confine di tre regioni, Abruzzo, Lazio e Molise.
Nel comprensorio del Parco possono distinguersi tre grandi areali di distribuzione delle specie: quello che va dai bassipiani alle quote 800-1000 m; quello che raggiunge i 1900 m di quota; infine, i vertici montuosi, picchi, linee di cresta, pianure cacuminali.
Se nella foresta abruzzese dominatore è il faggio, molte altre specie si accompagnano ad esso e rendono varia e ricca la natura arborea: l'acero di monte, il frassino, il sorbo di montagna, con il tasso presente a colonie.
Significativa una varietà di pino, il pino nero di Villetta Barrea. Al di sopra dei 1900 m, il pino mugo, presente in boscaglier, e al di là del confine che segna la patria della vegetazione arborea, cespugli ed arbusti che combattono per la sopravvivenza in un ambiente per altre specie inospitale.
La vegetazione floreale espone dalla primavera ricchezze di forme e di colori, ma anche alcune particolarità: il giaggiolo del Parco, la "scarpetta di Venere", un'orchidea bella e rara, l'epigogio, una rara orchidea che si manifesta solo a intervalli lunghissimi, anche di anni; e poi l'anemone alpina, il giglio martagone, il giglio rosso, l'aquilegia, l'Iris marsica.
Un corteggio di piante minori (pungitopo, muschi, licheni) accompagna la splendida primavera abruzzese e sottolinea il verde perenne del Parco.
Una curiosità che è anche un segno del rapporto positivo tra insediamento e natura: ognuno dei paesi del Parco ha scelto un fiore come propria mascotte.
LA FAUNA:
La nascita del Parco risale al 1923 quando la Riserva di Caccia Reale, sulla base di un Regio Decreto, divenne il primo nucleo di questa grande area protetta. Successivi ampliamenti hanno consentito di raggiungere gli attuali 44000 ettari: non è certo l'area protetta più vasta d'Abruzzo, nè quella con le montagne più alte; ma se si guarda alle 60 specie di mammiferi, ai 230 uccelli, alle 1900 piante, è senza dubbio la più concentrata sintesi delle caratteristiche naturali dell'Appennino, un gioiello incastonato al confine di tre regioni, Abruzzo, Lazio e Molise.
Il territorio del Parco si estende a quote comprese tra i 900 e 2250 m.
Nel vasto e articolato mondo naturale che il Parco mira a proteggere, oggetto di particolare importanza sono alcuni animali e, specificamente, tre di essi: l'Orso bruno marsicano, il Camoscio d'Abruzzo e il Lupo appenninico. Per ciascuno di questi animali il Parco ha istituito organismi di sensibilizzazione e vigilanza: sono i gruppi denominati Lupo Italia (1974), Camoscio Italia (1978) e Orso Italia (1983).
Secondo calcoli forniti dagli addetti al Parco sopravvivono ancora dagli 80 ai 100 esemplari d'orso marsicano e una trentina di lupi appenninici, mentre i camosci costituiscono una colonia di 400-450 esemplari.
Un altro animale al quale si dedica una difficile difesa è l'Aquila reale, di cui si contano non più di una decina di esemplari.
Tra gli ospiti illustri vi sono anche il cervo, il capriolo lo scoiattolo meridionale, la volpe, il gatto selvatico, la donnola, la puzzola e il tasso.
L'avifauna, a parte la splendida aquila, annovera diversi rapaci: il falco pellegrino, la poiana tra i diurni; il gufo reale, il barbagianni, la civetta e altri tra i notturni.
Tra gli abitatori della foresta ghiandaia, il picchio, il colombaccio, il codirosso, ecc.
Nelle zone umide si può trovare il germano reale, l'airone cenerino.
I rettili sono presenti con la vipera dell'Orsini, altra specie protetta, che vive solitamente nelle praterie alte, oltre alla vipera comune, che nelle zone più fredde si presenta con un mantello nero, e alla biscia del collare.
Non si può concludere senza menzionare due animali "mitici": la lontra, che, un tempo presente in abbondanza, è ormai ridotta a recessi non frequentati di corsi d'acqua e laghi: e la lince la cui presenza va riferita ad esemplari reintrodotti
LA COMUNITÁ:
La Comunità del Parco Nazionale D'Abruzzo istituita con la legge quadro sui parchi del 6 dicembre 1991, n.394, è organo propositivo e consultivo dell'Ente Autonomo del Parco Nazionale D'Abruzzo.
