Accesso Agriturismo
Agriturismo, Agriturismo Umbria, Agriturismo Toscana Agriturismo Toscana
Sei un Agriturismo?
Entra nel libro degli Agriturismo
Pubblicità Agriturismo  
   



Toscana

Percorso Navigazione
Agriturismo Scopri l'ItaliaToscanaItinerari della Regione ToscanaItinerari Religiosi della Regione Toscana

Itinerari religiosi della regione Toscana

Itinerari religiosi in Versilia

 

Itinerari alla scoperta di chiese e monasteri di Camaiore
Camaiore ...

Molte sono le chiese e i monasteri che circondano il territorio di Camaiore e della Versilia.

I nostri avi ci hanno infatti lasciato un ingente patrimonio artistico, che con cura e perizia teniamo il più possibile in ottimo stato.

.


San Pietro
tipologia: Badia
comune: Camaiore
fondazione: VIII sec. d.C.
La chiesa di San Pietro costituisce l’unica parte conservata dell’omonimo monastero benedettino fondato lungo la via Francigena e attestato per la prima volta nel 761. Nonostante le numerose ricostruzioni subite in età moderna, spesso in seguito a disastri sismici, la badia, alla quale si accede oggi attraverso la porta dell’antico convento, ha conservato la struttura medievale. L’importanza della chiesa di San Pietro fu, fin dall’epoca medievale, strettamente connessa con la sua posizione strategica in corrispondenza dell’asse viario compreso tra Lucca e Luni. Della primitiva chiesa non si conservano resti visibili e la prima fase costruttiva oggi individuabile è un intervento del XII secolo che vide la costruzione della zona absidale e della parte bassa della facciata. Il portale d´ingresso conserva solo la lunetta originale, mentre gli stipiti sono stati sostituiti. Tra il 1856 e il 1859 l´architetto Giuseppe Pardini diresse un’importante opera di restauro che comportò la sistemazione del paramento murario lungo i lati dell’edificio, l’apertura delle monofore nelle navate minori e la chiusura delle finestre seicentesche. Nel 1902, dopo secoli di incuria, il campanile e il timpano della chiesa furono completamente ricostruiti e venne inserita la bifora in facciata. Alla fine del Novecento risale inoltre l’apertura di una nuova porta sul lato sud dell’edificio, per agevolare l’accesso dei fedeli. Opere di notevole interesse sono, all’interno della chiesa, il tabernacolo e l’acquasantiera del XV secolo.

Santa Maria Assunta
tipologia: Chiesa
comune: Camaiore
fondazione: XIII secolo
La chiesa di Santa Maria Assunta è citata per la prima volta nella decima del 1260. La chiesa medievale di Santa Maria Assunta sorge all’interno del centro storico di Camaiore. Nonostante le trasformazioni subite in età moderna, l’edificio può a ragione considerarsi un esempio emblematico dell’architettura ecclesiastica del XIII secolo. Di particolare interesse risultano alcuni elementi decorativi, tra i quali segnaliamo il grande rosone in facciata e gli arredi cinquecenteschi conservati all’interno. La parte più antica della chiesa di Santa Maria Assunta è rappresentata dal campanile, databile alla prima metà del XII secolo. Agli anni settanta dello stesso secolo risale l’edificazione della struttura architettonica a croce latina e della facciata con doppio ingresso e rosone centrale. Nel 1350 fu rialzato il campanile, come indica una lapide posta alla base della torre, mentre nel 1448, in occasione di importanti lavori di ampliamento dell’edificio, venne costruita la cupola al centro dell’area presbiteriale. La chiesa fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1536, in seguito al quale si provvide ad un restauro che comportò la stesura di un pesante intonaco su tutto l’edificio. Un intervento settecentesco condusse all’edificazione dell’intera parte absidale e delle cappelle laterali, alla ricostruzione della cupola ed all’apertura di quattro grandi finestre lungo la navata maggiore.

