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Basilicata

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Itinerari naturalistici della regione Basilicata

Matera e la collina materana: I calanchi

I "calanchi" caratterizzano l'aspro paesaggio della Lucania sud-orientale, compreso fra le valli del Sauro, l'Agri ed il Basento. In questi punti del territorio è possibile notare dei solchi disposti in maniera parallela o a ventaglio, creatisi per effetto dell'erosione delle acque superficiali sui pendii argillosi, chiamati appunto Calanchi e descritti perfettamente nell'opera di Carlo Levi "Cristo si è fermato ad Eboli". Il territorio in questa zona risulta quindi brullo e ricco di argilla bianca, scosceso e caratterizzato da precipizi e valli scavate dall'erosione delle acque. Per tutelare e conservare le caratteristiche naturali e paesaggistiche della zona, è in via di istituzione un parco regionale la cui estensione comprenderà i comuni di Aliano, Stigliano e Gorgoglione nella provincia di Matera, e dei comuni di Armento, Corleto Perticara, Gallicchio, Guardia Perticara, Missanello e S. Martino d'Agri, nella provincia di Potenza.

Le dolomiti lucane

Le bellissime Dolomiti Lucane sono caratterizzate da alte guglie le cui forme hanno suggerito nomi fantasiosi, quali l'aquila reale, l'incudine, la grande madre, la civetta. Fanno parte di un complesso montuoso risalente a 15 milioni di anni fa. Il gruppo montuoso più alto è quello della Costa di S. Martino, chiamato Piccole Dolomiti, in quanto riproduce l'asprezza e le caratteristiche delle famose Pule Trentine. Molto belli anche i picchi delle Murge di Castelmezzano e le guglie di Monte Carrozze. Suggestivo il torrente Rio di Capperino, che ha scavato una profonda gola che divide le Murge di Castelmezzano dalla Costa di S. Martino. Negli anfratti più inaccessibili delle dolomiti lucane nidificano diverse specie di uccelli, tra cui ricordiamo il nibbio reale, il gheppio ed il falco pellegrino. Nonostante l'apparenza spoglia, le guglie offrono una flora interessante che comprende la valeriana rossa, la lunaria annua, l'onosma lucana. A ridosso delle Dolomiti Lucane sorgono i suggestivi paesi di Castelmezzano e Pietrapertosa


Potenza e Vulture Melfese: Monte Vulture Grotticelle

Il monte Vulture, 1326 m, è di origine vulcanica e cominciò a formarsi 800.000 anni fa quando ci furono le prime esplosioni. La lava che fuoriusciva dalle diverse bocche si depose sulle sponde conformandosi via via con le caratteristiche morfologiche del terreno. Oggi ormai spento, il Vulture presenta la tipica forma di cono tronco ed è ricoperto da una ricca vegetazione che cresce rigogliosa grazie alla fertilità del suolo. Le peculiarità di questa zona che oltre alla grande bellezza paesaggistica ospita la Brahmea, farfalla notturna in via di estinzione individuata sin dal 1961, ne hanno fatto un'area protetta. Dal 1971, infatti, a salvaguardia del patrimonio ambientale e faunistico è stata istituita la riserva naturale orientata Grotticelle, area di grande interesse anche per le sue formazioni forestali caratterizzate dalla presenza di specie dell'Europa Sud-Orientale.

FONTE: www.aptbasilicata.it

Parchi della Basilicata


Il Parco Nazionale del Pollino

La martora, la faina, l'istrice, ma anche l'aquila reale in un ambiente affascinante ed incontaminato