Elegge 5 componenti del Consiglio direttivo dell'Ente in rappresentanza delle popolazioni locali e comprende 23 comuni.
Nel versante abruzzese si possono distinguere tre comprensori:
l'Alto Sangro: la zona più valorizzata e conosciuta del Parco, quella cioè che comprende i paesi di: Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea, Civitella Alfedena, Barrea e Alfedena;
la Marsica Fucense, con i centri di Villavallelonga, Ortona dei Marsi, Gioia dei Marsi, Lecce nei Marsi e Bisegna - S.Sebastiano;
la Valle del Sagittario, dove si trova Scanno, che con il suo lago, costituisce uno dei paesi più caratteristici.
Sul versante meridionale, già in territorio molisano, si snoda la Valle del Volturno, incorniciata dalla catena delle Mainarde che comprende: Pizzone, Castel San Vincenzo, Rocchetta a Volturno, Scapoli e Filignano.
Infine, sul versante laziale, che si affaccia sulla Val di Comino, i paesi di: Campoli Appennino, Alvito, San Donato Val di Comino, Settefrati, Picinisco, San Biagio Saracinisco.
IFONTE: http://stelnet.com/cdpna/arrivo.htm
PARCO NAZIONALE DEL GRAN SASSO
LA FLORA:
Il territorio del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, in relazione alla sua estensione (circa 143.000 ettari), presenta degli ambienti naturali molto differenti e, di conseguenza, una flora ed una fauna diversificate.
L'uso umano di queste montagne, storico, si desume dalla differente copertura forestale, continua e folta nei versanti teramani del Gran Sasso e della Laga, come in quello marchigiano, con netta preponderanza di praterie e pascoli nel versante aquilano del Gran Sasso ed in quello laziale della Laga e quello forestale a settentrione e a oriente.
Qui una estesa faggeta ricopre le pendici della catena montuosa tra gli 800 e i 1800 metri di altitudine, lasciando spazio alle quote inferiori agli ambienti forestali più caldi.
Il Faggio è quasi sempre il componente esclusivo della faggeta, in cui di volta in volta troviamo alberi di Tasso, Agrifoglio, Acero di monte, Sorbo montano e numerosi nuclei di Abete Bianco.
Un'altra presenza "particolare" è quella della Betulla, decisamente più rara dell'Abete Bianco.
Nel versante meridionale la fisionomia della vegetazione è caratterizzata dai pascoli che hanno sostituito la faggeta nella fascia di altitudine che va dagli 800 ai 1800-1900 metri. All'estremità orientali e occidentali, oltrechè nella Macchia Grande si possono trovare cerri, roverelle, ornielli, maggiociondoli, meli selvatici, ginepri, cornioli...
Ma la peculiarità della vegetazione del Gran Sasso risiede nei suoi aspetti floristici. Infatti, oltre a specie proprie (endemismi) troviamo specie di origine alpine, caucasiche, balcaniche, boreali nonchè mediterranee. Parliamo di specie come l'Adonide curvata, il Salice erbaceo, la Stella alpina dell'Appennino, il Ranuncolo magellense, la Primula orecchia d'Orso, il Papavero alpino, l'Astragalo aquilano, la Soldanella alpina, l'Anemone dell'Appennino e tante altre.
Un'altra particolarità nel popolamento vegetale è rappresentata dal Castagno, piuttosto raro in Abruzzo poichè vegeta su terreni debolmente acidi, poco frequenti nella nostra regione. Il territorio del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, in relazione alla sua estensione (circa 143.000 ettari), presenta degli ambienti naturali molto differenti e, di conseguenza, una flora ed una fauna diversificate.
L'uso umano di queste montagne, storico, si desume dalla differente copertura forestale, continua e folta nei versanti teramani del Gran Sasso e della Laga, come in quello marchigiano, con netta preponderanza di praterie e pascoli nel versante aquilano del Gran Sasso ed in quello laziale della Laga e quello forestale a settentrione e a oriente.
Qui una estesa faggeta ricopre le pendici della catena montuosa tra gli 800 e i 1800 metri di altitudine, lasciando spazio alle quote inferiori agli ambienti forestali più caldi.
Il Faggio è quasi sempre il componente esclusivo della faggeta, in cui di volta in volta troviamo alberi di Tasso, Agrifoglio, Acero di monte, Sorbo montano e numerosi nuclei di Abete Bianco.
Un'altra presenza "particolare" è quella della Betulla, decisamente più rara dell'Abete Bianco.
