Le province della regione Marche
URBINO
Urbino ha origini antichissime che riportano all’epoca preistorica, ma si ha documentazione solo a partire dal III secolo a.C., quando Urvinum Mataurense assunse l’investitura di municipio romano di cui rimangono alcuni resti di mura e dell’antico teatro.
Grazie alla sua posizione strategica fu un feudo ambito coinvolto nelle lotte intestine. Guidata dalla fazione ghibellina e da Antonio da Montefeltro armo’ un forte esercito capace fronteggiare l’imperatore Federico Barbarossa a Roma. Questo portò ad Antonio il titolo di conte e la carica di vicario imperiale di Urbino (anno 1155). E’ probabilmente l’inizio del legame e della futura dinastia dei Montefeltro. Ma il periodo feudale non fu così florido come i successivi secoli. Passata definitivamente ai Montefeltro, strappata alle mire espansionistiche di Sigismondo Malatesta, Urbino conobbe un periodo di splendore, soprattutto con il più noto della famiglia "Federico II da Montefeltro", conte e poi duca, che diede una forte spinta artistica convocando a corte artisti insigni dell’epoca. Dopo la morte di Guidobaldo, nel 1508, l’ultimo Montefeltro senza eredi, il ducato passò al nipote Francesco Maria della Rovere, fra i cui successori è Guidobaldo che fa rifiorire la
Duca di Montefeltro
città rinnovando l'antico splendore. Gli succede il figlio Francesco Maria II che cede Urbino al Papa (1626).
Da allora inizia il periodo più triste di Urbino, con la spoliazione della città e delle più importanti opere d’arte disperse in tutto il mondo. Ciò nonostante, Urbino è oggi un importante Centro artistico e turistico, e vanta una frequentata Università, con corsi di perfezionamento e specializzazione, corsi per stranieri, seminari e convegni; ha un'Accademia di Belle Arti, un Istituto Superiore di Grafica e un Istituto d'Arte del Libro. Urbino è la città natale di Bramante e Raffaello, simbolo del Rinascimento italiano, con la sua originale struttura urbana e gran parte degli edifici della sua stagione d'oro. Posta su due colli, è in gran parte circondata da mura e bastioni. Quattro strade principali collegano i due colli e questi con la pianura.
Ogni anno, in agosto, Urbino celebra se stessa con la Festa del Duca: una rievocazione in costume per le vie del centro a cui partecipano saltimbanchi e mangiafuoco, culminante nella sfida fra contee alla presenza della Corte ducale.
Da Vedere : Palazzo ducale
Il Palazzo Ducale, è il risultato dell'ampliamento e del castello medievale voluto da duca Federico su progetto di Luciano Laurana prima e da Francesco di Giorgio Martini poi, tra 1444 e il 1482, fino a diventare lo splendido Palazzo Ducale, un vero capolavoro dell'arte rinascimentale. Francesco di Giorgio Martini collega, poi, le varie parti del palazzo, con le sue 250 stanze (ricche un tempo di un migliaio di quadri, sottratti e dispersi dal legato pontificio cardinale Barberini), creando un palazzo a forma di città. Ai Laurana si devono il cortile, tra i più belli del Rinascimento, e la facciata verso la pianura con le torricelle che racchiudono le logge poste ai piani sovrastanti. Celebre lo Studiolo di Federico, opera di Giusto di Gand, con intarsi nella parte inferiore e 28 quadri nelle parti superiori, con ritratti (ne rimangono quattro) di filosofi, poeti e dottori. Le tarsie furono disegnate da Baccio Pontelli, Sandro Botticelli, Francesco di Giorgio Martini e Donato Bramante.
Lavorarono per il duca: Baccio Pontelli, Leon Battista Alberti, Francesco Laurana, Desiderio da Settignano, il Pisanello, Paolo Uccello, Piero della Francesca, Melozzo da Forlì, Fra Carnevale e Giovanni Santi. n figlio Guidobaldo continua l'opera chiamando Luca Signorell,, Timoteo Viti, Evangelista di Pian di Meleto. L'interesse dei duchi si estende alla città con interventi sugli edifici religiosi e civili e opere pubbliche come le mura.
