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Calabria

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Itinerari naturalistici della regione Calabria

DALLA SILA PICCOLA AL GOLFO DI SQUILLACE


Questo itinerario consente di ammirare l'estrema varieta' di paesaggi e panorami che si puo' godere in Calabria; si passa infatti in breve dall'area affascinate della Sila Piccola, con i suoi numerosi corsi d'acqua e le lussureggianti aree boschive, che costituiscono un inestimabile patrimonio ambientale, all'affascinante e a tratti selvaggia bellezza della costa ionica, con il suo mare trasparente e pulito e le incantevoli spiagge, dalla sabbia finissima e dorata. Si parte da Taverna, patria del piu' grande fra i pittori calabresi, Mattia Preti, con i suoi numerosi tesori d'arte racchiusi nelle belle chiese barocche. Vicinissima ai verdi boschi della Sila Piccola, e ai graziosi insediamenti turistici di Villaggio Mancuso e Racise, che offrono numerose opportunita' ricettive, sportive, e culturali, Taverna e' la base di partenza ideale per piacevoli escursioni nella zona meridionale dello stupendo altopiano silano. Ci si dirige poi alla volta di Tiriolo, suggestiva cittadina dalla quale si gode il magnifico panorama sui due mari, il Tirreno e lo Ionio, nota soprattutto per l'artigianato tessile. A dominio della citta' il monte omonimo, dall'aspetto alpino, caratterizzato dai calcari giurassici, dalle guglie e da interessanti fenomeni carsici, custode di preziosi habitat naturali. Dai monti si passa rapidamente al mare, giungendo a Squillace, patria di Cassiodoro, famosa per il Parco Archeologico di Scolacium, con i ruderi della Roccelletta di Borgia, e per le bellissime spiagge di Copanello e Staletti', luoghi di rara suggestione, con un arenile lungo il quale piccole incantevoli insenature si alternano a scogliere a picco sul mare. Ultima tappa dell'itinerario e' Soverato, "perla dello Ionio", localita' turistica molto rinomata, con spiagge lunghissime e ampie.




CECITA, ARIAMACINA, ARVO


L'itinerario consente di ammirare nella cornice dei monti silani gli incantevoli laghi artificiali, cosi' ben inseriti nel paesaggio da sembrare naturali. E' l'ambiente ideale per chi ama praticare sport, come la pesca e la canoa, effettuare escursioni, o semplicemente immergersi nella natura incontaminata dell'altopiano. Si parte da Camigliatello per giungere sulle sponde del vicinissimo lago Cecita, circondato da una fitta foresta di faggi e pini larici. Ci si dirige poi alla volta del piccolo villaggio di Croce di Magara. Da qui si imbocca il bivio per la Riserva Naturale Biogenetica di Fallistro, nella quale e' possibile ammirare i Giganti della Sila. Irrinunciabile a questo punto la visita al vicinissimo Parco Nazionale della Calabria, area protetta di eccezionale valore naturalistico. Proseguendo si arriva al suggestivo laghetto di Ariamacina e da qui, lungo un percorso immerso nel verde delle foreste che si alternano a pianori coltivati, punteggiati da caratteristiche fattorie, si raggiungono le sponde dello splendido lago Arvo, situato nei pressi di Lorica, una delle piu' note localita' turistiche della Sila.




DALLA SILA GRANDE ALLA SILA GRECA


Ecco l'itinerario per chi ama immergersi nella bellezza dei paesaggi naturali e vuole godere della tranquilla quiete offerta dalle numerose localita' turistiche di cui e' disseminato l'altopiano silano. Si parte da Fago del Soldato, minuscolo villaggio immerso nel verde, e da qui si giunge rapidamente a Moccone. Si prosegue poi per Camigliatello, rinomato centro della Sila Grande, che si trova nelle immediate vicinanze dello splendido lago Cecita. Sempre seguendo la SS 107 si raggiunge poi Croce di Magara, nota per la presenza della Riserva Biogenetica di Fallistro e per i prodotti del locale caseificio. A breve distanza dalla piccola localita' si puo' ammirare il suggestivo laghetto di Ariamacina e, subito dopo, l'ameno villaggio di Silvana Mansio, nei pressi del quale e' situato il delizioso bacino del Votturino. Si puo' quindi far tappa a Lorica, sulle sponde dell'Arvo, e da qui partire per compiere piacevoli escursioni sulla cima del vicino Monte Botte Donato. Da Lorica si procede alla volta di San Giovanni in Fiore, pittoresco centro dell'alta valle del Neto, con la sua antica Abbazia, il fiorente artigianato e l'ottima cucina. Risalendo verso nord, irrinunciabile la visita al Parco Nazionale della Calabria, con la sua flora lussureggiante e la rarissima fauna. L'itinerario si conclude a Longobucco, il centro piu' importante della Sila Greca, rinomato per l'artigianato tessile, e per la bellezza e la varieta' del suo territorio.

FONTE: www2.esperia.it

Lugo il vallo del fiume Tacina

La zona catanzarese del Parco nazionale della Calabria è facilmente raggiungibile, poiché numerose sono le vie d'accesso.
La Sila Piccola, infatti, è ben collegata sia con l'A3 Salerno-Reggio Calabria, sia con la statale ionica 106. Ottimi sono i collegamenti con le città di Catanzaro e Cosenza ed anche la viabilità interna è buona. Sia per chi proviene da Catanzaro che per chi proviene da Cosenza o Crotone sarà semplice raggiungere la strada provinciale che collega la località Ciricilla a Sersale.

