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I fondatori di campane nella regione Molise

Tra le varie espressioni dell’artigianato molisano un posto di rilievo è occupato dalle campane di Agnone. L’arte di fondere le campane è un’arte antica, che risale probabilmente al popolo cinese. Non si conosce il momento preciso a partire dal quale la campana è stata usata come richiamo di fede, si sa, però, con certezza che ad Agnone l’arte di fondere il bronzo si perde nella notte dei tempi. Infatti in questo piccolo centro molisano è stata rinvenuta una tavola bronzea "Tavola osca" conservata al British Museum di Londra e risalente al III sec. a.c. a testimonianza che oltre duemila anni fa qui era già praticata la fusione dei metalli. Delle tante fonderie in passato esistenti ad Agnone, oggi è rimasta la sola Pontificia Fonderia dei fratelli Marinelli, definita la più antica fabbrica di campane del mondo, fu fondata, infatti, intorno all’anno Mille dai membri della famiglia Marinelli, che di generazione in generazione si tramandano l’arte di fabbricare campane. Oggi in questa fucina, che ricorda l’antro di Vulcano, si continuano a costruire campane dirette in ogni angolo del mondo, da New York a Saigon, a scandire gioie e dolori dell’uomo con la stessa ricetta di mille anni fa, come diceva infatti, un avo dei Marinelli per fare campane: "Bisogna essere uomo dabbene, onesto e timorato di Dio "aver elementi di aritmetica, disegno e geometria" e non trascurare i principi della musica.

Le campane sono, dunque, simbolo di fede ma anche di cultura storia, veri e propri oggetti d’arte che raccontano momenti importanti della nostra storia: eventi storici, religiosi e anche più leggeri. Molte campane sono nate e nascono per volontà e memoria dei Papi. Tanti sono gli episodi commemorati dalle campane di Agnone: dal centenario dell’apparizione della Madonna di Lourdes, alla "Perestrojka" alla campana fusa in ricordo di Nicholas Green, momenti di dolore, dunque, ma anche di gioia come ad esempio la "Mundial Bell" fusa per la vittoria italiana ai mondiali di Spagna del 1982. Il metodo di produzione è sempre lo stesso. Fu l’avo Nicodemo ad escogitare un metodo particolare per fondere il bronzo. Produrre campane è un lavoro attento e paziente in cui niente può essere lasciato al caso. Elementi essenziali per la riuscita delle campane e della loro voce che deve essere armoniosa, sono, infatti: spessore, peso, diametro, altezza, il tutto nel rispetto di proporzioni ben stabilite. Diverse sono le fasi che portano alla nascita delle campane, il ciclo di lavorazione varia da trenta a novanta giorni e talvolta anche più. Su di una struttura in legno si costruisce l’anima, l’intelaiatura della campana fatta di mattoni refrattari.

Questa struttura viene poi rivestita di più strati di argilla, speciale in quanto deve resistere all’azione erosiva del bronzo fuso, che costituisce la falsa campana, su cui si applicano in cera decorazioni . Si aggiunge poi altra argilla, applicata in strati sottili ed uniformi a seconda dello spessore voluto, nasce, così, il mantello. Si procede poi all’essiccazione attraverso carboni accesi che vengono sistemati all’interno dell’anima di mattoni, lo strato di cera si scioglie e viene assorbito dall’argilla, questo procedimento è detto a cera persa. Terminata la formatura il mantello si solleva e la falsa campana viene distrutta fino a liberare l’anima. Nel mantello rimangono impresse le iscrizioni, i fregi. Viene poi ricollocato sull’anima lasciando libero lo spazio prima occupato dalla falsa campana. Nell’intercapedine tra la struttura in mattoni e quella in argilla viene colato il bronzo fuso, prima della colata, però, le campane vengono poste in una fossa riempita di terra, per evitare lo spostamento del mantello causato dalla spinta metallostatica. La campana viene così realizzata colando il bronzo (78 parti di rame e 22 di stagno) a 1150 gradi nello spaziolibero tra anima e mantello. Per la fusione si usano forni a riverbero costruiti con mattoni refrattari, e come combustibile legno di rovere, quercia, cerro essiccato, per evitare la contaminazione del metallo fuso da parte di gas che sarebbero sprigionati da altri combustibili. La fase più delicata è, dunque, quella della formatura: la variazione del timbro e la possibilità di dotarlo di una nota fissa sono frutto di accorgimenti speciali. Dopo il raffreddamento la campana grezza viene liberata del mantello, dell’anima, viene lucidata, si collauda il suono e viene poi completata con l’aggiunta del battaglio, che deve essere proporzionale al peso della campana. Il momento più magico quasi religioso, rimasto inalterato nel tempo è quello della colata: crepitio di fiamme, fumo, bronzo incandescente, invocazioni alla Madonna. "Santa Maria", si invoca la Madonna simbolo della maternità affinché protegga la nascita della campana "da un’imponderabile che l’uomo non può definire e che nasce dal diluirsi, muoversi, di quelle molecole rese vive dal fuoco." (A. Di Tullio)

Nascono, così, le campane della Fonderia Marinelli, campane che raccontano la storia, rievocano fatti, personaggi e momenti importanti della nostra vita ed è così da più di mille anni, ormai.

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