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Molise

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Itinerari religiosi della regione Molise

SAN PIO DA PIETRALCINA

L'inizio del XX secolo ha segnato un periodo storico del Molise molto importante per la presenza in Regione di Padre Pio.
Nel 1904 il frate di Pietrelcina giunge in Regione dove soggiorna fino al 1911 per la formazione spirituale. Dal Suo Epistolario e da altre testimonianze è stato possibile ricostruire la cronologia degli avvenimenti dell'epoca che vede il Frate presente i vari conventi della Regione: da Sant'Elia a Pianisi a Macchia Valfortore, da Campobasso a Venafro.
A Sant'Elia a Pianisi si trova il Convento di S. Francesco dei Frati Cappuccini con l'annesso "Professorio" cioè la scuola ecclesiastica che insegnava la retorica e la filosofia, corrispondente ai nostri studi di ginnasio e liceo.
statua conservata nel convento di S.Elia a Pianisi
Questo Convento, dopo quello di S. Giovanni Rotondo, è quello che ha ospitato Padre Pio più a lungo ed è proprio qui che Fra Pio iniziò a vivere straordinari accadimenti.
Nel 1904, infatti, ebbe le "celesti visioni" in cui vedeva Gesù e con Lui parlava. L'anno successivo, invece, accaddero due episodi misteriosi: la bilocazione di Padre Pio, la prima da S. Elia ad Udine e l'altra da S. Elia a Roma, come raccontato dalla diretta testimone dell'evento, e l'apparizione di un mostruoso cane nero. Ed infine all'estate del 1906, quando il Fra Pio viveva ancora a S. Elia a Pianisi, si fa risalire la previsione del Frate dell'apertura del Convento a S. Giovanni Rotondo, dove poi sarebbe andato a vivere.
Nel convento dei frati cappuccini si possono ammirare dipinti di Paolo Gamba: nel refettorio due lunette datate 1746, realizzate su tela , rappresentano l'Ultima Cena e l'Annunciazione.
Nella chiesa annessa al convento vi è un pregevole altare in legno, ricco di decorazioni. L'altare è datato 1741 ed è ornato da sette tele realizzate da Paolo Gamba durante alcuni mesi vissuti nel convento.
Nella Chiesa Madre dedicata a S. Elia Profeta si conserva una natività realizzata a ricamo, notevole per il disegno e la vivacità dei colori, databile tra la fine del '600 e inizio '700 donata dalla duchessa Donna Vittoria Di Palma. Si possono ammirare due belle statuine del '600 in marmo, un San Giuseppe e la Vergine che contemplano in Divin lor Nato. Nella parte centrale dell'abside, dietro l'altare maggiore, vi è un dipinto che rappresenta l'Allegoria dei sette Sacramenti.


Tale opera risale al 1500 e fu trasferita nella Chiesa di Sant'Elia nel 1720 quando la Chiesa di Torre di Zeppa minacciava di crollare. In ultimo possiamo ammirare una tela del pittore santeliano Fernando Di Stefano raffigurante S. Elia Profeta sul carro di fuoco. A circa 6 chilometri da Sant'Elia a Pianisi, lungo una comoda strada che permette di ammirare il paesaggio circostante, si giunge a Macchia Valfortore, paesino situato alla destra del Fortore tra oliveti e vigneti, vanta il primo miracolo di Padre Pio: "il miracolo dei ciliegi". Si narra, infatti, che nel 1906, durante una delle solite passeggiate settimanali, Padre Pio insieme ad alcuni suoi confratelli capitarono in un magnifico vigneto con dei ciliegi carichi di frutti e vennero invitati dal padrone della vigna a mangiare tutte le ciliegie che volevano.
Questi, però, nel salire sugli alberi per cogliere le ciliegie, ruppero molti rami tanto che il proprietario si preoccupò per la riuscita dei raccolti futuri. Anche Padre Pio, vedendo il danno arrecato dai suoi confratelli, se ne preoccupò e pregò per la buona riuscita del raccolto. L'anno successivo, infatti, quegli stessi ciliegi portarono un'abbondanza di frutti mai vista prima. Nel cuore del paese vi è la parrocchia di S. Nicola nel XVI secolo. La cappella di S. Nicola fu arricchita da un complesso pittorico e scultoreo voluto dalla famiglia de Regina. Il dipinto su tavola, che ornava la parete centrale, ora non esiste più però si conserva in buono stato tutta la parte in legno intagliato, con ricchi ornati rivestiti in oro zecchino. Le due parti laterali, divise in dodici nicchie, ospitano busti lignei di santi; nella parte superiore corre una trabeazione con fregio traforato, sormontato nella parte centrale da altorilievo raffigurante l'Eterno Padre. Padre Pio, da studente, si recò più volte a Campobasso, e proprio qui, infatti, nel 1905 inizia per il frate il "martirio dell'anima", definito dagli studiosi biografi come il " dono degli scrupoli".