Lungo la strada provinciale, oltrepassato il bivio di Buturo, in direzione Sersale si trova, dopo alcuni metri, la segnaletica del Parco nazionale. Qui è conveniente lasciare l'automobile per una breve ed emozionante escursione lungo il vallo del fiume Tacina.
A pochi metri dal cartello segnaletico del Corpo forestale si trova, sulla sinistra, una strada sterrata che conduce al vallo del fiume Tacina.

Questo è un sentiero percorribile in ogni stagione. La vegetazione è costituita in prevalenza da faggi e pini, mentre non sarà improbabile incontrare volpi e cinghiali.
Alla fine del sentiero vi è un ampio fondovalle con vasti pascoli. È qui che nasce il fiume Tacina.
È un percorso abbastanza semplice, adatto anche a chi è poco esperto della montagna.

Il tempo di percorrenza è di circa un'ora.

Il secondo itinerario consigliato è l'escursione alla valle dei Soleo. Proseguendo lungo la strada provinciale si giunge a Tiriolo.
Alla fine del villaggio si trova il ristorante "La Trota", e, appena dopo un bivio, si prosegue a destra per Mesoraca, fino a raggiungere l'area attrezzata di ristoro in località Spinalba. Questo sarà il punto di partenza per l'escursione.
A sinistra dell'area di ristoro vi è infatti un sentiero che raggiunge il fiume Soleo. È un percorso caratterizzato da un fitto bosco di faggi da un lato e dagli ampi pascoli aperti di Galina dall'altro.
Una volta raggiunto il fiume, dopo mezz'ora circa di buon cammino, l'escursione potrebbe concludersi, ma per i più smaliziati è assolutamente da consigliare la discesa della prima parte del Soleo.

Lungo questo tratto del fiume, infatti, sarà un susseguirsi ininterrotto di salti d'acqua, cascate, rocce e poi caratteristici tronchi secolari marcescenti lungo il letto del fiume.
Lungo il fiume, oltre ai faggi, è facile riconoscere esemplari secolari di cerro.


Questa seconda parte del sentiero è consigliabile ai più esperti, perché le rocce lungo il fiume potrebbero essere viscide e quindi insidiose. La stagione migliore per questi itinerari è la primavera, periodo in cui il fiume s'ingrossa.
Il tempo necessario a questo percorso è di circa due ore.



La terza escursione, di grande interesse paesaggistico, potrà essere la scalata del monte Zigomarro.
Percorrendo la strada statale 179 che passa dal lago Ampollino, bisogna raggiungere il bivio di Spineto e da qui attraversare Villaggio Palumbo per poi raggiungere Villaggio Trepido; da qui, seguendo la segnaletica per S. Giovanni in Fiore, si raggiunge la diga. Qui conviene lasciare l'automobile e subito dopo la diga sulla sinìstra si trova un sentiero. Si dovrà salire per questo sentiero lungo il ruscello verso la cima del monte.
La cima dello Zigomarro è già visibile dalla strada del lago Ampollino ed è caratterizzata dalla mancanza di alberi. Il panorama visibile è davvero suggestivo: alle pendici del monte si trova S. Giovanni in Fiore, mentre più avanti si può ammirare gran parte dei Crotonese e del Marchesato.
La stagione ideale per quest'escursione è l'inverno, quando è possibile godere di vette, valli innevate e cielo terso.

La quarta escursione consigliata è lungo il riume Simmerino.
Il punto di partenza sarà il ristorante 'Il Semaforo", in località Pantane.

Al bivio, dopo il ristorante si deve imboccare la rotabile che serve le casette dell'Opera Sila. Oltrepassate tutte le case, vi è un bivio: qui si deve voltare a destra ed inoltrarsi lungo un sentiero di cui presto si perderanno le tracce.

Qui si trova una vecchia e caratteristica casa colonica, e, continuando la discesa, un ponticello sul fiume. Continuando a scendere si raggiunge il vecchio mulino della Simmerina, ed una volta arrivati in un grande spiazzo, dopo un paio d'ore di cammino, si sarà conclusa l'escursione indimenticabile, tra boschi di pino laricio, ontani, e con la probabile compagnia di qualche simpatico scoiattolo.


Il Parco Nazionale della Calabria Sila Piccola

PROPRIETA': Ministero per le Politiche Agricole - Gestione Ex Azienda Stato Foreste Demaniali - Comuni - Privati.
ENTE GESTORE: - Ministero per le Politiche Agricole - Corpo Forestale dello Stato - Gestione Ex Azienda Stato Foreste Demaniali - Ufficio Amministrazione di Catanzaro.
LEGGE ISTITUTIVA - Legge n° 503 del 02/04/1968
DOVE SI TROVA:
Nazione: Italia
Regione: Calabria
Provincie: Catanzaro e Crotone
Comuni: Albi, Taverna, Zagarise, Petilia Policastro, Mesoraca, Cotronei.

