Itinerari naturalistici della regione Sicilia
Itinerario del tre golfi
Lasciata Trapani in direzione nord-est e imboccata la Litoranea di Tramontana, si pro-cede lungo la Linea della costa su di un tratto di strada che, snodandosi tra le bionde sabbie del Lido di San Giuliano e Punta di Pizzolungo, aggira il versante settentrionale di Monte San Giuliano, sul quale svetta Erice, che domina prepotentemente il paesaggio. Subito dopo, piegando la provinciale verso la rigogliosa piana di Bonagia, si offre un grandioso spettacolo di mare e montagne di fronte, infatti, appaiono la sagoma possente di Monte Cofano, che chiude da nord-est il bellissimo golfo di Bonagia, e più indietro Le rupi di Capo San Vito. Si raggiunge cosi, ai piedi di Monte Bùfara, Custonaci, base ideale per alcune splendide escursioni. Facili quelle alla Grotta Mangiapane - nella vicina frazione di Scurati - un enorme riparo entro il quale e un piccolo, suggestive borgo, ed alla vicina costa, sino a Cornino, ove alla base dello strapiombante Monte Cofano si apre una superba insenatura. Molto più impegnativa, ma altamente gratificante, 1'ascensione sull'aspro e bellissimo Cofano che dispensa uno straordinario panorama sui due sottostanti golfi .Suggeriamo anche la non impegnativa passeggiata sul sentiero che, snodandosi lungo la riva, aggira il piede di Monte Cofano.
Svariati sono gli aspetti che di questo magnifico promontorio sul mare ne fanno un'oasi naturalistica di rilievo: la ricca flora composta da circa 325 specie, molte delle quali endemi-che o rare, un complesso di piante rupestri che vegetano m alcune zone mai disturbate dall'uomo; le estese ed integre formazioni a Palma nana che rivestono le pendici del rilievo; la presenza di diversi falconiformi nidificanti, ormai rari nel resto della Sicilia, e di interessanti specie di uccelli marini; l'aspetto paesaggistico di straordinaria, selvaggia natura
In un susseguirsi di superbi paesaggi sul Golfo del Cofano e sui circostanti rilievi, la strada adesso si interna e prende quota, lambisce Le pendici di Monte Sparagio e successivamente quelle del monti Scardina, Speziale e Passo del Lupo che, sul versante opposto, costituiscono una sorta di dorsale dello Zingaro
Possibili e consigliate, a questo punto, le facili escursioni ai monti Sparagio e Scardina: poco prima di attraversare la piccola borgata di Paradiso, imboccando una strada asfaltata sulla destra (seguire indicazione "Noce") si ascende sin quasi alla vetta del primo rilievo, interessantissimo per la presenza di numerose specie di orchidee e di isolati esemplari di Leccio, imboccando invece la carreggiabile sulla destra (nei pressi di un'area attrezzata) che si incontra dopo la stessa borgata, alla fine del lungo rettilineo e prima di attraversare il ponte Biro, si perviene a Monte Scardina. Grandiosi i paesaggi che si aprono, specie da Monte Sparagio, su tutta la penisola di San Vito Segnaliamo, ancora, la possibilità di proseguire da quest'ultimo rilievo su di una pista impegnativa (solamente a piedi o in fuoristrada) che, attraversando luoghi di straordinaria bellezza, perviene al Castello di Baida, nei pressi dell'abitato di Balata di Baida
Si discende quindi verso il Golfo del Cofano, viaggiando lungo la verdeggiante pianura di Castelluzzo - uno del luoghi più belli di questo itinerario - che degrada dolcemente verso il mare. Raggiunto l'omonimo abitato, prima di proseguire, consigliamo di discendere (bivio a sinistra) sino alla costa, qui piegare a sinistra e, procedendo su di una spianata incisa da splendide calette, raggiungere la punta estrema del golfo, ov' è un suggestive borgo di pescatori .Anche da questo sito - la cui bellezza lascerà stupefatti - si offrono numerose possibilità di ascendere a Monte Cofano che incombe da ovest. Proseguendo ancora sulla provinciale, superata Punta Lunga (sostare al belvedere, sulla sinistra), si raggiunge San Vito Lo Capo se magnifica e la profonda spiaggia di questa cittadina, rinomato centro di villeggiatura, ancora di più lo sono gli immediati dintorni dominati dalla mole del picco roccioso di Monte Monaco che strapiomba verso il mare. Da non perdere perciò di effettuare una passeggiata lungo la linea di costa del calcareo promontorio di Capo San Vito, uno dei luoghi più incontaminati di tutta la Sicilia, cosi come la non eccessivamente impegnativa ascensione a Monte Monaco. Il rilievo, infatti, dispensa grandiosi panorami sui golfi del Cofano e di Castellammare e lo spettacolo della pregiata vegetazione mediterranea -ove primeggia la Palma nana - che lo riveste, ai più fortunati sarà dato anche di ammirare il vol-teggio di rari rapaci, come l 'Aquila del Bonelli, la Poiana, il Nibbio, il Gheppio. Ma, va aggiun-to subito, l'intera penisola di San Vito e una vera e propria oasi per quanto riguarda l avifauna, ospitando, tra uccelli nidificanti e migratori, più di cento diverse specie di uccelli
Dopo San Vito, la strada dirige verso Punta di Solanto e aggirate le pendici di Monte Monaco piega a sud - serpeggiando lungo la costa rocciosa e frastagliata e aprendo via via incantevoli paesaggi sull'ampio Golfo di Castellammare - sino a fermarsi dinanzi a uno dei due ingressi della Riserva dello Zingaro, ambiente di stupefacente bellezza e del quale diremo nel successivo itinerario.
