Itinerari religiosi della regione Sardegna
ANGLONA
Le tracce del culto
A Castelsardo si può ammirare la cattedrale dedicata a S.Antonio Abate che domina la piazza del Duomo. Edificata a partire della fine del 1500 in forme tardo gotiche, la chiesa ospita al suo interno numerose opere pittoriche che fanno da sfondo alle suggestive celebrazioni del Lunissanti.
Lasciata la costa, a Viddalba si può visitare la chiesa di S.Giovanni di Billalba, risalente all'XI secolo. La chiesa campestre, in stile romanico, si trova nei pressi del fiume Coghinas.
Poco distante, a S.M. Coghinas, è facilmente raggiungibile la chiesa parrocchiale in stile romanico gotico intitolata a S. Maria delle Grazie, nota anche come S. Maria di Cochinas. La chiesa, il cui impianto originario risale al XII secolo, si trova al centro dell'abitato. Spostandosi verso Tergu si trova una delle più importanti chiese romaniche della Sardegna, la chiesa di Nostra Signora di Tergu.
L'edificio, anticamente annesso ad un monastero di benedettini, è facilmente individuabile su un altipiano alla periferia dell'abitato.
I monumenti della fede
A Sedini, poco distante dal centro abitato si trovano i resti della chiesa di San Nicola di Silanis, costruita in stile romanico da maestranze lombarde. Completa la suggestione dell'edificio la cornice della valle del rio Silanis dove è edificato.
Sempre nei dintorni di Sedini, a circa un chilometro e mezzo dall'abitato, si trova la chiesa dedicata a San Pancrazio di Nursi. La chiesa è di sicuro interesse, conservando le tracce di un precedente utilizzo non religioso come officina erboristica annessa ad un antico monastero cassinese.
Ritornando in paese, merita una visita la chiesa parrocchiale di S.Andrea. Edificata intorno alla seconda decade del 500 in stile gotico aragonese, la chiesa conserva al suo interno una copia della "Trasfigurazione" di Raffaello di Andrea Lusso.
Sulla statale 134 in direzione Perfugas, poco distante da Bulzi, si può ammirare la chiesa di San Pietro delle Immagini, immersa nel paesaggio aspro della campagna, nota per il bassorilievo che fregia la lunetta del portale.
A Perfugas si trova la chiesa parrocchiale in stile gotico aragonese di S.Maria degli Angeli, del XVI secolo, che ospita il retablo attribuibile al Maestro di Ozieri e dedicato a S.Giorgio. La collocazione originaria dell'opera era la bella chiesa di S.Giorgio, in stile gotico aragonese, che si trova ad un chilometro e mezzo a nord del paese.
Sempre nelle campagne di Perfugas, sono ubicate la chiesa di S.Maria, in stile romanico, il cui impianto originario risale al XII secolo e la chiesa romanica di S.Vittoria del Sassu.
Tra chiese e musei
A Martis, nella periferia a sud-est del paese si può visitare la chiesa di S.Pantaleo, in stile tardo romanico con influssi gotici. Di sicura suggestione la posizione della chiesa, ai bordi di una scarpata da cui si dominano le vallate anglonesi.
Nella chiesa di S.Giovanni è stato allestita la sezione di Martis del Museo Diocesano, dedicata prevalentemente alla mostra permanente "Le vesti della preghiera", con paramenti e arredi sacri.
Percorrendo la statale 127 da Martis si arriva a Nulvi: di particolare interesse il Museo d'Arte Sacra.
Nelle campagne di Chiaramonti è visitabile la chiesa di S.Maria Orria Pithinna, edificata dai monaci camaldolesi nel 1205 in stile romanico pisano, mentre a circa 10 chilometri dal paese si trova la chiesa di S.Giusta, del XIII secolo, di impronta romanica. All'interno della chiesa si trova una sorgente d'acqua cui vengono attribuite proprietà miracolose.
FONTE: www.anglonaweb.it
L'altare di Monte D'Accoddi
Come arrivare
Si trova a circa 11 km da Sassari sulla strada statale per Portotorres. Sorge in una campagna fertile ricca di monumenti e tracce di antichità preistoriche e protostoriche.