Museo Diocesano Albani, conserva una collezione di ceramiche,a vetri e manufatti religiosi e il dipinto dell’Ultima Cena di Federico Barocci (XVI sec).
Chiesa di S. Domenico, dal magnifico portale in travertino sulla cui lunetta è incastonata un’opera di di Luca della Robbia).
Oratorio di San Giuseppe, famoso per il presepio in stucco del 1522. Nel 1416 il conte Guidantonio chiamò i fratelli sanseverinati Lorenzo e Jacopo Salimbeni per affrescare l'oratorio, seguiti dall'eugubino Ottaviano Nelli e dal ferrarese Antonio Alberti .
Oratorio di San Giovanni Battista (XIV sec) il cui interno è decorato con cicli di affreschi del XV sec, tra cui La Crocifissione del XV sec e La Vita di Giovanni,r attista di Jacopo e Lorenzo Salimbeni.
Il Duomo, si erge tra gli intricati vicoli medievali,a realizzato dal Laurana, e ricostruito dal Valadier nel 1784 dopo un terremoto e viene ricostruito nel secolo seguente in forme palladiane. Conserva opere di Timoteo Viti e Federico Barocci.
La chiesa di S. Francesco, sec. XIV, con il bel campanile gotico a cuspide e la grande pala d'altare di Federico Barocci. Rifatta dal Vanvitelli (prima metà del '700), ospita i monumenti funebri dei duchi (vi sono i sarcofagi di Antonio e Oddantonio). Chiesa di S. Bernardino
Chiesa S. Bernardino degli Zoccolanti, (costruita dsa Francesco di Giorgio Martini) è sede del Museo dei Duchi, fuori città (vi verrà sepolto con la moglie Elisabetta e il figlio Guidobaldo. Ospitava fino al secolo scorso la Madonna co
n Bambino, angeli e santi nonché il Duca Federico in ginocchio di Piero della Francesca (ora alla Pinacoteca di Brera a Milano).
Casa natale di Raffaello sede dell'omonima Accademia istituita nel 1869.
La Fortezza Albornoz, XV sec., sorge in V.le B. Buozzi e rappresenta l’emblema difensivo della città del XVI sec.
Galleria Nazionale delle Marche, ospitata nel Palazzo Ducale, conserva veri capolavori come la "Flagellazione" e la "Madonna di Senigallia" di Piero della Francesca, la "Muta" di Raffaello Sanzi, e di altri importanti artisti: Domenico Rosselli, Allegretto Nunzi, Giovanni Baronzio, Pietro da Rimin, Antonio da Fabriano, Giovanni Santi, Melozzo da Forlì, i Giusto da Gan, Carlo Crivelli, Alvise Vivarini, Tiziano,s Timoteo Vita, Taddeo Zuccari. Alcune opere, disperse nel 1623, sono tornate a Urbino consentendo la realizzazione della galleria.
E ancora, scesi a valle, lo splendido panorama urbano che si gode da Borgo Mercatale con l'incombente volume semicilindrico che racchiude la quattrocentesca Rampa elicoidale di Francesco di Giorgio Martini.
ANCONA
DATI
Capoluogo dell'omonima provincia, comune di 123,71 km2 con 104.500 abitanti, a 16 metri sul livello del mare. Si affaccia al Mar Adriatico nel punto in cui la costa forma un gomito dovuto al promontorio del Monte Conero.
Il nucleo più antico della città sorge sulle pendici del colle Guasco, coronato dalla cattedrale di S. Ciriaco e dominante la vasta area del porto. Al sec. XIII risalgono l'espansione dell'abitato sulle pendici del colle dell'Astagno e l'occupazione della zona valliva tra i due rilievi, fino all'attuale piazza Roma. un più vasto sviluppo urbanistico si ebbe tuttavia soltanto dopo l'annessione al Regno d'Italia, quando la costruzione della ferrovia aprì una nuova fase di prosperità economica e la città si estese con nuovi quartieri soprattutto nelle vicinanze della stazione. Nel dicembre 1982 un'enorme frana distrusse alcuni quartieri periferici della città.
