Il carretto della regione Sicilia: un mezzo di trasporto divenuto un'opera d'arte

Fino alla fine degli annil'60, di mattina presto o verso il tramonto, le sagome dei carretti si stagliavano ancora nitide sulle strade dell'Isola. Ma nel giro di pochi decenni sono divenuti quasi preistoria. E oggi appare sempre più difficile immaginare quale ruolo determinante abbiano rivestito questi particolari mezzi di trasporto, sia nell'economia che nell'ambito artistico dell'Isola. Dalla tecnologia primitiva, i carretti mancavano di freni, sospensioni, puntali per la sosta senza l’animale e di qualsiasi soluzione meccanica più moderna del XI secolo. Ma proprio questa particolare struttura, insieme alle grandi ruote (più di quelle dei carri delle altre regioni italiane), ne decretarono l’enorme successo e diffusione a partire dalla seconda metà dell’800. Se prima infatti le strade dell’Isola erano percorribili sono con muli e lettighe, con il miglioramento della rete viaria e l’aumento degli scambi, il carretto divenne presto il mezzo più agile e veloce per i trasporti, in particolare dei prodotti agricoli ma non solo, dalle campagne alle città. Non a caso proprio questo mezzo così umile e popolare venne adottato dal nostro esercito, durante la prima guerra mondiale, per trasportare viveri e munizioni. Ma la particolarità del carretto siciliano, la stessa che ne ha fatto un prodotto folkloristico noto in tutto il mondo, stava soprattutto nella capacità di esprimere un’arte assolutamente unica, rappresentata dagli intagli, dalle decorazioni e dalle figure che ricoprivano tutto il carretto. Gli intarsi, fatti con sgorbia e scalpello, avevano la virtù di eliminare tutti gli spigoli a vantaggio di una continuità che ricorda le cornici decorative delle architetture arabe. Le chiavi in ferro battuto che fissano le parti in legno si allungavano in veri arabeschi, gli stessi delle grate degli harem. Le scene che ornavano le varie parti del carretto raccontano le storie più diverse e seguono nel tempo un’evoluzione a sé stante. Inizialmente, soprattutto nella Sicilia orientale, si dipingevano immagini sacre ma dal 1865 in poi gli artisti arricchiscono le decorazioni pittoriche con nuovi temi: così le sponde laterali iniziano a raccontare il coraggio e la passione dei paladini dell’Opera dei Pupi, che in questo stesso periodo raggiunge il suo massimo fulgore, ma anche episodi tratti dalla storia siciliana con i suoi personaggi-simbolo come Ruggero il normanno. Dalla fine dell’800, i carretti si adornano di scene ispirate alle vita contemporanea: così l’impresa in Libia, gli incontri tra sovrani, Napoleone I diventano anch’essi temi da illustrare fino ad episodi più recenti, cui presero parte anche gli stessi carrettieri, come la I guerra mondiale o la guerra d’Africa. Non manca mai, però, uno spazio dedicato alla religione: lo sportello posteriore, infatti, veniva sempre destinato ad ospitare almeno un santo. I colori del carretto non hanno mai mezzitoni e coprono tutte le superfici: il giallo dorato e splendente, il rosso, l’azzurro, il verde e il bianco trionfano negli sfondi e nelle figure, realizzate direttamente senza disegno guida così come gli intarsi. L’arte di decorare i carretti era così diffusa nell’Isola da dar vita a delle vere e proprie scuole di stili di cui oggi, purtroppo, non ci sono eredi. Le tre scuole principali erano quella di Palermo, che si estendeva anche oltre la provincia fino ad Agrigento e Caltanissetta, quella di Catania con Aci S.Antonio e Acireale, quella di Ragusa con Comiso e Vittoria. Ma anche a Castelvetrano, nel trapanese, si distinguevano per la produzione di carretti dal prevalente colore giallo e dalla mancanza della -cascia du fusu-. Con l’avvento del trasporto su strada, soprattutto con la diffusione delle motoape che per i contadini divennero presto molto più comode e veloci degli ingombranti carretti, si assiste al tramonto di questo mezzo come elemento caratterizzante un certo tipo d’economia dell’Isola. E così il carretto è stato relegato al ruolo folkloristico che ancora oggi svolge in molte sagre e sfilate tradizionali, che hanno comunque contribuito a salvare gli ultimi esemplari di quelle che, per la finezza nella lavorazione dei componenti, delle decorazioni e delle scene, sono da considerare autentiche opere d’arte. (Fonte: -Il Carretto Siciliano- di Giuseppe Capitò, Sellerio Edizioni)
FONTE: www.cuoreinsicilia.it