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Pietra leccese e carparo della regione Puglia
  Arrivando a Lecce dal mare si vede subito la pietra leccese o calcarenite o tufo marnoso e il carparo nelle torri di avvistamento, ma se si entra in città da una delle antiche porte (Porta Rudiae, Porta San Biagio e Porta Napoli) basta alzare gli occhi ed ammirare le decorazioni dei palazzi o delle chiese, realizzati da anonimi ma abilissimi scalpellini. Ci sono giunti solo i nomi di Giuseppe e Francesco Zimbalo e Giuseppe Cino: erano architetti e scultori. Non bisogna meravigliarsi delle impurità della pietra, all'interno potremmo vedere dei piccoli fossili. Tra calcarenite e carparo la prima è sicuramente più chiara e morbida, mentre la seconda tende all'arancione. Sono entrambi molto delicate e soffrono per gli agenti inquinanti: smog e smisurate vibrazioni acustiche specialmente. Il loro restauro è molto difficile, anche perché mancano esperti del settore. La testimonianza del massimo splendore della lavorazione di queste pietre è incisa nelle chiese e nei palazzi di Lecce, ma non aspettatevi di trovare testimonianze moderne a questo altissimo livello. Oggi la tendenza è quella di realizzare piccoli capolavori: statue, lumi, oggetti di designer; oppure piccoli oggetti quali: orologi, portacenere, animali, candelabri, ecc. La produzione è ormai localizzata quasi esclusivamente a Lecce. Testo: Fabiana Foto: Augusto Marchesi

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