Cosa vedere
- Il villaggio-santuario
Lo troviamo su una vasta distesa calcarea situato intorno ad una torre o terrazza troncopiramidale, da ritenersi un "luogo alto" assimilabile al tempio a ziqqurath orientale,quello che viene chiamato l’Altare di Monte D’Accoddi.
- L’altare monumentale
- Domus de Janas
Caratteristiche
Nel contesto delle Culture di Abealzu e Filigosa gli archeologi inseriscono un importante monumento di architettura megalitica, unico nel mondo occidentale: il tempio a terrazze di Monte d'Accoddi, nei dintorni di Sassari. E' una collina artificiale a pianta quadrangolare alta circa dieci metri, simile alle ziqqurath mesopotamiche. Si tratta probabilmente di un tempio dedicato a una divinità celeste, forse al sole o alla dea madre. I riti sacri si svolgevano alla sommità della costruzione, alla quale si accedeva tramite una rampa.Di fianco alla rampa stava, ma è ben visibile ancora oggi, un grande altare sacrificale di pietra calcarea.
Il Santuario di Serri
Come arrivarci
Sorge nella Giara di Serri, un altopiano di rocce basaltiche che si estende tra la pianura del Campidano e le prime cime del Gennargentu, circa 60 km a nord di Cagliari.
Descrizione
E’ un complesso altamente indicativo per le strutture su cui si fondava la vita civile e religiosa nel periodo classico della civiltà nuragica (tra l’VIII e il VI secolo a.C) . Presso la chiesetta medioevale di S.Vittoria , che sorge all’estremità sud-occidentale della Giara, compaiono i resti di una cinta fortificata, con torri nuragiche intervallate nella cortina e munite di feritoie. La cinta racchiude al suo interno circa 50 capanne circolari , un grande recinto che include alcune delle capanne e che doveva assolvere funzioni pubbliche, infine un pozzo sacro sistemato in forma monumentale per il culto che doveva svolgersi accanto a esso.
Importanza
S. Vittoria di Serri fornisce il più interessante esempio di un complesso sacro di età nuragica inserito in un contesto urbanistico. Il carattere monumentale del complesso esclude che esso servisse una sola comunità e suggerisce invece che fosse il centro dell’incontro federale di più gruppi.
L’architettura è significativa soprattutto dal punto di vista religioso, perché si ha qui una delle migliori esemplificazioni del tempio a pozzo.
Per quanto riguarda l’architettura civile è notevole per il grande recinto porticato, che documenta forme architettoniche perpetuatesi durante millenni, per le capanne differenziate che indicano le residenze dei personaggi importanti e i luoghi delle riunioni , per il raggrupparsi delle capanne attorno ad un cortile centrale che prova i modi di aggregazione delle dimore.
Il Santuario e le Assemblee
A nord del "gruppo del doppio betilo" troviamo un edificio con vestibolo rettangolare, con solide pareti rinforzate da grandi pietre, tre nicchie all’interno e una comoda alcova, in cui probabilmente risiedeva il soprintendente del santuario.
All’estremo limite sud-orientale del villaggio sorge un grande edificio circolare , che costituisce il più vasto ambiente nuragico conosciuto del tipo a capanna con tetto a scudo, denominato "capanna delle assemblee federali". Nella struttura l’edificio ricorda la Sala del Consiglio di Barumini. Come a Barumini un sedile che corre tutt’intorno alle pareti doveva accogliere i notabili convenuti alle grandi feste religiose e alle riunioni interfederali. Nelle pareti compaiono le nicchie nelle pareti e i tre arredi rituali:
- La vaschetta rettangolare
- La bacinella di pietra
- Il betilo
Sono uguali a Barumini anche i materiali rinvenuti all’interno del luogo assembleare:
- Resti di sacrifici con ceneri e ossa animali
- Statuette bronzee zoomorfe
- Armi in bronzo e terracotta
Unicità del tempio di Serri
Questo tipo di struttura è assai diffuso nella Sardegna Nuragica. Il caso di S. Vittoria sembra unico, perché il pozzo sacro era inglobato nel complesso di un grande santuario federale. Il tempio è racchiuso da un recinto ellittico in struttura megalitica, che gira tutt’ intorno lasciando uno spazio per l’ingresso. L’atrio quadrato di 2X2 metri,con il pavimento in lastre di calcare bianco, reca banchine per la deposizione delle offerte sui lati e una mensa di pietra sul piancito,con un foro da cui il sangue dei sacrifici (o il liquido delle libagioni) defluiva in una fossa scavata nel suolo roccioso. Dalla scala di tredici gradini in pietra basaltica si accede alla tholos, formata da venti file di conci sovrapposti ad anelli. Si pensa che l’edificio fosse ricoperto da un grande tumulo di terra battuta e che solo il tamburo della tholos e le ali del vestibolo emergessero sul piano di campagna.