Nel versante meridionale la fisionomia della vegetazione è caratterizzata dai pascoli che hanno sostituito la faggeta nella fascia di altitudine che va dagli 800 ai 1800-1900 metri. All'estremità orientali e occidentali, oltrechè nella Macchia Grande si possono trovare cerri, roverelle, ornielli, maggiociondoli, meli selvatici, ginepri, cornioli...
Ma la peculiarità della vegetazione del Gran Sasso risiede nei suoi aspetti floristici. Infatti, oltre a specie proprie (endemismi) troviamo specie di origine alpine, caucasiche, balcaniche, boreali nonchè mediterranee. Parliamo di specie come l'Adonide curvata, il Salice erbaceo, la Stella alpina dell'Appennino, il Ranuncolo magellense, la Primula orecchia d'Orso, il Papavero alpino, l'Astragalo aquilano, la Soldanella alpina, l'Anemone dell'Appennino e tante altre.
Un'altra particolarità nel popolamento vegetale è rappresentata dal Castagno, piuttosto raro in Abruzzo poichè vegeta su terreni debolmente acidi, poco frequenti nella nostra regione.
LA FAUNA:
Meno ricca e varia rispetto a quella floristica è la componente faunistica, anche se in questi ultimi anni, sia per una più attenta tutela, sia per interventi di reintroduzione, il quadro faunistico del Parco si va via via arricchendo. Tutto ciò ha permesso una ripresa generale delle popolazioni di animali selvatici e una maggiore possibilità di riddifondersi su tutto il territorio. È, questo, il caso di due specie di grande pregio e rarità, come il Lupo e l'Orso bruno marsicano. Il primo, da circa 10 anni, è tornato a vivere in piccoli nuclei nelle foreste del Parco; il secondo da pochi anni fa registrare la presenza sporadica di qualche individuo isolato.
Dal 1992, inoltre, sempre come effetto di reintroduzioni operate dal Parco Nazionale d'Abruzzo in collaborazione con WWF, Legambiente e CAI, il Camoscio d'Abruzzo è tornato a vivere sul Gran Sasso a 100 anni dall'abbattimento dell'ultimo esemplere. Queste reintroduzioni, oltre a configurarsi come operazioni di riqualificazione ecologica, garantiscono al Camoscio d'Abruzzo una più sicura sopravvivenza , al riparo da epidemie che potrebbero causare l'estinzione di questa specie rarissima. Ricordiamo che il Camoscio d'Abruzzo è l'unico mammifero tutelato dalla Convenzione Internazionale di Washington sul commercio delle specie rare e in estinzione.
Ma, al di là di queste specie simbolo, quelle che caratterizzano maggiormente il Gran Sasso-Laga sono l'Arvicola delle nevi, un piccolo roditore, il Fringuello alpino, un piccolo uccello che frequenta le praterie di quota del Parco, e la Vipera dell'Orsini, dal nome di chi per primo l'ha classficata, più piccola della Vipera comune seppur debolmente velenosa.
La compagine animale non si limita a queste poche presenze, iniziando dai mammiferi si possono segnalare: il Rinolofo maggiore e il Barbastello (pipistrelli); tra i roditori, l'Istrice; il Gatto selvatico, tra i carnivori; il Capriolo, tra gli erbivori.
Tra gli uccelli si segnala la presenza dell'Aquila reale, di due falconi comuni, il Falco pellegrino ed il più raro Lanario, del Picchio rosso, del Beccafico, del raro Gufo reale, il più grande rapace notturno d'Europa, e tanti altri.
PARCO NAZIONALE DELLA MAIELLA
LA FLORA:
Senza pari è il patrimonio di biodiversità vegetale della Majella: oltre 1800 specie vegetali censite, circa un terzo dell'intera flora italiana con elementi alpini, mediterranei, balcanici, pontici, illirici, pirenaici ed artici.
È la faggeta a caratterizzare il paesaggio naturale dominante fino ai 1700-1800 metri, sovente arricchita da Tasso, Agrifoglio, Sorbo, Acero, Cerro, Carpino nero, Orniello e diverse specie frutticole.
Sulle vette epraterie d'alta quota hanno trovato l'ambiente ideale molte specie arrivate sulla Majella con le glaciazioni econ il prosciugamento dell'Adriatico.
Il successivo ritiro dei ghiacciai ed il conseguente isolamento genetico ha determinato la differenza delle specie originarie in nuove specie, endemiche e subendemiche, che costituiscono oggi un patrimonio di altissimo valore. Tra queste: Viola della Majella, Ranuncolo magellense, Stella Al
pina, Genziana magellense, Tarassaco glaciale, Aquilegia della Majella, Adonide distorta, Pinguicola di Fiori, Soldanella della Majella, Scarpetta di Venere e tante altre.