STORIA
Fondata da coloni siracusani tra il sec. V e IV a.C., al tempo della guerra illirica il porto fu utilizzato come base navale romana. Colonie romane (anche di veterani di Cesare) vi presero dimora e diedero ad Ancona un volto nuovo soprattutto al tempo di Traiano. Caduto l'Impero d'Occidente, Ancona sostenne l'attacco dei Goti e poi preferì (dopo aver sconfitto i Longobardi) sottomettersi spontaneamente alla Chiesa insieme alle altre città della Pentapoli. Cinta invano d'assedio da Federico Barbarossa (1167) e da Cristiano di Magonza (1174), in lotta con i Saraceni (che nel lontano 848 l'avevano distrutta), i Normanni e i Veneziani (con i quali sopportò un conflitto secolare), difese a lungo la propria autonomia finché nel 1532 fu costretta con la forza al diretto dominio pontificio che si rivelò odiosamente dispotico. Decaduta nel Seicento per il ristagno del commercio e per calamità naturali, fu occupata nel 1797 dai Francesi condotti personalmente da Napoleone. I gruppi giacobini istituirono un governo rivoluzionario e quindi una repubblica democratica. Dopo esser passata nelle mani dei Tedeschi (1799), dei Francesi (1801), della Chiesa (1815), fu annessa al Regno d'Italia nel 1860. Durante la II guerra mondiale Ancona fu colpita da più di 150 bombardamenti dagli Alleati che distrussero gran parte della città storica.
DA VEDERE
Il maggior monumento della città, che si sviluppa a pianta ortogonale, è il duomo di S. Ciriaco. Sotto la chiesa sono stati trovati resti del tempio di Venere Euplea, che secondo le fonti si trovava al sommo dell'acropoli della città greca. Il duomo venne eretto tra la fine del sec. XI e il XIII, su una basilica più antica; la decorazione esterna presenta forme romanico-gotiche lombarde (portale strombate con protiro e rosone nella facciata, archetti pensili) mentre la pianta, a croce greca con cupola poligonale su pennacchi e bracci absidati a tre navi, è di derivazione bizantina. I due bracci trasversali sono sopraelevati su due cripte. A una estremità del porto si innalza l'arco di Traiano (115 d.C.), che si è supposto opera di Apollodoro di Damasco. Della città romana, il cui foro era situato dov'è l'attuale piazza del Senato, rimangono resti di edifici pubblici (terme, magazzini portuali) e privati, con mosaici e pitture parietali. Ben conservato è l'anfiteatro di età augustea. Romanica è la semplice chiesa di S. Maria della Piazza, che ha una facciata con un portale gotico di gusto lombardo e una decorazione a loggette cieche di ricordo pisano (1210). Numerosi sono gli edifici tardo-gotici di stile veneziano (Loggia dei Mercanti, portali di S. Agostino e S. Francesco alla Scala, tutte opere di Giorgio da Sebenico). Sulla scenografica piazza del Plebiscito si affacciano il palazzo della Prefettura (sec. XV) di Francesco di Giorgio Martini e la settecentesca chiesa di S. Domenico, che conserva una Crocifissione di Tiziano. La Pinacoteca Civica raccoglie importanti dipinti di scuola veneziana, tra cui una Madonna e Santi di Tiziano e opere di Lorenzo Lotto e di C. Crivelli. Molto importante è il Museo Archeologico Nazionale delle Marche, che conserva i reperti delle popolazioni preistoriche e italiche, oltre a opere di età greca e romana.
la provincia
La provincia di Ancona occupa la parte centrale delle Marche, estendendosi dall'Appennino al mar Adriatico lungo la valle del fiume Esino: 1.940 km²; 440.239 ab. (227 ab. per km²), distribuiti in 49 comuni. Il territorio, prevalentemente collinare, è intensamente coltivato e alle colture tradizionali del grano, della vite (vino verdicchio) si sono affiancate negli ultimi decenni quelle degli alberi da frutto e degli ortaggi. Fiorente nelle aree interne l'allevamento dei bovini. Nella fascia costiera è assai attiva la pesca. Nel settore industriale prevalgono le medie e piccole aziende, anche di carattere semiartigianale. Grande importanza hanno l'industria della carta a mano (Fabriano) e quella delle fisarmoniche (Castelfidardo, Numana) che, per adeguarsi alle nuove esigenze del mercato internazionale, si è notevolmente ammodernata e produce anche sofisticati strumenti elettronici. Altre produzioni importanti sono quella calzaturiera, quella cementiera e quella delle ceramiche. A Falconara Marittima è in funzione una grande raffineria di petrolio. Altri centri industriali, oltre a quelli citati, sono Senigallia, Loreto, Iesi, Osimo e Fabriano.
