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Friuli Venezia Giulia

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Itinerari storici - culturali - artistici della regione Friuli Venezia Giulia

Ostuni

cenni di storia e il borgo antico

Il comune di Ostuni (circa 33.000 abitanti) sorge sulle ultime propaggini della Murgia meridionale. La sua città vecchia, detta La Terra, è inconfondibile l’accecante monocroma colorazione del suo abitato, rigorosamente di bianco. Le case tinteggiate di calce e la peculiare topografia hanno fatto meritare epiteti fiabeschi, come Città Bianca, Regina degli Ulivi, Città Presepe, II nucleo antico - probabile supporto dell'acropoli messapica - è infatti arrampicato sui fianchi scoscesi di un colle e presenta una pianta ellissoidale, chiaramente espressa dalla cinta muraria rafforzata dai torrioni aragonesi. Ne rimangono otto dei quindici originari, come pure buone parti dei baluardi che chiudevano la città medioevale. Ostuni è un affascinante groviglio di stradine anguste e tortuose, un susseguirsi di corti, piazzette e vicoli che un tempo facevano capo a cinque porte che si aprivano nella cinta muraria, munite di torri, piombatoi e bertesche. L'unica vera strada che raggiunge il vertice del "cono" e che divide il centro storico in due parti è via Cattedrale, mentre tutte le altre che lo intersecano sono vicoli ciechi o scalinate strette e ripide. Qui si trovano abitazioni cubicolari, spesso scavate nella roccia, unite da archi e semiarchi che fungono da contrafforti e da sostegno; come pure palazzi che, per gli stemmi gentilizi, i portali e la varietà delle linee architettoniche, con macchie d'ocra dorato ombreggiano l'accecante bagliore del bianco labirinto, Sulla sommità del colle, infine, si erge la Cattedrale, mirabile sintesi di elementi romanici, gotici e veneziani, che domina la Piana degli ulivi secolari fino al mare.

Crocevia di popoli
Abitato fin dalla preistoria, il territorio di Ostuni è occupato intorno al 1000 a. C. da Japigi e Messapi. La città è distrutta da Annibale nella seconda guerra punica, ricostruita dai coloni greci e, nei secoli successivi, occupata da Ostrogoti e Longobardi, Saraceni e Mori, Svevi e Normanni, Nel 1507 viene annessa al ducato di Bari di Isabella d'Aragona, Durante quasi due secoli di dominio spagnolo gli ostunesi tentano più volte di opporsi, finché nel 1799 proclamano la città libera e repubblicana. II congresso di Vienna segna il ritorno dei Borboni, ma anche la fioritura di sezioni della Carboneria e poi della Giovane Italia. Il 26 agosto 1860, a pochi giorni dalla partenza di Garibaldi da Messina, Ostuni - prima città della Puglia - abbatte gli stemmi borbonici e fa sventolare il tricolore.

Il borgo antico
E' l'inconfondibile gioiello che dona ad Ostuni la sua pittoresca identità urbanistica. E' definito dagli ostunesi la Terra. Dipinto solo di bianco, sorge sul colle più alto del territorio urbano. Qui è tutto un moltiplicarsi di piani, di saliscendi, di vicoli e scalette, di aggrovigliate stradine che incrociano archi e piazzette. Sulla sua sommità si stagliano la monumentale Cattedrale e il Palazzo Vescovile.

www.urpcomunediostuni.it



Trieste: la Risiera di San Sabba

per comprendere le difficili storie della popolazione locale

Risiera di San Sabba è il nome con cui è comunemente noto l’unico campo di concentramento in Italia, a Trieste. È l'unico campo di sterminio della seconda guerra mondiale costriuto all'interno di una città.

Premessa storica
Nel lasso di tempo che seguì l’armistizio dell’8 settembre 1943 sulla regione della Venezia Giulia e dell’Istria si venne a creare una situazione di forte instabilità e di anarchia. La mancanza di controllo del governo portò alla rivolta del gruppo etnico croato in Istria e alla prima ‘’fase’’ della strage delle foibe. In questo clima l’intera area nord-orientale d’Italia (province di Udine, Trieste, Gorizia, Pola, Fiume e Lubiana) viene annessa alla Germania nazista con il nome di Zona di operazione dell’Adriatisches Küstenland (Litorale Adriatico) sotto il controllo dell’Alto Commissario austriaco Friedrich Rainer, notoriamente anti-italiano, che giustificava la separazione dallo Stato italiano di queste terre per la "volontà" e "diversità razziale" degli abitanti.