Ripercorrendo a ritroso l'intero percorso, poco prima della Tonnara di Bonagia, si perviene al bivio per Valderice (a sinistra) ove inizia la spettacolare ascesa a Monte San Giuliano, sede dello splendido borgo medievale di Erice. Affrontando una serie di tornanti ci si arrampica, dunque, lungo gli strapiombanti fianchi calcarei del rigoglioso monte - notevole la dovizia di specie vegetali mediterranee che vi attecchiscono e di uccelli che lo frequentano - e, attra-versata una bella pineta, si giunge su di un ampio piazzale dal quale si apre una grandiosa vista sul sottoistante abitato di Trapani, sulle Saline, sulle vicine isole Egadi, sui rilievi del Cofano e di Capo San Vito: tutto, poi, al tramonto, assumerà una purpurea colorazione che lascerà stupefatto il visitatore.
Discendendo per la Via Nuova, che aggira da nord il rilievo di Erice offrendo ancora ma-gnifiche suggestioni paesaggistiche, si rientra infine a Trapani .
Itinerario del Golfo di Castellammare e dei rilievi interni
Tra le più ampie e incantevoli insenature della Sicilia, il Golfo di Castellammare annovera taluni siti tra i più belli del trapanese e, su tutti, il tratto costiero dello Zingaro, una delle "perle" più preziose dell'Isola intera. Un insieme di ambienti, quello del golfo, che all'aspetto di grande spettacolarità - splendidi tratti costieri, a levante bassi e aperti, a ponente alti, frastagliati, ripidi, su cui incombe una catena montuosa di selvaggia bellezza - aggiunge il rilevante interesse biologico, presentando talune nicchie ecologiche uniche in Sicilia.
Per raggiungere il golfo ci si immette, da Trapani, sulla statale 187 che dirige verso oriente, dispensando per un lungo tratto una incantevole vista su Monte San Giuliano Pianeggiando in un dolce paesaggio a vigneti si perviene al bivio per Buseto Palazzolo da questo centro, con una breve deviazione, si può proseguire sino a Monte Scorace, interessantissimo biotopo caratterizzato da lembi di foresta mediterranea, con dominanza di Querce da sughero.
Procedendo oltre sulla statale, si arriva a Balata di Baida da dove con una ulteriore deviazione a sinistra si può raggiungere il mirabile "Castello" di Baida, nei pressi del quale si diparte il sentiero pel Monte Sparagio, di cui s'e gia detto ne precedente itinerario
Dopo altri sette chilometri circa si incontra il bivio per Scopello, si lascia perciò la statale e ci si immette (a sinistra) sulla provinciale che costeggia in direzione nord-ovest il tratto di po-nente del Golfo di Castellammare, fortemente frastagliato, ricco di calette, aspri scogli, faraglioni. Anche Ia vegetazione, qui si presenta sotto vari e significativi aspetti, le zone a steppa degradanti verso il mare sono infatti fittamente ricoperte da Palma nana, le pendici dei rilievi a monte della strada, da Carrubo, Olivastro, Lentisco, Euforbia .
