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Agriturismo Scopri l'ItaliaSiciliaEventi, Tradizioni, Folklore della Regione Sicilia

Eventi, tradizioni, folklore della regione Sicilia

Siracusa
Festa di San Corrado arriggira ad Avola , Siracusa
Festa ad Avola

Avola è una bella cittadina della provincia di Siracusa che si affaccia proprio sul mare.
La manifestazione religiosa intende rievocare un antico episodio di rivalità tra gli abitanti di Avola e di Noto per il possesso delle reliquie di San Corrado.
Il simulacro del Santo viene portato di chiesa in chiesa e quando giunge davanti alla chiesa di sant’ Antonio diventa tanto pesante da non potersi quasi più sollevare..


Palermo - Castellana Sicula
Carnevale a Castellana Sicula
Ad un passo dal parco delle Madonie


Il martedì grasso di ogni anno si svolge un singolare e incantevole carnevale nella cittadina di Castellana Sicula, in provincia di Palermo, vicino alle Madonie.
Numerosi anche i carri allegorici che sfilano nel paese con numerosa partecipazione delle zone delle Madonie
A farla da padrone le due caratteristiche maschere locali, Zu Peppi e Zu Pappa.


Siracusa - Noto
Festa di San Corrado a Noto
La bella città di Noto

La città di Noto è celebre per le sue bellezze architettoniche.
Il 19 febbraio si festeggia il patrono di Noto, San Corrado.
Egli era originario di Piacenza ma in Sicilia visse gran parte della sua vita,e la visse da eremita.
L’ urna con le reliquie del santo viene portata per Noto in spalla in processione.
A margine della processione seguono dei grossi ceri posti su fusti di legno che rappresentano scene della vita del santo.
Al momento di entrare nel Duomo di Noto coloro che portano l’ urna salgono di corsa le rampe di scale davanti alla chiesa.

FONTE: www.inyourlife.it


Sagra di San Biagio
A Camastra (Agrigento) si celebra il santo protettore dei cardatori, dei tessitori e dei suonatori, con una festa particolare. Ogni anno, a settembre, viene portato in chiesa un pugno di cereali che, dopo essere stati benedetti, vengono mescolati a quelli da semina, per propiziarsi un raccolto rigoglioso, e per le strade sfila un corteo di carri decorati, seguiti da una folla variopinta, in cui spiccano quattro gruppi di persone ed animali, che simboleggiano le quattro stagioni.
Durante la festa, inoltre, vengono distribuiti, a scopo apotropaico, piccoli pani speciali che ricordano, nella forma, parti malate e parti di corpo e si benedicono i ceri.

L'abballu de li diavuli
La domenica di Pasqua, a Prizzi (Palermo) si mette in scena un rosso carnevale demoniaco. Tutti vestiti di rosso, con lunghi denti da vampiro, i cosiddetti "diavuli" circondano il paese ed iniziano a percorrere turtte le strade alla ricerca delle loro vittime, che una volta prese vengono trascinate nell'inferno, l'osteria, dove per essere liberate devono offrire da bere a tutti.
La giornata si conclude con l'arrivo della Madonna, scortata da un corteo di angeli, che viene a liberare il paese dal Male. I diavoli allora fanno un ultimo tentativo di conquistare le anime distribuendo al pubblico i "cannateddi", dolcetti tradizionali.

Festa del Santissimo Crocifisso
Dal 23 al 25 agosto, a Castroreale (Messina), sull'estremità di un robusto palo lungo 15 metri, dipinto di nero e pieno di grossi chiodi, piantati ad intervalli regolari, viene montato un simulacro di Gesù Cristo in croce. Tramite un complicato sistema di leve e funi, il palo viene innalzato e fissato nel mezzo della piazza centrale del paese, dopo essere stato portato a spalla attraverso le vie del paese, utilizzando un difficile gioco di equilibri.

U fistinu
A Palermo, tra l'11 e il 15 luglio, ogni anno si tiene una delle più importanti feste della regione. La giornata è ricca di attrazioni, tra le quali spicca la sfilata di un carro allegorico sul quale suona una banda di musicisti, spandendo per le vie della città una melodia di festa. L'ultima sera dei festeggiamenti, inoltre, il cielo viene rischiarato da un maestoso spettacolo di fuochi d'artificio.

