Itinerari religiosi della regione Campania
Convento di San Francesco
Secondo la tradizione il complesso fu edificato da San Francesco, pellegrino verso il monte Gargano. La chiesa è stata completamente ricostruita dopo il sisma del 1930; essa presenta una facciata con un timpano delimitato da una cornice modanata che sovrasta due ordini inferiori. Il primo, che ha una superficie bugnata, reca al centro il portale, di semplice fattura e con architrave aggettante al di sopra.
Al secondo ordine, che ha superficie intonacata liscia, trovano posto due finestre circolari e, in corrispondenza del portale inferiore, una nicchia ad arco a tutto sesto. L'interno è ad aula rettangolare con un transetto, dove è collocato un coro realizzato, in legno di noce intarsiato ed intagliato, da un frate nel 1792; in un riquadro ligneo al di sopra della porta è posto un dipinto che rappresenta l'Immacolata e al centro è posto un leggio. Ancora, sono custoditi: una statua lignea dell'Immacolata e una dell'Incoronata, in stile barocco ed una tela che raffigura San Francesco, che si suppone sia un'opera di Guarini o di scuola napoletana.
Il complesso conventuale si sviluppa su due livelli, uno inferiore che ospita i locali della cucina, refettorio, cantina e laboratorio per la manifattura della lana; il piano superiore, invece è stato adibito ad alloggio dei frati. Il convento sorse, fuori le mura, nei pressi del torrente Vallone; in origine al suo posto si ergeva la piccola chiesa di San Cataldo, consacrata nel 1167.
Divenne dipendenza dell'abbazia di Montevergine nel XIII secolo e fu gravemente danneggiata dal sisma del 1456 riducendosi allo stato di rudere. I ruderi della chiesetta sono visibili all'interno del giardino del convento dei frati Francescani riformati che fu eretto poco lontano dalla piccola chiesa. Le origini del convento risalgono alla metà del XVI secolo come attesta una data , poco leggibile, posta sulla chiave dell'arco d'ingresso del chiostro. Soppresso più volte nel corso dei secoli è tornato in possesso dell'Ordine dei Francescani riformati, tuttora presenti nel complesso.
L'edificio è stato rimaneggiato più volte, dopo il sisma del 1703 fu restaurato a spese del Comune; agli inizi del XIX secolo fu realizzata una loggia sulla facciata; dopo il terremoto del 1930, invece, il convento fu i parte riedificato. Della struttura antica si conservano l'androne d'ingresso, che presenta una volta affrescata raffigurante la "Madonna del monte Carmelo" e il lato nord - occidentale; quest'ultimo è costituito da campate con volta a crociera e pareti affrescate nel XVI - XVII secolo, raffiguranti la "Madonna Incoronata" e scene della vita di San Francesco.
Convento S. Giovanni del Palco
Il convento di S.Giovanni del Palco fu fondato dal conte Nicolo’ Orsini dedicato a S.Giovanni Evangelista. La costruzione ebbe inizio nel 1383 efu e portata a compimento nel 1396, anno in cui m fu donato ai Frati Minori Conventuali.
Intorno al 1517 passo’ ai Frati Osservanti napoletani e fu qui che,ad opera del P. Nicolo’ Tomacelli fu fatto, dal 1519 in poi, un interessante esperimento di riforma che condusse poi, alla fine del secolo, alla costituzione della Custodia Riformata di Terra di Lavoro.
NeI 1602, difatti, per interessamento del marchese di Lauro Don Scipione Pignatelli, detto convento fu affidato dalla Santa Sede ai Frati Riformati Napoletani. Nel 1640 si dovette rifare dalle fondamenta sia la chiesa che il convento, dando all’intera costruzione l’attuale forma.
Negli anni successivi Chiesa e Convento furono arricchiti di arredi, suppellettili, libri, e dal quel meraviglioso capolavoro che e’ l’altare maggiore proveniente dai demoliti conventi nel 1774 per volonta’ di Ferdinando IV di Borbone per far posto all’attuale Piazza Plebiscito a Palazzo Salerno. 11 Convento di S.Giovanni del Palco per secoli e’ stato sede di Noviziato e, per la sua la posizione e per l’attaccamento dei numerosi e buoni benefattori, e’ stato sempre sede di numerose comunita’.
