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Agriturismo Scopri l'ItaliaEmilia RomagnaLe Province della Regione Emilia Romagna

Le province della regione Emilia Romagna

Storia Bologna


Sede di antichissimi insediamenti che si fanno risalire al Paleolitico superiore, costituì (sec. X-IX) un notevole centro della civiltà villanoviana. Ai primitivi abitatori si sovrapposero poi altri popoli (Liguri, Umbri) finché nel sec. VI a. C. prevalsero gli Etruschi con i quali assunse il nome di Felsina. Nodo stradale di rilievo e ricco mercato, nel sec. IV a. C. fu presa dai Galli Boi che la chiamarono Bononia e ne fecero uno dei loro maggiori centri. I Romani vi dedussero una colonia all`inizio del sec. Il a. C. e la città divenne in breve un municipio assai prospero. Ma, duramente colpita dalle invasioni barbariche (vi passarono, tra gli altri, Alarico e Attila), decadde, riducendosi nei primi secoli del Medioevo a un modesto borgo in rovina. Riemerse (sec. X-XI) come città autonoma. Nel primo ventennio del sec. XI si diede una prima costituzione comunale mentre già dal 1088 aveva preso avvio il suo celebre Studium. La partecipazione alle guerre contro il Barbarossa e ancor più a quelle contro Federico Il (sec. XIII) conferì potenza alla città (1249; battaglia di Fossalta e cattura di re Enzo) e ne favorì l`espansione (Modena, Imola). Fiorì in tutta Europa il prestigio dell`università, fiorirono le arti, il commercio; Bologna divenne una città ricca. Ma ben presto scoppiarono violente lotte intestine: ne approfittò la Chiesa che impose un proprio cardinale-legato (1327) ma appena dieci anni dopo il potere laico riprese il sopravvento. Si impose la famiglia dei Pepoli la cui tirannica signoria finì con la cessione per denaro della città ai Visconti (1351). Il potere della Chiesa tornò a costituirsi nel 1357 col cardinale Albornoz ma fu un dominio contrastato da torbidi e sommosse. Fu anzi l`inizio di un confuso periodo di agitazioni e di colpi di mano che si protrassero per tutto il sec. XV, durante il quale emerse (1401) un`altra grande famiglia bolognese, quella dei Bentivoglio, che riuscì, specie con Giovanni I, Sante e Giovanni Il a dominare la vita politica della città, destreggiandosi abilmente tra papato e ducato di Milano. Con l`avvento al papato di Giulio Il, Bologna tornò nel 1512 nell`alveo della Chiesa. Fu un ritorno definitivo; ma il lungo e sonnolento governo pontificio non riuscì ad evitare che la città divenisse, nel sec. XVIII, un attivo centro giacobino e poi, dopo la ventata napoleonica, che Bologna desse un notevole contributo alla causa della libertà. Capitale delle Province Unite nel 1831, a seguito del moto di Ciro Menotti, l`8 agosto 1848 cacciò gli Austriaci dopo averli battuti alla Montagnola. Nel 1849 vide il sacrificio di Ugo Bassi; finché, divenuta sede di un governo provvisorio nel 1859, l`anno successivo sanzionò con plebiscito la sua annessione al regno d`Italia.