Altari di San Giuseppe
A Ramacca, vicino Catania, il 18 marzo vengono allestiti molti altari splendidamente addobbati con ogni sorta di specialità gastronomica locale. Il giorno dopo, il giorno della festa di San Giuseppe, le autorità del paese invitano tre cittadini, scelti tra i più bisognosi, che impersonificano San Giuseppe, la Madonna e Gesù, a gustare tutte le delicatezze. Ciò che non viene consumato viene poi messo all'asta, ed il ricavato viene devoluto per l'aiuto dei poveri.

FONTE: www.italiadonna.it


Il marranzano, quello strano strumento musicale che accompagna i canti popolari.

Con la sua forma certamente non comune, con un suono che difficilmente risulta armonioso alle orecchie, questo strano strumento musicale che accompagna sempre i canti popolari dei carrettieri è divenuto un simbolo spettacolare e tipico della nostra Sicilia.
Il Marranzano è uno strumento musicale idiofono, costituito da una lametta metallica fissata su un telaio in ferro dalla forma tipica che ricorda la figura posteriore di una donna.
Il suonatore riesce, con maestria, a far vibrare la lametta modificandone i suoni con il movimento delle labbra, delle guance e della cavità orale. Solamente un buon suonatore riesce a far emettere dei suoni corretti, mentre chi si avventura senza cognizione di sorta ottiene solamente dei rumori sordi e strani, con il rischio di tagliarsi la lingua con la vibrazione della lamella.
Lo strumento musicale si abbina agli altri strumenti tipici delle sonate folkloristiche, quali il fiscaleddu, ossia il flauto dritto a canna, u’ bummulu, il recipiente di terracotta che emmette un suono soffiandoci dentro, e trova spazio nei pezzi strumentali d’epoca in Sicilia sin dal Seicento.
Il marranzano, meglio noto come scacciapensieri, è uno strumento che ha origini molto antiche, nell’antico impero romano, ma fu importato nel periodo tardo medievale nelle terre isolane. Utilizzato con i canti dei carrettieri, lo strumento si abbina facilmente con i pezzi in chitarra dei cantastorie siciliani, che solevano allietare le giornate del popolo ai tempi in cui né televisione né radio potevano fornire cronache e notizie.
Espressione e immagine di esportazione, il marranzano viene spesso abbinato in senso intimidatorio alle interpretazioni di mafia e di malavita, sconvolgendo in maniera ingiusta il valore culturale e popolare dello strumento musicale.

Maurizio Sapienza


La leggenda di Aci e Galatea.

Dirigendosi da Catania verso Messina si incontrano numerosi paesi aventi come comune denominatore il nome Aci (Acicastello, Acitrezza, Acireale, Aci Bonaccorsi e tanti altri ancora). Viene da chiedersi il perché. Il nome di questi paesi è strettamente legato alla leggenda di Aci e Galatea. In queste terre pascolava il gregge di Polifemo, un gigante arcinoto, rude, sporco e con un occhio solo. Una notte, mentre era sdraiato sulla spiaggia vide a distanza le ninfe dell’acqua, che giocavano e ridevano tra le onde marine. Polifemo fu immediatamente colpito dalla loro bellezza e si fermò a spiarle. Poi, presosi di coraggio, si mostrò loro ricevendo in cambio solo grida di paura. Le ninfe si immersero immediatamente lasciando sola la loro sorella più bella, Galatea, la quale con tono aggressivo e per nulla impaurita, minacciò Polifemo per il suo agire. Il gigante si innamorò perdutamente della bella Galatea, ma i suoi dolci intenti furono solo origine di beffa e derisione: Galatea amava il giovane e bello pastore dal nome Aci, che non poteva assolutamente mettersi in paragone con il rozzo e selvaggio Polifemo. Il gigante fu colpito dalla crudele risposta di Galatea ma non si demoralizzò. Cercò di rendersi più bello e distinto, cercò di aggraziare le sue maniere, ma inutilmente. La bella Galatea non aveva occhi che solo per il bello Aci. Cosicché Polifemo, pieno di rabbia e di odio, cercò ovunque il giovane e biondo pastore e scovatolo gli tirò sopra un grande macigno uccidendo all’istante Aci. Galatea pianse per giorni la morte del suo amato, diffondendo le sue grida fino alle orecchie degli dei, i quali, per calmare il dolore della ninfa, fecero sgorgare da quel grande macigno una sorgente di acque dolci. La triste leggenda ha chiaramente liricizzatto la natura di un fiume, appunto l’Aci, che sgorga nelle vicinanze di Acireale e che è stato più volte coperto dalle colate laviche dell’Etna. Questo stesso fiume sembra accomunare l’origine dei paesi aventi come prefisso il nome Aci. Ultima e forse la più naturale delle spiegazioni sembra essere quella di un antico borgo che sorgeva in questi luoghi avente come nome appunto Aci. A causa di una eruzione dell’Etna il paese scomparve e i sopravvissuti diedero origine ad altri villaggi mantenendo il prefisso dei nuovi luoghi con lo stesso nome del loro paese di origine.