Ancona - Si distende ad anfiteatro sul promontorio del monte Conero, a 106 m d'alt., attorno al suo vasto porto naturale. All'estremità del promontorio si eleva l'altura del monte Guasco, su cui si estende la parte vecchia della città con la cattedrale romanica di San Ciriaco (dei secc. XI-XIII), che presenta influssi bizantini e veneti. Nel cinquecentesco palazzo Ferretti ha sede il Museo nazionale delle Marche (preistorico e archeologico), insigne per le raccolte e il razionale ordinamento. Belle opere settecentesche su progetti di L. Vanvitelli sono la Mole Vanvitelliana (Lazzaretto), la chiesa del Gesù e l'arco di Clemente XII, sul molo moderno; sul molo antico si erge l'arco di trionfo marmoreo di Traiano, eretto nel 115 in segno di riconoscenza per il contributo che questo imperatore aveva dato allo sviluppo della città. Notevoli sono inoltre la chiesa romanica di Santa Maria della Piazza, la loggia dei Mercanti del XV sec., gli antichi palazzi del Governo (XIV sec.), degli Anziani (Pinacoteca civica Podesti) e Giovannelli Benincasa, il teatro delle Muse del XIXsec. e la monumentale fontana del Calamo. Attivo porto commerciale, con cantieri navali specializzati nella costruzione di naviglio da pesca. Numerose le industrie: meccaniche, tessili (seta, pizzi e merletti), dell'abbigliamento; farmaceutiche, cartarie, del cemento, alimentari (zuccherifici; stabilimenti per la conservazione del pesce). Tradizionale è la fabbricazione delle fisarmoniche e dei mobili.
ASCOLI PICENO
DATI
Capoluogo dell'omonima provincia, comune di 158,09 km2 con 52.900 abitanti, a 154 metri sul livello del mare.
L'abitato sorge su un terrazzo alluvionale della media valle del fiume Tronto, alla confluenza del fiume Castellano, circondata su tre lati dal loro corso incassato.
STORIA
Antico capoluogo dei Piceni, conquistato dai romani con tutta la regione nel 286 a.C., fu nel 91 a.C. tra le città promotrici della guerra sociale contro Roma. Pompeo Strabone, incaricato della repressione, vinse (89 a.C.) la strenua difesa degli Ascolani scatenando poi il saccheggio. Risorta in epoca imperiale, divenne nel sec. IV la capitale del Piceno Suburbicario, secondo la divisione amministrativa operata da Massimiano. Conquistata dai Longobardi che la incorporarono nel Ducato di Spoleto (578), dichiarata contea nel 774 da Carlo Magno e sottoposta al dominio della Chiesa, si eresse a libero comune nel 1185 ampliando il proprio territorio. Devastata nel 1242 da Federico II, si assicurò statuti e privilegi. Nel 1349 cadde sotto Galeotto Malatesta. Al dominio dei signori di Rimini succedettero quelli dei Tibaldeschi, del re di Napoli, di Francesco Sforza e della Santa Sede cui appartenne sino al 1860, quando fu unita con plebiscito all'Italia e fu dichiarata capoluogo di una delle quattro province delle Marche.