Storia Ferrara


Ferrara nasce alla biforcazione dei rami del Po denominati Volano e Primaro. Il nome è romano e deriva da Forum Alieni (circa 220 a.C.), come documentato dal Boccaccio nel suo "De Fluminus et Silvis" in cui cita un oppedium posto alla sinistra del Po "quod olim Forum Alieni vocavere veteres, hodierni vero vocant Ferrariam".
La città, data la posizione geografica importante per lo sbocco sull'Adriatico, ha subito le varie dominazioni che si sono susseguite nei secoli successivi sul territorio della penisola: barbari, imperatori e Papato.
Nel Medioevo, dopo essere stata contesa tra le potenti famiglie degli Adelardi e dei Salinguerra, sul finire del XII sec. cade sotto il dominio degli Estensi, celebre famiglia longobarda, che già possedeva Este, Montagnana, Rovigo e Badia Polesine.
Dopo un periodo di instabilità, nel 1287 Obizzo II viene nominato signore e governatore della città ed inizia lo sviluppo di Ferrara che sarà per secoli legato alle sorti della famiglia Estense.
Lo spostamento del corso del fiume Po a Nord di Ferrara (1152) e le fortezze costruite dagli Estensi come la Rocca Possente (Stellata) e Ficarolo nella zona della deviazione, assicurano alla città il dominio dei commerci e quindi una grande prosperità.
Agli albori del Seicento, con il passaggio alla Santa Sede (convenzione faentina del 12 Gennaio 1598) Ferrara conosce periodi di grave decadenza. Oltre quarantamila ettari di terreno già bonificato diventano di nuovo palude dove regna la malaria. Nel periodo napoleonico (1807) inizia un faticoso cammino di rinascita che si conclude con il plebiscito dell'11 marzo 1860 che sancisce l'adesione al Regno d'Italia.
Nel Novecento la città assume un ruolo importante nella lotta antifascista, come testimoniano numerose testate di giornali ferraresi: "Lo Svegliarino" monarchico e anticlericale; "Il Povero" della sinistra repubblicana; "Il Petrolio" gazzetta del proletariato; "La Domenica dell'Operaio" cattolico; "La Scintilla" socialista.
Durante l'ultima guerra Ferrara ha subito ben 37 bombardamenti ma è riuscita a compiere una grande opera di risanamento tanto da meritarsi l'appellativo, secondo lo storico J. Burckhardt, di "prima città moderna d'Europa" in quanto è stata la prima a darsi un piano regolatore. Infatti, già nel 1500 l'architetto Biagio Rossetti introdusse il principio delle "addizioni" che consisteva nell'aggiungere nuovi quartieri a quelli già esistenti senza stravolgere i precedenti e congiungendo la città nuova con quella antica. Le più importanti addizioni che hanno dato alla città l'assetto attuale sono quelle di Borso I d'Este nella prima metà del XV secolo e di Ercole I d'Este alla fine del XV secolo.


Storia Forlì


Abitato fin dal V secolo a.C. da popolazioni autoctone di origine multiforme (in prevalenza umbri, con vari influssi rimasti dall'invasione celtica), il territorio forlivese subì nel III secolo a.C. l'invasione romana, con la conseguente costruzione della via Emilia e l'assegnazione di terre, suddivise in poderi, ai cittadini delle nuove colonie.
Risale proprio a questa epoca la denominazione del villaggio come "Forum Livii" (il foro di Livio), che la tradizione ha spesso indicato, come fondatore, il console Livio Salinatore senza trovare peròconferma in precisi riscontri storici.
Il piccolo nucleo urbano, costituito da un quadrilatero di circa cento metri per lato in cui è possibile rintracciarele fondamenta dell'antico castrum, rimase per secoli un tranquillo centro di smistamento agricolo, legando poi la sua storia aquella dell'Esarcato, alle invasioni dei Visigoti (V sec. d. C.) e alla dominazione longobarda (VIII sec. d. C.), fino alla suaannessione ai territori pontifici.
Libero comune nel XI secolo, Forlì si caratterizzò per la scelta ghibellina a fianco dell'Imperatore, contrapponendosi alle vicine città guelfe di Faenza e Bologna.
Liberatasi dal dominio papale, la città divenne infatti rifugio per gli esuli ghibellini (fra i quali, nel 1303, ancheDante Alighieri), vivendo poi (XIII sec.) la disputa fra le famiglie degli Orgogliosi e degli Ordelaffi, vinta da quest'ultima,che mantenne la signoria sulla città fino al 1480.
Con la morte di Pino III Ordelaffi, avvenuta appunto nel 1480, la cittàtornò sotto il dominio delPapa Sisto IV il quale ne affidò il dominio al nipote Girolamo Riario, affiancatodalla moglie Caterina Sforza.
Alla morte del Papa, Riario perse ogni appoggio politico nella zona, e morì in una congiura nel 1488.
Caterina prese allora in mano le sorti politiche e militari della città, difendendola con coraggio fino al 1500, anno in cui Cesare Borgia, il Duca Valentino figlio del Papa Alessandro VI, assediò e prese la rocca forlivese. Il dominio dei Borgia, con il ritorno degli Ordelaffi, ebbe però breve durata:Forlì tornò infatti ben presto sotto lo Stato pontificio, allora guidato
da Giulio II della Rovere.
In questo periodo di pieno Rinascimento, la città diede i natali a importanti personalità, quali i pittori Melozzo degli Ambrogi, Marco Palmezzano e Sebastiano Menzocchi, all'architetto Pace Bombace, ai condottieri Romanello da Forlì e Giovanni delle Bande Nere,figlio di Caterina Sforza e Giovanni de Medici.
Nel '600 e nel '700 la produzione architettonica in stile barocco sovrappose nuovi e imponenti edifici a quelli medioevalie rinascimentali.