Nella fascia climatica compresa tra i 1700 ed i 2300 metri, domina il Pino mugo, con formazioni ricche ed estese specialmente nel settore settentrionale, spesso accompagnato da altre specie arbustive quali, il Ginepro nano, il raro Sorbo alpino, l'Uva d'orso, la Sabina (interessante specie che come il Pino mugo fu distrutta in molti altri massicci montuosi, ma è sopravvissuta sulla Majella dove si rinviene su rupi soleggiate da cui spesso penzola nel vuoto), il Mirtillo, ecc. Ad arricchire la flora del massiccio, contribuiscono specie mediterranee tipiche delle zone più calde, come il Leccio e l'Acero di Lobel.
L'albero più interessante è il Pino nero italico, spontaneo nella Majella, dove è localizzato sulle rocce di Cima della Stretta, Vallone di Macchialunga e la Valle dell'Orfento. In passato questo pino, localmente conosciuto come "chieute", veniva tagliato ed il legno, ricco di resina, utilizzato a Fara San Martino per fuochi rituali in ricorrenze liturgiche. Gli ultimi esemplari aggrappati alla roccia rimangono tuttora testimonianza muta e tenace del grande patrimonio vivente del massiccio della Majella.
LA FAUNA:
La millenaria azione dell'uomo, aveva portato alla completa distruzione dei grandi erbivori selvatici della Majella ed alla estrema rarefazione, in zone sempre più marginali, della fauna più pregiata del Parco.
Grazie all'affermarsi di una nuova cultura della conservazione, alimentata dagli enti ambientali operanti sul territorio la situazione è mutata radicalmente.
Cervo e Capriolo, oggi popolano quasi tutte le aree boscate e le radure, con circa 150 individui. Il Camoscio d'Abruzzo è tornato signore incontrastato delle vette e praterie d'alta quota, dove è presente con circa 50 unità e si riproduce regolarmente.
L'Orso bruno marsicano, con circa 15/20 esemplari, è segnalato in ogni angolo del Parco. Il Lupo Appenninico, presente con circa 30 esemplari è tornato alle antiche abitudini predatorie. La Lontra, animale tipico del Parco, è stabilmente accertata nelle acque dell'Orfento e dell'Orta , con segnalazioni anche in Vella.
Gli ambienti forestali del Parco, ospitano: Gatto selvatico, Martora, Faina, Donnola, Puzzola, Picchio dorso bianco, Falco pecchiaiolo, Astore e tante altre specie, tra cui anfibi come l'Ululone dal ventre giallo, la Salamandra appenninica e la più rara Salamandrina dagli occhiali.
Gli aspri e grandi valloni calcarei costituiscono rifugio ideale per Aquila reale, Gracchio corallino, Gracchio alpino, Picchio muraiolo, Falco pellegrino ed il raro Lanario.
Negli ambienti delle mughete e praterie d'alta quota vivono, la rara Vipera dell'Orsini, il Fringuello alpino, il Sordone, l'Arvicola delle nevi. Esclusivo della Majella è il Piviere tortolino per il quale il Parco rappresenta in tutta l'Europa mediterranea l'ultimo rifugio.<7td>
PARCO NAZIONALE REGIONALE DEL SIRENTE - VELINO
LA FLORA:
Nel Parco Naturale Sirente-Velino differenti e varie sono le situazioni vegetazionali per la notevole differenza del paesaggio nei due massicci.
nelle zone sommitali del velino, tra 2300 e 2500 metri esiste una vegetazione discontinua assimilabile, come fisionomia ad una tundra alpina, con numerosi relitti glaciali, quali Silene acaule, Sassifraga speciosa, Ranuncolo a foglie brevi, o endemismi Viola magellanense, Adonide distorto. Questa tipologia vegetazionale manca nel Sirente.
Nel Velino, tra i 1700-2100 metri, si trovano pascoli caratterizzati dalla presenza di formazioni con prevalenza del Ginepro nano, dell'Uva ursina o Dafne alpina.
I boschi di Faggio sono sporadici sul Velino, limitati soprattutto alla zona di Campo Felice e nel settore settentrionale; abbondano invece sul Sirente (soprattutto nel versante NE). Vi sono varie tipologie di faggete, quelle mesofile (più rare) e quelle termofile con Ciclamino, Acero montano, Agrifoglio (raro), ecc.