DA VEDERE
Il centro antico, che si sviluppò soprattutto nei sec. XII-XIII e poi nel Rinascimento, ricalca la pianta a scacchiera dell'abitato romano. Di questo rimangono tratti di mura. La Porta Gemina e i ponti di Cecco e di Solestà, alti sui fiumi. All'incrocio del Cardo e del Decumano si apre la piazza del Popolo (già centro commerciale e ora centro della città) che agli inizi del Cinquecento venne regolarizzata su tre lati dal lombardo Pietro da Corona con una facciata continua e portici e merlature sul modello della piazza di Vigevano. Sul lato orientale, i portici si interrompono davanti al Palazzo del Capitano del Popolo, mentre il lato settentrionale è occupato dal fianco della chiesa gotica di S. Francesco (1282-1371), con le absidi del transetto e del presbiterio e i due sottili campanili; la facciata ha tre portali in gotico veneziano, l'interno a tre navate su pilastri ottagonali e alte arcate, ha una cupola ottagonale e matronei. Il centro feudale e vescovile corrispondono all'attuale piazza dell'Arringo, su cui prospettano il palazzo comunale, con facciata a portici della metà del Settecento, e la facciata del duomo, di Cola dell'Amatrice (1529-39). Sul fianco del duomo si trova il battistero romanico, ottagonale su base quadrata con loggette cieche di tipo lombardo. L'influsso dei modelli lombardi è visibile anche nella chiesa romanica di S. Vittore, mentre la chiesa dei SS. Vincenzo e Anastasio ha una facciata a riquadri geometrici di tipo umbro. La città conserva intattete vie e quartieri in cui torri e chiese medievali e palazzi del Rinascimento si susseguono armoniosamente in compatta sequenza.
la provincia
La provincia di Ascoli Piceno comprende la parte più meridionale delle Marche, tra il Chienti e il Tronto, e digrada dolcemente dai monti Sibillini (Appennino Umbro-Marchigiano) al mare Adriatico: 2.087 km²; 365.826 ab., distribuiti in 73 comuni (175 ab. per km²). Quasi interamente collinosa, ha un'agricoltura sviluppata sia nei settori tradizionali (cereali, olivo, vite, senape) sia in settori nuovi, volti soprattutto al rifornimento dei mercati urbani dell'Adriatico (ortaggi, frutta); un ruolo del tutto marginale ha oggi la bachicoltura, un tempo fiorente. Praticato l'allevamento dei bovini e degli ovini, ma in misura modesta e da aziende medio-piccole. Notevole importanza ha invece la pesca: Porto San Giorgio, Grottammare e, soprattutto, San Benedetto del Tronto sono fra i maggiori porti pescherecci italiani. Legate alla pesca sono del resto le più fiorenti industrie alimentari della costa adriatica (inscatolamento e refrigerazione). Fra le altre attività industriali sono da segnalare quelle estrattive (cave di travertino e, soprattutto, giacimenti di metano) e edilizie, ma, in primo luogo, quella calzaturiera, che si articola in centinaia di aziende medie e piccole, e il cui centro principale è Montegranaro. Il turismo, oltre che sulle bellezze artistiche del capoluogo, conta in misura sempre maggiore sulle stazioni balneari della costa adriatica. Centri principali: San Benedetto del Tronto, Acquasanta Terme, Fermo, Porto San Giorgio, Grottammare.
Ascoli Piceno - È situata a 154 m d'alt. su una collina alla confluenza del Castellano nel Tronto, i quali la recingono da tre lati. Il vecchio nucleo cittadino, con le sue vie pittoresche (rue), è raccolto intorno alla monumentale piazza del Popolo, cinta da palazzi rinascimentali a portici e dominata dal palazzo del Popolo (XIII sec.). Altri pregevoli monumenti sono la chiesa gotica di San Francesco con l'annessa loggia dei Mercanti (XVI sec.), quella romanica dei Santi Vincenzo e Anastasio, la quattrocentesca cattedrale, più volte rimaneggiata, con battistero del XII sec., il cinquecentesco palazzo Malaspina e il romano ponte di Solestà, sul Tronto. La Fortezza Pia, eretta da papa Pio IV nel 1564, domina la città dal colle dell'Annunziata. La città è stata colpita il 28-29 novembre 1972 da forti scosse telluriche (8° grado della scala Mercalli) che hanno provocato gravissimi danni a molti edifici del centro storico.
Capoluogo di un'area a vocazione prevalentemente agro-pastorale, Ascoli Piceno ha affiancato negli ultimi decenni alle tradizionali funzioni di mercato agricolo (vini) e di centro amministrativo un notevole e ben differenziato sviluppo industriale - accompagnato da un'estensione dei servizi e da una buona valorizzazione delle risorse turistiche - che ha avuto come conseguenza la formazione di una moderna area industriale lungo la strada statale piceno-aprutina e la suburbizzazione di alcuni comuni contermini (Castel di Lama, Folignano, Maltignano). Le industrie sono di dimensione medio-piccola, ma ben inserite nei flussi di esportazione; le più sviluppate sono quelle meccaniche, chimiche, delle materie plastiche, cartarie, ceramiche (laterizi) e alimentari (pasta); in declino l'industria della seta, che un tempo lavorava bozzoli prodotti nella regione. In campo commerciale è da segnalare l'annuale fiera avicunicola e degli animali da pelliccia. Il settore terziario assorbe la maggior parte della popolazione attiva. Ascoli è patria del pontefice Niccolò IV e del poeta e filosofo Francesco Stabili, detto Cecco d'Ascoli.