Sono di questo periodo il Macello Comunale, l'ospedale "Casa di Dio" in Borgo Cotogni, la Porta Pia e la Porta di Schiavonia.
Il 4 febbraio 1797 le truppe napoleoniche entrano in città, e con loro arrivano anche radicali cambiamenti(requisizione del bestiame e di edifici, istituzione di circoscrizioni obbligatorie e, soprattutto, soppressione degli ordini religiosi) che modificano radicalmente l'assetto cittadino.
I conventi divengono caserme, carceri o magazzini; alcuni vengono demoliti (come quello di S.Francesco), lasciando iprimi squarci nel tessuto urbano.
Nascono in questo periodo i palazzi della piccola e media borghesia che caratterizzano, con le loro semplici forme neoclassiche, l'attuale Corso della Repubblica e via Giorgio Regnoli.
Molto attivo in città è ora l'architetto Luigi Mirri, affiancato dal pittore Felice Giani .
Il mecenatismo di alcune famiglie porta a Forlì anche un grande artista come Antonio Canova, che qui ha lasciato il monumento funebre a Domenico Manzoni nella chiesa della SS. Trinità e la celebre Ebe, conservata oggi nella Pinacoteca comunale.
Nel 1815 la città torna sotto il dominio della Chiesa.
Comincia allora la restaurazione, con il ripristino degli ordini religiosi, la riapertura dei conventi e la ricostruzione, dalle fondamenta, del Duomo.
Le truppe austriache mantengono l'ordine in città con rigore militare: i principi libertari lasciati dietro disè dalla Rivoluzione francese avevano però ormai lasciato una traccia molto profonda nei forlivesi, che in quegli anni danno vita alle "vendite" carbonare organizzando un'intensa attività cospirativa.
Fra i più importanti patrioti dell'epoca Piero Maroncelli, nato a Forlì nel 1795 e morto a New Yorknel 1846, dopo aver conosciuto atroci sofferenze nella prigione austriaca dello Spielberg a fianco di Silvio Pellico.
Votata nel 1859 l'annessione alla monarchia Sabauda, Forlì si proietta verso il nuovo secolo con occhio aperto al progresso (nascono ora le prime organizzazioni politiche fra cui i liberali, i repubblicani mazziniani, gli internazionalisti e i cattolici) e allo sviluppo edilizio: la fascia
esterna alle mura, demolita a partire dal 1905, viene occupata da nuovi palazzi e dalla ferrovia.
Nel 1889 l'amministrazione cittadina passa nelle mani dei repubblicani, che la mantennero fino all'avvento del fascismo.
Con Mussolini Forlì visse il destino di centro urbano destinato a divenire "la città del Duce", con tutti gli attributi simbolici e magniloquenti che ne consegue.
Fu l'epoca quella di pesanti "risanamenti" edilizi che modificarono radicalmente alcuni quartieri storici e alcune prospettive, a partire dalla stessa Piazza Saffi.
Il primo Piano Regolatore, infatti, improntato ad un deciso gusto littorio, risale al 1931.
Caratteristico dell'architettura fascista il complesso di Piazzale della Vittoria, ad opera dell'architetto Cesare Bazzani e dello scultore Bernardini Bonifava, con il collegio areonautico (oggi ospitante l'Istituto Magistrale, il Liceo Classico e Scuole medie) affiancato da una gigantesca statua di Icaro, e l'ampio viale della Libertà che si apre di fronte al centrale monumento ai caduti verso la stazione ferroviaria.
La fine della guerra con la conseguente ritirata delle truppe tedesche e i bombardamenti alleati arrecano danni irreparabili: S.Mercuriale viene gravemente danneggiata, le barriere Saffi e Mazzini e la chiesa di S. Biagio, ospitante gli unici affreschi di Melozzo sono rase al suolo.
Anche la torre civica e il campanile del Duomo vengono distrutti, travolgendo nel crollo il teatro e parte della cattedrale.
Gli anni del dopoguerra portano con sé la volontà di ricostruire il patrimonio artistico distrutto dalla guerra (S. Biagio, il campanile del Duomo, la torre civica e quella dell'acquedotto) e l'ampliamento della città in una periferia non sempre urbanisticamente organizzata.