Questa parte dell'itinerario e un continuo susseguirsi di fastosi paesaggi marini subito l'insenatura e la Punta di Calabianca, quindi il seno di Guidaloca, Cala Rossa, irta di scogli e nella quale si apre una grotta sottomanna, poi ancora - mentre la strada prende a salire muovendosi tra aspre rocce sanguigne - i bellissimi faraglioni di Scopello che si levano, irti e ricoperti di vegetazione, di fronte all'omonima tonnara, in una fantastica insenatura lambita dal mare d'una trasparenza inusitata .
Infine, lo splendido scenario dello Zingaro, il felicissimo paradiso naturale miracolosamente integro nella sua impareggiabile, primitiva bellezza. Un filo di perle lungo sette chilometri: una continua teoria di pareti a picco sul mare, aspri promontori, magnifiche calette, spiagge dorate, antri e cunicoli sottomarini, bassi scogli, stretti valloncelli che si specchiano in un male incontaminato dai toni cangianti, sempre limpido, sempre tranquillo, e una catena di aspre montagne che vi fa da quinta sontuosa.
Prima Riserva naturale istituita in Sicilia, ambiente di eccezionale interesse vegetazionale e floristico pel la doviziosa presenza di piante rare e endemiche, lo Zingaro e forse ancora di più dal punto di vista faunistico l'esistenza di nicchie ecologiche molto vane consente infatti una diversità elevata - vi nidificano e vi si riproducono tra l'altro, più di quaranta specie di uccelli - non riscontrabile altrove nell'isola .
L'area della Riserva riveste anche notevole interesse archeologico in quanto nella grandiosa Grotta dell'Uzzo ha avuto sede uno dei primi insediamenti preistorici della Sicilia .
Perfettamente organizzata dal punto di vista della fruizione (sentieri con precise indicazioni, rifugi, punti-acqua, aree attrezzate, mu-sei, parcheggio auto), la Riserva e visitabile solamente ai piedi, non esistendo al suo interno strade carrabili. Tre i percorsi più rappresentativi: il primo si snoda, interamente lungo la costa, tra l'ingresso sud-est (versante Scopello) e l'ingresso nord (versante San Vito), il secondo interessa per metà il precedente, poi si inoltra in una delle zone alte dello Zingaro e fa ritorno al mare, il terzo, infine, il più impegnativo e praticamente un circuito completo, muovendosi sia lungo l'intero tratto costiero sia sulla dorsale montuosa della Riserva.
Ritornati indietro sino al bivio di Scopello ci si reimmette sulla statale in direzione Castellammare Subito dopo, sulla sinistra, lo spiazzo del belvedere che dispensa grandiosi visioni sul sottostante golfo ove è incastonata, tra due spiagge e il piede del lussureggiante Monte Inici, Castellammare del Golfo.
Una agevole pista che si stacca sulla destra dalla statale, nei pressi del belvedere stesso, permette l'ascensione a Monte Inici, tra i rilievi più alti della provincia. Fittamente ricoperto da un rimboschimento e da lembi di vegetazione spontanea a Querce, Frassini e associazioni arbustive, questo ambiente integro e indisturbato consente il proliferare di numerosi rapaci ormai rari in Sicilia .
Giunti poi al bivio per Segesta si lascia la statale e ci si immette (a destra) sulla provinciale sino ad incontrare lo stabilimento delle Terme Segestane le cui sorgenti di acque sulfuree ] sgorgano sulle rive del vicino Fiume Caldo. Da non perdere la risalita del breve tratto del corso d'acqua compreso tra lo stabilimento (sentiero a sinistra) e le profonde gole, muovendosi tra piccole anse riparate ov'e piacevole prendere del bagni caldi. Subito dopo, deviando a sinistra e attraversando il Ponte Bagni (bellissima la vista sulle sottostanti gole e la cascata), si raggiunge la statale 113 e si precede sino ad Alcamo da qui una comoda strada consente la facile ascensione a Monte Bonifato la cui parte sommitale e ricoperta da una rigogliosa pineta ove residuano lembi di un'antichissima sughereta autoctona andata progressivamente perduta, cosi come avvenuto in altri rilievi limitrofi. Dal punto di vista faunistico la zona, grazie alla protezione della quale gode, ha assunto notevole importanza in quanto ricca di fauna stanziale, come alcune rare specie di falconiformi. Sulla vetta, dalla quale si gode uno splendido panorama, sono presenti i resti di un castello medievale e la suggestiva cappella di Madonna dell'Alto.
Da Alcamo, a ritroso sulla statale 113, si perviene al bivio per Segesta (a destra), si sale sino allo svincolo dell'autostrada e si procede oltre sino ad incontrare sulla sinistra una strada sterrata che conduce a Monte Pispisa Oltre ad una straordinaria vista sul parco archeologico, questo bel rilievo offre la possibilità di facili escursioni in un ambiente incontaminato.