Il Parco Nazionale della Calabria, istituito con Legge n° 503 del 02.04.1968 con lo scopo di conservare le interessanti caratteristiche ambientali di alcuni territori calabresi particolarmente significativi e di soddisfare la funzione di educazione alla natura e di ricreazione dei cittadini, si estende su Ha 12.688 suddivisi in due nuclei ubicati in Sila Grande (Cosenza) e Sila Piccola (Catanzaro e Crotone). Si tratta di terreni appartenenti in larga percentuale al Demanio Forestale che comportano, quindi, una disponibilità totale del territorio amministrato con i conseguenti vantaggi gestionali finalizzabili nel modo più consono alla conservazione della natura.
La visita al Parco Nazionale della Calabria, con i suoi paesaggi e ambienti che variano con il trascorrere delle stagioni, è sempre un'occasione che offre grandi emozioni. Per merito del clima temperato è possibile visitare il Parco in ogni stagione. Si consiglia, però, di escludere i periodi festivi perché particolarmente affollati: è preferibile scegliere la primavera e l'inizio dell'estate, quando la natura si risveglia con ricche fioriture e canti di uccelli; oppure l'autunno, quando le foreste si rivestono di vividi e caldi colori. In questi periodi, oltre alla tranquillità , si può contare su un'assistenza più accurata da parte dell'Ente Parco.
E' opportuno prenotare con un certo anticipo la visita, consultando gli Uffici di zona del Parco per l'uso dei rifugi, delle aree di campeggio e per informazioni specifiche sull'ambiente naturale.
Qualunque sia il periodo scelto per trascorrere una vacanza al Parco, occorre un equipaggiamento per media e alta montagna, oltre a una macchina fotografica, un binocolo, una mappa dell'area protetta e un paio di scarpe adatte a lunghe passeggiate.
L'ingresso al Parco è libero e gratuito.
Se si desidera andare in comitiva o in gruppi superiori a venti persone, è preferibile avvisare tempestivamente gli Uffici di zona, anche per godere di una migliore assistenza.
Il Parco Nazionale della Calabria offre molteplici occasioni di vivere appieno il rapporto genuino e sincero con la natura, la cultura, le tradizioni e i diversi ambienti che lo caratterizzano.
Ecco le principali attività che si possono fare nel parco e quelle a cui è possibile partecipare contattando gli Uffici di zona del Parco:visite guidate per alunni di scuole di ogni ordine e grado, gruppi di escursionisti, visite e attività presso gli speciali centri del Parco; passeggiate lungo i Sentieri Natura; escursioni a piedi seguendo gli itinerari naturalistici; passeggiate a cavallo o a dorso di mulo; gite in bicicletta; escursioni con gli sci da fondo; giri panoramici in pullman o in auto; programmi speciali di volontariato; campi ecologici e orientati.

Inoltre, presso gli uffici del Parco possono essere richieste informazioni e autorizzazioni concernenti particolari attività sottoposte a speciale disciplina, come la ricerca scientifica, la ripresa fotocinematografica e l'uso di aree di campeggio.
La maggior parte delle strade e delle piste che si inoltrano negli ambienti naturali e chiusa al traffico motorizzato. Occorre perciò utilizzare l'automobile esclusivamente per raggiungere il Parco e per gli spostamenti tra un centro e l'altro: le escursioni, le passeggiate e le visite a contatto con la natura possono essere fatte a piedi o, lungo alcune piste autorizzate, anche a cavallo, a dorso di mulo o in bicicletta; nel periodo invernale, con gli sci da fondo.

Visitare il Parco e un'occasione unica e indimenticabile per vivere immersi nella natura e riscoprire il piacere delle passeggiate: in questo modo si potranno individuare, osservare e ascoltare gli animali selvatici, ammirare alberi e fiori, e godere dell'accoglienza offerta dalla foresta, assaporando fino in fondo la gioia di vivere all'aria aperta, allargando il proprio sguardo verso orizzonti più vasti e ritrovando antiche e genuine abitudini.