La semplicità della margherita da campo in onore del SS. Crocifisso di Mazzarino.

In un piccolo paese della provincia di Caltanissetta, la prima domenica di maggio si riempie di interesse religioso e folkloristico. E’ la festa del SS. Crocifisso dell’Olmo a Mazzarino.
Le origini di questa celebrazione sono antiche e discordanti. Chi la attribuisce alla devozione dei fedeli per uno scampato pericolo da un terremoto, o meglio, al volere di Dio dopo il tragico terremoto del 1693 che distrusse la chiesa in cui dimora il SS. Crocifisso. Altri rivolgono la loro attenzione ad una leggenda che narra di due briganti che dopo aver rubato in chiesa furono bloccati da un olmo all’ingresso della chiesa.
E’ certo comunque che l’intensità religiosa si mischia perfettamente al fervore popolare e al colore semplice delle margherite di campo per dar vita ad un evento esaltante e gioioso. La pesante portantina di 14 quintali nella quale è alloggiato il Crocifisso ligneo viene portata a spalle da oltre 150 confrati, mentre un altro centinaio seguono accostati il fercolo per dar manforte e sostituire quelli più stanchi.
L’espressione semplice e popolare si configura anche nei confrati, giovani che indossano un saio bianco, scalzi ed ignudi. Le margherite gialle colorano la struttura mentre nelle vie tutti lanciano altri fiori e altri fanno a gara per poter collocare nel centro del fercolo o nelle sue prospicenze corone di margherite realizzate per l’occasione.
Il Signore "vaniddaru", cosiddetto perché l’itinerario della processione si snoda tra i vicoli stretti del paese, raccoglie i sorrisi e le preghiere di tutti. Un tempo l’occasione era proficua per raccogliere cibo, vettovaglie e quant’altro per aiutare i poveri. Oggi è l’occasione per una festa sincera e schietta.

Maurizio Sapienza


Le Confraternite e la Pasqua a Enna (I parte).

La Pasqua ennese assume ancora oggi caratteristiche folkloristiche e religiose di austerità e devozione, tramandate per oltre quattrocento anni all’interno dei riti e delle usanze delle Confraternite.
La Settimana Santa comincia la Domenica delle Palme e si conclude con la solenne processione del Venerdì Santo. L’atmosfera che pervade l’intera settimana è luttuosa e mesta, come immediatamente percepibile dalle luci delle torce e dagli uomini incappucciati delle Confraternite.
Una Pasqua contraddistinta dalle "Ura" come vengono chiamate in dialetto appunto le Confraternite per la cadenza temporale di recarsi al duomo di ora in ora, ciascuna nell’ordine e dalla propria chiesa.
La Domenica delle Palme la processione comincia alle 15,30 con il Collegio dei Rettori (chiesa di Montesalvo), costituito nel 1714, successivamente soppresso e ricostituito nel 1944 per tutelare e amministrare interessi e finalità delle confraternite.
Alle 16,30 giunge al duomo la Compagnia del Rosario (l’antica Compagnia dei Bianchi) - chiesa di S. Giovanni - sorta nel 1785, dopo la fusione tra la Compagnia del SS. Sacramento e quella dei Bianchi. Dopo numerose vicessitudini la compagnia è stata ricostituita nel 1932. Le divise sono costituite da un camice a sacco, una cordone nero e una mantella color latte con bordo marrone. Al collo il confrate porta un medaglione con l’effige della Madonna di Pompei tra S. Domenico e S. Caterina.
Alle 17 un’altra congrega raggiunge la meta: la Compagnia della Passione (chiesa di S. Leonardo). Costituita nel 1660, ha una divisa con camice bianco, un cordone intrecciato bianco e rosso ed una mantella rosso scarlatto. La confraternita, durante la processione, porta su vassoi gli oggetti che furono utilizzati dal Signore dall’Orto fino alla Deposizione: lanterna, spada, flagelli, ed altri oggetti che costituiscono e rinnovano la passione di Gesù.
Infine alle 18 la confraternita del SS. Sacramento, partendo dalla chiesa omonima, raggiunge il duomo. Questa compagnia è la più antica delle 15 confraternite. Fondata nel 1261, come associazione di agricoltori e contadini, si accrebbe con finanzieri e doganieri. La veste dei confrati è costituita da un camice bianco con una mantelletta gialla riportante a sinistra la croce rossa di Malta.
Le processioni continuano, sempre di ora in ora, il lunedì, il martedì e il mercoledì per le altre 11 confraternite.

