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Sardegna

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Itinerari storici - culturali - artistici della regione Sardegna

Itinerari sul territorio: Oristano
Oristano, l'antica capitale del Giudicato di Arborea, deve la sua fondazione nel lontano XI secolo agli abitanti della città fenicio-punica di Tharros, che vi si trasferirono per sottrarsi alle continue minacce provenienti dal mare.
Il suo passato si intreccia ad elementi di fascino e suggestione unici, e una visita al centro storico non può che svolgersi con una riposante camminata a piedi, che consente di cogliere appieno ogni elemento storico-architettonico.
L'itinerario ha inizio da piazza Manno , spazio alberato dove si apriva una delle porte medioevali della cortina muraria che proteggeva Oristano (detta anche Porta Mare).
Da piazza Manno, ci si avvicina al Duomo percorrendo via Vittorio Emanuele, su cui si affaccia il palazzo Arcivescovile edificato dai Piemontesi e ricostruito in parte all’inizio del XX secolo. A fianco del palazzo, un tempo luogo di sepoltura dei giudici d’Arborea, troviamo una scalinata che porta alla cattedrale di Santa Maria Assunta, provvista di grande campanile quattrocentesco a pianta ottagonale.
La cattedrale fu edificata in forme gotiche su fondamenta più antiche, intorno al 1228, ad opera di artisti lombardi. Agli inizi del 1700 venne però completamente rifatta e lo stile originario andò perduto per sempre.
L’unico ambiente superstite del tempio duecentesco è la cappella del Rimedio, che conserva lo stile gotico nella volta a crociera gemmata.
Sull’altare è posta la statua marmorea della Madonna del Rimedio, opera del XIV secolo. All’interno lo stile è composito: dal barocco si passa al neoclassico, con il transetto di Giuseppe Ciminotti, fino al gusto contemporaneo, con la decorazione della navata.
La visita prosegue con il Seminario Tridentino(che si affaccia sul sagrato del Duomo): venne ultimato intorno alla metà del XVIII secolo con colonne in granito, che probabilmente appartenevano all'antico Duomo del ‘200.
Di fronte a questo, troviamo la chiesa della Santissima Trinità, risalente al XVIII - XIX secolo. Poco distante c'è la neoclassica chiesa di San Francesco, costruita intorno al 1250, ma completamente distrutta agli inizi del XIX secolo. Fu ricostruita tra il 1841 e il 1847 dal cagliaritano Gaetano Cima. Al suo interno, a pianta centrale, si può ammirare un vero capolavoro di arte lignea catalano-renana: il Crocifisso policromo detto di Nicodemo, risalente al XV secolo.
Proseguendo sulla sinistra, dopo la chiesa di San Francesco, si trova la chiesa di Sant'Antonio, oggi pinacoteca comunale.
Continuando la passeggiata nel centro storico, svoltando in via De Castro, si incontra l’antico palazzo De Castro, risalente al XVI secolo.
Si arriva poi in piazza Eleonora, cuore e centro simbolico della città, dedicata all’eroina che guidò Oristano con la famosa "Carta de logu". La città la ricorda con un monumento eseguito dello scultore fiorentino Ulisse Cambi che si erge nella piazza omonima.
Sempre in piazza Eleonora si trova il palazzo Colonna, sede di rappresentanza della Giunta comunale. Di fronte, il palazzo degli Scolopi edificato nel secolo XVII e adibito a convento: venne ristrutturato nel secolo scorso nelle attuali linee neoclassiche.
All'interno del convento, vi è ospitata la ottocentesca ex chiesa di San Vincenzo, sconsacrata ed oggi adibita ad aula consiliare.
Proseguendo per piazza Martiri , più conosciuta come piazza Tre Palme, lungo via Lamarmora si incontrano la ex chiesa di San Domenico, oggi adibita a sala convegni e risalente al XVII secolo con bei elementi gotici; il convento delle Cappuccine e di fronte troviamo la chiesa di Santa Lucia.
Proseguendo l'itinerario alla scoperta dei tesori di Oristano, giungiamo in piazza Roma dove sorge la torre di Mariano II, detta di San Cristoforo.
Fu edificata nel XIII secolo, su ordine del Giudice Mariano II che allora guidava il giudicato di Arborea. E’ l’unica traccia della cinta muraria andata distrutta. Oggi è sovrastata da una grande campana del 1430.
Vicino alla torre sorge la cosiddetta casa di Eleonora di Arborea, edificio che risale al XVI secolo; più avanti si trova l’ottocentesco palazzo Parpaglia sede dell' Antiquarium Arborense, il più importante museo di Oristano, con una pinacoteca e una vasta raccolta archeologica di pezzi provenienti dagli scavi di Tharros e della penisola del Sinis.
Dalla torre di Mariano II si procede sino alla chiesa di Santa Chiara, costruita intorno al 1343. All’interno si possono ammirare alcune particolari mensole gotiche che reggono la cantoria e le spoglie di Costanza di Saluzzo, sposa di uno dei giudici di Arborea.
Interessante è anche la visita alla piccola e graziosa chiesa di Nostra Signora del Carmine: fu costruita verso la fine del XVIII secolo e con il convento che sorge affianco costituisce un tipico esempio di stile barocchetto-piemontese.
Vicino si trova l’ex complesso conventuale dei Carmelitani, risalente al XVIII-XIX secolo: di proprietà della provincia e recentemente restaurato, è oggi sede dell’Università. Da piazza Manno si procede raggiungendo il monumento gotico più notevole di Oristano: l’antica chiesa di San Martino. Citata per la prima volta in un documento del 1228, sappiamo che i condannati a morte, in una delle sue cappelle trascorrevano le loro ultime ore di vita, assistiti dagli appartenenti ad una confraternita religiosa.


