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Marmorari e mosaicisti nella regione Lazio

Un'arte molto antica, quella del mosaico - usata da greci e romani già in epoca precristiana per comporre pavimenti e, successivamente, nelle decorazioni parietali - sta vivendo, da alcuni anni, un periodo di rinnovato interesse e di positiva rivalutazione. La tecnica, profondamente radicata nella tradizione romana, si esprime oggi attraverso quadri dai moderni disegni oppure tramite riproduzioni di opere classiche, ma anche e soprattutto come raffinato decoro per valorizzare tavoli, lampade, cornici e oggetti d'arredamento in genere.
L'ostacolo principale per una sua nuova diffusione è, attualmente, l'elevato costo dei lavori, talvolta proibitivo, problema però difficilmente eludibile dal momento che il taglio e la disposizione delle tessere - le piccole parti di smalti o pietre naturali di cui è composto un mosaico - richiedono tempi molto lunghi.
La tradizione musiva fu molto florida nella città dei secoli passati, e numerose chiese romane - S. Maria Maggiore, S. Paolo, S. Maria in Trastevere... l'elenco completo sarebbe assai lungo - conservano ancora importanti tracce di un'arte preziosa ma in alcuni periodi male interpretata: resa troppo simile alla pittura, ritenuta deperibile, fu infatti talvolta utilizzata sostanzialmente per la creazione di "dipinti più resistenti", e perse quindi le sue peculiarità.
I mosaicisti attualmente operanti a Roma realizzano lavori a soggetto sacro, riproduzioni musive d'arte, oggetti di arredamento, ma alcuni si occupano anche di restauro di opere antiche. La lavorazione del marmo non è però limitata alla composizione di mosaici. Ancora oggi, oltre agli artigiani che producono lapidi, targhe e lastre per rivestimenti di vario tipo, vi sono scultori, intarsiatori, incisori, insomma veri e propri artisti della materia.
L'arte del marmo, molto antica, rifiorì a Roma dopo l'incendio normanno del 1080, quando vennero innanzi tutto ricostruite le antiche basiliche distrutte. Pavimenti, tombe e portali di numerose chiese furono decorati con composizioni musive realizzate con marmi di molteplici tonalità cromatiche.
Roma, trasformata in una sorta di enorme deposito di marmi di epoca imperiale era allora una città unica per la disponibilità "naturale" di materiali: con la spoliazione e la distruzione dei vecchi monumenti si ricostruirono ed abbellirono chiese e palazzi nobiliari. Talvolta vennero però impiegati anche nuovi materiali di scavo - nei dintorni di Roma esistevano cave di travertino e di altri marmi - la cui estrazione comportava comunque costi più elevati.
Di particolare rilievo fu, per alcuni secoli, la scuola cosmatesca, la cui denominazione ha dato origine ad una serie di dispute: mentre in un primo tempo essa veniva identificata con una famiglia il cui capostipite si chiamava Cosma, successivi studi hanno dimostrato che i "cosmati" si dividevano in due rami familiari, i Tebaldo e i Mellini, molto attivi anche fuori della città, affiancati da famiglie "rivali" di marmorari quali i Vassalletto.
Il declino della tarsia cosmatesca, e i suoi ultimi pregevoli lavori, risalgono al Quatrocento: il secolo successivo può dunque essere considerato il periodo della nascita dell'intarsio moderno. A Roma, la tecnica fu impiegata per realizzare piani di tavoli ma anche lastre tombali, altari e cappelle: fra i principali artefici si ricorda Giovanni Menardi detto il Franciosino. Verso la fine del Cinquecento alle tarsie geometriche si affiancarono disegni sempre più complessi, vere e proprie pitture in pietra.
Gli artisti del marmo componevano quindi pavimenti e mosaici, rivestivano pareti ed innalzavano colonne. Vi erano però anche semplici scalpellini e tagliapietre, mestiere che alla fine del Cinquecento Thomaso Garzoni definiva faticoso ma non artistico - consistente nello "scarpellar così alla grossa tutte le sorti di marmi il che si chiama abozzare" - e soprattutto rischioso perché, mette in guardia il nostro autore, quando "una scheggia di sasso ti coglie in un'occhio, ti fa veder le stelle".
Sempre in relazione al marmo va segnalata l'arte, molto antica, della decorazione a stucco, che prosperò in epoca romana e rifiorì nel Rinascimento soprattutto per merito del Ricamatore, al secolo Giovanni da Udine, che operò a Roma alla scuola di Raffaello e fu autore di pregevoli decorazioni che riprendevano la plasticità degli antichi stucchi romani, composte con un impasto di polvere di travertino e marmo. L'arte ebbe successivi sviluppi sempre più monumentali e venne impiegata anche per decorazioni di esterni.
Le origini dell'Università dei Marmorari sono particolarmente remote: il primo statuto di cui è rimasta traccia risale infatti al 1406, convenzionalmente stabilito come anno di nascita del sodalizio. Dopo una crisi, nel Cinquecento, dovuta al distacco di alcuni scultori - che non volevano confondersi con artigiani quali gli scalpellini - nel secolo successivo la corporazione riacquistò il suo prestigio e, con esso, l'adesione di grandi artisti. Sciolta nel 1801 e ricostituita nel 1852, l'Università è tuttora esistente: il suo archivio si trova presso l'Accademia di S. Luca.

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