L'AMBIENTE
La Sila è costituita da un grosso massiccio granitico-cristallino confinante a nord con la pianura di Sibari, a ovest con la valle del Crati che la separa dalla catena Appenninica costiera, a est e a sud degrada verso il mar Jonio.
Il massiccio della Sila, Sila greca in provincia di Cosenza e Sila Piccola in provincia di Catanzaro e Crotone, si manifesta come un altipiano con quote oscillanti fra i 1.100 ed i 1.700 metri s.l.m.
La morfologia si presenta con forme addolcite e rotondeggianti, i cui rilievi più importanti come Monte Altare (1.651 m.), Monte Scuro (1.650 m.), Monte Pettinascura (1.685 m.), Monte Botte Donato (1.929 m.), Monte Nero (1.880 m.), Monte Gariglione (1.750 m.), fanno da contorno ai tre laghi artificiali Ampollino, Arvo e Cecita.
I tre laghi furono realizzati negli anni 50 per la produzione di energia elettrica. Numerosi sono i corsi d'acqua che attraversano il parco nella zona cosentina e catanzarese.
Il Cecita, che origina l'omonimo lago dopo aver attraversato una profonda vallata ricca di boschi di pino laricio, faggi ed abete bianco, il Neto, il Lese, la fiumarella di Macchialonga che percorre i pascoli di alta quota, Il Tacina che origina la splendida vallata in prossimità del Gariglione.
Ad eccezione di alcune radure pascolive, domina incontrastato il bosco, sia di pineta pura, sia come pino consociato al faggio o faggio con abete bianco.
La piovosità annua raggiunge in media i 1.600 mm.
La distribuzione è caratterizzata da massimi principali in autunno e secondari a fine inverno inizio primavera, mentre i minimi sono estivi con 100 mm. Fra giugno e agosto.
Notevoli sono le precipitazioni nevose, con manti che raggiungono i due metri di altezza, ma di scarsa persistenza se non nelle vallecole più riparate ed esposte a nord.
Durante annate eccezionali, in cui il carico di neve può superare i tre metri si verifica spesso danno al soprassuolo arboreo più giovane danneggiando decine di ettari di pineta.
La Sila Piccola è leggermente più piovosa della Sila Grande per la differenza disposizione dei monti appenninici.
I venti della circolazione generale, provenienti dal Tirreno, non devono superare barriere come Serra della Guardia, Monte Scuro e Botte Donato e possono far sentire più facilmente il loro effetto.
L'umidità relativa dell'aria è elevata con una media annua del 75%.
La temperatura media annua è di 8-9°C con una escursione di circa 17°C, la temperatura media del mese più freddo (dicembre) oscilla su 1-2°C, quella di agosto sui 17-19°C.

FLORA
Oltre la bellezza del paesaggio, la Sila Piccola occupa un posto di primo piano a livello naturalistico per la presenza diffusa di boschi naturali di Pino laricio (Pinus laricio Poir.) e di boschi misti di Faggio (Fagus selvatica Linn,) e Abete bianco (Abies alba Mill.) e per il notevole corteggio floristico che conta più di un migliaio di specie, alcune delle quali rare, altre endemiche di origine balcanica, e per questo di grande interesse fitogeografico.

La pineta pura di Pino laricio costituisce la formazione vegetale più estesa, ed attraversa il Parco senza soluzione di continuità lungo una fascia compresa tra 1.000 e 1.400 metri di altitudine, coprendo oltre 3000 Ha di superficie, il che la rende assieme alla pineta della Sila Grande, unica nel suo genere in Europa.
Al limite inferiore si associa con le specie quercine e verso l'alto con il Faggio e l'Abete bianco.
Sul suolo nudo ove la pineta si è insediata, si è affermata nel tempo la flora più varia, dalle Graminacee ai vari Trifogli, agli Asfodeli, alle Felci e ai vari Arbusti (Cisti, Rose canine, Rovi, Lamponi, Biancospini, Meli selvatici) per arrivare alle Latifoglie come il Faggio, l'Acero, Lontano.
Nell'ambito dei popolamenti di Pino laricio si trovano inoltre degli individui aventi particolari caratteristiche di pregio: tra questi si segnala un ecotipo di Pino laricio, chiamato "Pino Vutullo", da alcuni ritenuto una varietà botanica, presenta un fusto cilindrico con corteccia liscia, è privo di nodi, ed ha un durame più esteso del normale.
Verso il limite superiore del territorio considerata è inclusa la Riserva Naturale Biogenetica "Gariglione-Pisarello" ove avviene la raccolta di un seme di Abete bianco dall'elevato valore genetico, in quanto le abetine nate da questo seme mostrano particolare resistenza alle cosiddette "Piogge Acide".
La vasta superficie occupata dal territorio preso in considerazione, rende possibile il diversificarsi di vari ambienti e formazioni vegetali caratteristici dell'Orizzonte Montano Inferiore del Piano Montano, in cui ricade totalmente il Parco della Sila Piccola.
Nel Suborizzonte Inferiore il Pino laricio trova il suo optimum ecologico e vi domina incontrastato raggiungendo dimensioni maestose come in località Roncino e Acqua delle Donne; al limite Inferiore si mescola col Cerro, col Castagno e con altre Querce caducifolie.

Verso il limite Superiore si ha una giustapposizione del Pino col Faggio, pur rimanendo quest'ultimo subordinato al primo, tranne che in qualche stazione umida e più esposta a Nord ove si verifica un'inversione di tendenza.
Nel Suborizzonte Superiore domina il Faggio che inferiormente confina con le pinete di Laricio, mentre verso l'alto tende a mescolarsi con l'Abete bianco, di cui si riscontra una abbondante rinnovazione naturale.
Nel complesso del Gariglione i boschi di faggio e abete si trovano associati con piante sparse o a gruppi, di sorbociavardello, acero di label, acero opalo e con un carteggio floristico di pregio.

FAUNA
Oltre alla grande varietà di specie è oltremodo significativa la presenza del Lupo, un tempo oggetto di efferate persecuzioni, oggi al centro di un oculato progetto di ripopolamento unitamente a quello di reintroduzione di Cervi, Caprioli e Gufo Reale che occupano un ruolo fondamentale per il riequilibrio della catena alimentare.
Infatti la presenza del Lupo (Canis lupus), trovandosi all'apice di una complessa catena alimentare, è indicativa della ricchezza varietale delle specie faunistiche che popolano il Parco (vi si annoverano oltre 20 specie fra mammiferi, uccelli, rettili e pesci).
Nel territorio del Parco è presente la fauna tipica dell'Appennino con grandi predatori come il Lupo ed il Gatto selvatico. Vengono di seguito riportate le specie più importanti: - lupo, gatto selvatico, tasso, volpe, faina, puzzola, donnola, martora, scoiattolo, ghiro, quercino, moscarino, topi selvatici e toporagni, cinghiale, capriolo, picchio, poiana, gheppio, falco, gufo, salamandra, trota, rana, raganella, vipera ecc.