La risiera
Il complesso di edifici dello stabilimento per la pilatura del riso fu costruito nel 1913 nel rione alla periferia di Trieste di San Sabba fu trasformato in un campo di prigionia provvisorio per i militari italiani catturati dopo l'8 settembre 1943, denominato Stalag 339.

Successivamente, al termine dell’ottobre 1943, diviene un Polizeihaftlager (Campo di detenzione di polizia), utilizzato per smistare i deportati in Germania e in Polonia e al deposito degli oggetti sequestrati; nel campo venivano anche detenuti ed eliminati sloveni, croati, partigiani, detenuti politici ed ebrei.

Per i cittadini incarcerati nella Risiera intervenne in molti casi presso le autorità germaniche il vescovo di Trieste, mons. Santin, in alcuni casi con una soluzione positiva (liberazione di Giani Stuparich e famiglia), ma in altri senza successo.

I nazisti dopo aver utilizzato per le esecuzioni i più svariati metodi, utilizzarono all’inizio del 1944 l’essiccatoio della risiera, prima di trasformarlo definitivamente in un forno crematorio. Questa costruzione venne sperimentata il 4 aprile 1944, con la cremazione di una settantina di cadaveri di ostaggi fucilati il giorno prima in località Villa Opicina (Trieste). Il forno crematorio e la connessa ciminiera furono abbattuti con esplosivi dai nazisti in fuga, nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945, nel tentativo di eliminare le prove dei loro crimini. Tra le rovine furono ritrovate ossa e ceneri umane.

Riguardo le ipotesi sui metodi di esecuzione si parla di gassazione in automezzi appositamente attrezzati, colpo di mazza alla nuca o fucilazione. Nel complesso si parla di un numero oscillante attorno le 5000 vittime.

Il museo e gli edifici
Nel campo erano presenti diversi edifici che oggi non esistono in seguito alla trasformazione in campo profughi per gli esuli giuliano-dalmati nel 1945 e alla seguente ristrutturazione e trasformazione in monumento nazionale.

Sono visibili:

La "cella della morte" dove venivano rinchiusi i prigionieri portati dalle carceri o catturati in rastrellamenti e destinati ad essere uccisi e cremati nel giro di poche ore.

Le 17 celle in ciascuna delle quali venivano ristretti fino a sei prigionieri: tali celle erano riservate particolarmente agli sloveni e croati, ai partigiani, ai politici, agli ebrei, destinati all'esecuzione a distanza di giorni o di alcune settimane. Le due prime celle venivano usate per la tortura e la di raccolta di materiale prelevato ai prigionieri: vi sono stati scoperti, fra l'altro, migliaia di documenti d'identità, sequestrati non solo ai detenuti e ai deportati, ma anche alle persone inviate al lavoro coatto.

L’ edificio seguente di quattro piani, dove venivano rinchiusi, in ampie camerate, gli ebrei e i prigionieri civili e militari destinati per lo più alla deportazione in Germania: uomini e donne di tutte le età e bambini anche di pochi mesi. Da qui finivano a Dachau, Auschwitz, Mauthausen, verso un tragico destino che solo pochi hanno potuto evitare.

Nell’edificio centrale, usato come caserma, con i resti del forno crematorio si trova l’interessante Museo.

La Risiera di San Sabba è un luogo dà visitare, assieme alla Foiba di Basovizza, per comprendere le difficili storie di cui è stato protagonista il confine orientale e le sue genti.