Storia Modena


Modena venne fondata nel III secolo a.C. dal popolo dei Celti e in seguito, come parte dell’Impero Romano, divenne un importante centro agricolo sulla Via Emilia.
Dopo le invasioni barbariche del V e del VI secolo, la città riprese le attività commerciali e, nel IX secolo, venne edificata la prima cerchia muraria che segnerà lo sviluppo della città per tutto il Medioevo sino alla sua costituzione in Libero Comune.
Dopo il breve dominio mantovano nel 1289, Modena torna, nel 1336, alla casata degli Estensi che la governeranno sino al 1796.
Gli anni della guida estense definirono un periodo di splendore in cui il nucleo urbano si ampliò e vennero tracciate le strade del centro storico secondo il 'modello a scacchiera' della vicina Ferrara.
Nel 1598, Modena, divenne capitale del Ducato degli Estensi e venne arricchita di numerosi edifici religiosi e civili che conferirono alla città un aspetto maestoso e solenne.
Nel XIX secolo la dinastia austro-estense si impegnò nell’ammodernamento della città che, nel 1900, subì un cambiamento totale dell’assetto urbanistico con l’abbattimento della cinta muraria sostituita dalla circonvallazione alberata tuttora esistente.


Storia Parma


La citta' di Parma ha origini antichissime, e forse era un centro abitato gia' nell'Eta' del bronzo.

Il primo nucleo urbano e' di origine etrusca. Il nome della citta' sembra derivare appunto da questa civilta' ma la tradizione vuole che provenga dal latino: divisa in due dal torrente Parma, la citta' somigliava a uno scudo (in latino,Parma).

Della citta' antica, come la colonia romana fondata nel 183 a.C. lungo la via Emilia, con la funzione di stazione di rifornimento, e presidio militare nel territorio gallico non resta quasi nulla, a parte qualche tavola di bronzo, vasi, monete e statue.

Nel centro urbano, e' ancora visibile il cardo con orientamento nord-sud (via Farini,via Cavour), e il decumano con orientamento est-ovest (via Repubblica, via Mazzini e via Massimo D'Azeglio). Il foro (punto di incrocio) e' individuabile in Piazza Garibaldi. Poco sopravvive della Parma del sucessivo periodo, sacheggiata da Attila, divisa da Odoacre tra i suoi fidi, rifiorita con Teodorico, e sucessivamente distrutta da Totila. Non rimane invece alcuna traccia del periodo longobardo , ne di quello carolingo , quando la citta' fu governata da una lunga serie di vescovi-conti.

Le vestigia architettoniche piu' antiche risalgono al XII secolo. Il Duomo raso al suolo da due incendi viene riedificato dopo il Mille e sopravvive, modificato, dopo il terremoto del 1117. La costruzione del Battistero inizia nel (1196), e doveva essere il centro della citta'. Fu costruito con marmo rosso di Verona, trasportato lungo il fiume Po e un canale navigabile che arrivava fino in piazza Duomo.