Sulle orme degli antichi Greci da Bova a Delianuova
Successivamente alla fondazione di Bova gli abitanti di Delia, cittadina di origine greca tra l'attuale Bova Marina e Palizzi, risalirono i crinali aspromontani alla ricerca di luoghi più sicuri e definibili dalle incursioni provenienti dal mare. Molti di essi trovarono rifugio a Bova, altri si sparpagliarono sulle montagne circostanti, altri ancora valicarono l'Aspromonte per fondare, nei pressi di Pedovali, l'antica Paracorio, e ancora oggi, nonostante il passare del tempo, gli abitanti di Pedavoli e Paracorio, i due nuclei urbani caratterizzanti Delianuova, importante centro dell'Aspromonte occidentale, conservano la memoria delle loro diverse origini.
Il sentiero tracciato dagli abitanti di Delia ha alimentato, per lungo tempo, intensi scambi tra le popolazioni di Bova e Paracorio legate da vincoli di affetto e fraternità che si cementavano in occasione delle feste patronali dei due paesi: i Bovesi andavano a Paracorio in occasione della festa di Santa Domenica ed i Paracoriati andavano a Bova per festeggiare San Leo.
Tra i pochi pastori che ancora vivono in Aspromonte è possibile trovare testimonianze del viaggio a piedi tra Bova e Delianuova. Partivano prima dell'alba, con i loro genitori, per raggiungere di buon mattino, dopo lunghe ore di cammino, i mercati. Il mulo, carico di derrate, era il loro insostituibile compagno di viaggio. Quel sentiero, percorso e brevemente descritto nel libro "Old Calabria" da Norman Douglas, viaggiatore inglese di inizio secolo, ha perduto, in epoca recente, la sua antica funzione ma non il suo fascino che rivive in uno dei più interessanti itinerari per escursionisti realizzati dal GEA. - Gruppo Escursionisti d'Aspromonte - nell'estrema montagna calabrese.
La costruzione di più comode strade rotabili, l'inarrestabile esodo delle popolazioni montane verso il mare, la trasformazione delle attività tipiche del mondo agricolo e pastorale non giustificano, infatti, il suo utilizzo a fini commerciali ma non possono cancellare il fascino della Storia intesa come traccia indelebile del cammino dell'uomo. E intorno alla Storia c'è la magnifica espressione della natura con le sue forme, i suoi colori ed i suoi misteri.
L'itinerario, contraddistinto da segnavia di colore rosso-biancorosso e dal numero 2, parte da Bova, il centro più importante della Calabria grecanica, si snoda fino a Rogliudi lungo l'assolata vallata dell'Amendolea, quindi risale i crinali orientali verso il Montalto per scendere poi decisamente lungo i verdi costoni occidentali fino a Carmelia e Delianuova. Per favorime una fruizione anche parziale è stato suddiviso in quattro comode tappe, ma l'escursionista potrà decidere per una autonoma tabella di marcia tenendo conto che a Materazzelli è difficile approvvigionarsi d'acqua e che a Pesdavoli e Carmelia è possibile pernottare presso i caselli del Corpo Forestale dello Stato previa autorizzazione. A Rogliudi si potrà approfittare, invece, di un ricovero di fortuna.
Da Bova a Roghudi - Tempo: 4 ore - Difficoltà- E - Altitudine minima 370 m, massima 915 m - Acqua: lungo tutto l'itinerario.
Da Bova (m 915) ci si incammina lungo la strada asfaltata che porta ai Piani. Dopo circa un chilometro si imbocca, sulla sinistra, il seriticro che si snoda a mezza costa con andamento sinuoso e che digrada dolcemente verso la località Lestizzi (m 665).
La vegetazione, tipica dell'Aspromonte Orientale è rada. La fanno da padrone la quercia ed il leccio ma, nelle zone umide, in prossimità dei valloni, il sottobosco diventa rigoglioso. Superata Lestizzi e le sue numerose case rurali, si prosegue, sempre a mezza costa, incontrando di tanto in tanto ovili e stazzi utilizzati dai pastori nella buona stagione, fino ai casolari abbandonati della località Spartusu (m 671).
Il sentiero continua a digradare dolcemente, ora insinuandosi nei profondi valloni che, specie nel periodo invernale, fungono da collettori d'acqua che poi riversano nell'Amendolea, ora aprendosi nella vallata, per offrire suggestivi scorci della fiumara fino al mare e del castello di Amendolea. Alla località Noi (in 516), riconoscibile per i terrazzamenti, le diffuse coltivazioni, i casolari e le masserie sparsi per la montagna, ci si immette nel sentiero che conduce prima ad un casolare abbandonato, in posizione dominante rispetto alla fiumara Amendolea che scorre un centinaio di metri più a valle, e poi scende decisamente fino al greto della fiumara (m 370).
Si prosegue lungo il greto, a volte largo oltre cento metri, attraversando più volte le limpide acque dell'Amendolea, fino a quando, superata una delle innumerevoli anse, non appare in tutta la sua suggestiva bellezza il vecchio abitato di Rogliudi (m 527).
Una caratteristica stradina a gradoni, partendo dalla fiumara, si insinua tra le vecchie case del paese abbandonato.
Per chi intende percorrere il sentiero nel periodo invernale, quando le acque scorrono impetuose nella fiumara, è consigliata la seguente deviazione: alla località Noi si piega a destra per seguire la strada sterrata che sale verso la montagna. Dopo circa un chilometro, sulla sinistra, ci si immette nel sentiero che si snoda prima a mezza costa a ridosso di una imponente frana e quindi scende fino ad intercettare la vecchia strada provinciale che porta a Ghorio di Roghudi.
Superato un ponte in cemento, si prosegue per un breve tratto fino ad immettersi, sulla sinistra, nel sentiero che scende fino alla fiumara Furria.
Superata la fiumara, ci si immette nella stradina a gradoni che sale verso Roghudi.