Itinerari sul territorio: Bosa
Bosa è un centro storico molto particolare: nella parte alta è arroccato attorno ad un colle dove sorgono le strutture di uno dei più importanti complessi fortificati sardi; nella parte bassa è invece allungato sulla sponda destra del Temo, unico esempio di città in Sardegna a trovarsi su di un fiume.
Percorrendo Corso Vittorio Emanuele, che corre parallelo al fiume Temo, troviamo la cattedrale dell'Immacolata.
Si tratta di un edificio di origini medioevali, sorto nel XII secolo, sostanzialmente modificato nel XV e rifatto infine nel primo ‘800 in forme barocche.
La facciata è caratterizzata da un movimentato cappello sul portale d'ingresso. La sua decorazione ha convinto gli storici a definirla, caso unico a Bosa, di stile rococò. All'interno, l'ampia navata unica rispecchia probabilmente la struttura medioevale delle origini.
Proseguendo lungo il Corso troviamo la chiesa del Rosario. L'attuale edificio, risalente al secolo XIX, ne avrebbe sostituito uno più antico.
La facciata nel complesso richiama lo stile barocco ed è divisa in due ordini: nel primo spicca il grande portone di trachite rossa e il lunotto nel quale è posta l'immagine della Madonna del Rosario; nel secondo, proprio sotto il campanile, fu collocato nel 1875 il grande orologio della città. L'interno è molto semplice, in stile neo classico, con quattro altari lungo le pareti laterali.
Giungiamo, quindi, ad una graziosa piazzetta circondata dai Palazzi Delitala e Don Carlo. Proseguendo incontriamo la chiesa del Carmine e il suo convento (ora destinato a Municipio). Il complesso era sorto nel 1779 sui ruderi della chiesa di Nostra Signora del Soccorso.
La chiesa del Carmine, con la facciata a membrature di trachite rossa in contrasto con gli intonaci moderni, fu consacrata nel 1810. All'interno è notevole la bussola in stile barocchetto piemontese.
Dall'altra sponda del Temo, troviamo le Antiche Concerie (Sas Conzas). Per quanto non molto esteso, si tratta di un vero e proprio quartiere di archeologia industriale di origine settecentesca, rimasto in attività sino all'immediato secondo dopoguerra. Tanto che nel 1989, il complesso delle concerie di Bosa è stato classificato monumento nazionale.
A Bosa Marina troviamo al centro la chiesa di Santa Maria del Mare e la torre aragonese dell'Isola Rossa. La prima, attuale parrocchia di Bosa Marina, fu costruita alla fine del XVII secolo per ospitare il simulacro della Madonna venuta dal Mare. La chiesa ha un'unica navata sulla quale si aprono sette cappelle laterali.
La festa in onore della Madonna del Mare si celebra la prima domenica di Agosto con una spettacolare processione di barche, riccamente addobbate per l'occasione, che portano il simulacro della Madonna lungo il fiume Temo fino alla Cattedrale per poi far ritorno a Bosa Marina in serata.