L’interessantissimo materiale trovato nell’atrio del pozzo sacro è conservato nel Museo archeologico di Cagliari.
I bronzetti rinvenuti a Serri
Le figurine appartengono allo stile geometrico e sono estremamente interessanti e significative :
- Un capotribù
- Un arciere
- Una donna seduta su uno sgabello con un bambino in grembo
- Un offerente che regge una fiasca sospesa ad una corda
- Statuette di volatili
- Statuette di quadrupedi
- Resti della prua di lucerne in forma di navicelle votive
Il gruppo del doppio Betilo
A circa mezzo km a est del recinto si trova un gruppo di nove vani circolari posti intorno ad un cortile quadrato,uno dei quali ospitava un doppio betilo, costituito da due colonne tronco-coniche unite sotto la sommità da una fascia a riquadri incavati. Questo insieme di vani, che prende appunto il nome di "gruppo del doppio betilo", ricorda le abitazioni pluricellulari della contemporanea fase del villaggio di Barumini.
Il Tophet di Sant'Antioco
Come arrivare
L’isola di Sant’Antioco collocata di fronte alla costa sud-occidentale della Sardegna ospita più o meno sul luogo dell’attuale città omonima, i resti dell’antica Sulci. Sant’Antioco è un’isoletta attualmente collegata alla terraferma mediante uno stretto istmo, che si ritiene essere completato ad opera dell’uomo, già in periodo punico. Fiorente centro di età fenicia e punica, conobbe in epoca romano-repubblicana uno sviluppo notevole, in quanto situata in una posizione strategica per il controllo delle vie di penetrazione del sud dell’isola e dell’intero bacino minerario del Sulcis-iglesiente.
In età tardo-repubblicana l’area della cosiddetta acropoli fu attrezzata come zona pubblica, con una sistemazione a terrazze in una delle quali fu collocato un tempio.
Quando comincio' a chiamarsi Sant’Antioco?
L’isoletta prende il nome di Sant’Antioco nel II sec d.C in seguito all’arrivo e alla morte dell’omonimo santo. Sant’Antioco fu dapprima medico nella Mauritania, fu in Galazia e Cappadocia facendo opera di conversione, finchè arrestato, soffrì supplizi sotto l’imperatore Adriano, che lo fece abbandonare su una barchetta senza remi che lo condusse a Sulci, dove visse in una caverna pregando e convertendo. Infine le autorità romane di Cagliari intervennero per arrestarlo, ma la morte lo colse in preghiera prima dell’arresto, il 13 Novembre del 125 d.C.
La storicità della figura del Santo è attestata dal ritrovamento, nel 1615, di una iscrizione databile tra il VII e il VIII secolo nella catacomba della chiesa dedicata al santo, in cui è nominato beatus sanctus Antiochus pontifex Christi.Questa ci indica che verosimilmente Antioco era stato vescovo di Sulci.
Il tophet
Si trova a circa quattrocento metri di distanza dall’Acropoli, spostato verso settentrione, posizionato su di un’alta emergenza rocciosa. Il nome Tophet viene preso dalla tradizione biblica e con questa gli archeologi intendono un particolare tipo di necropoli-santuario, dove gli abitanti dei centri fenici e punici del Mediterraneo occidentale deponevano i bambini nati già morti e gli infanti morti subito dopo la nascita. Accanto alle deposizioni dei bambini troviamo molto spesso ossa combuste di piccoli animali. Il rituale del tophet è rivolto a scongiurare per la famiglia il ripetersi di simili luttuosi eventi e ad impetrare la grazia di nuove felici nascite. I sacrifici di piccoli animali vengono considerati come riti di purificazione.
Sono state lasciate nel tophet molte urne originali e altre sono state sostituite da copie. Questo ci consente di farci un’idea abbastanza precisa dell’aspetto originario.
La cronologia di vita di questo santuario va dal VII sino al I sec. a.C, dunque sino alla piena età romana.