Il fiume Lao
Il Lao è uno dei principali fiumi del Parco Nazionale del Pollino.
Nasce dalla Serra del Prete (2181), una delle cime del massiccio del Pollino.
Ha una portata magra di 4,5 mc. E, scendendo a valle, è alimentato da altri numerosi torrenti, come il fiume Iannello, che vi confluiscono.
Dopo aver lambito l'abitato di Laino Borgo, che sorge lungo la riva destra, s'incanala entro un'enorme fenditura alta circa 200 metri.
Il fiume Lao, così incastonato fra gigantesche rocce e inaccessibili anfratti, é ricco di mistero e fascino.
Innumerevoli grotte, canyons, cascate su ambedue le sponde offrono ai visitatori effetti spettacolari d'indicibile bellezza.


Il Parco Naturale
Nel Comune di Montalto Uffugo ricade una parte rilevante del Parco Naturale della Comunità Montana Media Valle Crati, comprendente il Rifugio mangia e bevi ed un'importante area escursionistica.
Il Parco, nato dapprima come area faunistica, è stato istituito nel 1988 e Montalto Uffugo è stato il primo comune, fra quelli che ricadono nell'area protetta, a cedere il proprio territorio montano dandolo in gestione alla Comunità Montana sottraendo in tal modo al taglio boschivo l'unico esempio di faggeta secolare della Catena Costiera.
Il Parco Naturale si estende nella parte settentrionale della Catena Costiera il cui clima umido e l'impermeabilità del terreno danno origine ad ambienti di interesse ecologico per la presenza degli unici laghi naturali della Calabria che ospitano colonie di anfibi ed in particolare quella del tritone alpino che non compare in nessun altro rilievo calabrese.
Una ricca vegetazione arborea lo caratterizza con la prevalenza del faggio e del castagno con macchie di abeti bianchi, ontani ed olmi.
Il Rifugio mangia e bevi costituisce il centro di accoglienza dei visitatori del Parco. Le sue strutture offrono un Centro di Educazione Ambientale con aula didattica, un punto ristoro e di esposizione di prodotti tipici, un punto ecoinformativo ed un posto bivacco per escursionisti.
Dal Rifugio, diventato nel 1998 posto tappa dei tragitti 26 e 27 del Sentiero Italia si dirama il Sentiero del Pellegrino che raggiunge il Santuario di San Francesco di Paola.
Inoltre è presente un sentiero didattico lungo il fiume Petina ed un circuito di 10 km per mountain bike ed escursionismo equestre.

PARCO NAZIONALE DELL’ASPROMONTE
Un Parco giovane ma pieno di promesse. Così è stato definito recentemente il Parco Nazionale dell'Aspromonte, istituito nel 1994, situato tra il mar Jonio e il Tirreno in provincia di Reggio Calabria ed esteso 78.000 ettari, di cui 40.000 di boschi di impareggiabile bellezza, che costituiscono un patrimonio naturalistico inestimabile.
La vegetazione del Parco include, oltre ad abeti, faggi, querce, lecci, castagni e tutti gli altri esemplari della macchia mediterranea, anche il pino laricio, un gigante che raggiunge, a volte, l'altezza di 40 metri, sostenuto da fusti di due metri di diametro.
Il paesaggio è di una bellezza spettacolare.
Diverse le vette montagnose che sfiorano i duemila metri e dalle quali sono visibili l'Etna e le isole Eolie.
Caratteristiche le formazioni di monoliti che emergono da fitti lecceti e che costituiscono la Vallata delle Grandi Pietre: Pietra Cappa, Pietra Castello, Pietra Lunga, ecc.
Laghetti come il Rumia e il Costantino, cascate come quelle dell'Ammendolea e dello Aposcipo, vallate suggestive animate da torrenti impetuosi completano un quadro di suggestioni naturalistiche veramente affascinante.
All'interno di questo territorio vive una fauna di grande valore, dal lupo al gatto selvatico, al cinghiale, alla marmotta, al ghiro, allo scoiattolo, al driomio, alla salamandrina dagli occhiali; dal falco pellegrino a quello pecchiaiolo, alla rarissima aquila del Bonelli, al gufo reale, al gheppio, all'assiolo, all'upupa.
Sul territorio del Parco gravitano 37 Comuni, alcuni dei quali hanno centri storici di notevole interesse storico-urbanistico (Gerace, S. Giorgio Morgeto, Bova), mentre quasi tutti possiedono testimonianze archeologiche, monumentali, religiose di antica civiltà (greca, romana, bizantina, normanna, ecc.).
Una rarità assoluta ed esclusiva costituisce la sopravvivenza della cultura e della lingua gracanica nei comuni di Bova, Roghudi, Gallicianò, Roccaforte del Greco, Chorio, Amendolea, S. Lorenzo.
Una fitta rete di sentieri naturalistici, tra cui, famosissimi, il sentiero "Italia" e quello del "brigante", consente di effettuare escursioni e visite per la fruizione di tante bellezze.
L'Ente di gestione del Parco, ha sede in Gambarie d'Aspromonte, rinomata stazione sciistica e di villeggiatura, ha in programma la conservazione del patrimonio naturalistico e ambientale (da preservare per la fruizione delle generazioni venture) e la valorizzazione di quello storico, architettonico, monumentale e culturale (al fine del completamento dell'offerta turistica), nonchè l'incentivazione di tutte le attività e le iniziative produttive (in agricoltura, nell'artigianato, ecc.) compatibili, per il miglioramento delle qualità della vita e per lo sviluppo delle popolazioni aspromontane.