Con le lotte tra i Guelfi e i Ghibellini , la citta' e' sottoposta a saccheggi, incendi e massacri. Con l' avvento delle Signorie, Parma diventa oggetto di baratto; gli Este la vendono ai Visconti per 70.000 fiorini d'oro, poi la ricomprano per venderla ancora ai Visconti per meno della meta' della somma precedentemente pagata. Sotto gli Sforza riesplodono le rivalita' tra le grandi famiglie cittadine, che continueranno a intrigare e combattere con Ludovico il Moro, e i francesi di Luigi XII. Il dominio dei Farnese dura quasi due secoli (1545-1731). Il piu' illustre della dinastia e' Ranuccio I, che promuove nuove leggi e fonda il Collegio dei Nobili. Fa costruire il teatro che porta il nome del suo casato, e ampliare il Palazzo della Pilotta.

Ranuccio I muore nel 1622, e per non perdere il Ducato, l'ultimo dei Farnese (Antonio) nomina erede universale il "ventre della moglie", che dopo otto mesi di stretta sorveglianza, non porta alla luce l'erede. Il Ducato passa quindi ai Borbone. Con l'arrivo a Parma di Guglielmo du Tillot, nominato segretario di stato da don Filippo di Borbone nel (1759), vive forse il momento piu' alto della sua cultura. Maestri parigini importano le raffinatezze dell' artigianato francese. Apre L'Accademia delle Belle Arti (1752), nasce la Biblioteca Palatina (1762), il Museo di Antichita'(1763), l'Orto Botanico (1768) e la Pinacoteca si arricchisce di capolavori. L'agricoltura rifiorisce e i gesuiti perdono il monopolio dell'istruzione, mentre vengono aboliti i privilegi ecclesiastici. La citta' prima dell'arrivo dei Borbone era una realta' urbana disgregata. Con il francese Ennemond Alexandre Petitot, chiamato nel 1753 come architetto di corte, Parma assume un nuovo volto.

Il matrimonio di don Ferdinando (1765-1802) figlio di don Filippo, con Maria Amalia, figlia di Maria Teresa d'Austria, segna la fine dell'influenza francese, passando a quella austriaca. Nel 1796 Napoleone prende possesso degli stati parmensi di cui don Ferdinando, dichiaratosi neutrale, rimarra' Duca fino alla morte. Col congresso di Vienna (1815) il Ducato viene assegnato a Maria Luigia , figlia dell'imperatore d'Austria Francesco I e moglie di Napoleone, con la clausola che alla sua morte il regno torni ai Borbone di Lucca. Maria Luigia molto amata dai suoi sudditi, attuo' una politica moderata e basata sull'assistenzialismo. A lei si devono le prime attrezzature pubbliche, e altre opere tra cui le piu' importanti, come il Cimitero della Villetta (1817), il ponte sul fiume Taro, il Teatro Regio (1821-29).

Dopo una breve reggenza di Carlo II, succeduto a Maria Luigia morta nel 1847, prende il potere Carlo III che militarizza la citta' creando un tale scontento dei cittadini con la sua politica che culmina col suo assassinio nel 1854.

Luisa Maria di Berry, sua moglie regge lo stato in nome di suo figlio, modificando la politica adottata dal marito e promuovendo opere pubbliche. Nel 1859 la Duchessa fu costretta a lasciare il Ducato per l' annessione di Parma al regno sabaudo di Vittorio Emanuele II.