Ritornati sulla statale si raggiunge Calatafimi - nei cui dintorni sono talune aree di pregio naturalistico come il superbo Bosco di Angimbè, la cui visita non e da perdere - e si dirige verso Trapani, ove si conclude l'itinerario.
Lungo quest'ultimo tratto di strada - che si snoda tra un dolce susseguirsi di verdi colline e possibile effettuare ancora due deviazioni verso Vita, ov'e il querceto misto di Monte Baronia e, più avanti, in direzione di Montagna Grande (bivio a sinistra), rigogliosa di Lecci e Sugheri, e del vicino Lago Rubino, un invaso arti-ficiale di interesse paesaggistico nonché importante luogo di sosta dell'avifauna migratoria.
La via del sale e lo Stagnone
Uno degli spettacoli più suggestivi che da Erice e possibile osservare e il tramonto sulle sottostanti saline che appaiono come una immensa scacchiera cui il calare del sole conferisce prodigiose colorazioni dal porpora al rubino, dal vermiglio al blu intense. E non meno suggestive e passeggiare lungo gli arginelli, sulle sponde, sugli isolotti delle saline dalle quali, qua e la, emergono quasi magicamente i mulini a vento, affascinanti reperti di archeologia industriale, taluni dei quali stanno pian piano tor-nando allo loro funzione originaria Nel contempo, numerosi edifici delle saline, opportunamente restaurati, sono divenuti parte del Museo dell'attività salinifera, testimonianza attiva di un lavoro antico ma ancora vivo.
Per raggiungere questo eccezionale ambiente salmastro - uno degli ultimi rimasti in Sicilia - basta immettersi da Trapani sulla strada costiera che, parallelamente alla statale 115, conduce a Marsala. Subito ci si ritrova immersi in un paesaggio grandioso e solo apparentemente inospitale. Anche qui infatti la natura si manifesta in tutto il suo splendore rivelando una ricchezza non indifferente, specialmente in primavera quando gli argini delle saline e i camminamenti si rivestono di fioriture tanto spettacolari quanto inaspettate Crisantemi, Margherite, Violacciocche, Fumarie, Silene, Viperine; la rimanente vegetazione e costituita da interessanti associazioni, espressioni tipiche di ambienti fortemente alofili. Altrettanta importanza rivestono le saline dal punto di vista faunistico; esse infatti costituiscono luogo di sosta e nidificazione per numerosissime specie di uccelli, talune delle quali peraltro rarissime - vi sono stati osservati l'elegante Damigella di Numidia, una gru africana, e il multicolore Pulcinella di mare, proveniente dai mari del nord - ovvero per Anatre selvatiche e Mignattai, Aironi cinerini e Cavalieri d'Italia.
Procedendo ancora sulla provinciale si incontrano i moletti (ben segnalati) ove e possibile imbarcarsi per una "crociera" del tutto particolare nella Laguna dello Stagnone - le cui isole sono ben visibili, oltre il reticolo delle saline - e raggiungere l'isolotto di Mozia
La più grande laguna della Sicilia (più di 2 000 ettari) si estende tra lo sperone roccioso di Punta di San Teodoro e Capo Lilibeo, tra Marsala e Trapani, ed e in comunicazione con il mare aperto attraverso le bocche di Tramontana e di Ponente. Ambiente di interesse naturalistico e di straordinario impatto paesaggistico, il piccolo arcipelago - parte di un antichissimo pianoro alluvionale parzialmente colmato per effetto del sollevamento delle acque - e composto da quattro isole, Mozia (o San Pantaleo), Santa Maria, La Scuola e Isola Longa, la più estesa, che chiude al largo la laguna. Tranne il piccolo scoglio La Scuola, completamente spoglio, questi lembi di terra presentano una rigogliosa vegetazione con preziose associazioni di specie mediterranee E possibile perciò ammirarvi boschetti di Pino d'Aleppo, notevoli esemplari di Palma nana (specie sull'Isola Grande) e una sene piante che, specie in primavera, esplodono m tutta la loro bellezza il Giglio marittimo, la Romulea, la Fumana, la Mandragora, la Ferula, talune splendide orchideacee e, tra le rarità, il Gladiolo comune o bizantino, presente solamente nell'Isola Grande, e la Calendula marittima, in una delle sue due uniche stazioni europee (l'altra si trova in Spagna) Nelle saline or-mai m disuso dell'Isola Grande vegetano numerosi Giunchi ed alcune Salicornie, piante tipiche di acquitrini salsi.