La torre aragonese dell'Isola Rossa sovrasta la spiaggia di Bosa Marina. E' datata intorno al XV secolo, e restò attiva sino al 1843. Oltre che come difesa contro i barbareschi, assolse a funzioni doganali, sanitarie e guardia del porto con autorizzazione alla riscossione dei diritti di ancoraggio.
A nord est della città, sulla cima di un colle troviamo l'antico Castello di Malaspina o di Serravalle. L'imponente complesso fu costruito nel XII secolo, per iniziativa dei nobili Malaspina, con uno schema simile al castello di S. Michele che si trova a Cagliari.
Più tardi la cinta muraria fu ampliata con la costruzione di alcune torri quadrate, della torre pentagona e del terrapieno a forma ottagonale proteso verso il mare. Lo stesso perimetro murario fu accresciuto su tutto il colle fino a raggiungere i 300 metri, racchiudendo al suo interno una superficie di oltre un ettaro di terreno.
All'interno della cinta fu costruita nel XIV secolo la chiesa di Nostra Signora di Regnos Altos (la cui festa si celebra la seconda domenica di settembre). Sottoposta a intensi lavori di restauro, ha rivelato al proprio interno nel 1972 un notevole ciclo affrescato, che successive intonacature avevano nascosto. L'opera è correntemente attribuita ad artisti di ambiente italo-provenzale, e datata fra il 1350 e il 1370.
Alle pendici del colle su cui sorge il castello troviamo il Quartiere "Sa Costa". Qui possiamo ammirare la chiesa di San Giovanni al Cimitero, il convento dei Cappuccini, la chiesa di Sant'Antonio e quella di San Pietro.
La chiesa di San Giovanni al Cimitero fu edificata nel XIV secolo; la facciata è molto semplice, sormontata da un piccolo campanile a vela e il portale è a sesto acuto modanato, al di sopra di esso si trova il rosone.
Il convento dei Cappuccini fu costruito nel 1600 e si trova a nord del paese, alla sinistra del viale Marconi. La chiesa di Sant'Antonio Extra Muros è un edificio ad una sola navata, diviso in quattro campate da cui si ripartono gli archi diagonali della volta a crociera e le arcate incastonate ai muri perimetrali. La facciata, in trachite rossa, è in stile gotico catalano e risale al XVI secolo. La chiesa di San Pietro, l'antica cattedrale della diocesi di Bosa, fu costruita fra il 1062 e il 1073. L'edificio è il risultato di un lungo processo costruttivo svoltosi in almeno tre diversi momenti. Nell'attuale struttura, la chiesa si presenta a tre navate divise da robusti pilastri rettangolari, con copertura centrale a capriate, volte a crociera nelle navatelle, e un'unica abside dilatata fino a comprendere l'intero presbiterio.
A cinque km a nord ovest dell'abitato di Bosa troviamo la torre Argentina, costruita sul promontorio di Punta Argentina a 33 metri s.l.m. Risale ai primi del 1570 e aveva il compito di avvistare e segnalare l'arrivo di pirati dal mare. E' costituita da un solo piano con volta a fungo e vi si accede tramite un ingresso collocato a tre metri dal suolo.