Da Wikipedia.org


Castello De Bona Urbanis [Secoli XIV; XVII; XVIII; XIX; XX]

Aiello del Friuli


L'edificio attuale sorge sui resti di una costruzione difensiva tardo medievale. Il palazzo fu acquistato nel 1763 dai marchesi De Bona di Ragusa che probabilmente lo ristrutturarono negli anni successivi. Nel 1810 i De Bona vendettero l'edificio alla famiglia Urbanis di San Daniele. All'inizio del Novecento la famiglia si trasferì a Udine lasciando l'edificio in stato di abbandono.
La costruzione ha perso le proprie caratteristiche di struttura difensiva, se si eccettuano le due torri sporgenti laterali, e si presenta come un palazzotto secentesco alterato nella distribuzione degli spazi interni a causa dei rimaneggiamenti subiti nel tempo e, specialmente, dal recente recupero.
Alcune stanze sono decorate con affreschi.
Le pietre che fungono da basamento alla recinzione antistante la facciata principale provengono da un edificio romano di Aquileia


Palazzo Strassoldo Soffumbergo Frangipane [Secoli XV; XVII; XVIII; XIX; XX]

Aiello del Friuli - 33041 - Joannis

Il complesso architettonico è costituito dall'edificio principale che si affaccia sulla via e dagli annessi rustici ad esso ortogonali che definiscono il cortile d'onore interno. Gli spazi esterni comprendono inoltre un giardino formale, di cui rimangono alcune tracce, e il parco un tempo delimitato da un viale di tigli verso il brolo e tuttora ornato da elementi scultorei lapidei. Il complesso, già impostato in epoca precedente, fu ampliato da Giulio e Marzio Strassoldo agli inizi dell'Ottocento, seguendo anche i consigli di Cinto Frangipane.
Il corpo di fabbrica originario (una casa-forte) risale al secolo XV e venne inglobato nel secolo XVII nella costruzione monumentale ancor oggi esistente. Gli annessi, forse realizzati in un secondo tempo, sono stati ristrutturati tra il Settecento, l'Ottocento e il Novecento.
La tipologia e l'assetto distributivo coniugano le esigenze funzionali dell'edificio con quelle rappresentative legate alla posizione sociale e politica della famiglia per lo più schierata dalla parte dell'Imperatore.
Il corpo centrale ha un basamento rustico ed è inquadrato da lesene angolari.
L'asse di simmetria è definito da un ampio portale carraio cui corrisponde, al piano nobile, un'apertura arcuata, inserita in una ricca cornice, dalla quale si accede al balconcino balaustrato.
Le ali laterali sono scandite da lesene irregolari entro le quali si dispongono le aperture.



Villa De Fin Teuffenbach [Secolo XIX]

Aiello del Friuli - 33041

L'edificio sorge isolato ed è circondato su tre lati da un giardino ornato da una vera da pozzo.
La villa è il risultato del recupero di una casa colonica avvenuto alla metà dell'Ottocento, dopo che un incendio aveva distrutto il palazzo di famiglia. Tipico esempio di dimora padronale sviluppata dalle forme tradizionali della casa colonica della Bassa friulana, presenta una pianta rettangolare allungata e si sviluppa su due piani più il sottotetto, un tempo adibito a granaio.
La facciata principale, dal linguaggio austero, è scandita da un ritmo ordinato di aperture incorniciate in pietra; al portale arcuato dell'ingresso centrale corrispondono altri due portali laterali di minori dimensioni.
Sulla facciata laterale settentrionale è collocato un altorilievo raffigurante una madonna con bambino fatto realizzare nel 1909 dal barone De Fin, come recita la lapide dedicatoria posta più sotto.
Sul tetto, in asse con l'ingresso principale, è collocato un timpano recante lo stemma di famiglia.



Villa Peteani Steimberg Attems [Secolo XVIII (1795)]