La soppressione nel 1866 costrinse i Frati a ritirarsi presso le proprie famiglie e vivere con una pensione governativa. Quasi tutti i conventi del napoletano furono soppressi, e tra questi anche quello di S.Giovanni del Palco.
AI fine di evitarne la demolizione, il 22 ottobre 1880 il Comune legalmente lo acquista dal Demanio dello Stato per la sonuna di L.15.500. 11 16 ottobre 1881 il consiglio Comunale delibera la vendita ai Frati; la Provincia Francescana di S.Pietro ad Aram lo acquisto’ per la somma di L.13.000; il 17 agosto del 1882 fu registrato e passato alle ipoteche di Avellino e cosi’ i Frati ritornarono in possesso defl’amato convento e nel 1885, dopo lunghe e laboriose pratiche anche la chiesa fu ceduta al Comune e da questo ai Frati.
Col ritorno dei Frati la comunita’ rifiori’, il convento riprese vita e fu sede di Studentato fino al 1898, anno in cui fu rimesso il Noviziato. Grazie alla laboriosita’ dei Frati, in pochi anni, il fabbricato fu riattato eornpletaineni DaI 14 luglio 1942 fa parte della Provincia Monastica Sannito-Irpina di Benevento.
Chiesa di Santa Sofia
Fondata dal duca Gisulfo II e completata da Arechi II nell’anno 762, forse come chiesa nazionale del popolo longobardo. Arechi II vi annesse una comunità di suore, anch'esse benedettine, incorporandola al Cenobio preesistente, ed intitolò il tutto, pare su suggerimento di Paolo Diacono, alla Santa Sofia, cioè alla Santa Sapienza, a somiglianza del più famoso tempio giustinianeo di Costantinopoli.
Questa abbazia, in seguito a donazioni e lasciti, divenne una delle più potenti dell’Italia meridionale; essa raggiunse l’apogeo nel secolo XII, non solo per la sua chiesa monumentale ma anche per il suo "scriptorium" dove si usò la scrittura beneventana divenuta famosa nel mondo.
Santa Sofia ebbe così risonanza anche fuori d’Italia ed un trovatore francese del XII secolo fa celebrare in essa le nozze di un Re.
In seguito, seguendo la sorte di quasi tutti i monasteri, decadde fino ad essere abbandonata dai Benedettini nell’anno 1595.
La chiesa di Santa Sofia si presenta come un edificio di eccezionale interesse nell’ambito dell’architettura europea del primo medioevo.
La pianta generale è originalissima e del tutto nuova per l’epoca, non derivata da esempi romani o bizantini. Essa presenta un nucleo centrale costituito da un esagono ai cui vertici sono collocate sei grandi colonne (provenienti probabilmente dall'antico tempio di Iside), collegate tra loro con archi sui quali si sviluppa la cupola.
Intorno a questo esagono centrale troviamo un secondo anello, questo decagonale, con otto pilastri in blocchi di pietra calcarea bianca intercalati da strati di mattoni e da due colonne subito dopo l’ingresso.
I pilastri non sono disposti in conformità ai canoni classici, ma radialmente, ciascuno con i lati differentemente orientati, così da renderli paralleli ai retrostanti muri del perimetro.
L’andamento di quest’ultimo è sconcertante: dapprima circolare, viene ad un certo punto bruscamente interrotto da pareti a forma stellare per ritornare di nuovo circolare in corrispondenza del portale d’ingresso.
Tutto ciò crea giochi di prospettive, effetti illusionistici, scomposizioni, chiusure di spazi coordinati ad effetti geometrici ben precisi e basati su rapporti reciproci frutto di una acuta ed originale intelligenza costruttiva.
Valga, ad esempio, la straordinaria varietà delle volte, dovuta all'insolito accoppiamento della corona esagonale con quella decagonale: il susseguirsi di volte prima quadrangolari, poi romboidali ed infine triangolari è probabilmente un richiamo alla forma delle tende usate dal popolo longobardo durante il suo lungo girovagare in Europa.
Lo splendore dell'antica chiesa è inoltre testimoniato dai resti degli affreschi delle absidi, i quali, pur nella frammentarietà che ne impedisce l’interpretazione iconografica, rivelano un ampio respiro e tanta potenza espressiva.
La chiesa era completamente affrescata. Lo dimostrano i frammenti tuttora visibili, oltre che nelle absidi, anche su di un pilastro, ai piedi del tiburio e negli spigoli delle pareti a stella.