Storia Ravenna


Secondo le fonti antiche Ravenna fu fondata da Greci della Tessaglia e quindi abitata dagli Umbri; scampò alle invasioni galliche e, nel 191, dopo la vittoria dei Romani sui Boi, subi l'influsso romano; nell'89 a.C. divenne municipio e nell'82 funzionò come porto di appoggio per la flotta di Metelo.
Con Augusto fu scelta come base navale della flotta imperiale operante nell'Adriatico, con la costruzone del porto di Classe. Dopo le invasioni barbariche dei Goti di Alarico, l'imperatore Onorio vi stabilì, nel 402, la capitale dell'impero di Occidente. Ebbe inizio allora un periodo di grande prosperità e potenza, non interrotto neppure dalla conquista di Odoacre (476) e poi di Teodorico (493).
Conquistata una prima volta dai Bizantini, guidati da Belisario, verso la metà del VI sec., fu da essi posta a capo dei loro domini in Italia (Esarcato) sul finire dello stesso secolo. Dopo alcuni tentativi di resistenza alle forze longobarde, Ravenna aprì le porte al loro re Liutprando.
L'Esarcato, per accordi tra Longobardi, papato e impero, ritornò poi sotto il dominio bizantino, ma, a causa della concorrenza di Venezia e del progressivo allontanamento del mare, la sua giurisdizione si ridusse notevolmente (attuale Romagna).
Nel 751 il re longobardo Astolfo conquistava Ravenna e poneva termine al dominio bizantino nell'ltalia settentrionale. Nel 756 i Longobardi cedettero Ravenna e il suo territorio ai Franchi di Pipino, i quali ne fecero dono a papa Stefano II.
Gli arcivescovi di Ravenna, appoggiati dall'aristocrazia locale, opposero una tenace resistenza alla sottomissione alla Santa Sede e non rinunciarono al dominio temporale dell'Esarcato. Si schierarono pertanto dalla parte degli imperatori germanici e divennero grandi feudatari dell'impero appoggiandone la politica durante la lotta per le investiture e nelle successive guerre contro i Comuni. Il sorgere dei comuni romagnoli ridusse la signoria degli arcivescovi alla sola città e a Cervia. L'età comunale vide l'affermazione di alcune famiglie, tra le quali dopo lunghe lotte si affermò quella dei Da Polenta, cbe governò la città dal 1282 al 1441. Passata a Venezia, vi rimase fino al 1509, anno in cui rientrò a far parte stabilmente dello Stato della Cbiesa divenendo sede del legato pontificio per la Romagna.
Nel 1512 la città fu saccheggiata dai Francesi durante la guerra della Lega Santa. Decaduta economicamente e tormentata dalle guerre civili, nel 1797 passò ai Francesi facendo parte del dipartimento del Rubicone.
Alla caduta di Napoleone, Ravenna, ritornò al papa e, nel 1860 fu annessa al Piemonte.


Storia Reggio Emilia


Con l'arrivo dei romani, all'inizio del II secolo A.C., Reggio Emilia (Regium Lepidi) diviene un centro urbano inserito nel sistema viario fondato sulla via Emilia, mentre, all'intorno, la pianura viene bonificata e colonizzata. Sparsi ritrovamenti testimoniano di una vita economica che si mantiene intensa per tutto il periodo imperiale fino alle invasioni barbariche. A partire dall'VIII secolo la continuità dei poteri civili e il permanere della struttura urbana sono garantiti dal Vescovo. Nell'XI secolo è in terra reggiana il cuore della contea di Matilde, fortificato da un imponente sistema di castelli. Tra le mura di Canossa, nel 1077, si svolge uno degli avvenimenti più conosciuti delle lotte per le investiture: l'imperatore Enrico IV, in veste di pellegrino invoca davanti al Papa Gregorio VII, lo scioglimento della scomunica. Intanto sulle ceneri del feudalesimo stanno nascendo i liberi comuni: Reggio è tra i primi. Agli inizi del sec. XV passa sotto il dominio degli Estensi. Presenze importanti segnano il Rinascimento reggiano: da Matteo Maria Boiardo, conte di Scandiano, il poeta dell'Orlando Innamorato, che fu governatore di Reggio verso la fine del XV secolo, a Ludovico Ariosto, il grande poeta dell'Orlando Furioso, nato a Reggio nel 1474. I secoli XVII e XVIII sono tormentati da guerre, pestilenze e saccheggi di opere d'arte. Nei periodi di pace, la creatività dei reggiani ha modo di manifestarsi con l'edificazione di sontuosi palazzi e numerosi edifici religiosi, primo fra tutti l'imponente Basilica della Ghiara innalzata, con eccezionale concorso d'artisti, nella prima metà del seicento e con il mirabile sviluppo dell'arte della seta. Il 7 gennaio 1797, prima sede di un parlamento italiano, Reggio vede nascere, con la Repubblica Cispadana, il Tricolore, futura bandiera d'Italia. Durante il ventennio fascista sempre vivo restò a Reggio lo spirito di resistenza che culminò nella lotta di liberazione. Per l'apporto dato dalla città alla riconquista della libertà, il gonfalone di Reggio Emilia è stato decorato con medaglia d'oro al valor militare.