San Martino
tipologia: chiesa
comune: Pietrasanta
fondazione: XIII secolo d.C.
Una chiesa dedicata a San Martino è documentata nell’Estimo del 1260 come dipendente dalla pieve dei Santi Giovanni e Felicita. La chiesa di San Martino, cattedrale di Pietrasanta, si affaccia su una lunga piazza dove si trova anche la monumentale chiesa di Sant’Agostino e al convento annesso. Costruito immediatamente dopo la fondazione di Pietrasanta da parte dei lucchesi nel 1255, il duomo conserva in larga parte le forme gotiche della ricostruzione trecentesca e un importante arredo scultoreo interno realizzato tra Quattro e Cinquecento. La parte più antica individuabile nel Duomo di Pietrasanta è conservata lungo il lato nord e nella parte del transetto sinistro, rimasta a vista. Si tratta probabilmente della chiesa costruita intorno alla metà del XIII secolo. In questa fase la chiesa aveva pianta a croce latina, con tre navate, transetto e probabilmente abside semicircolare. Agli inizi del XIV secolo la chiesa fu interamente ricostruita sotto il governo di Castruccio Castracani. Grazie all’iscrizione presente sull’architrave del portale laterale, è stato possibile datare al 1330 la facciata, il lato sud e il transetto. Non sappiamo dove sorgesse, a questa data, il campanile, poiché non se ne conservano resti visibili. La struttura attuale risale sostanzialmente all’epoca quattro-cinquecentesca: nel 1453 fu completata la prima cupola ottagonale, costruita all'incrocio tra la navata principale e il transetto. Interventi di rilievo, relativi in particolar modo alla cupola, sono documentati nei primi decenni del Seicento: in questa occasione le finestre del lato meridionale furono, tra l´altro, sostituite con aperture di forma quadrangolare. Infine, al XIX secolo risale la realizzazione delle due cappelle laterali.

San Pantaleone
tipologia: Pieve
comune: Massarosa, località Pieve
fondazione: IX secolo d.C.
La prima citazione della pieve, con dedica a Sant’Ambrogio, risale all’892. La pieve di San Pantaleone a Elici, ricostruita nel XII secolo sull’edificio altomedievale, sorge su uno sperone degradante verso il mare che divide le valli Freddana e Lucense dal padule di Massaciuccoli. Edificata in posizione dominante sulla piana di Massarosa, la pieve rappresenta un significativo esempio di architettura preromanica lucchese. Il XII secolo vide la ricostruzione quasi completa della pieve di San Pantaleone sulla chiesa altomedievale che, pur documentata dalle fonti, sopravvive in scarsi resti murari soltanto nel lato nord. La nuova chiesa fu edificata a croce latina suddivisa in tre navate e dotata di abside semicircolare. Al 1470 risale l’edificazione di un nuovo altare maggiore, sul quale fu collocato un trittico marmoreo. Gli interventi più rilevanti, di carattere prevalentemente strutturale, sono datati al 1725 da una lapide conservata sul loggiato a nord della pieve: in facciata furono sostituite alle monofore ed alla bifora grandi finestre rettangolari e, sul lato nord, fu aperta una porta ad arco in sostituzione di quella originaria; all’interno dell’edificio venne inoltre realizzata una copertura a volte e furono completamente intonacati i pilastri e le pareti. I restauri novecenteschi, inaugurati nel 1906 e ripresi in una seconda fase nel 1956, mirarono al ripristino dell’assetto medievale della chiesa mediante la riapertura delle monofore e la ricollocazione in facciata della bifora.

Sant´Agostino
tipologia: Chiesa
comune: Pietrasanta
fondazione: Metà del XIV secolo d.C.
La chiesa di Sant’Agostino - che costituisce uno dei principali edifici gotici del territorio di Lucca - domina, dall’alto della sua scalinata, la piazza centrale di Pietrasanta. Straordinariamente caratteristica risulta l’architettura della facciata, scandita dagli archi a tutto sesto e dalla loggetta. Merita di essere segnalato l’orientamento della chiesa, non canonico, ma adattato alla struttura urbana della piazza, della quale costituisce il limite nord. La chiesa di Sant’Agostino fu costruita dai padri agostiniani con l’aiuto economico dei mercanti lucchesi intorno alla metà del XIV secolo, nel periodo cioè di massimo sviluppo di Pietrasanta, divenuta di fatto capitale economica della Versilia. L’edificio ha conservato integralmente la struttura trecentesca, se si escludono pochi interventi successivi. La chiesa, a navata unica con soffitto a capriate ed abside rettangolare, presenta oggi un unico ingresso con portale dotato di lunetta. Sui lati si aprivano una porta con arco a tutto sesto e tre grandi bifore in laterizio che, probabilmente in epoca cinquecentesca, furono chiuse e sostituite da quattro nuove finestre quadrangolari. Al 1780 risale la costruzione del campanile.
Il complesso di Sant’Agostino, di dimensioni notevoli, comprende anche il chiostro ed l’omonimo convento situato a est dell’edificio e soppresso da Napoleone agli inizi dell’Ottocento.