FONTE: www.or.camcom.it


ANGLONA

Il villaggio e il tempio
Percorrendo la provinciale 74 a 4 km da Nulvi sulla destra, si arriva ad una strada carrabile che porta dopo 350 m agli stazzi di Crabileddu e Sa Ruinosa, dove si trova un nuraghe.
Oltrepassato l'abitato di Nulvi, uno dei territori a più alta densità di nuraghi di tutta la Sardegna, si procede ancora per circa tre chilometri , fino a incontrare sulla destra la deviazione, ben segnalata, per l'area archeologica di Irru.
L'insieme consta di un nuraghe a pianta complessa e di un villaggio attiguo. A qualche centinaio di metri si trova un tempio a pozzo, caratterizzato da una raffinata architettura. Il complesso svolgeva un importante ruolo nel territorio perché situato in una zona pianeggiante, in prossimità di un corso d'acqua e di vie di penetrazione.
Lasciato Nulvi e proseguendo sulla statale 127, si giunge a Martis. Oltrepassato il paese, dopo circa 300 m si svolta a sinistra, lasciata l'auto si percorrono a piede altri 100 m sino a giungere alla sommità del Monte Franco, dove si trovano testimonianze dell'attività umana risalenti al Neolitico recente.

Luoghi fortificati
Dopo aver visitato Castelsardo con il suo caratteristico centro storico, si prende la statale 134, in direzione di Sedini. All'altezza di un bivio seguendo l'indicazione forestale, si svolta in direzione Multeddu e dopo circa un chilometro si prosegue su uno sterrato che conduce fino alla cima di Monte Ossoni, dove si trova la muraglia preistorica.
Poco distante, sulla sinistra della statale 134, si arriva alla splendida Roccia dell'Elefante. Se si imbocca la provinciale 90 in direzione Santa Teresa, a circa 6 km da Castelsardo, si può visitare il nuraghe di l'Eni.
Ripresa la direzione per Sassari si imbocca il bivio per Tergu. Poche centinaia di metri prima di entrare nel paese, si trova sulla sinistra una strada bianca che conduce direttamente al Monte Elias, sulla cui vetta è situata una poderosa muraglia nuragica, nei pressi della quale si può visitare il nuraghe Lu Colbu.
All'altezza della Punta Ciriccu, si trova, sulla sinistra una strada bianca percorrendo la quale dopo circa 100m si arriva al nuraghe Tudderi, che si trova sulla destra, a 300m dalla strada. A 3 km dal paese lungo la provinciale 17, sulla sinistra si può visitare il nuraghe de Fora.

La magia dell'acqua
Da Castelsardo lungo la statale 134 superato il bivio per Valledoria si giunge, dopo circa 14,8 km, a Sedini. Nel centro del paese si trova la domus de janas La Rocca, ipogeo funerario che risale al Neolitico recente.
Prendendo la prima traversa a destra all'ingresso del paese , si svolta dopo 100m a sinistra, dopo 700m si arriva ad un bivio che, sulla destra, porta al nuraghe Lu Padru.Lasciata Sedini e giunti a Bulzi, a circa tre km a sud-est del paese, in direzione Perfugas si giunge al nuraghe Rodas, che si trova sul ciglio opposto dell'altura dove sorge la chiesa di S. Pietro delle Immagini.
Proseguendo sulla statale 134 prima, e la 127 poi si arriva a Perfugas dove si può visitare l'importante Museo Archeologico e Paleobotanico. Sempre nell'abitato di Perfugas, si può ammirare un monumento di notevole interesse archeologico e architettonico, il pozzo nuragico che prende il nome di Predio Canopoli.
Si esce da Perfugas lungo la strada provinciale per Erula, percorsi circa cinque chilometri, si raggiunge la frazione di Modditonalza: duecento metri dopo questo piccolo abitato si svolta a destra, imboccando una strada ai cui lati si possono ammirare 16 domus de janas, alcune delle quali ancora interrate e non visitabili. Nei pressi delle tombe si trova la celebre fonte sacra di Niedda, dedicata al culto delle acque.
Da Niedda si prosegue per arrivare a Viddalba, dove si trovano le domus de janas di Monte San Giovanni, e il villaggio nuragico di San Leonardo dove è attestata un'intensa presenza romana, le cui testimonianze sono custodite nel locale Museo Archeologico.