fonte: www.turistaonline.net

Stroria Piacenza

Piacenza sorge sulla riva destra del Po, nel punto di incrocio delle vie di comunicazione che attraversano la pianura Padana sud-occidentale. I primi insediamenti in quest'area risalgono all'età del bronzo e della pietra. In seguito, Galli ed Etruschi dovettero abitare il territorio, mancano, però, tracce sicure.
La fondazione del primo nucleo urbano si data nell'anno 218 a.C., quando seimila romani danno vita alla colonia di "Placentia", lasciando tracce ben visibili nel tracciato della città, come rivela l'impianto quadrato, impostato sul "cardo", il "decumano" e un reticolo di vie ortogonali.
La colonia sarà subito messa alla prova durante la seconda guerra punica da Annibale con la sanguinosa battaglia sul fiume Trebbia. In età repubblicana e imperiale Piacenza diventa un importante municipio e un fiorente porto fluviale e a partire dal 187 a.C. farà capo qui la Via Aemilia, poderosa dorsale subappenninica diretta a congiungersi a Rimini con la Via Flaminia e Roma.

Con l'inizio dell'era cristiana, la comunità riconosce i suoi primi martiri, a cui dedica modesti sacelli, destinati a diventare grandi chiese. Nel lungo Medioevo si registrano non poche devastazioni, Piacenza cade sotto il dominio dei barbari e verrà toccata dalla guerra tra invasori goti e le truppe romane d'Oriente. Passate le dominazioni ostrogota e bizantina, la comunità riacquista un ruolo come capoluogo di un ducato longobardo. La vera ripresa coincide con il predominio dei Franchi, a partire dal IX secolo. Posta lungo il percorso della via Francigena, Piacenza assiste intorno al Mille alla sua rinascita demografica, civile ed economica, in cui ha un peso la collocazione strategica dell'urbe tra le grandi direttrici che scendevano dalle Alpi alimentando il forte transito di mercanti e di pellegrini.

Nell'età dei vincoli feudali e del potere dei vescovi conti, accanto alla nobilità di sangue, sorge un intraprendente ceto mercantile e artigiano, nuovo potere finanziario che permetterà alla città, secoli dopo, di essere annoverata tra i grandi centri d'Europa. La fine del 1000 vede inoltre una ripresa dello spirito filopapale, non a caso Urbano II sceglie di bandire da Piacenza la prima Crociata per la liberazione della Terra Santa (1095). La città diventa libero Comune nel 1126 e scende in campo con la Lega Lombarda contro il Barbarossa che firma qui gli accordi preliminari per la pace di Costanza (1183).
Nel XII e XIII secolo si intensifica l'attività mercantile, la produzione di tessuti in particolare, prosperano agricoltura ed economia con la fiera dei cambi. La città si arricchisce di chiese, monasteri spesso dotati di ricoveri. Vengono eretti in questa fase i due emblemi cittadini: prima il Duomo, più tardi Palazzo Gotico. Il Medioevo piacentino è tuttavia turbolento e punteggiato da una serie di lotte intestine con frequenti cambi di supremazia. Dalla seconda metà del XIII secolo in poi si susseguono alla guida del territorio gli Scotti, i Pallavicino, Alberto Scoto (1290-1313) mercante e potente banchiere, i Visconti (fino al 1447), gli Sforza (fino al 1499). Luigi XII di Francia, per rivendicazioni sul Milanese, tiene anche Piacenza sino al 1521.

Nel 1545, Papa Paolo III Farnese costituisce in Ducato le città di Parma e Piacenza, attribuendone il possesso al figlio Pier Luigi, primo degli otto duchi Farnese che, fino al 1731, governeranno la città. Ai Farnese succederanno i Borbone, sino alla loro dipartita (1859). Ma il Ducato conosce, a riprese, le dominazioni austriaca, francese, napoleonica e il governo di Maria Luigia d'Austria (1816-1847).
Nel 1848 la città è la prima, in Italia, ad unirsi con plebiscito al Regno di Sardegna e, nel '59, le truppe austriache abbandonarono definitivamente Piacenza, dove resta vivo l'impegno a favore dell'indipendenza, come dimostra il massiccio arruolamento fra le fila dei volontari garibaldini.