Rompendo la verticalità della dorsale appenninica, il massiccio del Pollino segna il confine meridionale della Basilicata. Le cime più alte, monte Cerviero (1443 m), montagna di Grasta (1465 m), Coppola di Paola (1919 m), serra del Prete (2181 m), monte Pollino (2248Lvm), serra Dolcedorme (2267 m) e serra di Crispo (2053 m), si dispongono da ovest a est e costituiscono il cuore del Parco. Queste montagne, formatesi per effetto della compressione provocata dal continente africano, emersero per 1000 metri dagli abissi oceanici circa 60 milioni di anni fa. Poi, 2 milioni di anni fa, sollevandosi di altri i 200 metri, il massiccio divenne pressappoco quello che oggi conosciamo, segnato dalle grandi glaciazioni, dalle nevi, dalle piogge, dai venti. Delle glaciazioni i segni più evidenti sono presenti nell'area circoscritta dalle vette di serra di Crispo (2053 m), serra delle Ciavole (2127 m), serra Dolcedorme (2267 m), monte Pollino (2248 m) e serra del Prete (2181 m). Il massiccio è formato da potenti assise calcareo-dolomitiche, terreni generati milioni di anni fa dalla sedimentazione sui fondali rocciosi di sabbia e argilla. Il Parco Nazionale del Pollino nel versante lucano è caratterizzato da una fitta rete di corsi d'acqua che solcano le rocce, attraversano i piani e i boschi, rendendo fertili i terreni e possibile la vita per una fauna a volte rara. Il torrente Raganello, ad esempio, a sud del Parco, scorre, alimentato da sorgenti perenni, in una gola ampia e profonda. In alcuni punti le pareti di questo orrido si alzano per 700 metri e, data l'inaccessibilità dei luoghi, rendono possibile la nidificazione di molti rapaci. Tra gli abitanti di queste pareti, l'aquila reale nidifica nella zona di Timpa S. Lorenzo (1652 m). Nella stessa zona è stato avvistato l'avvoltoio degli agnelli che tuttavia pone altrove i suoi nidi e non è rara la presenza del gufo reale. Un po' più a nord, nell'area della Falconara (1656 m), oltre al cinghiale, abbastanza comune in tutta la Basilicata, è presente il lupo che, anche se in numero esiguo (una trentina di esemplari), non è mai scomparso da queste montagne. Negli inverni più rigidi alcuni esemplari si spingono nelle vicinanze dei comuni di Rotonda e S. Severino Lucano. L'istrice è comune in tutto il Parco, ma come zona di riproduzione predilige le gole del Raganelle. La martora, la faina e la puzzola per la loro riproduzione prediligono i boschetti di pino loricato. Questo paleoendemita, particolarità e simbolo del Parco, è la prova certa che in un tempo molto lontano l'Italia doveva essere assai vicina o unita ai Balcani. Infatti una specie identica ma con caratteristiche genetiche dissimili è stata individuata solo in quelle terre. Sopravvissuto agli eventi della storia naturale, il Pinus leucodermis (pino loricato) rischia l'estinzione poiché altre specie quali il faggio, l'abete e altre conifere tendono a invadere il suo territorio costringendolo in aree sempre più ristrette tra i 1000 e i 2000 m di quota. Ultimamente si è notata una lenta ripresa del pino loricato, considerando che la germinazione di un seme della specie necessita di 2 anni contro i 10-15 giorni di altre conifere e che le piantine hanno un lento accrescimento, sei-sette volte inferiore ad altre specie. Formazioni boschive di pino loricato sono su serra delle Ciavole e serra di Crispo, mentre esemplari isolati si trovano sul monte Pollino, sulla Grande Porta del Pollino, sul monte Alpi, su monte La Spina e serra Rotonda. I vasti boschi di faggio e abete bianco che si estendono dal centro del Parco verso nord, tra i 1000 e i 1900 m, sono anch'essi relitti di formazioni boschive risalenti ad alcuni milioni di anni fa. Questi estesi boschi sono popolati, oltre che dalla fauna comune a tutto il Parco, dal picchio muraiolo e dal picchio nero; a quote più alte durante la bella stagione si trova il territorio ideale del corvo imperiale e della coturnice. I numerosi corsi d'acqua del Parco, popolati dalla trota fario, sono ambiente ideale per la lontra e la salamandrina dagli occhiali. Si tratta di un ecosistema molto variegato, dove per molti secoli l'uomo, grazie alle sue azioni, ha assunto un ruolo importante nella conservazione del territorio. In ultimo ricordiamo i comuni che fanno parte del territorio del Parco: Calvera, Castelluccio Inferiore, Castelluccio Superiore, Castronuovo S. Andrea, Carbone, Cersosimo, Chiaromonte, Episcopia, Far-della, Francavillasul Sinni, Latronico, Noè-poli, Rotonda, S. Costantino Albanese, S. Giorgio Lucano, S. Paolo Albanese, S. Severino Lucano, Senise, Teana, Terranova del Pollino, Valsinni e Viggianello.