MACERATA
DATI
Capoluogo dell'omonima provincia, comune di 92,73 km2 con 44.300 abitanti, a 315 metri sul livello del mare.
Al nucleo storico, formatosi tra il sec. XII e il XIII con l'inclusione entro una poderosa cinta bastionata dei tre borghi preesistenti (Monte di San Giuliano, Castello, Poggio), che si raccoglie compatto sulla sommità di un rilievo collinare con strade concentriche che si sviluppano su piani diversi e collegate tra loro da ripide rampe, si sono affiancati, a partire dall'inizio del sec. XX, vari moderni quartieri residenziali il cui sviluppo è condizionato dalla topografia della zona.
STORIA
Menzionato sin dal 1022, il castello di Macerata si costituì in libero Comune agli inizi del sec. XII sottraendosi all'autorità del vescovo di Fermo. Nelle lotte tra Chiesa e Impero si schierò con quest'ultimo e partecipò vittoriosamente allo scontro di Osimo (1247) contro i guelfi marchigiani. Nel 1239 ottenne dal re Enzo importanti privilegi sui castelli vicini. Nel 1320 ebbe il titolo di città con sede vescovile. Conobbe varie signorie ma nel 1455 ritornò alla Chiesa. Con la costituzione del regno d'Italia la città fu elevata a capoluogo del dipartimento del Musone (1804-14), ritornò poi al papa e nel 1860 fu occupata dalle truppe piemontesi.
DA VEDERE
Testimonianza di architettura medievale è la chiesa di S. Maria della Porta (1340) con il più vecchio corpo corrispondente alla chiesa inferiore del sec. XI. A questo monumento si può accostare per identità stilistica la Porta Montana (sec. XIV). L'età rinascimentale è rappresentata dalla Loggia dei Mercanti, del Palazzo Maggiore o della Prefettura nella cui architettura sono incorporate parti della vecchia costruzione del trecento, della Torre Maggiore, progettata nel 1558 da G.
La Provincia
La provincia di Macerata, costituita dalle valli del Potenza e del Chienti, si estende dagli Appennini, a ovest, alla costa adriatica a est; 2.774 km²; 298.295 ab. (108 ab. per km²), distribuiti in 57 comuni. La parte occidentale, montuosa, comprende un tratto del versante adriatico dell'Appennino Umbro-Marchigiano (monte Pennino, 1.570 m), con una sezione dei monti Sibillini (monte Bove, 2.113 m); le valli fluviali scendono verso il mare separate da contrafforti trasversali dai dolci pendii; i centri maggiori sorgono su queste colline dalle sommità arrotondate, in posizione dominante ("balconi"). Il litorale è costellato di "marine", i nuovi centri balneari sorti in corrispondenza dei più antichi centri storici dell'interno. Superate le forme di conduzione mezzadrili, l'agricoltura ha cominciato a modernizzarsi e i terreni a essere sottoposti a una più razionale utilizzazione. Le produzioni principali del settore sono frumento, barbabietole da zucchero, uva, ortaggi. Di rilievo è lo sviluppo del settore industriale che, con circa il 37% del reddito prodotto, si è allineato ai valori delle altre province della regione (industrie meccaniche, trasformazione dei prodotti agricoli, edilizia e costruzioni). Il settore terziario ha fatto registrare una certa espansione delle attività del commercio e dei trasporti accanto al tradizionale discreto afflusso turistico rivolto ai centri balneari (Porto Recanati, Porto Potenza Picena, Porto Civitanova), idroterapici (Tolentino, Sarnano, Penna San Giovanni) e montani (Castelsantangelo sul Nera). Centri principali: Civitanova Marche, Recanati, Tolentino, San Severino Marche, Cingoli, Camerino, Corridonia, Potenza Picena, Matelica.