Maurizio Sapienza


Le Confraternite e la Pasqua a Enna (II parte).

La processione del Venerdì Santo a Enna si annovera tra le manifestazioni religiose più sentite e mesti dell’intero territorio siciliano.
Il rito comincia nel duomo, il pomeriggio, ove i preti, in meditazione religiosa, eseguono atti altamente simbolici per rinnovare la passione di Cristo.
Alle 17 la confraternita della Passione, partendo dalla chiesa di S. Leonardo, raccoglie 11 delle quindici confraternite durante il percorso fino alla chiesa di S. Gerolamo. Qui la vara della Vergine Addolorata è già pietosamente disposta per celebrare il martirio del Figlio. Tutte le confraternite rendono omaggio alla Vergine e si avviano al duomo, per prendere e onorare la Sacra Urna con il Cristo morto.
L’Urna - del 1935 - di pregevole manifattura artistica, dipinta in oro zecchino, con il corpo di Cristo adagiato su un lettino in raso, è stata condotta al duomo precedentemente dalla confraternita del SS. Salvatore.
Le confraternite, dopo alcuni rituali, si dispongono secondo un ordine prestabilito per portare in processione la Sacra Urna. I confrati, il cui numero è diventato piuttosto elevato " per quest’anno si contano circa 2500 partecipanti" portano con se una torcia e hanno il capo coperto. Le varie confraternite si distinguono per il colore della mantellina e per altri oggetti che ne compongono la divisa.
La Sacra Urna, la vara della Vergine Addolorata e la Croce con reliquiario contenente una scheggia della croce e della spina della corona di Gesù, chiudono il corteo che si muove con andamento ondulatorio per testimoniare il dolore e la tristezza degli animi.
L’atmosfera, con il calare delle tenebre, risulta sempre più commovente e passionale. La processione percorre le principali vie cittadine tra due ali di folla che assistono in silenzio alla manifestazione. Un’aria di solenne rispetto e di intensa religiosità è percepibile tra gli spettatori, mentre i turisti vengono colpiti da emozioni imparagonabili.
Dopo aver percorso le principali vie e essersi fermata presso la chiesetta del Cimitero, la processione prosegue fino a tarda ora per riportare la sacra Urna nella chiesa del SS. Salvatore e depositare la Vergine Addolorata nella chiesetta del Mercato S. Antonio, ove si conclude la manifestazione.

Maurizio Sapienza


Il Processo a Gesù nella Pasqua di San Cataldo.