Nelle due absidi laterali sono presenti elementi superstiti del ciclo dedicato alla Storia di Cristo. In particolare in quella di sinistra è rappresentata la storia di San Giovanni Battista, in quella di destra la storia della Vergine. Della prima rimangono due scene: l'Annuncio a Zaccaria e Zaccaria muto; della seconda l'Annunciazione e la Visitazione.
Santa Sofia non ha mantenuto sempre lo stesso aspetto nel corso dei secoli.Nel secolo XII la chiesa subì infatti un primo restauro che, lasciandone intatta la pianta originaria, vi aggiunse un campanile sulla parte sinistra della piccola facciata ed un elegante portichetto " protiro " all’ingresso, poggiato su quattro colonne.
Questo determinò il parziale abbattimento della facciata, che in origine era lunga solo 9 metri.Nella lunetta centrale, al di sopra del nuovo portale così realizzato, venne anche inserito un bassorilievo che ora si trova sulla porta d’ingresso della chiesa.
In esso è raffigurato Cristo in trono, la Vergine a destra, ed alla sinistra San Mercurio martire (milite romano le cui reliquie - tumulate nel 768 - attualmente riposano sotto l’altare della cappella destra) con a fianco un monaco inginocchiato, forse l’Abate Giovanni IV, restauratore della chiesa.
All'interno si sostituirono i due pilastri all'ingresso con colonne e si sistemò una "schola cantorum" nell'esagono centrale.
Il terremoto del 1688, che rase a suolo la città, causò ingentissimi danni anche in Santa Sofia. Tutta la struttura risultò seriamente lesionata: crollò la cupola centrale esagonale a spicchi, molto più bassa di quella attuale e senza aperture; il campanile romanico si rovesciò sul protiro, distruggendolo completamente.
Con la ricostruzione in forme barocche del 1698 (e le ulteriori modifiche avutesi in seguito al successivo terremoto del 1702) dovuta all'allora Arcivescovo di Benevento Cardinale ORSINI - divenuto poi Papa BENEDETTO XIII - si apportarono radicali trasformazioni che determinarono la scomparsa della primitiva configurazione longobarda e causarono la quasi completa distruzione dei preziosi affreschi del secolo IX.
Gli interventi consistettero, tra l'altro, nella trasformazione della pianta da stellare a circolare, nell'abbattimento e ricostruzione in nuove forme dell'abside centrale, nella rastremazione degli otto pilastri e nella realizzazione della nuova facciata, tuttora esistente. Si realizzarono inoltre due cappelle laterali e la sacrestia.
L'interno fu completamente intonacato ed arredato secondo il gusto barocco.Nel 1951 iniziarono, a cura della Soprintendenza ai Monumenti di Napoli, i lavori di restauro che, con scrupolosi (ma discussi) interventi, permisero di riportare alla luce l'originale schema strutturale murario longobardo e di completare poi le parti demolite o manomesse in occasione della trasformazione barocca.
In particolare furono eliminate le due cappelle a lato della facciata, l'abside centrale ed il muro circolare che aveva incorporato gli spigoli esterni delle pareti stellari. Queste ultime vennero ricostruite seguendo le indicazioni fornite dalle ricerche archeologiche.
Leggeri furono invece gli interventi sulla facciata barocca: furono obliterati i due finestroni ed il rosone, mentre il portale fu arretrato nella posizione originaria.
Vaccheria
Il Nucleo Più Antico Del Borgo Della Vaccheria Si Sviluppò Intorno Al Casino Poi Definito "Vecchio", Abbandonato Dal Re Ferdinando dopo la morte del figlio Carlo Tito, Nel 1778. L'aspetto dell'edificio e' quello di un'aristocratica dimora di campagna, con stalle per l'allevamento del bestiame.
Sorto Per Volontà Del Re In Splendida Posizione Panoramica Sulla Piana Di Caiazzo, Solcata Dal Volturno, Ha Pianta Rettangolare Ed È Composto Da Tre Livelli E Un Seminterrato; Dal Pronao Si Accede Ad Una Piccola Cappella Dedicata A San Leucio Ed Alla Scala Che Porta Ai Piani Superiori, Adibiti Ad Appartamenti Per Il Re E Il Suo Seguito.
L'unico Elemento Di Similitudine Con Il Belvedere È La Presenza Di Numerosi Comignoli. Nello Spiazzo Antistante Al Casino, Terminava La Strada Che Collegava Il Belvedere Con La Vaccheria E Il Casino Di San Silvestro.