Per informazioni
Ente Parco Nazionale del Pollino Via Mordini - Palazzo Amato - 85048 Rotonda - Tel. 0973/661692

da www.aptbasilicata.it


Parco Naturale Regionale di Gallipoli Cognato e delle Dolomiti Lucane

ideale per gli appassionati di birdwatching, roccia, equiturismo, trekking, mountain bike ed escursionismo

Nel cuore della Basilicata, lungo la SS 407 Basentana, si estende per 27.027 ettari il Parco Naturale di Gallipoli Cognato e delle Dolomiti Lucane. Il Parco, le cui strutture sono state realizzate con il finanziamento congiunto della Regione Basilicata e dell'Unione Europea, abbraccia cinque comuni: Accettura, Calciano e Oliveto Lucano nella provincia di Matera, Castelmezzano e Pietrapertosa in quella di Potenza. Luogo ideale per gli appassionati di birdwatching, roccia, equiturismo, trekking, mountain bike ed escursionismo, riserva ai visitatori molte sorprese anche dal punto di vista storico, culturale e gastronomico. Certamente una delle zone della Basilicata meglio conservate dal punto di vista naturalistico, il Parco è prevalentemente costituito da una rigogliosa foresta che si sviluppa in tutta l'area, tra zone collinari, strapiombi vertiginosi e strette gole. La Foresta di Gallipoli Cognato in territorio di Accettura è il cuore del Parco e si allaccia senza soluzione di continuità ai boschi circostanti di Montepiano, S. Domenico, della Montagna di Caperrino, di Costa Cervitale, Serrane e Serra Barcuta. Tutta la zona è caratterizzata da una forte variabilità altimetrica: si passa dai 198 m a livello del fiume Basento, il più importante corso d'acqua del Parco, ai 1367 m della Cresta Tavernaro. La vegetazione boschiva è quanto mai varia: leccio, roverella, cerro, farnetto, acero minore, acero campestre, orniello, acero opalo, acero montano, tiglio. Tra gli arbusti: marruca, biancospino, corniolo, erica, cisto rosso, lentaggine. Tra le specie del sottobosco oltre ai funghi troviamo: ciclamino primaverile, anemoni, viole, pratoline, vinca maggiore e ciclamino napoletano. Nei pressi di Pietrapertosa si sviluppa un consistente castagneto. Una foresta così varia è ideale rifugio di una fauna a volte rara, come il lupo, pochi esemplari difficilmente avvistabili, il daino, il capriolo, la volpe, la donnola, la faina, il tasso, l'istrice, il riccio, la lepre. Tra gli uccelli si possono osservare: la ghiandaia, il picchio verde, il picchio rosso maggiore, il nibbio reale, la poiana, il gheppio, l'upupa, l'usignolo, la cinciallegra, la cinciarella, il corvo reale e il codibugnolo. Nella zona di Pian di Gilio è in allestimento il Centro di Documentazione degli Ungulati Italiani. Nel Parco è possibile osservare anche molte specie di anfibi e rettili. Le Dolomiti Lucane, una pittoresca catena rocciosa di arenarie compatte modellate dagli eventi atmosferici, si estendono dalle Murge di Castelmezzano sino alla Costa di San Martino in territorio di Pietrapertosa creando uno scenario montano davvero insolito. Guglie rocciose e torrioni svettano dominando la Valle del Basente e la gola del torrente Caperrino, offrendo rifugio a molti rapaci che nidificano su queste pareti inaccessibili. Ai piedi di questa cattedrale della natura, Pietrapertosa e Castelmezzano sembrano arrampicarsi sulle ripide rocce che si ergono sopra di loro. Nella Foresta di Gallipoli Cognato, più esattamente sulla sommità del monte Croccia, a 1149 m, sorgeva un'antica città lucana, Croccia-Cognato. La città fondata tra il VI e il IV sec. a.C., di cui oggi rimangono i resti di mura e scale, era un avamposto di difesa di serra di Vaglio, al tempo centro amministrativo della Federazione delle città lucane. Probabilmente realizzata sotto la guida di Numellos, l'architetto delle città lucane, era cinta da ciclopiche mura di cui rimangono consistenti tracce. Di contro, sulla cresta delle Dolomiti Lucane, nell'anno 1000 i Saraceni edificarono un fortilizio perfettamente mimetizzato tra le nude rocce. Il fortilizio saraceno è visitabile e vi si giunge attraversando Pietrapertosa per salire sino alla Costa di San Martino che sovrasta il paese. È comunque consigliabile una visita a tutti e cinque i comuni del Parco che offrono, oltre a monumenti di un certo interesse, l'opportunità di gustare i piatti della tradizione locale. Per la visita al Parco Naturale Regionale di Gallipoli Cognato e delle Dolomiti Lucane è stata pubblicata, a cura della Regione Basilicata, una guida ricca di itinerari e suggerimenti.

