Altre attività nella regione Lazio
L'arte dei tessuti.
Si sviluppò a Roma durante il Rinascimento quando, chiamati dai papi, i maggiori artisti dell'epoca affluirono nella città per la realizzazione di opere d'arte. Molti di essi si cimentarono infatti nell'esecuzione di disegni per tessuti o arazzi. Anche i maestri romani del Sei-Settecento eseguirono lavori di notevole pregio, destinati soprattutto ad un uso ecclesiastico.
Con il termine tessitura si intende però la realizzazione di manufatti di vario tipo: arazzi (di cui è nota la produzione dell'ospizio del S. Michele), tappeti ma anche ricami. Strumento essenziale del mestiere è il telaio, diverso a seconda del tessuto che si vuole ottenere. Generalmente, e semplificando, per l'esecuzione degli arazzi si usano i telai verticali, mentre per le stoffe destinate all'abbigliamento e all'arredamento quelli orizzontali. Numerosi manufatti si confezionano intrecciando, per mezzo di una spola, i fili paralleli - che costituiscono l'ordito - con un filo ad essi perpendicolare, detto trama. Per la realizzazione di tappeti, i fili (prevalentemente di lana, più raramente di seta) vengono invece annodati tra loro, con una media di 10-15 nodi per cm2. Maggiore è il numero di nodi, superiore la qualità del tappeto. Attualmente a Roma sono pochi i laboratori di tessitura; in alcuni di essi si pratica pure il restauro dei tappeti antichi.
La tecnica del ricamo, riconducibile a questo settore, consiste invece nell'eseguire, con l'ausilio di ago e filo, motivi ornamentali su un tessuto, consentendo la realizzazione di lavori di particolare finezza e notevole pregio. Si tratta però di un'attività artigianale destinata a scomparire in quanto richiede tempi di lavorazione lunghissimi e spesso non quantificabili economicamente.
Artigianato del cuoio e dei pellami. Dalla confezione di indumenti per ripararsi dal freddo alla legatoria dei libri, dalla realizzazione di cinte e borse fino alle selle e ai finimenti per i cavalli, la pelle animale è stata usata dall'uomo fin dai tempi più antichi. Le attività legate al pellame sono varie. Alcuni mestieri sono però oggi in via d'estinzione, come quello del sellaio di cui - da quando l'automobile ha sostituito il cavallo - è rimasta traccia solo in alcuni piccoli centri attorno a Roma.
L'artigianato del cuoio e dei pellami ebbe la sua massima diffusione nei secoli XV e XVI, quando le minuziose e raffinate tecniche di lavorazione sino ad allora applicate alla sola legatoria vennero impiegate anche per la realizzazione di oggetti personali quali cinte, borse, cofanetti ed altro. Le pelli più usate sono quelle di bue e di vacca in quanto, dure e pesanti, si prestano bene per la produzione di calzature e selle; molto diffuse sono anche quelle di vitello e di capra che, più morbide ed elastiche, vengono usate per la pelletteria elegante oppure, decorate con impressioni in oro zecchino, nel campo della legatoria. Renne e camosci sono usati prevalentemente nell'abbigliamento.
Espressione dello scarso rispetto dell'uomo nei confronti degli altri esseri viventi è l'impiego delle pelli di molti animali persino per scopi ornamentali. E' il caso della pelle di coccodrillo, pitone, lucertola o addirittura di quella di pescecane, che negli anni '20 e '30 di questo secolo, opportunamente trattata, era usata per rivestire mobili (zigrino).
Bucatori, aghi e fili, sgorbie, trincetti, fustelle, punteruoli, stampini sono alcuni degli strumenti utilizzati per la lavorazione del cuoio e delle pelli, un mestiere particolarmente dannoso per la salute di chi lo pratica a causa dei numerosi materiali nocivi impiegati, quali collanti e aniline colorate.
La lavorazione del giunco e del vimini. E' uno dei più antichi mestieri diffusi a Roma: dagli artigiani che intrecciavano il vimini - viminatores - avrebbe infatti preso il nome uno dei sette colli di Roma, il Viminale. Ancora oggi nelle strade e nei vicoli attorno a via dei Sediari lavorano numerosi impagliatori. Ma capita pure di incontrare in giro per la città, anche se sempre più raramente, anziani artigiani provenienti soprattutto dalla provincia, intenti ad intrecciare fili di paglia per la realizzazione di cesti o per restituire ad una vecchia sedia la sua funzione originaria. Oltre alla paglia delle campagne laziali, per la confezione di manufatti possono essere usati vimini e giunco, di provenienza orientale. Il giunco, che unisce le caratteristiche di flessibilità, leggerezza e robustezza, è spesso utilizzato per la costruzione di mobili.
Trompe l'oeil, ovvero la pittura illusoria. Un micio tigrato disteso sul piano di uno scaffale colmo di libri scruta sornione i passanti dall'interno di un negozio, uno stupendo viale alberato appare dietro le vetrine di un locale del centro... eppure gatto, libreria e alberi non sono altro che una finzione! Bisogna riconoscerlo, i trompe l'oeil a volte riescono veramente ad ingannare l'occhio. In fondo perché meravigliarsi? Già il loro nome dovrebbe mettere in guardia.
Fra tanti mestieri in via di estinzione questa tecnica di decorazione, usata per valorizzare mobili e oggetti ma anche come pittura murale, attraversa invece un periodo di vero e proprio boom; negli ultimi anni è infatti entrata prepotentemente a far parte dell'arredamento di abitazioni e negozi. Superando i limiti della realtà, permette di esaudire desideri altrimenti irrealizzabili: ad esempio quello di avere, in una casa in pieno centro, una finestra aperta su un tranquillo e silenzioso paesaggio campestre dal cielo sempre azzurro.
Hanno abilità manuale ma anche molta fantasia gli artigiani-artisti della decorazione, con le loro botteghe piene di campioni di travertini o graniti uniti da una sola caratteristica: quella di essere rigorosamente finti. Alcuni sono anche scenografi, abituati a cimentarsi con gli effetti speciali dei film, in grado quindi di realizzare "falsi" di ogni genere, greche o decorazioni floreali, stencil e grisaille, riproduzioni di opere classiche e moderne.
FONTE: www.cisonostato.it