Nella Piazza Del Borgo Fu Eretta La Chiesa Di S. Maria Delle Grazie, Su Progetto Di Collecini Portato A Termine Dall'architetto Patturelli, Per Soddisfare Le Esigenze Religiose Degli Abitanti Del Quartiere Che, Prima Della Rivoluzione Del 1799, Lavoravano Nella Fabbrica Di Calze Situata Nell'edificio.
L'inaugurazione Avvenne Il 2 Luglio 1805 Con Grandi Festeggiamenti Che Si Protrassero Per Otto Giorni E Culminarono Con Un Concerto Diretto Da Paisiello. La Facciata Di Tufo A Blocchi Squadrati È In Stile Neogotico, Con Richiami All'architettura Normanna Siciliana.
Nella Pala Dell'altare Maggiore È Rappresentata La Veduta Della Colonia Di San Leucio Con Il Belvedere E I Quartieri Operai. L'opera È Di Pietro Saia E Risale Al 1805. A Partire Dalla Piazza Della Vaccheria Si Sviluppa Il Quartiere Della Madonna Delle Grazie, In Origine Adibito A Canetteria E Ad Abitazione Dei Guardiacaccia E Poi Destinato Ai Lavoratori Della Fabbrica Di Calze.
L'impianto Progettuale Richiama Le Case A Schiera Di San Leucio, Pur Con Una Maggiore Semplicità Delle Caratteristiche Formali. Adiacente Alla Chiesa, Sorge Il Fabbricato Detto Della "Vaccheria" Realizzato A Croce Latina Nel 1774-75 Per Ospitare Le Vacche Di Sardegna, Poi Trasformato In Fabbrica Di Tessuti Di Cotone Nel 1826-27.
Cattedrale di San Paolo
La Cattedrale protonormanna di Aversa, dedicata all'apostolo Paolo, fu edificata sull'area di una precedente chiesa longobarda intitolata allo stesso apostolo, dopo l'istituzione della diocesi da parte del Papa Leone IX nel 1053.
Come indicato dall'iscrizione PRINCEPS IORDANUS RICHARDO PRINCIPE NATUS QUAM PATER INCEPIT PRIUS HAEC IMPLENDA RECEPIT in origine sul portale, attualmente situata all'esterno del transetto, la costruzione del Duomo fu iniziata dal principe capuano e conte aversano Riccardo I (1050-1080) e completato da Giordano (1080-1090), al tempo del terzo vescovo della Diocesi Guitmondo II (1088-1094), benedettino cluniacense abate dell'Abazia di S. Lorenzo; fu abbellito dal principe Roberto II (1127-1135).
Papi e sovrani hanno sostato in preghiera nel "bel San Paolo": Papa Alessandro IV nel 1255 (vi consacrò l'Altare Maggiore), Urbano VI nel 1382, Benedetto XIII; molti re angioini, aragonesi borboni tra cui Carlo III nel 1734.
La tessitura muraria è costituita da grossi blocchi di tufo giallo, scavati in loco creando ampi spazi sotterranei. Forse al di sotto dell'area presbiteriale era stata prevista una cripta, come sembrerebbe indicare l'esistenza di cavità sotterranee, architettonicamente strutturate e pavimentate.
La navata principale doveva essere sorretta, in origine da colonne di marmo, infatti, in occasione del recente restauro eseguito in seguito al terremoto del 1980, colonne antiche sono state rinvenute inglobate nei 4 pilastri di sostegno della cupola e nei 2 arconi terminali delle navate laterali.
Con ogni probabilità la navata centrale era coperta da capriate lignee, mentre le navate laterali presentavano piccole volte. L'incrocio del transetto era coperto da una cupola ottagonale molto meno sviluppata dell'attuale.
L'interno è a croce latina a tre navate divise da pilastri. Ai primi 2 pilastri acquasantiere di marmi colorati. All'incrocio della navata sinistra Battistero risalente alla II metà del XVIII secolo.
Nella seconda campata della navata destra è situato il dipinto S. Bartolomeo riceve dalla Madonna il gonfalone del Santo Sepolcro di Francesco Solimena, firmato e datato 1701. Nella 4° cappella sinistra Crocifisso ligneo romanico d'arte catalana del 1250 circa. Nella 5° cappella sinistra, alla parete destra, il vivace, barocco monumento del cardinale Innico Caracciolo.