Questo superbo giardino mediterraneo ospita una ornitofauna migratoria di particolare interesse - Garzette, Mignattai, Bigiarelle, Pittime reali, Aironi, Anatre selvatiche - essendo le isole dello Stagnone situate su una delle rotte più importanti del bacino del Mediterraneo, importante pure la presenza di uccelli nidificanti, quali la Calandra, il Verzelimo, il Cardellino, la Cappellaccia. le acque della laguna, infine, poco profonde e calde (la profondità oscilla tra 120 e 1300 cm), favoriscono la crescita della Posidonia oceanica, habitat ideale per numerosissime specie, anche pregiate, della fauna ittica.
Sempre lungo la litoranea - muovendosi su di un tratto di strada se possibile ancor più suggestivo - aggirato Capo Lilibeo, si raggiunge Marsala, lasciandosi alle spalle le riverberanti saline e le tranquille acque dello Stagnone dominate dal verdeggiante Monte San Giuliano.
Da Marsala, ove si conclude l'itinerario, si può tornare a Trapani percorrendo la statale 115, che si snoda attraverso una ferace pianura punteggiata da numerosi, eleganti "bagli", ovvero immettersi direttamente nel successivo percorso
Tra "sciare", paludi, laghi, dune, verso la Valle del Belice
Il bellissimo tratto che separa Marsala da Mazara del Vallo (statale 115 o ancor meglio la litoranea che dirige verso Petrosino) e fortemente connotate da due precipui ambienti naturali costieri le "sciare" e le paludi, ambienti che fanno peraltro da contrappunto al paesaggio fortemente antropizzato delle vicine aree interne ove rigogliosi vigneti - siamo nella terra del vino e del Marsala - e morbide colline, punteggiati da "bagli" solitari, si perdono a vista d'occhio.
Vaste ed aride distese pietrose che degradano da nord-ovest verso sud-est, le "sciare" del mazarese - simili al serir, il deserto sassoso del Nordafrica - ospitano una rada vegetazione a ganga frequentata da Gongili e Lucertole wagleriane, due rettili endemici della Sicilia, da Coleotteri e da pochi uccelli tipici come l'Occhiocotto, la Sterpazzola, la Sterpazzolina. Non si pensi tuttavia ad un paesaggio privo di fascino al contrario, queste coste aspre e dure, scolpite e levigate dalle buriane, dalle violente sciroccate e dai marosi del Mar d'Africa - sfarzoso d'ogni tonalità di blu e di verde - sono tra le più belle che questa parte dell'Isola possa offrire.
Con una deviazione a destra, dalla statale 115 (ovvero dall'abitato di Petrosino e piegan-do poi verso sud-est) ci si inoltra nell'area paludosa di Capo Feto. Ambienti ormai quasi del tutto scomparsi in Sicilia, le paludi rivestono notevole interesse soprattutto dal punto di vista faunistico Negli specchi d'acqua bordeggiati dalla cospicua vegetazione palustre - che annovera piante significative ed anche rare (come il Limonium ramosisimum siculum esclusivo di questo luogo e dei pantani siracusani) - sostano infatti grandi stormi di uccelli migratori che, in primavera e autunno, vi trovano ristoro durante i loro estenuanti viaggi, significativa è anche la presenza di specie stanziali.
Raggiunta Mazara - non si perda la visita del suggestive porto canale sull'estuario del Fiume Mazaro - e lasciando la statale che punta direttamente verso Castelvetrano si precede sulla strada litoranea in direzione Torretta-Granitola, ancora sul calcareo tavolato. Poco dopo, una stradina che si interna sulla sinistra consente di scoprire un altro del gioielli di questa splendida terra: i Gorghi tondi.
Incastonati in un'ampia vallata circondata da basse colline, questi piccoli specchi d'acqua appaiono in un insieme miracolosamente integro - quasi improbabili - come una lussuosa oasi verde e fresca in un contesto generale di terre aspre e aride.