Macerata - Situata a 314 m d'alt. su un colle della dorsale che si eleva fra le valli del Potenza e del Chienti. Sede di università e della scuola di specializzazione dell'Aeronautica militare. L'economia della città si basa sulla commercializzazione dei prodotti agricoli della zona circostante, costituendo il più importante mercato dei cereali dell'Italia centrale, con un certo peso anche per quanto riguarda il bestiame (bovino). Lo sviluppo industriale è recente, ma presenta già imprese molto attive nei settori dell'edilizia, meccanico, alimentare, del mobilio. Notevoli le manifestazioni culturali e folcloristiche del settembre maceratese. La città conserva parte della cinta muraria del XIV sec., la porta Montana, la chiesa di Santa Maria della Porta, con chiesa inferiore dell'XI sec., e la Fonte Maggiore, a cinque arcate a pieno centro, del 1326. Nulla di notevole tra i monumenti superstiti del XV sec., mentre il primo cinquecento è testimoniato dall'elegante loggia dei Mercanti, dal rimaneggiato Palazzo Maggiore (prefettura), dalla Torre Maggiore, e la metà del secolo dall'architettura, di impronta bramantesca, di Santa Maria delle Vergini, di Galeazzo da Carpi, a croce greca inscritta in un quadrato con alta cupola. Dei secc. XVI-XVII sono pure alcuni notevoli palazzi: Ferri, Mozzi, Carradori, Lazzarini, Consalvi, gli ultimi due attribuiti al Tibaldi. Il Seicento è testimoniato dalla chiesa di San Giovanni, da quella di San Paolo, ambedue del barnabita Rosato Rosati, e dal Palazzo Comunale (rimaneggiato nel 1820). Intensa l'attività architettonica settecentesca con la chiesa di San Giorgio e il duomo, ambedue di Cosimo Morelli, col teatro (Bibiena-Morelli), coi palazzi Santafiora e Bonaccorsi, né va dimenticata la piccola basilica della Madonna della Misericordia, incastrata tra edifici più recenti, risalente al 1497 ma completamente rifatta con equilibrata finezza, interno e facciata, da Luigi Vanvitelli (1742). Il XIX sec. vanta lo sferisterio di Ireneo Aleandri, forse la più insigne realizzazione neoclassica dell'Italia centrale. Nell'ex collegio dei gesuiti hanno sede la Biblioteca, il Museo e la Pinacoteca comunale (dipinti di Allegretto Nuzi, C. Crivelli, Girolamo di Giovanni da Camerino, Pulzone).
PESARO
La provincia di Pesaro e Urbino è la più vasta provincia delle Marche; si estende dalla provincia romagnola di Forlì-Cesena e da San Marino, a nord, fino alla riva sinistra del Cesano (provincia di Ancona) a SE, dalla catena appenninica al mare Adriatico: 2.893 km²; 338.812 ab. (117 ab. per km²), distribuiti in 67 comuni. Il territorio, prevalentemente collinare (subappenninico) e montuoso (monte Catria, 1.702 m), abbraccia i bacini del Foglia e del Metauro, e (in parte) quelli del Marecchia e del Conca (che nel tratto inferiore appartengono alla Romagna), comprendendo quasi tutto il Montefeltro. Le valli dei fiumi sono separate da serie di colline dalle sommità arrotondate, spesso coronate da antichi, pittoreschi centri abitati, e dai pendii dolcissimi. Sulla costa (42 km) si estende una fascia alluvionale, comprendente il capoluogo. Nel settore primario si è puntato alla valorizzazione delle colture ortofrutticole, della barbabietola e della vite, nonché del patrimonio zootecnico e dei relativi prodotti. Nel settore industriale, stabilimenti chimici (fertilizzanti) si sono affiancati a quelli meccanici e metalmeccanici, dell'abbigliamento e della lavorazione del legno, che ha avuto un eccezionale sviluppo, della ceramica e dell'industria estrattiva (metano). Notevole importanza riveste il settore terziario, soprattutto nel settore commerciale e dei pubblici esercizi. Il notevole movimento turistico rende insufficiente l'attrezzatura ricettiva, pur notevolmente sviluppata, dei vari centri e in particolare di Urbino, che accoglie anche l'università e l'Istituto d'arte del libro. Gabicce Mare e Fano formano con Pesaro una conurbazione costiera. È la continuazione per traboccamento del grande comprensorio turistico romagnolo. I centri più popolosi dell'interno sono le cittadine di Fossombrone e di Cagli e la città storica di Urbino, maggior centro universitario delle Marche.