Panorama di Macchia Valfortore


Quando questi giunse a Campobasso nel maggio 1905 non c'era un Convento dei Cappuccini e perciò venne affidato come rifugio ed alloggio il Santuario di S. Maria del Monte. La chiesetta oggi sorge sul piazzale antistante il Castello Monforte ed è stato, in dalla posizione della città che è situata più in basso rispetto al castello che la domina. Il centro storico conserva le caratteristiche medioevali ed al suo interno si trovano tutti i maggiori bellezze monumentali del luogo: partendo da Castello Monforte, che si erge a dominio della città, troviamo le chiese in stile romanico di S. Giorgio, patrono e protettore della città, e S. Bartolomeo. Scendendo si incontra Palazzo Mazzarotta, attuale sede del Museo Provinciale dove sono conservati i reperti archeologici di epoca sannitica e longobarda. Appena fuori le mura del Borgo Antico troviamo la magnifica Cattedrale la cui facciata è in stile neoclassico e l'interno è diviso in tre navate. Da visitare anche la settecentesca Villa "De Capua", parco in stile classico con vialetti delimitati da siepi e numerose specie arboree. "La Quaresima di Venafro" indica il periodo di quaranta giorni che Padre Pio trascorse nella città molisana nel 1911, presso il Convento di S. Nicandro. Egli vi giunse perché colpito da una "misteriosa malattia", un complesso di malanni che afflissero il frate nei quaranta giorni di Venafro: febbri altissime, dolori al petto, affezioni polmonari, emicranie fortissime e mal di stomaco. La misteriosità dei mali era nel fatto che essi venivano e svanivano improvvisamente. Per tutti questi giorni Padre Pio riusciva a cibarsi solo dell'Eucarestia. Venafro, già centro sviluppato al tempo delle guerre puniche, fu più volte citata da to la potente famiglia feudale dei Pandone, che nel XV secolo trasformò il castello in residenza signorile. Il castello, oggi in ottime condizioni, presenta al suo interno pregevoli affreschi, commissionati da Enrico Pandone, che raffigurano, a grandezza naturale, tutti i suoi cavalli preferiti. Da visitare anche la Chiesa di S. Nicandro, il Palazzo Caraccciolo e la Cattedrale.


Venafro: il convento


PAPA CELESTINO V
L’abbazia di Faifoli (MONTAGANO)