Aiello del Friuli - 33041

Il palazzo sorge all'inizio di una cortina edilizia continua ed ha, sul retro, un giardino al quale si accede attraverso un portone carraio posto a nord dell'edificio.
La sua realizzazione (1795) si colloca nell'ambito della politica di insediamento di famiglie nobili promossa dagli Asburgo allo scopo di poter consolidare il territorio ai confini dell'Impero.
L'edificio, che si sviluppa su tre piani, ha pianta rettangolare allungata e presenta le caratteristiche del palazzo con fronte su strada tipico di alcune ville friulane; la distribuzione interna è, secondo lo schema veneto, tripartita.
La parte centrale della facciata del piano nobile è scandita da un ordine gigante di lesene ioniche. L'asse di simmetria è dato dalla semplice porta d'ingresso e dal balcone sovrastante con ringhiera in ferro battuto. Più in alto ci sono affreschi raffiguranti alcuni stemmi nobiliari.
Le finestre sono di semplice fattura, fatte eccezione per quelle centrali arricchite con elegante grigliate in ferro battuto, e si dispongono in modo ordinato, rigorosamente simmetrico rispetto all'asse mediano



Villa Strassoldo Parisi Sabot [Secolo: XVII - XIX]

Aiello del Friuli - 33041

Il complesso edilizio è composto dal corpo dominicale e dagli annessi rustici adiacenti. Appartengono all'insediamento anche i fabbricati neogotici di recente costruzione, collocati nella parte settentrionale dell'area.
La fabbrica dominicale è arretrata rispetto alla strada, da questa separata tramite un giardino con fontana novecentesca; sul retro si estende un prato all'inglese che ha sostituito l'originario giardino alberato; ai limiti del prato si sviluppa il parco che raggiunge la roggia lungo la quale confina l'intero complesso.
L'edificio principale venne costruito attorno alla seconda metà del XVII secolo impiegando un linguaggio compositivo che rimanda alla tradizione dell'architettura veneta dell'epoca.
La pianta presenta uno schema tripartito con distribuzione interna organizzata attorno al salone centrale passante; tale schema è ripreso anche in facciata.
Il prospetto principale, scandito da fasce marcapiano, possiede bucature con cornici in pietra disposte simmetricamente rispetto all'asse centrale segnato da un ampio portale al quale si accede attraverso una scalinata; ad esso corrispondono al piano nobile tre porte-finestre con poggiolo in pietra. Il corpo centrale termina con un timpano, collegato al piano nobile tramite una fascia intermedia nobilitata da un oculo centrale e da una sagoma laterale a voluta.


Borghi di Oltris e Voltois

Ampezzo - 33021 - Oltris e Voltois

Sono due esempi di borghi abbarbicati sulle montagne di Ampezzo, non lontani dall'abitato e facilmente raggiungibili.
Le due frazioni hanno mantenuto nel corso dei secoli una classica struttura medievale, inoltre racchiudono i classici esempi di architettura carnica.
Si possono ammirare le meravigliose case in muratura e legno ornate con meravigliosi ballatoi.



Casa Andreana

Andreis - 33080

La casa andreana si presentava fino a pochi anni fa con una struttura molto simile alle case di Barcis: ad un piano e con il tetto a forte spiovente coperto di paglia.Nel corso dell'800 e nei primi anni del secolo successivo vi fu un discreto sviluppo edilizio, motivo per cui le case vennero innalzate di un piano con l'aggiunta della legnaia.Nel contempo lo spiovente del tetto venne di molto rialzato ed accorciato per raggiungere la forma attuale con copertura a coppi.I gabinetti sistemati all'esterno, davanti alle case, erano inizalmente di tavole e poi in muratura.Nelle assicelle trasversali del poggiolo si metteva ad asciugare la biancheria e si appendevano anche le pannocchie dopo averle private dell'involucro esterno (usanza tipica di diverse regioni alpine e prealpine).La casa andreana attualmente si presenta strutturata in questo modo:
- portico al piano terra ( al puarte ): comprende i gradini in muratura e senza parapetto, per salire al primo piano ed il sottoscala munito di porticina, utilizzato come ripostiglio.Sopra il pianerottolo è collocato un cancelletto di legno per impedire l'accesso agli animali, in modo particolare alle galline;
- primo piano ( al dalt ): le assicelle trasversali del poggiolo vengono raddoppiate in corrispondenza delle scale di legno a scopo protettivo.Qui ci può essere una camera da letto o anche due;
- al secondo piano ( al dalt in somp ): analogo al primo piano e con una camera o due;
- la legnaia ( al dalt a dalt ).
Anticamente non c'erano le scale in ogni singola abitazione ed una sola rampa serviva a più famiglie.Naturalmente al primo piano non c'era un muro divisorio, in modo che lo spostamento avvenisse da un piano all'altro con facilità.Il materiale da costruzione era ricavato dal terreno circostante ( come nel caso di Frisanco ), in blocchi di pietra giallo scuro, che veniva lavorata in paese e per completare le costruzioni - inoltre - ci si serviva anche dei sassi del torrente Alba.Ad Andreis si è passati dalla copertura in paglia a quella recente in coppi senza fasi intermedie ( ad es. scàndole).Per quanto riguarda la struttura interna, la cucina presenta la stessa disposizione che si può riscontrare nel resto della Val Cellina: fino ai primi del '900, il focolare era costituito soltanto da una catena appesa ad una trave ed il cibo veniva cotto a livello del pavimento senza l'utilizzo di alcun rialzo; il fumo usciva dalla porta o dai fori delle fumare e la porta della cucina generalmente rimaneva aperta.Data la ristrettezza degli ambienti e la carenza di camere da letto, i figli già cresciuti andavano a dormire nel fienile o nella stalla.Per quanto ruguarda la ricostruzione, dopo il sisma del 1976 il comune di Andreis, classificato tra quelli gravemente danneggiati, ha portato a termine il compito nel rispetto dell'ambiente e delle abitazioni meritevoli di ristrutturazione.Nel complesso le case conservano la loro originalità ed il loro stile, mentre sono state sostituite o rinforzate solo alcune parti quali ad esempio i parapetti in legno.