Affianco al Tophet vero e proprio, spostato di poche decine di metri più a ovest, troviamo uno strano monumento di cosa si tratti non è ancora stato definito. Si tratta di un alto roccione lavorato dall’uomo in modo funzionale probabilmente a particolari aspetti religiosi del mondo punico. L’ipotesi più probabile è che si tratti di un altare sacrificale.
Il rituale funebre consisteva nel bruciare i corpi dei bambini e degli animali. Successivamente le ceneri venivano messe in un’urna,talora insieme a piccoli oggetti di corredo,solitamente amuleti. L’urna poi veniva coperta con un piattino e deposta nel suolo , ponendo a partire dall’età punica assai spesso una stele a memoria del sacrificio.
Il Tempio di Bes a Bitia
Come arrivare
Sorge nell’area del promontorio detto Punta di Chia e del retrostante stagno,che in antichità doveva essere molto più esteso. Si tratta di un tipico insediamento lagunare.
Le testimonianze archeologiche partono dal VII e continuano sino ad epoca tarda.
Da Bitia proviene l’ultima iscrizione neo-punica che si conosca in Sardegna, datata tra il II e il III sec d.C.
La maggior parte della concentrazione di strutture si nota intorno allo stagno, in particolar modo a nord in località Monte Cogoni.
Denominazione
L’antico centro punico di Bitia conserva nel nome greco l’adattamento di quello punico (bitan) attestato da un’iscrizione rinvenuta sul luogo.
Tempio di Bes
Nell’area della necropoli si trova il cosiddetto tempio di Bes. L’edificio di epoca tarda e con successive ristrutturazioni di età romana , si sovrappone ad un’area sepolcrale punica a pozzetti del VI secolo a.C. L’edificio ha tre vani posti in successione. Il primo vano ha il pavimento rialzato,il secondo si caratterizza per una serie di vani minori sui lati, il terzo contiene il basamento dell’edicola su cui doveva sorgere la statua di culto. La scoperta di un’immagine in pietra del cosiddetto Bes ha dato il nome a tutto il complesso. Questa statuetta riproduce il dio Bes barbato e in posizione frontale. Insieme ai serpenti ,attributi abituali della divinità,il Dio porta sul capo una lastra quadrata,forse schematizzazione di una diadema di piume o di foglie. Il corpo, massiccio e tozzo, è modellato nel nudo con un’attenta giustapposizione dei volumi. La scultura, la cui iconografia è ripresa negli analoghi esemplari da Cagliari, Maracalagonis e Fordongianus, è forse la più accurata di tutte per esecuzione e coerenza formale.
Le figurine di Bitti
A Bitia è localizzata una produzione artigianale che testimonia i caratteri di un’originale cultura sardo-punica. Notevoli sono le figurine fittili prodotte a Bitia.
Le statuette fatte al tornio presentano delle varianti soprattutto su due aspetti:
- L’articolazione delle braccia
- Caratterizzazione del viso
Le braccia costituite da elementi applicati,si dispongono a toccare i punti più vari del corpo. Probabilmente la loro posizione indica i punti in cui si manifestava la malattia dell’offerente. Ancora elementi applicati concorrono a caratterizzare il viso plasmato a mano. Essi sono impiegati soprattutto per rendere il naso,il mento,le orecchie,le sopracciglia,gli occhi e la bocca. Inoltre la perforazione è utilizzata per individuare il padiglione auricolare e le narici. Il ritocco a stecca,altrove poco utilizzato, è impiegato largamente per la resa dei capelli,delle sopracciglia,dei baffi,della barba e delle mani. I corpi hanno generalmente forma campanata, più raramente forma ovoidale. Numerose sono anche qui le varianti attestate nell’ambito delle categorie. L’andamento delle sagome è spesso movimentato da angolosità e strozzature.
Varie sono anche le basi:espanse,con bordo a cordone ribattuto,a piede cilindrico svasato e rientrante,a duplice e triplice anello. Gli elementi locali,che sembrano derivare dalla produzione dei bronzetti nuragici e una cronologia più tarda di quella degli altri gruppi punici sono in parte le cause che determinano le varietà e l’autonomia che ne consegue.