Per informazioni
Ufficio Turismo della Regione Basilicata - Potenza
Tel. 0971/448601 - 448616 - 448619 -448643
Ufficio Foreste Ecologia della Regione Basilicata - Potenza Tel. 0971/448777 - 448749Tel. 0973/661692

da www.aptbasilicata.it

La catena del Sirino

E’ una montagna calcarea dal paesaggio vario in provincia di Potenza

È in provincia di Potenza, come del resto quasi tutte le splendide montagne lucane. Pare che il nome derivi dagli abitanti di Siris, nella zona del Bosco di Policoro sullo Ionio, arrivati qui in cerca di un luogo sicuro per vivere. La catena comprende il monte Sirino (1907 m) e il monte del Papa (2005 m) con il delizioso laghetto Remmo (o Laudemio) e l'altro, minuscolo, lago Zapano, ricoperto di vegetazione palustre e di foresta. E’ una montagna calcarea dal paesaggio vario, abitata sin oltre i 1000 metri; casette montane, piccoli poderi, minuscole cappelle, scuole, lasciano il posto alle querce, ai castagni, ai faggi. Nei punti più fitti del bosco trovano il loro habitat l’ontano, il carpino, il pioppo bianco e l'abete bianco. Spicca su tutti il noce, probabilmente indigeno. Tra i 1800 e i 2000 metri, alcune specie rare, tra cui, unica e soltanto qui, un'erba, la Vicia sirinica (veccia del Sirino).
Tra la fauna, la ghiandaia e il picchio verde, qualche esemplare di volpe e persino di lupo: gli appassionati di montagna, che qui vanno per passeggiare nei boschi, fare escursioni o sciare a soli 15 chilometri dal mare, giurano di riconoscerne le orme sulla neve. Tra le formazioni geologiche visibili a occhio nudo, interessanti le "marmitte dei giganti", enormi invasi di roccia frutto di erosione. Il lago Sirino è situato alla base del monte omonimo: lungo 250 metri e largo 100, esteso per 3 ettari, profondo al centro circa 8 metri. Deve la sua fama al paesaggio, una cornice di ontani, pioppi e querce secolari e alla presenza di splendide trote.