Pesaro - Situata sulla costa adriatica, nella piana alluvionale alla foce del Foglia. Protesa verso il mare, la città si estende tra i colli di San Bartolo a nordovest e Ardizio a sudest, comprendendo l'antico centro storico, protetto a est dall'imponente Rocca Costanza, e la moderna città-giardino, allineata lungo il litorale, con lunghi viali alberati e rettilinei. La zona industriale si è sviluppata a partire dall'ansa formata dal Foglia e a San Pietro in Calibano. L'espansione turistica è continuata secondo linee ordinate e regolari verso Gabicce e verso Fano, in corrispondenza anche della crescita delle attività turistiche. Centro commerciale e mercato agricolo (prodotti ortofrutticoli, cereali, uva, foraggi; bestiame da carne e da latte; formaggi), Pesaro è sede di numerose industrie: metalmeccaniche (motocicli, macchine utensili e agricole), alimentari, mobilifici (di particolare importanza negli ultimi tempi), maglifici e nastrifici, tappeti; laterizi; di antica fama la lavorazione delle maioliche e delle ceramiche; lavorazione della paglia; cantieri navali (piccoli natanti e battelli da pesca). L'attività commerciale è favorita dalla presenza del porto-canale che, scavato nel 1614 lungo la zona terminale del Foglia, e in seguito in parte interrato, fu sistemato definitivamente nel 1857 con la deviazione dell'ultimo tratto del Foglia. Grande impulso ha avuto negli ultimi anni anche il turismo balneare, con una buona attrezzatura alberghiera. Patria di Gioacchino Rossini, la città ha notevoli tradizioni artistico-musicali: teatro Rossini, Museo rossiniano, conservatorio di musica, Istituto d'arte, ecc. Vi si svolgono annualmente un Festival di musiche rossiniane e una Mostra cinematografica. Pesaro è inoltre patria dell'esploratore A. Cecchi. Scarsi i reperti riferibili alla città romana, che si estendeva alla destra del fiume, e a quella altomedievale. I primi documenti artistici di un certo interesse sono costituiti da un notevole gruppo di chiese romanico-gotiche di cui restano numerosi elementi: la facciata della cattedrale (fine del XIII sec.), i bei portali di Sant'Agostino (1413), di San Francesco (1356-1373) e di San Domenico (1395), quest'ultimo sul fianco del palazzo della Posta, edificio neoclassico ricavato dal corpo della chiesa da L. Poletti (1848). Fino all'avvento del Rinascimento, l'ambiente artistico pesarese presenta molteplici contatti con l'arte veneta, confermati da alcuni dipinti veneziani del Museo civico (Jacobello del Fiore). Il Rinascimento è rappresentato dall'armonico Palazzo Ducale, edificato per volere di Alessandro Sforza nella seconda metà del XV sec., ricostruito dopo un incendio da Bartolomeo e Girolamo Genga. Il Laurana, presente nella città nel 1476, contribuì all'edificazione della rocca Costanza, rilevante esempio di architettura militare, iniziata nel 1474. Nei pressi della città, sul colle di San Bartolo, è situata la Villa Imperiale, che deve il suo nome all'imperatore Federico III d'Absburgo che, ospite degli Sforza nel 1452, presenziò alla fondazione. Fu ricostruita in gran parte sotto i Della Rovere a partire dal 1530 per opera di Girolamo Genga, autore anche di gran parte dell'interessante decorazione a fresco, cui parteciparono Menzocchi, Dossi, Bronzino e Perin del Vaga. Nel Museo civico, che ha sede nel palazzo Mosca (G. A. Lazzarini, XVIII sec.), è da segnalare la pala dell'Incoronazione della Vergine di Giovanni Bellini e una preziosa raccolta di maioliche. La Biblioteca oliveriana, ricca di manoscritti e incunaboli, ha annesso un Museo archeologico, costituito soprattutto da reperti dell'età del ferro provenienti dalla necropoli di Novilara.