Le Tombe dei Giganti
Provincia di Cagliari
Tomba dei giganti "is Concias" Quartucciu
Come arrivare:
Dalla 554 che circonda Cagliari si prende, all’altezza del bivio per Quartucciu, si prende la s.s. 125 per Muravera, al km 20, si gira a destra e si prosegue per circa 6 km seguendo le indicazioni per la tomba.
Tomba dei giganti "Sa domu e s’Orku"
Siddi
Come arrivare:
Da Cagliari prendere la S.S.131 si svolta per furtei-villamar, dopo villamar si svolta per lunamatrona - siddi. Prima di entrare nel paese di Siddi si gira per la Giara di Siddi, si percorrono circa 3,5 km e si arriva su un altipiano dove si imbocca, sulla destra una stradina in cemento (non vi è alcun cartello). Si percorre questa strada per circa 3km fino ad arrivare alla tomba, segnalata da un cartello.
Provincia di Oristano
Tomba dei giganti "Muracuada"
Paulilatino
Come arrivare:
Da Cagliari si prende la ss131, si svolta per paulilatino, si prosegue sempre dritti e al terzo semaforo si svolta a destra nella vecchia s.s.131 che porta a Bauladu, e dopo circa 5km. si svolta a sinistra in una stradina bianca in salita. Dopo circa 1km. si trova un passaggio a livello, da li si può scegliere se lasciare la macchina e svoltando a destra camminare lungo i binari per circa 200 m (la tomba si trova sulla sinistra) o proseguire con l’auto per circa 500m, e incontrare la tomba sempre sulla destra.
Provincia di Nuoro
Dolmen "Sa coveccada"
Mores
Come arrivare:
Da Mores si esce in direzione di Ozieri sulla S.S. 128 bis, dopo 1 km si svolta a destra per Bono. Si devono percorrere km 6, supere il ponte che passa sulla ferrovia, svoltare nella prima strada asfaltata a destra (che risulta essere la seconda a destra dopo il ponte).Da li proseguire per circa 1,5 km e sulla destra troverete l' indicazione del dolmen.
Tomba dei giganti di Imbertighe
Borore
Come arrivare:
Dalla s.s. 131, si esce al km. 135 in direzione Borore, prendere la strada provinciale 33.
Subito dopo il bivio per Borore si svolta nella strada provinciale 66 per Sedilo, poi si prosegue in direzione di Borore. Dopo 300 m. si trova una stradina asfaltata che passa sotto la superstrada, la quale conduce alla Tomba dei giganti sulla destra.
Tomba dei Giganti "S’ena e Thomes"
Dorgali
Come arrivare:
Dalla s.s. 131 si si prende la Nuoro-Siniscola. Si oltrepassa il bivio per Nuoro, e si prende il successivo per Dorgali, dopo km. 4,1 si trova l'ingresso all'area archeologica, segnalato da un cartello. Parcheggiare l'auto, e percorrere il sentiero per circa 500 m.
Tomba dei giganti "S’Ortali e su Monti"
Tortolì
Come arrivare:
Da Tortolì prendere la strada per il Lido di Orrì, si percorrono circa 2 km sino a trovare una cabina fino a trovare sulla destra un cartello che indica il parco archeologico di San Salvatore. Proseguire e girare la seconda a destra. Dopo 100 m. si vedrà sulla destra il villaggio nuragico, giratevi, la tomba e i due menhir sono alle vostre spalle in una zona recintata che viene anche usata come recinto per i maiali.
Provincia di Sassari
Tomba dei giganti "Cuddu Vecchiu"
Arzachena
Come arrivare:
Da Arzachena la strada S.S. 427 per Calangianus, percorso qualche chilometro si svolta per Luogosanto, si percorrono circa 2 km e si svolta a sinistra nella strada per Capichera.Dopo circa 500 metri, si trova il cartello indicante la tomba, occorre lasciare l’auto e percorrere a piedi un sentiero che porta davanti alla tomba.
Tomba dei giganti Li Lolghi
Arzachena
Come arrivare
Da Arzachena si prende la s.s. 427 per Calangianus e dopo 3km. si gira a destra in asfaltata di recente che porta alla necropoli Li Muri; un chilometro prima di arrivare alla necropoli, si svolta in una stradina a destra che si percorre per circa 500 m, si lascia l’auto e si prosegue a piedi sino alla collinetta, dove è situata la tomba.