L'importanza naturalistica di questo magnifico ambiente è duplice: da un lato la presenza di una fitta e ricca macchia mediterranea - composta principalmente da Lentisco, Terebinto, Palma nana, Camedrio, Quercia calliprina (pianta rara), Scabiosa grandiflora i cui magnifici fiori purpurei assumono qui una rara bellezza - di numerose specie ripariali che bordeggiano le rive dei tre laghetti - Scirpi lacustri, Tife e Gigli d'acqua - ed altre sommerse; dall'altro la straordinaria dovizia della ornitofauna stanziale e migratoria richiamata dai luoghi circostanti pressoché desertici in questa autentica oasi. Gli specchi d'acqua, infatti, sono densamente frequentati da Folaghe, Tuffetti, Anatre selvatiche, Aironi, Starne, Cannaiole, Usignoli di fiume, Upupe, Forapaglie e da numerosi rapaci, quali i rari Nibbio reale e bruno e il Falco di palude. Tra gli altri animali presenti, oltre ad alcuni piccoli mammiferi, il Ramarro e, nascosta tra le canne, la Testuggine palustre. Si raggiunge quindi il delizioso borgo marinaro di Torretta Granitola, si prosegue sino ad incontrare sulla destra il bivio per Tre Fontane, piccolo centro balneare dalla bellissima spiaggia, ove si piega m direzione Campobello di Mazara, muovendosi in un pianeggiante paesaggio a vigneti, sino a raggiungere Castelvetrano.
Da questa cittadina, posta m un diversificato contesto ambientale di grande interesse - tra splendide spiagge, aspri pianori, dolci colline e gli alvei di tre fiumi, il Belice, il Delia e il Modione - possono effettuarsi una serie di facili escursioni. Tra le tante, quelle al Lago di Trinità, un invaso artificiale immediatamente a ovest dell'abitato che ha acquisito importanti caratteristiche di naturalità e offre scorci paesaggistici davvero incantevoli; alle frazioni di Marinella e Triscina, nei pressi di Selinunte ove ad uno splendido tratto costiero sabbioso fa da magnifico contrappunto la maestosità delle sovrastanti, superbe rovine della città greca, all'incontaminato areale di Pietra Belice - tra il promontorio di Pizzo Don Pietro e quello di Castello di Pietra, pochi chilometri a est di Castelvetrano - un ampio anfiteatro naturale ricco di flora endemica che si affaccia sul Fiume Belice; e soprattutto alla Foce del Fiume Belice ed alle dune limitrofe, facilmente raggiungibili dalla statale 115 (dir Agrigento) ed imboccando, in un'ampia curva poco prima del bivio per Porto Palo, una strada sulla destra che porta sino ad un ben visibile ponte in ferro della ferrovia, nei pressi della foce. Tra i più belli della Sicilia, il tratto di costa dalle finissime sabbie che si estende tra Marinella di Selinunte e Porto Palo rappresenta - al di là dell'interesse scientifico - una vera ricchezza dal punto di vista paesaggistico. Si tratta di un insieme costituito da un sistema di dune costiere - un lembo di quello che caratterizzava inpassato il litorale meridionale dell'Isola - che spesso si spingono verso l'entroterra anche per 70/80 metri, raggiungendo un'altezza di 5/6 metri, e di un'ampia zona fociale. Sia Ie dune, continuamente modificate dall'azione del venti, spesso violentissimi, sia la foce, ospitano una comunità vegetale ed animale assai rilevante. Nonostante le difficili condizioni ambientali, tipiche dei climi subtropicali (precipitazioni annue pressoché nulle, temperatura della superficie sabbiosa elevatissima, carenza di sostanze nutritive, azione continua del vento), le prime sono colonizzate - e spesso consolidate - da una flora vana e ricca che va dalle erbe striscianti capaci di "riemergere" dalla sabbia una volta ricoperte da questa, ai cespugli; dai piccoli alberi ai radi e delicati fiori. Tra queste piante, perfettamente adattate al difficile ambiente, spiccano in particolar modo il superbo e profumato Giglio marino, ormai rarissimo in Sicilia, la Soldanella dalla infiorescenza rosea, l'Eringio marino dalle robuste spine, l'aromatica Santolina delle spiagge, la Onnide impreziosita da piccolissimi fiori gialli, il Ravastrello marittimo dai fiori odorosi, il giallo Papavero cornuto e poi, ancora, gli alberelli di Tamerice e Ie spettacolari Acacie. Nei pressi della bellissima foce del fiume e lungo le sue rive attecchisce una ricca vegetazione palustre a Canne, Carici e alcune Tifacee. Dal punto di vista faunistico l'intera zona è altrettanto, se non più, importante; le particolari caratteristiche ambientali, infatti, fanno si che presso la Foce del Belice sostino Aironi cinerini, Martin pescatori, Anatre, mentre nelle bassure retrodunali, dove sovente si accumulano le acque provenienti dalla falda freatica, non e difficile scorgere Cuculi, Ghiandaie marine, Rigogoli. Significativa, inoltre, la presenza di numerose specie di Artropodi e, tra i rettili, quella del Ramarro, il più grande sauro siciliano. Sembra infine che su queste magnifiche spiagge vengano a deporre le uova le Tartarughe marine.