Presso l'ingresso alla sagrestia, Adorazione dei Magi, bel dipinto di manierista meridionale, forse Silvano Buono. In sagrestia, due quadri di Angelillo Arcuccio, Madonna col Bambino e Martirio di S. Sebastiano.
Nei 9 secoli di vita il Duomo ha subito incendi, furti e molti terremoti, con susseguenti modifiche e trasformazioni fino al XVIII sec. Alla fine dell'XI secolo risale il primo intervento di ristrutturazione che portò alla creazione del corpo del deambulatorio romanico con cappelle radiali, rarissimo in Italia, uno dei primi esempi nell'arte del Mezzogiorno, magnifico esemplare di solenne architettura normanna primitiva, costituito da 7 campate con volte a crociera a grossi costoloni di sezione quadrata di chiara origine cluniacense e con interessanti capitelli figurati, in minima parte coperti dalle cantorie.
Sono visibili numerosi resti di scultura romanica, fra i quali, nella 1° campata, un portale (XI sec.) della primitiva costruzione, con bizzarre protomi barbute sorrette da nani. Il deambulatorio ha 3 absisi semicircolari; nel pilastro tra abside destro e abside mediana si trova il sepolcro del vescovo Balduino Balduini pisano del tardo '500, di forme classicheggianti, e nel pilastro a sinistra dell'abside sinistra si rinviene un sarcofago di forme trecentesche.
Nella parete del deambulatorio, verso l'altare vi sono 2 bassorilievi con S. Giorgio e il drago e 2 animali e motivi decorativi, opere singolari, ritenute prodotto d'arte barbarica del IX-X sec.Il Duomo devastato da un incendio nel 1134 fu restaurato nel 1255.
A seguito del terremoto del 1349 la cupola ottagonale originaria molto meno sviluppata dell'attuale, crollò e venne ricostruita in forme arabo-normanne, esternamente a tamburo ottagonale, ornata da 128 colonnine marmoree i due ordini sovrapposti, che reggono arcate trilobe cieche e da un lanternino tetrastilo.
A seguito del terremoto del 1457 il campanile originario posto lateralmente la cupola crollò. Nel 1499 il vescovo Paolo Vassallo lo fece ricostruire esternamente al Duomo, e nel 1733 fu collegato alla facciata da un ponte.
Negli angoli del poderoso campanile si trovano incastrate 8 colonne antiche e, nei muri, altri marmi antichi, da Atella, e un busto di un uomo con berretto ducale e scettro in mano, reperito tra i rottami dell'antico Duomo nel corso dei restauri voluti dal Cardinale Innico Caracciolo, Vescovo di Aversa tra il 1703 e il 1715.
Probabilmente il busto rappresentava un principe normanno e doveva far parte di un sepolcro eretto nell'antico duomo per la sepoltura del nobile normanno. Il busto attribuito a Rainulfo, fondatore di Aversa, ma più probabilmente raffigurante Asclettino, secondo Conte di Aversa, fu murato con una lapide su una facciata del campanile del Duomo.
Nel campanile vi fu, come in altre torri, applicata una gabbia di ferro, nella quale nel 1671 furono poste delle teste recise di giustiziati.Nel 1592 Pierto Ursino dedicò un nuovo Altare Maggiore e il Coro Grande.
Nel 1630 il corpo sinistro del transetto venne occupato da una riproduzione della S. Casa di Loreto rivestita di stucco, realizzata su committenza del vescovo Carlo Carafa, su modello dell'omonima opera anconetana, dall'ingegnere aversano Giuseppe de Maio.
Il cardinale Innico Caracciolo, in seguito ai terremoti del 1694 e 1702 che fecero crollare gran parte dell'edificio, affidò la ricostruzione del Duomo all'architetto romano Carlo Beratti (1703-1715) che ideò l'attuale facciata. L'intervento settecentesco culminò poi con l'affidamento dell'incarico per la realizzazione dell'Altare Maggiore a Luigi Vanvitelli, eretto poi da Giacomo Massotti nel 1764.
Nel 1859 la volta, rifatta e indorata fu affrescata da Camillo Guerra, che vi raffigurò episodi della vita di S. Paolo. In questo secolo, l'arcivescovo Carmine Cesarano fece costruire il nuovo pavimento e scrostare l'intonaco che copriva il deambulatorio romanico.