Tomba nurariga rupreste di "Campu Lontanu"
Florina
Come arrivare:
La tomba dista complessivamente 11 km da Florinas, si trova in terreni adibiti a raggiungimento, lungo la pascolo e risulta di difficile strada bianca troverete numerosi sbarramenti di filo spinato. Vi indichiamo in ogni caso le coordinate per giungere alla tomba ma si consiglia l’accompagnamento da parte di un guida.
Arrivati a Florinas, nella piazza girare a sinistra nella starda verso Cargeghe, all’incrocio svoltare per Banari Ittiri e continuare a seguire le indicazioni per Ittiri. Poco dopo il secondo bivio per ittiri , sulla sinistra si trova un viottolo in salita con un cartello indicante la Tomba. La strada è dissestata, si consiglia di proseguire a piedi, la tomba si trova dopo circa 1,5 km al centro si un campo che rispetto alla stradina è posto sulla sinistra.
Tomba dei giganti "pascaredda"
Calangianus
Come arrivare:
Da Tempio si esce sulla S.S. 127 verso Calangianus e dopo circa cinque chilometri, arrivati al bivio per Nuchis, che si trova a sinistra, si svolta a destra in una strada bianca che si trova davanti al bivio, sorpassando i binari.
Per raggiungere la Tomba dei Giganti di Pascareddha, seguire il cartello che si trova lungo la strada arrivati ad un bivio, privo di segnalazioni girare a sinistra e proseguire fino al cartello. Dali parcheggiare l’auto e proseguire lungo il piccolo sentiero, oltrepassare il ruscello sul piccolo pnte ligneo e proseguire per circa 200 metri, vi troverete in un bosco di sugherete e subito dinanzi a voi il tetro della tomba.
Tomba dei giganti "Su monti e s’ape"
Olbia
Come arrivare:
Da Olbia si prende la strada per Loiri, si percorre per circa 3 km al cartello che segnala la tomba e il castello, si percorre la strada sterrata per circa 2km finchè si arriva ad un parcheggio da dove partono diversi sentieri di ghiaia, imboccare quello sulla destra che vi condurrà alla tomba.
Fonte Sacra 'Su Tempiesu'
Conservato praticamente intatto a causa di una frana di terra che lo ha ricoperto sino al 1953, anno della sua scoperta.
I templi a pozzo, denominati in questo modo per la presenza al loro interno di una sorgente e di un pozzo appunto, presentano una struttura più sofisticata e perfezionata rispetto alle costruzioni nuragiche; le pietre che ne formano la struttura, pur essendo della stessa natura di quelle utilizzate per i nuraghi, sono tuttavia disposte (sistemate) con precisione e in maniera regolare.
Essi erano composti fondamentalmente da camere voltate che si raggiungevano attraverso un atrio coperto e poi delle gradinate.
Costruzioni di questo tipo, consacrate allo stesso culto, se ne possono trovare anche in altre zone della Sardegna: a Serri, in provincia di Nuoro, è ben conservato il santuario di Santa Vittoria; a Paulilatino (Or) troviamo il pozzo sacro di Santa Cristina; a Bonorva, in provincia di Sassari, è sita la fonte sacra di Su Lumarzu...
La fonte sacra di Su Tempiesu è dotata di una originale copertura a doppio spiovente, unica in Sardegna, che nasce dalla parete rocciosa e la riveste interamente. La parte anteriore del tempio, alta circa tre metri e mezzo, è costituita da un elemento triangolare terminante in un blocco di pietra squadrato di forma piramidale. Anticamente, il pozzo rappresentava il centro del tempio, e nell'anticamera prospiciente venivano lasciate le offerte votive dei fedeli, che non potevano tuttavia entrare nel tempio.
L'acqua veniva raccolta in una camera interna, alla quale si accede attraverso quattro piccoli gradini (di natura prevalentemente simbolica), e l'impermeabilizzazione del pozzo avveniva con l'utilizzo del piombo fuso tra le giunture dei blocchi di pietra: in questo modo si evitava la trasudazione dell'acqua.
Come si raggiunge:
Dal paese di Orune seguire le indicazioni per Su Tempiesu arrivando in prossimità del cimitero: da qui una strada asfaltata vi condurrà direttamente all'entrata del sito archeologico, aperto tutti i giorni sino a sera.
FONTE: www.sardegna.com