Da Castelvetrano si prosegue sulla provinciale sino a Partanna, da qui ci si immette sulla statale 119 e si precede verso nord, per Santa Ninfa e Gibellina nuova, risalendo in tal modo la Valle del Belice. E', questo, un tratto di strada di grande interesse paesaggistico che si snoda interamente nell'area interna trapanese, offrendo anche una grande varietà di manifestazioni della natura dolci e verdeggianti colline intervallate da aspri rilievi, ampie vallate, ricchi corsi d'acqua, rigogliosi complessi boscati di origine antropica - i rimboschimenti ad Eucalipto e Conifere - e naturale, costituiti prevalentemente da Lecci, Querce da sughero, Frassini, Carrubi, Oleastri e da associazioni arbustive mediterranee a Rovi, Corbezzoli, Ginestre, Perastri, il cui grado di copertura del suolo e sovente totale.
Da Santa Ninfa, prima di discendere verso Gibellina nuova, consigliamo una breve digressione sino ai ruderi del vecchio abitato per godere di questo splendido tratto di strada che si snoda in buona parte al piede di Monte Finestrelle, sulle cui pendici meridionali si apre la Grotta di Santa Ninfa, cavità di origine carsica ospitante una importante fauna cavernicola.
Da Gibellina nuova, ritornando verso est, si raggiunge Salemi, posta su di un'altura che si erge al centro di amene vallate. Da qui, imboccando la statale 188, valicato il Passo di Calcara, inizia la discesa verso Marsala, in un susseguirsi di ampi, variati e bellissimi paesaggi.
Sempre da Salemi, in luogo di rientrare a Marsala e Trapani, ci si può immettere nel secondo degli itinerari proposti, procedendo in direzione Vita e Calatafimi.
Pantelleria e l'Arcipelago eguseo
Posta tra l'Africa e la Sicilia, più vicina al Continente nero che non a quest'ultima, Pantelleria può considerarsi un vero paradiso naturalistico per i molteplici aspetti che la connotano,
Di origine vulcanica, e ancor oggi possibile assistere ai residui segni dell'antica attività presenti, tra l'altro, attorno al cratere ormai spento di Montagna Grande, ove si trovano numerosi sbocchi chiamati localmente "cuddie", ovvero allo "Specchio di Venere", un suggestive laghetto alimentato da sorgenti termali
Morfologicamente e geologicamente l'isola è interessantissima per le sue splendide coste, le spiagge, i faraglioni. le insenature, le singolari formazioni rocciose, le grotte - tra le quali "Pertusa di Notaro", detta anche "Cavità del freddo" per l'aria fresca che fuoriesce dalle sue fessure e ancora per la presenza di trachiti, basalti, ossidiana e di una particolare roccia, la cossirite, che deriva il proprio nome da quello greco di Pantelleria, Cossyra
Di rilievo l'aspetto vegetazionale - più di seicento sono le specie spontanee presenti, tra cui il Pino marittimo, importante relitto botani-co - e quello faunistico Per la sua posizione geografica l'isola e importante luogo di sosta per l'avifauna migratoria, unica stazione italiana del Beccamoschino iberico e unica europea della Cinciallegra algerina, interessante la presenza di due insetti l'Apterola e l'Onitis, quest'ulti-mo diffuso in Africa e presente in Italia solo a Pantelleria Il mare, assolutamente incontaminato, pullula di numerose specie ittiche quali Cefali, Dentici, Cernie, Polipi, Aragoste .
Come è facile intuire, l'isola riserva anche forti suggestioni paesaggistiche da non perdere quindi le facili escursioni a Montagna Grande, la cui vetta dispensa l'incomparabile spettacolo della vista delle coste africane e siciliane in un'unica prospettiva, a Punta Spandillo, Cala di Levante, Balata del Turchi, Monte Sant'Elmo.