ITINERARI CULTURALI
Fra arte e tradizione
A Castelsardo si possono ammirare gli splendidi retabli custoditi nella cattedrale dedicata a S.Antonio Abate attribuiti al Maestro di Castelsardo, anonimo artista operante tra quattrocento e cinquecento.
Sempre nella cattedrale si possono apprezzare gli altari barocchi e le statue lignee databili tra il ‘600 ed il ‘700. Altra opera di rilievo è il Cristo Nero, il crocifisso più antico della Sardegna, risalente al trecento, custodito nella chiesa di S.Maria delle Grazie.
Particolarmente suggestive a Castelsardo sono poi le celebrazioni della Settimana Santa che prendono avvio col Lunissanti.
Fa invece parte della tradizione popolare la pratica dell'intreccio, che produce i ben noti cestini. A questa particolare forma artistica è dedicato un museo, ospitato nel castello della famiglia Doria.
L'arte dell'intreccio è sviluppata anche a Tergu, dove ancora oggi si fabbricano le pontine, recipienti simili a giare.


La Deposizione e S.Giorgio
Partendo da Castelsardo, con la statale 200 prima e 134 poi si raggiunge Sedini. Nella chiesa parrocchiale dedicata a S.Andrea si può ammirare una pregevole copia della "Trasfigurazione" di Raffaello, del pittore Andrea Lusso.
Per chi ama l'arte contemporanea Sedini offre "Il giardino incantato" di Paolino Sanna. Tra le piante del suo giardino, in località Lu Suili, Sanna ha disposto le sculture e i murales realizzati prima della morte.
Sempre a Sedini si può visitare la mostra degli strumenti della società contadina, ospitata nella domus de janas al centro del paese.
Bulzi ospita invece La Deposizione, scultura lignea di fine duecento, custodita nella parrocchiale di S. Sebastiano. Spostandosi a Perfugas, la parrocchiale di S.M. degli Angeli, al centro del paese, custodisce il retablo cinquecentesco di San Giorgio.
Per avere una visione d'insieme della storia dell'Anglona si può fare una visita al Museo Archeologico e Paleobotanico, dove sono custoditi i segni che la natura e l'uomo hanno lasciato nel corso del tempo, divisi in sale ordinate con criterio cronologico.

Miracoli d'arte e di fede
A Martis è conservato il dipinto ad olio su tela, opera del manierista Andrea Lusso, raffigurante il miracolo di San Pantaleo.
L'opera, collocata originariamente nell'antica chiesa di S.Pantaleo, si trova ora nella chiesa parrocchiale del paese, che offre altri spunti per una visita culturale: nella chiesa del Rosario è infatti custodito un pregevole altare ligneo, in stile barocco, di recente restauro.
Nella chiesa di S.Giovanni invece è stato allestita la sezione di Martis del Museo Diocesano, dedicata prevalentemente alla mostra permanente "Le vesti della preghiera", con paramenti e arredi sacri.
Percorrendo la statale 127 da Martis si arriva a Nulvi, dove si perpetuano alcune importanti ricorrenze religiose.
La notte del Venerdì Santo le strade del paese si affollano in occasione delle celebrazioni del rito de "S'Iscravamentu",  mentre il 14 agosto si può assistere alla festa dei Candelieri, non inferiore per nobiltà di tradizione rispetto a quella più famosa di Sassari.
Di particolare interesse ancora il Museo d'Arte Sacra e la Mostra Etnografica permanente.

FONTE: www.anglonaweb.it

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