Sacrario Militare e Madonnina del Sacrario
Inaugurato nel 1951 il Sacrario Militare, sorge alle falde di Monte Lungo e in esso riposano le salme dei caduti tra il 1943 e il 1945, provenienti dai vari cimiteri di guerra d'Italia. Alla sommità della scalinata centrale è posta una Cappella ai cui lati ci sono i loculi dei morti durante la battaglia di Monte Lungo. Al centro della cappella sorge un altare, scolpito dal Canonica su cui è posta una statua in marmo bianco che mostra un soldato moribondo nella visione di Cristo.
Di fronte al Sacrario è sorto un museo militare, in cui sono raccolti documenti, armi, foto e suppellettili varie, a ricordo della guerra. Nel cortile antistante il museo sono custoditi alcuni carri armati e pezzi di artiglierie italiane e inglesi, usati durante la guerra. Ancora oggi ogni anno l'8 dicembre avviene la commemorazione dei caduti durante la battaglia di Monte Lungo. La celebrazione è presieduta dal presidente della Repubblica, i ministri addetti e le autorità locali.
Pochi metri piu' in alto una statua della Madonna detta per l'appunto "Madonnina del Sacrario" sembra vegliare e benedire il sonno dei caduti.
Basilica benedettina di S.Michele Arcangelo
La Basilica di Sant'Angelo in Formis, è tra i monumenti più significativi del Meridione per lo stile romanico e per il ciclo di affreschi che custodisce. Affonda le radici nel tempio pagano di Diana Tifatina (perchè si trovava sul Monte Tifata), un santuario federale dei popoli campani, detto in o ad formas per la presenza degli acquedotti che portavano acqua a Capua.
La facciata è preceduta da un portico a cinque arcate sostenute da quattro colonne con capitelli corinzi provenienti dal tempio di Diana. Nella lunetta centrale c'e un affresco dell'XI secolo che raffigura San Michele e, accanto, uno del XII secolo che raffigura la Madonna in preghiera. Nelle altre lunette si possono ammirare affreschi duecenteschi con la Tentazione di Sant'Antonio Abate e San Paolo Eremita nella grotta, di Due Santi che si abbracciano; Due Santi che dividono il pane recato da un corvo; Antonio vede l'anima di Paolo salire al cielo.
L'interno è a pianta basilicale, con tre navate divise da 14 colonne con capitelli corinzi che sorreggono archi e con tre absidi semicircolari. Tra gli altri elementi si vedono un'iscrizione datata 74 a. C. e avanzi di mosaico della chiesa di San Benedetto di Capua. I mosaici più interessanti anche come estensione si trovano presso la porta della sagrestia e risalgono all'XI secolo. Da notare l'acquasantiera formata da un'ara romana e il fonte battesimale. Il Ciclo di Affreschi comprende le raffigurazioni di: Isaia; Ezechiele; Geremia; Michea; Balaam; Malachia; Zaccaria; Mose; David; Salomone; Sibilla Persica; Osea; Sofonia; Daniele; Amos sugli archi della navata mediana, e, ancora: Cristo e Zacchea; la Samaritana; L'adultera; Guarigione del cieco nato; Resurrezione di Lazzaro; Cristo e la moglie di Zebedeo; La Cena di Betania; Entrata in Gerusalemme; L'Ultima Cena; Lavanda dei piedi; Orazione nell'Orto di Getsemani; Cattura di Cristo; Cristo deriso; Pilato si lava le mani; Cristo segue il Cireneo; La Crocifissione; Sepoltura di Cristo; Discesa al limbo; Le Marie al Sepolcro; Cristo a Emmaus; Cristo appare ai discepoli; Incredulita di San Tommaso e Ascensione. Un secondo ordine di affreschi, superiore al primo, risulta molto deteriorato dal tempo. Tra le aperture monofore c'è un terzo ordine di affreschi, soltanto in parte conservato, nel quale si distinguono: L'Epifania; Disputa coi Dottori; Predicazione del Battista; Battesimo di Gesù; Gesù sulle onde del lago di Tiberiade.