Villa Della Torre Hoffer Valvassina [Secoli XVII - XVIII; XIX - XX]

Aquileia - 33051 - Monastero

Il complesso architettonico è costituito da più edifici organizzati attorno ad una corte ornata da due platani secolari ed, in origine, da un parco ora attraversato dal tracciato della strada statale.
Il sito ha una storia millenaria: il folador infatti fu costruito utilizzando le strutture murarie di una basilica paleocristiana risalente al V secolo che nel X secolo divenne la chiesa abbaziale di un monastero di benedettine. Il monastero venne soppresso nel 1782 e quindi a tale epoca, o a poco più tardi, si può far risalire la costruzione della villa, avvenuta probabilmente in più fasi, che appartenne anche alla famiglia Ritter.
La fabbrica dominicale presenta un impianto a corpo centrale, concluso da un ampio timpano, ed ali laterali.
Le bucature, riquadrate in pietra, si dispongono simmetricamente rispetto all'asse centrale caratterizzato da un portale arcuato. All'estremità della villa sono collocati due portali di minori dimensioni.
Il complesso edilizio ospita ora il Museo Paleocristiano visitabile tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 13.45.
Nelle adiacenze è situata la chiesa di San Francesco realizzata nel 1962 in stile romanico.
La chiesa ha aula rettangolare e abside semicircolare.
La facciata in pietra faccia a vista è caratterizzata da un portale arcuato e da una monofora campanaria



Villa Savorgnan Fior Pasi (Secoli XVII - XVIII; XIX - XX)

Aquileia - 33051 - Belvedere

Il complesso edilizio è costituito dal corpo dominicale e dagli annessi rustici che, con il primo, definiscono il cortile d'onore. Ulteriori edifici a destinazione rurale servono il nucleo agricolo.
L'edificio padronale, nelle sue linee architettoniche attuali, è ascrivibile alla seconda metà dell'Ottocento; un corpo di fabbrica originale, probabilmente con un aspetto diverso, doveva essere presente sin dal XVII secolo, epoca alla quale appartengono sicuramente i rustici della barchessa orientale. Le altre costruzioni sono state realizzate in anni compresi tra la fine dell'Ottocento e l'inizio di questo secolo.
La facciata attuale, scandita da lesene poste alle estremità, sottolinea l'impostazione tripartita dello schema planimetrico. L'asse di simmetria, attorno al quale si dispongono in maniera ordinata le aperture, è definito dalla porta d'ingresso e dal sovrastante balconcino timpanato.
La parte centrale della costruzione si eleva al di sopra della linea di gronda con un attico concluso da un timpano, sormontato da un campaniletto a vela, e caratterizzato dalla presenza di una meridiana e di altre due piccole aperture.