Ma il Molise può vantarsi non solo per aver dato ospitalità a Padre Pio bensì soprattutto per aver dato il natale a colui che è stato Papa prima e Santo poi, conosciuto ovunque come "Celestino V". Pietro Angelerio, questo il suo nome di battesimo, nacque nel 1210 a S. Angelo Molisano da un’umile famiglia molisana e sin da giovinetto espresse la volontà di voler servire Dio.
Si recò, allora, presso il vicino monastero benedettino di S. Maria a Faifoli, in territorio di Montagano (mons=monte agnus=piacevole posto su un’altura che domina una vasta parte della valle del biferno)), dove prese l’abito benedettino e trascorse alcuni anni di noviziato nella preghiera e nel lavoro dei campi. Poi, forte il bisogno di servire Dio nella più estrema solitudine dell’eremo, si trasferì sul monte Porrara della Maiella e vi restò per circa tre anni a svolgere il noviziato di eremita.
Successivamente andò a Roma per essere ordinato sacerdote e di nuovo verso gli eremi della Maiella che presto lasciò perché disturbato dalle folle di pellegrini che andavano in visita distogliendolo dalle preghiere e dai colloqui con Dio.
Nel 1276 Pietro, divenuto abate, tornò a Faifoli su richiesta dell’arcivescovo di Benevento, Capoferro, per ripristinare il monastero, ormai decaduto, e per ristabilirvi la regola benedettina.
Pietro obbedì ma dopo qualche tempo dovette abbandonare il luogo, insieme ai suoi confratelli, a causa delle angherie del feudatario di Montavano, Simone Santangelo, che aveva usurpato il monastero.


Papa Celestino V

Si ritirò, allora, nell’eremo di S. Onofrio, vicino Morrone, dove nel 1294 ricevette una delegazione di prelati che gli chiesero di accettare la su nomina a pontefice.
Così, vecchio di 85 anni, Pietro Angelerio venne consacrato ed incoronato Papa nella chiesa di S. Maria di Collemaggio presso la città dell’Aquila col nome di Papa Celestino V.
Come suo primo atto egli emanò la "Bolla della Perdonanza" con cui concedeva l’indulgenza plenaria a tutti coloro che, pentiti e confessati, si fossero recati presso la Chiesa di Collemaggio il 29 agosto di ogni anno. Fu questo il primo esempio di Giubileo, istituzionalizzato sei anni dopo dal suo successore papa Bonifacio VIII.
Ma ben presto Celestino V, resosi conto di non poter gestire il potere papale, in quanto uomo dedito solo a Dio e non a quei giochi di potere di cui egli era del tutto inesperto, rinunciò al papato.
Del rifiuto di Celestino ne parla lo stesso Dante che, ponendolo nell’inferno, si riferisce a lui come "colui che fece per viltade il gran rifiuto", deluso, forse, nella speranza di vedere in papa Celestino V un innovatore della chiesa cattolica, come colui che poteva trasformare la allora chiesa "carnale" con una veramente "spirituale".


L'abbazia di Faifoli


Il santuario dell'Addollorata a Castelpetroso

Nasce nel 1880 per volere ed in segno di fede del Conte Carlo Aquaderni di Bologna che, avendo avuto il figlio dodicenne miracolato nella sua grave malattia della tubercololosi ossea, diede mandato di progetto all’architetto bolognese Francesco Gualandi. Il santuario costituisce una vera e propria opera monumentale realizzata in stile neo-gotico con pietra locale lavorata a mano dai migliori scalpellini molisani.
Esso è dedicato in particolare alla Beata Vergine Addolorata che, nelle due occasioni del 12 e del 22 marzo 1888, apparve con il Cristo morto in braccio alle due pastorelle molisane, Bibbiana e Serafina. Da allora le apparizioni si sono succedute saltuariamente nel tempo fino al 1970. Meta privilegiata di pellegrinaggio da tutto il mondo ricordiamo, da ultimo, la visita di Papa Giovanni Paolo II il 19 marzo del 1995.