La Catena Costiera Paolana

Il paesaggio
Parallelamente alla linea del litorale tirrenico calabrese corrono le estreme e strette dorsali della catena appenninica, che qui prendono il nome di Catena Costiera o Paolana.
Questa sorta di corridoio geografico, che si sviluppa da Nord - Nord ovest a Sud - Sud est è lungo circa 70 chilometri. La maggiore elevazione spetta al Monte Cocuzzo (1541 m) caratterizzato da formazioni superficiali di erosione carsica con profonde doline.
Grazie alla maggiore piovosità delle zone di Monte Caloria di Fagnano Castello e Laghicello, unitamente all'impermeabilità del terreno e alla minore evaporazione si segnalano la presenza di invasi naturali, unici in Calabria.
Se lo scenario del settore settentrionale della Catena Costiera è fatto prevalentemente
da ambienti umidi ed impermeabili, quello meridionale invece è condizionato dalla permeabilità dei calcari.
Con il carsismo superficiale di Monte Cocuzzo e quello profondo delle Serre Cosentine il territorio è caratterizzato inoltre da un'altra bellezza naturale: il mondo sotterraneo.

Carsismo superficiale di Monte Cocuzzo
Foto: F. La Carbonara
La flora risulta diversa nella distribuzione sul territorio e molte sono le specie sia arboree che erbacee. La specie più diffusa è il castagno seguito dal faggio che tra i 1000 ed i 1400 metri si estende con una lussureggiante copertura arborea. Su aree più limitate si trovano querceti misti con rimboschimenti non autoctoni di conifere.
Particolarmente ricca è l'avifauna. Tra i rapaci segnaliamo la Poiana, il Gheppio, il Barbagianni e la Civetta. Altri uccelli caratteristici sono la Ghiandaia, il Cuculo ed il Colombaccio. Tra i mammiferi si segnalano il Riccio europeo, la Faina, il Tasso, la Volpe ed il Cinghiale. Gli Anfibi, tra i vertebrati terrestri, sono quelli meglio adattati al clima umido del territorio con la Salamandra gialla e nera, specie molto comune nei ruscelli e nei torrenti delle zone montane, ed il Tritone italiano. Di notevole interesse naturalistico sono il Tritone crestato ed il Tritone Alpino.



Anello di M. Cocuzzo

Versante ovest di M.Cocuzzo
Foto: F. La Carbonara
Scheda tecnica: Casellone Forestale - Cima del telegrafo - Casellone Forestale
Località di partenza: Casellone Forestale (1219 m. s.m.l.);
Località intermedia: Cima del telegrafo (1251 m. s.l.m.);
Località di arrivo: Casellone Forestale (1219 m. s.l.m.);
Tempo di percorrenza: 3 ore;
Difficoltà: di tipo T (Turistico) se dalla cima si rientra lungo la strada; di tipo E (Escursionistico) se dalla cima si rientra attraverso la località scaglioni;
Dislivello in salita: 322 metri; Dislivello in discesa: 322 metri;
Sorgenti alla partenza: serbatoio comunale a 200 metri dal casellone forestale;
Sorgenti lungo il percorso: nessuna;
Periodo consigliato: primavera, estate, autunno;
Segnavia: esistente nel primo tratto il segnavia di tipo escursionistico con i colori rosso, bianco, rosso;
Cartografia: IGM 1:50.000 F° 559 Cosenza - IGM 1:25.000 F°559 sezione II Fiumefreddo Bruzio;
Carta Escursionistica della Calabria - tav. n.6 - Progetto LOISIR.

