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Agriturismo Scopri l'ItaliaLazioArtigianato della Regione LazioGli Artigiani del Legno nella Regione Lazio

Gli artigiani del legno nella regione Lazio

Fra i numerosi mestieri legati al legno alcuni hanno un fascino veramente singolare, tanto che si passerebbero ore intere ad osservare gli artigiani al lavoro. E' ad esempio difficile staccare lo sguardo dalle mani ferme e sicure di un intagliatore quando, con l'ausilio delle sgorbie - appositi scalpelli sagomati - e di pochi altri semplici strumenti, realizza decorazioni di ogni tipo, incidendo e scavando il legno fino a fargli assumere le forme desiderate. I più abili, oltre a ricostruire fregi, parti mancanti di cornici, cimase e specchiere sono persino in grado, da veri e propri artisti, di creare putti, statue e sculture in genere.
L'intaglio viene eseguito sulla base di un disegno prestabilito, creato dall'artigiano stesso oppure commissionatogli. Una volta preparato il legno si inizia con la fase della sbozzatura finché, quando i volumi hanno raggiunto il livello voluto, si passa alla rifinitura. Gli strumenti usati nell'intaglio eseguito manualmente, scalpelli e sgorbie, sono gli stessi da secoli: lo sviluppo tecnologico si è limitato a migliorare la qualità delle lame e a prolungarne la durata. Già alla metà dell'Ottocento però numerosi lavori venivano realizzati meccanicamente.
Divertenti storie di intagliatori dei secoli passati, tratte da fondi d'archivio, ci vengono riferite da A. Bertolotti nei suoi studi dedicati ad artisti ed artigiani "forestieri" - in parte provenienti da altri Stati italiani - che lavorarono a Roma, potente centro di attrazione in quanto fulcro della cristianità e sede della Corte papale. Si tratta principalmente di testimonianze processuali, liti, denunce, contratti di lavoro: i documenti relativi alla vita quotidiana delle popolazioni dei secoli scorsi giunti sino a noi sono infatti per lo più circoscritti ai "contatti" che esse avevano con le varie istituzioni.
Veniamo così a conoscere nei particolari le traversie di molti artigiani, come quelle di un tal Camillo Midei, intagliatore in legno a S. Caterina de' Funari, che nell'agosto del 1698 fu insultato, minacciato con la spada ed infine preso pure a piattonate dal principe di Scavolino, per non essere riuscito a consegnare "a tempo stabilito un saraceno da correre giostra". Circa un anno e mezzo dopo ritroviamo lo sfortunato artigiano quale vittima di un furto: una notte del gennaio 1700 gli fu infatti aperta la bottega, dalla quale vennero trafugate tre cornici intagliate.
Particolarmente ricco di storia e molto florido nei secoli passati, l'intaglio è una delle tecniche di decorazione del legno più antiche e diffuse: la produzione romana si distinse soprattutto nel Seicento, grazie alla realizzazione di preziose consoles barocche finemente lavorate e dorate. L'avvincente mestiere dell'intagliatore rischia però di scomparire in un futuro non molto lontano, anche perché necessita di un lungo apprendistato, spesso impossibile da realizzare. Il problema è comune a molte attività: mancano infatti adeguati corsi pubblici di formazione professionale, mentre gli artigiani ancora operanti non hanno la possibilità di far fronte ai costi e agli obblighi necessari per inserire i giovani nelle loro botteghe.
A tutt'oggi sono pochi gli intagliatori operanti a Roma, che vengono comunemente definiti ebanisti. Mentre un tempo la qualifica era riservata a coloro che avevano un'abilità tale da poter lavorare un legno di qualità pregiata quale l'ebano, attualmente la denominazione è usata, in generale, per i migliori artigiani del legno, capaci di realizzare intagli ed intarsi.
Accanto ad un ristretto numero di maestri ebanisti vi è però, oggi come in passato, una grande maggioranza di "semplici" falegnami, un mestiere la cui storia risale molto indietro nel tempo.