Nell'abside si notano gli affreschi di: Madonna col Bambino benedicente tra due angeli e Sei figure di Santi. Nell'abside mediana si possono ammirare gli affreschi: Mistica colomba e Cristo in trono benedicente; Simboli degli Evangelisti; L'abate Desiderio; gli Arcangeli Gabriele, Michele, Raffaele e San Benedetto. Nella facciata c'è il grande affresco, su cinque ordini orizzontali, del Giudizio Universale, con una grande figura di Cristo. Altri affreschi (tra i quali una falsificazione ottocentesca) compaiono nella parete della navata destra e comprendono, tra gli altri, quelli della Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre e Offerte di Caino e Abele, mentre, sulla parete della navata sinistra si possono ammirare quelli di Noè; Uccisione di Abele e altre opere.
Santuario di Sant'Antonio
La fondazione del convento di Teano risale alla prima metà del secolo XIV, quando i francescani Fra Martino da Campagna e Fra Nicola da Castellammare ne iniziarono l'edificazione autorizzata con la Bolla Sincerae devotionis affectus di papa Martino V del primo ottobre 1427.
Secondo un'antica tradizione, ripresa da storici come il Gonzaga, il convento sorse per incitamento di S. Bernardino da Siena che vi dimorò per qualche tempo.
Al primo piano del convento una piccola cella, nella quale si vuole abbia dimorato il Santo, fu trasformata in cappella a lui dedicata ed il pozzo nel chiostro è da sempre chiamato Pozzo di San Bernardino perché cavato nel luogo indicato dal Santo.
Sin dai primi anni il convento ricevette generose donazioni dalla nobiltà e dai fedeli di Teano e fu ampliato con nuovi ambienti e con la chiesa, sorta accanto alla preesistente piccola cappella della SS. Trinità.
Appartengono difatti all'epoca della fondazione il refettorio ed il bel chiostro tardo gotico, che lo storico dell'Ordine francescano P. Cirillo Caterino definì "gioiello d'arte fra i più belli dell'epoca nel Mezzogiorno d'Italia", interamente scolpito in tufo grigio locale, con i fasci di colonne separati dalle eleganti arcate ogivali da capitelli con ricca decorazione di figure zoomorfe e motivi vegetali, ornato in un capitello dallo stemma della famiglia teanese Martino de Carles grande benefattrice del convento. La chiesa, dedicata a S. Antonio di Padova, divenne ben presto meta di ferventi pellegrinaggi, mentre il convento ospitò frati di santa vita in numero sempre crescente; la festa di S. Antonio richiamò tanti pellegrini da dare origine alla famosa fiera tra le più importanti d'Italia per il commercio degli equini.
In pochi secoli al santuario furono aggiunte nuove fabbriche, come quella sulla sommità della collina, costruita nel 1740 per ospitare il seminario serafico; la chiesa fu splendidamente dotata di arredi e di altari. Fra i tanti ex voto offerti vi erano persino un enorme fanale e lo stendardo di una feluca turca, donati dal teanese cavalier Grimaldi, comandante di navi dei cavalieri di Malta nella battaglia di Lepanto, che assalito da agguerrite navi ottomane aveva invocato la protezione di S. Antonio.
Nel 1718 Gaetano Zarone, alla cui famiglia fu concessa la sepoltura al centro della navata che custodisce le spoglie del Vescovo Tommaso Zarone, fece erigere a sue spese il possente campanile. Tanto splendore di arte e tanta manifestazione di fede non valsero però ad arrestare la vandalica empietà delle truppe francesi del gen. Championnet che nel 1799 saccheggiarono e incendiarono chiesa e convento, dando alle fiamme la cospicua biblioteca e la statua del Santo.
Dopo la Restaurazione si dette avvio alla ricostruzione, ma l'Unità d'Italia riservò al convento la soppressione e la confisca. Alcuni frati riuscirono a permanervi con il compito di custodirlo, ma la politica anticlericale non consentì altro. Nel 1897 i frati poterono riacquistare il convento e dare inizio al restauro, compiuto nel 1903 con la riconsacrazione della chiesa, per opera del Guardiano P. Valentino Barile, furono infine rifatti gli stucchi esterni della chiesa e del campanile.
Poco noto, ma di eccezionale importanza fu il ruolo del convento durante l'ultimo conflitto mondiale. In previsione dei bombardamenti su Napoli nel convento furono segretamente trasferiti ingenti fondi librari della Biblioteca Nazionale.
Il convento fu poi occupato dai tedeschi, trai i quali si trova anche un ufficiale medico, il capitano Maximilian Becker, che preoccupato per la distruzione di tante opere d'arte, si rese promotore di meritorie iniziative. Approssimandosi a Teano la linea di fuoco, organizzò il trasferimento di tutti quei libri, ben 680 casse, al castello di Spoleto e concepì un analogo piano di salvataggio delle opere d'arte della biblioteca e degli archivi di Montecassino.