Il primo ponte ferroviario, inaugurato il 3 giugno 1865, alla presenza del futuro re Umberto I, rende intanto più rapide le comunicazioni fra Nord e Sud.
Nel 1891, in città si firma l'atto costitutivo della prima Camera del Lavoro italiana, riuscito tentativo, da parte dei lavoratori, di tutelarsi ed emanciparsi.

Le due Guerre mondiali videro una notevole partecipazione di soldati piacentini e, purtroppo, di caduti: più di 600 nel primo conflitto, oltre 4000 fra dispersi e caduti, durante il secondo. La medaglia d'oro al valor militare conferita alla città dal Presidente Scalfaro nel 1996, dimostra quanto intenso e doloroso fu l'impegno dei piacentini durante la lotta di liberazione dalla dittatura nazi-fascista. Le brigate partigiane entrarono in Piacenza, liberata dagli occupanti, nella mattinata del 28 aprile 1945, giorno da cui inizia, per la città, la storia di questo dopoguerra.

fonte: www.comune.piacenza.it 


Storia Rimini

Capoluogo di Provincia-Regione Emilia-Romagna, è a 5 m s.l.m. ed ha 135.000 abitanti circa.

Situata sulla costa adriatica vicino il confine con le Marche, Rimini è una delle località balneari più famose d’Italia ed è il comune italiano più prossimo alla Repubblica di San Marino.
Nel territorio comunale scorrono due fiumi, l’Ausa e il Marecchia.

Abitata fin dalla preistoria, e successivamente dai galli e dagli Etruschi, la città di Rimini fu rifondata con il nome di Ariminum (perché l’antico nome del fiume Parecchia era Ariminus) dai Romani, che nel 268 a.C. conquistarono le terre della Pianura Padana.
Ben presto la colonia rivestì per i Romani grande importanza, sia commerciale che militare; infatti la città era posta su tre delle vie più importanti del sistema viario della penisola italiana: la via Aemilia (fino a Piacenza), la via Flaminia (fino a Roma) e la via Popilia (fino ad Aquileia) ed aveva inoltre un porto attivissimo.

Sempre fedele a Roma, la città fu sede di numerosi scontri e di memorabili eventi, come il celebre appello alle legioni che Cesare tenne nel Foro di Rimini dopo che aveva passato il fiume Rubicone. Anche gli imperatori riconoscevano l’importanza della città di Rimini, tanto che la dotarono di numerose infrastrutture e servizi per la popolazione, come il Ponte di Tiberio, l’Arco di Augusto e l’Anfiteatro e nel 90 a. C. viene elevata al rango di Municipio.

Il Medioevo la vide protagonista del proprio destino in qualità di libero comune ed è in questo periodo che vengono fondati numerosi conventi e chiese.
Verso la fine del XIII sec. il centro pass sotto il dominio dei Malatesta, i quali trasformarono Rimini in una città ricca di monumenti e palazzi, come il celebre Tempio Malatestiano e Castel Sigismondo.

Per quando riguarda la storia attuale è da citare la data del 30 luglio del 1843, giorno in cui viene inaugurato lo Stabilimento Privilegiato dei Bagni a cui seguirono, circa 50 anni dopo, il Kursaal ed il Grand Hotel. Questo non è altro che l’inizio dell’Ostenda d’Italia, destinata a trasformarsi nella metropoli balneare per eccellenza, nella capitale europea della vacanza. Rimini è famosa nel mondo anche per essere la patria del compianto regista Federico Fellini, che molte volte ha fatto della sua città il set dei suoi più celebri film.

La città è divisa in due nuclei ben distinti e separati l’uno dall’altro: il centro storico, con i monumenti antichi, e la marina, costituita da oltre 15 km. di spiaggia che è suddivisa in 10 frazioni (partendo da nord, Torre Pedrera, Viserba, Viserbella, Rivabella, San Giuliano Mare, Marina Centro, Bellariva, Marebello, Rivazzurra e Miramare.

Conosciuta da tutti come centro del divertimento per antonomasia, Rimini è uno dei centri balneari più frequentati dai giovani, che oltre al mare trovano in città numerosi locali per il divertimenti notturno.


fonte: www.paesionline.it

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