da www.aptbasilicata.it


L'appennino Lucano

con una densità di popolazione tra le tra le più basse d'Italia

Si può definire la terza dorsale in senso longitudinale, dal Tirreno allo Ionio. È il più intatto dei paesaggi, in una terra caratterizzata dalla scarsa presenza umana, tra le meno popolate d'Italia (61 abitanti per kmq) e forse anche per questo si è conservato ancora integro. Nell'Appennino si alternano foreste con dorsali soleggiate e calanchi (detti garambe) con gole dall'aspetto di piccoli canyon (Val d'Agri, verso Grumentum e ancora più verso Missanello). Splendida la silente faggeta del Volturino (il bosco di Viggiano) con i ciclamini primaverili e autunnali, rosa e rosso scuro. Si può considerare appenninica la diga del Pertusillo: molte sono in Basilicata le opere artificiali dell'uomo per incanalare il materiale fluviale e per evitare alluvioni. La diga sbarra il fiume Agri in un paesaggio argilloso e nudo, che cambia immediatamente trascorsi pochi chilometri: verso nord languido e arboreo, da paesaggista inglese; verso sud, lunare e argilloso, variabile a ogni sguardo, figurato e irreale: è il paesaggio di Aliano e del Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi. D'estate sino al primo autunno si può scorgere sulle rive del lago il falco pescatore. Al di là del lago, sorta di spartiacque, ecco l'altra faggeta, quella di Moliterno, alberi enormi sino a un metro di diametro e a 30 metri di altezza. Molto bella la vegetazione più piccola: agrifoglio, berretta da prete, gigli rossi, narcisi, euforbie, felci. Il monte Alpi, a nord di Latronico, è un'enorme zona cretacea, qui insolita (è tipica dell'Abruzzo e della Campania nordorientale), da cui si ricava un alabastro per marmo ornamentale. È un ambiente selvaggio, che presenta pini loricati a gruppi, prati e fiori selvatici.

da www.aptbasilicata.it

La montagna potentina

dotata di impianti sciistici

La quarta dorsale parte, per così dire, dal Toppo di Castelgrande (Pescopagano) e va sino al Pollino, al confine con la Calabria. A circa metà strada si tocca Potenza, il capoluogo di regione più alto d'Italia (819 m), con le montagne di Rifreddo e della Sellata dotate di impianti sciistici. Tutt'intorno vi sono ancora estesi e folti boschi di cerri e di faggi, di agrifogli e un tappeto erboso di "stellina odorosa".

da www.aptbasilicata.it

La piana Ionica

terra di agrumeti, frutteti, orti e giardini

Occupa il litorale ionico (circa 40 km) con le pianure alluvionali modificate dalla mano dell'uomo: ormai terra di agrumeti, frutteti, orti e giardini, appare molto lontana dalla terra malarica vista dai viaggiatori del 700 che si spinsero fin qui. Questa zona gravita soprattutto sul Metapontino, prima terra mitica greca, occupata in seguito dal latifondo romano che ne ha favorito la decadenza. Immediatamente alle spalle del litorale, quasi al confine calabro, il Bosco di Policoro conserva alcune centinaia di ettari di verde che facevano parte di una più ampia, precedente foresta. Nell'entroterra ionico, di notevole interesse, spicca, famosa nel mondo, la Murgia materana con i villaggi neolitici di Murgecchia, Murgia Timone ecc. Il paesaggio è formato da calcari bianco-lunari, ricchi di fenomeni carsici e di grotte naturali, scavato da gole e gravine. È un paesaggio arido e brullo, che deve il suo gran fascino all'immediato silente contatto con la concretezza della pietra, ombreggiata da qualche annosa quercia che affianca le masserie. Nella Murgia, tavolato a rilievo, spicca la gravina, vallone-crepaccio scavato nella roccia. Vicino a Matera, il lago di S. Giuliano è il risultato di uno sbarramento sul Bradano, un tutt'uno con la gravina, in uno spettacolo unico. È un invaso artificiale di oltre 1000 ettari, circondato di verde, frutto del rimboschimento. Quasi incredibile in mezzo all'arida gravina! Dal 1976 è Oasi di Protezione faunistica (aironi cenerini, folaghe, germani reali, alzavole, fischioni, ecc.): tra il verde, beccaccini, chiurli, e altre specie più comuni come volpi e donnole.

da www.aptbasilicata.it

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