Artegna - via Sottocastello - 33011 - Colle del Castello

Già citato da Paolo Diacono, quale fortilizio utilizzato dagli Arimanni per difendersi dalle incursioni degli Avari del 610, diede successivamente origine a due castelli, il superiore e l'inferiore. Nel XIII secolo il castello superiore fu abbandonato, mentre quello inferiore divenne dimora del signore di Artegna. Durante le lotte tra il Patriarca di Aquileia ed i Signori di Artegna, il castello fu quasi completamente raso al suolo nel 1387 e riedificato successivamente dal patriarca di Aquileia Lodovico di Teck, tra il 1410 ed il 1418. Successivamente divenuto feudo dei Savorgnan subì l'attacco dei Turchi nel 1499. Seriamente danneggiato dal sisma del 1979 è in fase di restauro.


Foro

Aquileia - 33051

Lungo la via Giulia sono visitabili i resti del foro romano, l'antica piazza principale della città. Costituita da un'area centrale rettangolare lastricata in pietra carsica, era circondata da un portico sopraelevato di tre gradini dove trovavano posto le botteghe ed altri edifici pubblici che potevano essere sale per assemblee popolari e per il consiglio cittadino, archivi e tesoreria. Era il luogo dunque deputato per l'esposizione degli statuti cittadini, delle leggi e dei decreti; luogo di celebrazione per la famiglia imperiale e gli illustri cittadini. Statue e monumenti onorari con dediche ed iscrizioni ornavano questo spazio pubblico: testimonianza di questo ricco apparato figurativo sono le basi lapidee con iscrizioni e dediche onorarie a noi pervenute. Raccolte nello spazio centrale dell'area degli scavi forensi si possono ancora scorgere le lastre decorate da festoni retti da putti e aquile e dei blocchi con teste di Giove Ammone e di Medusa: frammenti della decorazione scultorea che doveva appartenere alla trabeazione del portico. Nelle vicinanze del foro sorgeva di solito il mercato di generi alimentari e basiliche che ospitavano grandi sale da adibire a funzioni pubbliche. La basilica forense, dove si trattavano le cause e gli affari, si trovava nel lato meridionale del foro: come testimoniano i caratteri stilistici degli elementi architettonici rinvenuti durante gli scavi era costituita da un vasto spazio rettangolare, con due absidi contrapposte ad est e ovest ed un colonnato che delimitava un ambulacro tutto intorno alla sala pavimentata in marmo. Sul lato sud della basilica passava il decumano fatto lastricare da Aratria Galla, di cui ancora oggi é visibile un lungo tratto con basali originari, che conduceva verso est alla zona portuale.


Le case e gli oratori

Aquileia - 33051

Resti di case private sono attualmente visibili in due zone archeologiche. La prima si trova tra il cardine massimo (via Giulia Augusta) e l'anfiteatro. Qui le case erano almeno tre. Tra le stanze riconoscibili con i pavimenti mosaicati, sono individuabili la cucina, una piccola dispensa e la vicina latrina. La domus settentrionale e quella meridionale subirono modifiche nel corso del IV secolo: in entrambe venne inserito un vano absidato decorato con mosaici. Nel pavimento del così detto "oratorio" settentrionale campeggia il Buon Pastore tra due pecorelle, circondato da motivi ad edera, busti umani, quadrupedi e pesci. In quello a meridione il disegno di ottagoni e quadrati è ritmato da un motivo decorativo cruciforme. La seconda zona archeologica si trova a nord della Basilica, nell'ex fondo Cossar. Qui sono stati ritrovati i resti di alcune case risalenti al I secolo a. C. Si tratta delle case più antiche dalle quali provengono i mosaici più preziosi tra quelli rinvenuti ad Aquileia, come il tralcio di vite annodato da un fiore che segnava la soglia tra i vani.