Chi ha la fortuna di ritrovarsi il Mercoledì della Settimana Santa a San Cataldo crede di aver fatto un viaggio nel tempo fino all’impero romano. Oltre trecento personaggi in costumi d’epoca, accompagnati da cavalli e da una meravigliosa biga, sfilano lungo il corso centrale per giungere in piazza dove si mette in atto il Processo a Gesù.
Una rappresentazione teatrale che intende immergere e far rivivere allo spettatore i sentimenti e gli avvenimenti della condanna a morte del Signore, tra centurioni, farisei, imperatori e condottieri romani.
Il corteo storico si defila tra le vie cittadine con in testa i sommi sacerdoti e Kaifa che portano Gesù con le mani strette da una fune.
Segue il popolo, composto da donne, uomini e bambini che indossano abiti rifacentesi al periodo. Segue infine l’esercito romano, con soldati con lance, centurioni, cavalli che sbruffano tra la folla, suoni di trombe e tamburi che annunciano periodicamente la processione. Al centro una biga, condotta con destrezza e di particolare effetto coreografico, così come i fasci, gli elmi dai ciuffi rossi, i sandali in cuoio e gli scudi.
Il tutto riesce a rendere meravigliosamente tangibile allo spettatore l’aspetto esteriore degli uomini di allora e il dramma teatrale che viene recitato nella piazza commuove e rinnova lo spirito dei presenti sul sacrificio di nostro Signore. La manifestazione ebbe inizio negli anni Settanta e da allora, grazie all’entusiasmo e all’accuratezza degli organizzatori, si è accresciuta e migliorata continuamente.
Al Processo segue il Venerdì Santo la Scinnenza, un dramma teatrale con personaggi viventi, sulla Crocifissione di Gesù, rifacendosi ad un testo scritto nella prima metà dell’Ottocento da F. Amico Medico.
Infine Domenica i dodici apostoli in formato gigante, i cosiddetti Sanpauluna, girano per le vie cittadine annunciando la Resurrezione di Cristo e la conclusione naturale delle sacre rappresentazioni.

Maurizio Sapienza


I Misteri del Giovedì Santo a Marsala.

Una enorme folla. Decine di comparse per interpretare le ultime ore di vita di Gesù Cristo. La Passione e la Morte di nostro Signore. Emozioni, entusiasmo, devozione si fondono insieme nelle sacre rappresentazioni dei Misteri del Giovedì Santo nella cittadina lilibea.
Una tradizione di antiche origini, anch’essa legata e curata da una confraternita, Sant’Anna, incaricata del trasporto della statua del Cristo Morto per le chiese durante la dominazione spagnola.
Nel 1775 i Padri Crociferi vollero arricchire la manifestazione organizzando le sacre rappresentazioni per le vie cittadine. Per finanziare la manifestazione i nobili offrirono i loro ausili economici e i frati la loro opera teatrale. Il risultato fu acclamato e di enorme successo, migliorando di anno in anno le rappresentazioni e uniformando la figura di Cristo con la creazione di una maschera di cera indossata dagli attori. Numerose cessazioni e riprese per assumere una continuità solo dopo la seconda guerra mondiale grazie alle iniziative e all’opera della confraternita di Sant’Anna.
I gruppi rappresentati sono sei: Gesù con gli apostoli; La cattura; Gusù dinanzi a Erode; Gesù dinanzi a Pilato; Gesù con la croce; Gesù morto.
La manifestazione si apre con un componente della confraternita incappucciato che porta addosso una croce, attorniato da due uomini con tromba e tamburo che annunciano l’evento. Ogni gruppo ha numerose comparse e simboli che ricordano la vita di Gesù.
Particolarmente vivaci e di effetto sono le "veronichette", bambine e giovani donne con abiti da dama con colori rosso, bianco e azzurro, aventi per copricapo acconciature zeppe di ori, argenti e pietre preziose, quali ex voto. Altra immagine di particolare effetto è il Cristo Morto con un lenzuolo sorretto dalle Figlie di Maria, ragazze vestite di nero per il lutto della morte di Gesù. La processione si snoda tra le vie cittadine, nei vicoli e negli spazi dei quartieri, raccogliendo l’ammirazione dei turisti e il compiacimento dei marsalasi, fieri e devoti.
La rappresentazione della caduta di Cristo e delle percosse è toccante e commovente. Un tempo, a seguito del breve itinerario, le cadute avvenivano all’interno delle tre chiese di S. Pietro, S. Stefano e S. Girolamo, sotto la vista delle suore e delle collegiali che assistevano nelle tribune alla sacra rappresentazione. I personaggi entravano dalla porta posteriore e uscivano dalla anteriore per non dare mai le spalle agli spettatori. La processione dei Misteri assume un valore spettacolare e folkloristico unico nella Sicilia. Uno spettacolo di fede e di teatro impareggiabile.

Maurizio Sapienza


fonte: www.cuoreinsicilia.it

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