Geologicamente collegato alla Sicilia, il gruppo insulare delle Egadi - composto da tre isole principali, Favignana, Marettimo e Levanzo, e dagli isolotti di Faraglione, Formica e Maraone - e, contrariamente a Pantelleria, poco distante dalla costa trapanese tanto da esserne, sempre cosi visibile com'e, elemento peculiare del paesaggio. Che l'arcipelago rivesta nel suo complesso rilevante interesse naturalistico e testimoniato dai diversi vincoli apposti dalla Regione siciliana sbaglia perciò chi pensa che esso offra "soltanto" uno splendido mare, tra i più incontaminati della Sicilia, e le bellissime coste che, tuttavia, sono gli elementi che maggiormente lo connotano. Pressoché integre anche nel loro ambiente naturale terrestre, le tre isole maggio-n presentano infatti aspetti vegetazionali, faunistici e paesaggistici gran di pregio.
Vero gioiello dell'intero gruppo insulare è Marettimo, rappresentando per stona geologica e conformazione un unicum tra i più importanti del bacino mediterraneo. Montuosa e dolomitica, si presenta aspra e scoscesa sui versanti nord-orientale e nord-occidentale ove sono presenti imponenti fenomeni carsici e numerose grotte marine, e straordinariamente rigogliosa sugli altri versanti. Il suo peculiare ambiente -determinate dalla totale montuosità del territorio, dalla presenza di acqua sorgiva e soprattutto dal lungo isolamento dalla Sicilia, avvenuto ancor prima di quello di Favignana e Levanzo circa 600.000 anni fa consentendo la conservazione o la specializzazione di numerose specie vegetali - e ricco di ben 515 entità botaniche, alcune delle quali estremamente rare o del tutto assenti in Sicilia, e numerosi paleoendemismi e consociazioni unici al mondo. Dal punto di vista faunistico, oltre alle numerosissime specie dell'avifauna migratoria che più in generale trovano nell'arcipelago un'oasi ideale, Marettimo annovera, tra l'altro, la Berta maggiore, l'Uccello delle tempeste, due rari rapaci l'Aquila del Bonelli e il Falco Pellegrino.
Da non perdere le escursioni - rigorosamente a piedi in quanto sull'isola non e possibile il traffico veicolare a Monte Falcone, ove, splendidi, si aprono i panorami sull'arcipelago e la costa, quindi a Punta Bassana, Punta Libeccio, Punta Troia, Cala Galera, Cala Nera. Assai interessante e suggestive il periplo dell'isola in barca, poiché solamente con questo mezzo e dato di ammirare le dolomitiche pareti del ver-sante occidentale e raggiungere le numerose grot-te che vi si aprono, tra le quali, stupende, quelle del Presepe, del Cammello, del Bue marino.
Diversa e più grande rispetto alle altre sorelle, Favignana si sviluppa su di un piatto e nudo tavolato di dolomie e calcari dominati dal rigoglioso Monte Santa Caterina ove e significativa la presenza di endemismi esclusivi delle Egadi. Bellissime le sue coste, basse e frastagliate, ricche di profonde incisioni, cavità, grotte e, naturalmente, il mare, qui d'un azzurro sorprendente, con i suoi fondali straordinariamente integri. Solcata da numerose strade pianeggianti e perciò ideale scoprire Favignana in bicicletta o a piedi da non perdere le escursioni al Forte di Santa Caterina, alle punte Sottile, Faraglione, San Nicola e Marsala, alla splendida Cala Rossa ed alle cave, ormai in disuso, che segnano profondamente il paesaggio.
Levanzo - la piccola isola di bianchi calcari e dalle coste dirupate - presenta anch'essa una flora pregiata, specie quella rupestre, composta da circa quattrocento specie comprendenti diverse entità endemiche. Scoprirne l'ambiente naturale è, pure qui, un'esperienza forte e indimenticabile. Alcune piste, peraltro non disagevoli, consentono di raggiungere a piedi, immersi tra gli intensi aromi delle erbe selvatiche, i luoghi più belli la Grotta del Genovese, Cala di Tramontana, Punta Sorci, Capo Grosso.
Se parlare dell'ambiente terrestre delle Egadi in poche righe è arduo, infinitamente di più lo e descriverne quello marino, considerato tra gli ultimi paradisi subacquei del Mediterraneo per la purezza e la ricca biocenosi che lo connotano. Acque trasparenti bagnano le piccole cale, gli scogli, le pendici di strapiombi, s'insinuano nelle grotte e i fondali, variegati e copiosi di diverse specie ittiche, aprono la porta, già a pochi metri di profondità, su dimensioni misteriose ed affascinanti che dispensano inimmaginabili visioni d'un ambiente preziosissimo, davvero unico e assolutamente indimenticabile.
fonte: www.torrescopello.it