Mausoleo

Aquileia - 33051

Il monumento risalente alla metà del I sec. d. C., proveniente da una necropoli posta ad est di Aquileia, venne ricostruito, dopo il rinvenimento, al centro della città, sull'angolo tra via Giulia Augusta e via XXIV Maggio. Il mausoleo, che nella tradizione sepolcrale romana era la tomba di un personaggio illustre, era spesso eretto quale monumento lungo le vie più frequentate per rendere maggiormente visibile e perpetuare la memoria del defunto. Sul grande dado, contenente la cella funeraria della famiglia, si erge l'edicola all'interno della quale si trova la statua acefala del personaggio che commissionò la tomba. La toga, lo scrinium, il fascio littorio e la sedia curule fanno comprendere che si trattava di un magistrato. Decorazioni scultoree con festoni vegetali e piccole maschere ornano la fascia superiore del dado, mentre in quella inferiore si possono scorgere alcune lettere dell'iscrizione dedicatoria.




Porto

Aquileia - 33051

Lasciando alle spalle il complesso basilicale e percorrendo la "via sacra" si giunge all'area degli scavi dell'antica zona portuale. Il porto, collocato sull'ampio letto fluviale del Natisone - Torre - Natissa, raggiunse il massimo sviluppo e splendore nel corso del I sec. d. C. ed a questo periodo risalgono le strutture murarie dei magazzini che oggi si possono vedere. Due lunghe banchine in pietra, costituenti il molo, erano provviste di fori dove venivano inseriti i pali mobili delle gru lignee per sollevare i carichi delle navi e depositarli poi nei magazzini. All'inizio del V secolo venne eretta sopra il molo, a difesa della incursioni barbare, una nuova cinta muraria. Il sistema mura-magazzini venne dotato di bastioni e torrioni rettangolari. Ma il declino inesorabile del porto fu decretato nel 561 con la deviazione del Natisone Torre nell'alveo dell'Isonzo ad opera di Giuliano l'Apostata durante un terribile assedio della città. Con l'interramento del canale i magazzini furono ancora utilizzati, ma dopo l'incursione di Attila e la costruzione delle nuove mura, la zona portuale rimase all'esterno della città in stato di abbandono. Aquileia continuò ad essere collegata con il mare attraverso il canale Anfora, la parte terminale del fiume Natissa, e Grado divenne il suo porto.



Sepolcreto

Aquileia - 33051

Il sepolcreto oggi visibile è un breve tratto della via sepolcrale che dall'anfiteatro portava in direzione sud-ovest verso la laguna. Fin dall'epoca repubblicana infatti, le sepolture dovevano essere per legge collocate al di fuori delle mura cittadine, da cui derivò il costume di allinearle lungo i principali assi stradali creando delle vere e proprie "vie sepolcrali". La parte oggi visitabile del sepolcreto comprende una serie di cinque appezzamenti, appartenenti ciascuno ad una famiglia e risalenti ad un'epoca che va dalla metà del I sec. agli inizi del III sec. Ciascuna tomba è circondata da un muretto: la prima apparteneva agli Statii, una ricca famiglia di commercianti: al centro del recinto è posta l'ara del capofamiglia collocata su quattro gradini. La seconda apparteneva ad una famiglia che oggi rimane sconosciuta. La terza era della famiglia dei Iulii: nel recinto si trovano più are, di cui una dedicata allo schiavo Venusto. Le decorazioni con figure simboliche, come i delfini intrecciati al tridente di Poseidone, dio del mare, alludono al viaggio che il morto doveva intraprendere verso il mondo degli inferi. Il quarto recinto dei Trebii contiene grandi sarcofagi che testimoniano l'affermarsi dell'uso dell'inumazione che a partire dal II sec. d. C. si impose su quello della cremazione. L'ultimo recinto apparteneva agli Aemilii o Cestii, riconoscibili per un'iscrizione posta su un cippo.



Strada romana

Aquileia - 33051

L'antica viabilità romana coincide oggi con l'asse principale del cardo romano all'attuale via Giulia Augusta che attraversa perpendicolarmente il foro e lascia alla propria sinistra in direzione sud i resti del colonnato e del coronamento della piazza forense. A ponente della via Giulia Augusta è visibile invece un tratto originario del decumano di Aratria Galla che conduceva all'area portuale e a magazzini annessi.

FONTE: www.turismo.fvg.it

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