Incoraggiato e sostenuto dai francescani P. Giovangiuseppe Carcaterra e P. Baldassarre Califano, si recò col P. Carcaterra a Montecassino per sottoporre il piano all'Abate Diamare ed ebbe parte nel provvidenziale trasferimento di quei tesori d'arte e di cultura.
Da qualche anno il Santuario di Teano, che il Ministro Provinciale P. Rufino Di Somma recentemente ha definito "Il Santuario dei ritorni", è tornato ad essere grande centro di intensa spiritualità per lo zelo di P. Nunzio Ammirati e di Fra Giovangiuseppe Esposito che hanno dato vita, tra l'altro, a incisive e moderne iniziative pastorali di considerevole rilevanza sociale.
Basilica dell'Incoronata Madre del buon consiglio
Basilica di recente costruzione (1960). Il progetto di Vincenzo Veccia si ispira alla Basilica di San Pietro.
Nei dintorni si trovano importanti siti: le Catacombe di San Gennaro, la Reggia e il Parco di Capodimonte. La Basilica ha custodito opere d'arte momentaneamente trasferite da chiese danneggiate dal terremoto del 1980. L'interno ancora oggi custodisce, oltre alla venerate immagine della Madonna del Buon Consiglio, alcune importanti opere d'arte.
Un iscrizione su di una lastra di pietra all'ingresso della chiesa recita cosi:
"Scossa dalla violenza del sisma che alle ore 19:35 di domenica 23 novembre 1980 sconvolse Napoli, il busto marmoreo si stacco' dal blocco inferiore della statua raffigurante la Madonna con il bambino e precipito' dall'alto della facciata, frantumandosi sulla scala di accesso al tempio, e' stata accuratamente restaurata, la sacra immagine fu qui riposta il 26 aprile del 1981 e vi e' rimasta come oggetto di continua testimonianza di amore e pieta' mariana fino al 4 giugno del 1983, allorquando, consolidate le strutture della facciata, e' stata ricollocata al suo posto in alto, vigile protettrice alle soglie della citta' ".
Santuario S. Maria a Parete
A custodire la sacra Immagine della Regina delle Vittorie e curare il culto ed il decoro del Santuario furono chiamati i Canonici Regolari Lateranensi, che eressero la grandiosa Basilica attuale e ricostruirono, grazie alla munificenza di un patrizio nolano, il tempietto della Vergine, adornandolo dentro e fuori di molte opere d’arte.
In seguito alla soppressione napoleonica degli Ordini religiosi del 1807, i Canonici Lateranensi furono costretti ad abbandonare il Santuario, che per breve tempo passò nelle mani della Congrega di S. Maria a Parete di Liveri.
Poco dopo esso fu affidato ai Padri della Congregazione Pisana, i quali incrementarono il culto alla Vergine, costruirono il campanile, restaurarono ed abbellirono la Basilica, che fu consacrata il 20 gennaio 1861. Purtroppo una nuova soppressione, più grave della precedente, decretata dal Regno d’Italia nel 1866, determinò un periodo difficile per la vita del Santuario, che fu di nuovo affidato alla Congrega di S. Maria a Parete, sotto la vigilanza del Comune.
Dal 1894 la famiglia francescana dei Frati Minori di Napoli ha la custodia del Santuario, ne cura il servizio liturgico e l’accoglienza dei fedeli.
Il terremoto del 1980 e un furioso incendio il 29 gennaio 1989 non hanno fermato la vita del Santuario, che, grazie allo zelo e ai sacrifici dei Frati e dei suoi devoti in Italia e all’estero, è risorto dalle sue ceneri.
Sotto lo sguardo vigile e la protezione dell’Immacolata Regina delle Vittorie sono vissute e si sono formate generazioni di studenti francescani, aspiranti al sacerdozio e sono state assistite ed educate schiere di orfanelle, sottratte alla povertà e all’abbandono.
Da poche mesi, per volontà dei Superiori e per arcani disegni del cielo, la Provincia Francescana di Napoli ha curato il restauro dei locali del Convento destinati al nuovo Studentato Teologico e i giovani frati hanno fatto ritorno al Santuario tra la gioia e l’esultanza delle autorità e del popolo Liverese.