L'Abbazia di S. Vincenzo al Volturno

Il monastero benedettino fu fondato nel 702 da tre monaci e divenne ben presto uno dei più grandi monasteri d’Europa e questo non solo per le sue grandi dimensioni ma soprattutto per il fatto che ogni singolo ambiente era curato con minuziose pitture e lì trovarono ricovero e lavoro moltissimi artigiani del tempo.
Distrutto dal terremoto dell’874, prima, e dalle incursioni saracene, poi, il monastero venne abbandonato dai monaci che si rifugiarono in un vicino castrum (l’attuale località di Castel S. Vincenzo, caratterizzata da un magnifico lago) per poi farvi ritorno e ricostruirlo nel 916. Ma anche successivamente, sia a causa delle predazioni dei locali feudatari, del terremoto del 1349 e dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, l’abbazia venne completamente distrutta. Solo recentemente, nel 1965, si deve la sua ricostruzione parziale all’opera di Don Angelo Pantoni. Di particolare interesse si può ammirare la cripta di S. Lorenzo, conosciuta pure come la cripta dell’abate Epifanio (a cui si fa risalire e cioè tra l’824 e l’842), costituita da un ambiente seminterrato a forma di croce latina con le volte a botte, ove sia le pareti che le volte presentano affreschi ancora ben conservati e che sono, ancora oggi, allo studio delle maggiori autorità dell’arte.



Roccavivara e la chiesa di S. Maria del Canneto

Altro gioiello dell’antica architettura romanica in Molise è senz’altro costituito dalla Chiesa di S. Maria del Canneto, sorta sulla riva destra del fiume Trigno.
La data di edificazione del monastero benedettino non è ancora certa ma da alcuni scavi espletati nella adiacente villa rustica pare possa essere cronologicamente collocata in epoca longobarda e, quindi, intorno al VI-VII secolo. Citata nel Chronicon Volturnense ed in numerose bolle pontificie e diplomi regi datati sino al 1484, la Chiesa di Canneto presenta, all’analisi delle tecniche edilizie, il segno dei vari restauri avvenuti nel corso dei secoli cosicché si può ammirare l’armoniosa mescolanza di elementi dell’VIII secolo con altri propri dell’XII secolo. Alla prima fase, collocata tra il VI-VII secolo, infatti, risalirebbe un edificio piccolo, a navata unica, con l’abside che tuttora si vede.
La ricostruzione avvenuta nel IX secolo, a causa di un incendio che devastò la chiesa, avrebbe comportato l’ampliamento con altre due navate ed un prolungamento della parte anteriore.

Nel X secolo, infine, sarebbe stato aggiunto il campanile. Molte le opere che si possono ammirare al suo interno ma quelle che maggiormente attirano l’attenzione del visitatore per la loro particolare fattura sono senza dubbio il paliotto e l’ambone- pulpito.Il Paliotto, in origine posto su un piano di calpestio, consiste in una lastra raffigurante un convivio di undici personaggi, probabilmente riferita ad una cena dell’Abate di Montecassino con i monaci di Canneto. L’Ambone-Pulpito, posto presso la terza arcata della navata sinistra, è sostenuto da quattro colonne su cui poggia una serie di sette archetti in ognuno dei quali trova posto una figura umana ad eccezione dell’arco centrale che presenta un leggìo a colonnina sorretto da artigli d’aquila, simbolo questa dell’evangelista Giovanni.


GUARDIALFIERA
La porta santa di GUARDIALFIERA

Anche il Molise, alla stregua di Roma, vanta il privilegio della Porta Santa della Cattedrale di Santa Maria Assunta, aperta per il Giubileo tra l’1 ed il 2 giugno di ogni anno.
Guardialfiera, questo il paese che ospita la Porta Santa, affaccia sullo spettacolare Lago del Liscione ed è sito del Parco Letterario intitolato allo scrittore Francesco Jovine che proprio a qui ebbe il suo natale.
L’antica Cattedrale di Santa Maria Assunta, posta su una roccia che domina l’abitato, si presenta in stile romanico-rinascimentale con particolari di stile longobardo, gotico e barocco. Il campanile, un tempo pericolante, è stato abbattuto nel 1845 e completamente ricostruito.
Di notevole bellezza è la Cripta Paleocristiana sita sotto l’altare maggiore della chiesa, che in
origine comprendeva tre navate ricche di pitture. La cripta si presenta con archi a tutto sesto e copertura a crociera.


Porta Santa della chiesa di S. Maria.

FONTE: www.ospitamolise.it














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