I boschi basali, diffusi soprattutto nel Sirente, presentano interessanti arbusti quali Pero corvino, Corniolo, Sorbo, ecc.
Le rocce, invece, caratterizzate da una vegetazione aperta (con rado ricoprimento) annovera una caratteristica ed esclusiva vegetazione dell'Appennino, ricca di endemismi (Potentilla appenninica, Campanula del Cavolini, Aubrieta di Colonna, Campanula di Tanfani, ecc.). Si tratta si piante di grande importanza fitogeografica per essere ristretti endemismi abruzzesi o delle montagne dell'Italia centrale.
In ambienti dove stazionano (o hanno stazionato) le pecore si insedia una vegetazione tipica di zone molto concimate e ricche di azoto, con alte erbe, che dalla particolare condizione del suolo traggono vantaggio e diventano esuberanti e rigogliose come ad esempio lo Spinacio selvatico, l'Ortica, ecc.
Nella flora del Parco Sirente-Velino sono individuabili alcune specie corologiche di grande interesse floristico. Tra le entità mediterraneo-montane vi sono: Trifolium montanum, Astragalus sempervirens, Euphorbia samnitica (endemica), ecc. Sono presenti inoltre entità prevalentemente endemiche centro-sud appenniniche come Artemisia variabilis, Saponaria bellidifolia, Centaurea rupestris ed entità microtermiche come Papaver ernesti-mayeri.
Specie rarissime per la flora italiana sono invece Nigritella widderi, Geum heterocarpum, Astragalus danicus. Un'ultima considerazione riguarda quelle specie a prevalente diffusione balcanica come Potentilla apennina, Gentiana dinarica, Drypis spinosa.
LA FAUNA:
La fauna del massiccio Sirente-Velino è correlata ad un ambiente che si distingue per la sua accentuata articolazione che va dalle vette spoglie e sassose alle praterie d'alta quota, ai ghiaioni, alle faggete, al bosco misto, alle pianure e ai campi coltivati. Ogni ambiente ospita un particolare tipo di fauna.
Tra gli uccelli primeggia l'Aquila reale il cui terreno di caccia comprende un po' tutte le morfologie, con esclusione delle zone fittamente boscate. Per quanto attiene alle specie che le aquile predano, esse riguardano la Lepre comune, la Coturnice, la Faina e lo Scoiattolo.
Tra le pietraie del massicio è facile rinvenire la Vipera comune e, più raramente, la Vipera dell'Orsini che per il Velino è la specie di maggiore interesse biogeografico.
Tra le pareti rocciose, nidificano il Gracchio corallino e il, più raro, Gracchio alpino, riconoscibile sia per il suo verso che per il becco più corto e giallo; vi si trova poi il Fringuello alpino e il Picchio muraiolo.
Nelle faggete, ma anche nei boschi di quercia, spesso si sentono la forte risata del Picchio Verde ed il tambureggiare del Picchio rosso. Nel 1994 nel Vallone di Teve (Velino) e nel Bosco dell'Anatella (Sirente) è stato rinvenuto per la prima volta il raro Picchio dorsobianco, una peculiarità faunistica condivisa solo con poche altre località dell'Appennino.
Nel Sirente è facile osservare la Cinciallegra, il Torcicollo, lo Sparviere. Altro rapace, assai raro, è l'Astore, esperto nella caccia nei boschi. Specializzato nella caccia in volo il Falco pellegrino, presente pure raramente il Falco lanario.
Il rapace notturno più raro del Parco è il Gufo reale, con il suo verso raro e misterioso.
Tra i mustelidi, oltre alla Faina, sono da annoverare: la Donnola, la Puzzola, la Martora, il Tasso. La Volpe si trova un po' ovunque, mentre il Lupo, difficile da osservare, ma stabilmente presente nel Parco. Nelle foreste più selvagge ed appartate con un po' di fortuna è possibile avvistare il Gatto selvatico. Raro imbattersi nell'Istrice, mentre in ascesa è la presenza del Cinghiale e del Cervo, specie reintrodotta. Occasionale la presenza del Capriolo.
Dal luglio 1994 è possibile osservare anche il Grifone, con esemplari provenienti dalla Spagna.
Per ultima occorre ricordare una delle specie più illustri: l'Orso bruno marsicano. Mentre sul Velino si registrano solo sporadici passaggi, sul Sirente diversi esemplari sono stabilmente insediati.
FONTE: www.abruzzo-green.com