Descrizione
Dal Casellone Forestale si scende imboccando a destra la prima rampa che porta alla cima del telegrafo. Percorsi circa 200 metri si abbandona la strada asfaltata e si imbocca, sulla sinistra, un sentiero semi - nascosto dai pini a ciglio strada. Si sale per una traccia di sentiero, sempre sulla destra, fino a raggiungere nuovamente la strada che porta in vetta. L'ascesa finale si affronta lungo la cresta con il bellissimo panorama che ad ovest dà sulla costa tirrenica (senza foschia si può ammirare l'isola di Stromboli e in particolari giornate d'autunno tutto l'arcipelago delle Eolie con la costa settentrionale della Sicilia) ed ad Est sulla Valle del Crati e l'altopiano della Sila. La cima è occupata ormai da anni dai ripetitori di diversi enti (VV:FF, Polizia, ecc.).Il ritorno si può effettuare lungo la strada asfaltata oppure, aumentando la difficoltà del sentiero lungo il lato opposto scendendo in direzione Sud / Sud ovest fino ad arrivare ai così detti"scaglioni" (rocce calcaree erose). Attraversata l'enorme dolina si imbocca il canalone a sinistra e si scende senza percorso obbligato lungo il costone fino ad arrivare alla base della montagna dove si incrocia una strada sterrata. Si prosegue a sinistra entrando nella pineta ed in poco tempo si raggiunge il Casellone Forestale.




Le cavità naturali nella Catena Costiera

Grotta dell'AVIS - Mendicino
Foto: F. Larocca
Le grotte conosciute nella Catena Costiera sono circa 30 e le aree maggiormente interessate da tale fenomeno, da Nord vers Sud, sono:
1. Guardia Piemontese lungo il fiume dei Bagni, con nove cavità conosciute fra cui la Grotte del Milogno, che è la più interessante speleologicamente, con uno sviluppo di 400 metri ed una profondità di 43 metri, inoltre nella grotta è stata ritrovata la tibia di un "Ursus Spelaeus".
2. Varco di Sant'Angelo fra i comuni di San Fili e Falconara Albanese, con la Grotta dei Briganti e l'Inghiottitoio "Giorgio Provenzano".
3. Serre Cosentine con 15 cavità conosciute. In particolare nel comune di Mendicino è situata la più famosa delle grotte della zona, "l'Avis", il termine deriva dalla radice greca "abyssos" (=abisso, precipizio). Non meno importanti sono "Grotta Scura" nel comune di Domanico e "Grotta Lippusa" nel comune di Dipignano, entrambe lungo gli argini del fiume Busento, nei pressi dell'abitato della Motta di Domanico.
Il sentiero delle Grotte sul Fiume Busento
scheda tecnica: Motta di Domanico - Grotta Scura - Grotta Lippusa - Motta di Domanico
Località di partenza: Motta di Domanico (740 m. s.l.m.);
Località intermedia: Grotta Lippusa (715 m. s.l.m.);
Località di arrivo: Motta di Domanico(740 m. s.l.m.);
Tempo di percorrenza: 7 ore, comprese le escursioni all'interno delle due grotte;
Difficoltà: di tipo EET (Escursionisti Esperti con attrezzature;
Dislivello in discesa: 80 metri;
Dislivello in salita: 55 metri;
Sorgenti alla partenza: presso la Motta di Domanico;
Sorgenti lungo il percorso: presso abitazioni rurali versante destro del Busento;
Periodo consigliato: Tutto l'anno;
Segnavia: nessuno;
Cartografia: IGM 1:50.000 F° 559 Cosenza - IGM 1:25.000 F°559 sezione II Cosenza;
Carta Escursionistica della Calabria - tav. n.6 - Progetto LOISIR.

Descrizione
Dalla Motta di Domanico si prende la strada sulla sinistra, percorsi un centinaio di metri, all'altezza di una quercia, bisogna imboccare un sentiero semi - nascosto dalla vegetazione, che parte dal ciglio delle ripide pareti che sovrastano il corso del fiume Busento. Si discende verso valle fino a raggiungere un affluente di questo, posto sulla sinistra idrografica e proveniente da una forra molto incisa. L'ingresso della cavità è facilmente localizzabile sulla parete destra della forra stessa. La Grotta, ben nota alla gente del luogo, è formata da una prima galleria in leggera salita che, subito dopo un breve abbassamento della volta, immette in un ambiente più vasto, a tratti adorne di poderose e tozza stalattiti. La cavità termina in una condotta meandriforme di piccole dimensioni, raggiungendo infine a 160 metri dall'ingresso un cunicolo terminale. Usciti dalla grotta il cammino prosegue attraversando il Busento da un ponte di legno. Si sale in libera raggiungendo dei campi coltivati oltrepassati i quali si arriva al sentiero sotto un ampio costone coperto da una rigogliosa vegetazione. Tenendo la valle del fiume Busento costantemente sulla sinistra, di fronte abbiamo la Motta di Domanico quasi alla stessa quota, si raggiungono le acque che fuoriescono dalla grotta. Si tratta di una risorgenza ad andamento meandriforme, lunga 234 metri. Un primo tratto è caratterizzato da morfologie ben sviluppate in altezza con un ruscello che scorre lentamente per il poco dislivello fra il punto di origine e l'ingresso. Nella seconda parte della cavità si assiste ad un progressivo rimpicciolimento delle dimensioni generali man mano che si prosegue. 

fonte: www.madeincalabria.com

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