Fino al 1539 i falegnami appartenevano all'Università dei Muratori, insieme ai quali avevano costruito la chiesa di S. Gregorio Magno in via Leccosa; in quell'anno però trenta falegnami, in dissidio con altri membri del sodalizio, fondarono una propria Confraternita indipendente intitolata a S. Giuseppe. Ottennero la chiesa di S. Pietro sul carcere Mamertino, ma la ristrettezza del luogo li convinse a costruire una nuova chiesa sopra quella già esistente. Forse per polemica, o perché non riuscirono a trovare muratori disponibili, o chissà per quale altro motivo rimasto sconosciuto, l'opera fu realizzata interamente in legno. Deterioratasi ben presto, venne infine ricostruita in muratura: si tratta di quella chiesa di S. Giuseppe dei Falegnami a tutt'oggi esistente.
Nel maggio 1540 il nuovo sodalizio fu riconosciuto come Arciconfraternita, ma soltanto agli inizi del secolo successivo vi aderirono tutti i falegnami, molti dei quali erano rimasti sino ad allora con i muratori. Nacque così l'Universitas Carpentariorum, i cui statuti furono approvati da Urbano VIII nel 1624, insieme alla riconferma dei privilegi dell'Arciconfraternita, che sopravvisse allo scioglimento della corporazione avvenuto nel 1801.
Nel corso del Seicento un unico sodalizio economico riunì quindi i differenti artigiani del legno, comprendendo più di venti mestieri, alcuni dei quali appaiono oggi curiosi oppure semplicemente sconosciuti: bastari, bottari, carrozzari, catinari, cembalari, cupellari, ebanisti, fabarche, facasse d'archibugi, facocchi, famole, fatamburi, formari, intagliatori, leutari, mantaciari, mercanti di legname, scatolari, sediari, tinozzari, tornitori, zoccolari.
Sul finire del Cinquecento Thomaso Garzoni aveva minutamente descritto i compiti del falegname, sottolineando che esso deve saper affilare gli attrezzi, riconoscere i differenti legni, disegnare, intagliare ed avere gusto estetico, essere in grado di squadrare il legno, "drizzare bene una tavola" - se necessario con il fuoco - quando fosse "sguezza" o "torta". Il falegname deve però essere anche un attento conoscitore del formaggio. Abbiamo letto bene? Scorrendo alcune righe più avanti comprendiamo il perché. Trascriviamo dunque questa inconsueta ricetta, per qualche moderno alchimista che si voglia cimentare nella sua preparazione: "Si piglia formaggio grattuggiato che sia magro, con acqua quasi bollente si lava tanto che di esso non esca più grassezza; e poi si macina sopra una pietra liscia e vi si getta sopra un poco di calcina bianca e rimenando benissimo insieme diventa colla perfettissima".
Ancora oggi la colla usata dagli artigiani più anziani, pur non avendo il formaggio fra i suoi componenti, è comunque di origine animale, tanto che nelle vecchie botteghe si è colpiti dal caratteristico odore (ci sia consentito l'eufemismo) dell'immancabile colla cervione, scaldata a bagnomaria su un fornelletto perennemente acceso. Qualcuno, per renderla più "forte" - attenzione, è un trucco del mestiere! - la arricchisce persino con uno spicchio di aglio, ed è facile immaginare l'aroma di questa mistura. Una sedia così incollata, ci viene però garantito, può superare ogni prova di resistenza.
Oltre alla colla, anche altri materiali tradizionali vengono tuttora usati nelle botteghe di restauratori di mobili antichi, numerosi in una città dove la passione per l'antiquariato, da sempre coltivata, si è ancor più diffusa negli ultimi anni. Il settore ha dunque attratto nuovi artigiani, in molti casi giovani, ma non per questo meno validi dei restauratori "storici".
Recentemente l'artigianato legato al legno ha avuto qualche nuovo originale sviluppo grazie ad una proficua collaborazione fra falegnami, designer e architetti, che ha portato alla realizzazione di buoni manufatti artistici in stile moderno. Contemporaneamente si è però verificata la scomparsa di altri mestieri, superati da una più efficiente produzione industriale.

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