Santa Maria Assunta
tipologia: Chiesa
comune: Stazzema
fondazione: XII sec. d.C.
La prima menzione della chiesa di Santa Maria di Stazzema nei documenti storici risale al IX secolo. La chiesa di Santa Maria Assunta è situata all’inizio del centro abitato di Stazzema, in posizione dominante sulla sottostante valle del fiume Vezza. I numerosi ampliamenti dell’edificio dimostrano l’accresciuta importanza della chiesa all’interno della comunità locale nel corso del medioevo. Significative sono inoltre le decorazioni scultoree della facciata, il grande rosone centrale ed alcuni capitelli del colonnato interno. Non sono conservati resti della chiesa alto-medievale. L’edificio, dipendente dalla pieve di Valdicastello, fu infatti ricostruito a navata unica e probabilmente con abside semicircolare agli inizi del 1100, in seguito allo sviluppo dell’abitato di Stazzema dovuto allo sfruttamento delle numerose miniere della zona. Le tracce del paramento originario sono visibili solamente in facciata, in particolare nel portale maggiore e nel rosone centrale. Nel corso del Quattrocento la chiesa venne ampliata con l’aggiunta di due navate minori e con l’apertura di due nuovi ingressi. Le murature laterali dell’edificio furono demolite e sostituite da due file di colonne. Risale a questa fase la porta, datata al 1499, realizzata per collegare l’area presbiterale con la sacrestia. Nel 1601 fu realizzato un loggiato presso la facciata, venne completamente ricostruita la parte absidale che assunse forma rettangolare e furono aperte le grandi finestre sul lato sud. Agli anni che vanno dal 1740 e il 1749 risale infine la ricostruzione del campanile nelle forme attuali e l’apertura di due nuove finestre nell’abside.

Santi Giovanni e Felicita
tipologia: Pieve
comune: Pietrasanta, località Valdicastello Carducci
fondazione: XII sec. d.C.
La pieve dei Santi Giovanni Felicita viene ricordata per la prima volta nell’855. Questa notizia sembra riferirsi ad un edificio primitivo, i cui resti sono stati rinvenuti all’inizio del Novecento. La pieve dei Santi Giovanni e Felicita, che sorge isolata dall’abitato di Valdicastello, presenta, all´interno come sulla facciata, un apparato scultoreo risalente alla fase romanica. L’edificio costituisce uno dei pochi esempi di architettura religiosa che conserva intatti gli interventi operati nel corso della ristrutturazione gotica, testimoniata, sulla facciata, dall’inserimento del rosone riccamente decorato. La pieve dei Santi Giovanni e Felicita è situata all’imbocco del paese di Valdicastello, in corrispondenza di un importante corso viario medievale. La fase costruttiva più antica è individuabile nel paramento delle navate minori, in quello dell’abside e in quello della parte bassa della facciata, realizzati con tecniche differenti corrispondenti alle maestranze che si sono succedute nel corso del XII secolo. Alla ristrutturazione del 1408, guidata dall’architetto e scultore locale Bonuccio Pardini, devono essere ricondotte le sezioni alte della navata maggiore e della facciata. Interventi successivi, realizzati in epoca moderna, riguardano un lieve rialzamento delle navate minori e del campanile, nonché la costruzione della cella campanaria. Da notare infine, all’interno della chiesa, gli affreschi tardo-trecenteschi conservati nell’abside e il tabernacolo quattrocentesco posto a destra dell’ingresso.


FONTE: www.versiliainfo.com


Monastero di Vallombrosa

L’ Abbazia di Vallombrosa è situata proprio nella splendida Foresta creata e curata nei secoli dai monaci e dichiarata nel 1973 Riserva Biogenetica Naturale. Nel 1008 Giovanni Gualberto, nobile fiorentino, che si era da poco fatto monaco, lasciò con un compagno il monastero di San Miniato di Firenze, per trovare un luogo più isolato dove raccogliersi.
Dopo un incontro con San Romualdo, fondatore dell’eremo di Camaldoli, si recò in una località denominata "Acquabona" ove già si trovava un piccolo romitorio dove adesso sorge il monastero di Vallombrosa vennero costruite celle di legno per i nuovi adepti che raggiunsero Gualberto.
Nel 1015 i monaci elessero Gualberto a loro superiore, e nacque la nuova congregazione dei monaci vallombrosani, che seguì la regola di San Benedetto basata sul precetto "ora et labora".
Nel 1036 iniziarono i lavori per la costruzione in muratura delle celle e dell’oratorio. Intorno al 1450 vennero eseguiti importanti ampliamenti: furono costruiti la nuova sacrestia e i locali del noviziato, e alla fine del XV sec. il complesso assunse le caratteristiche e l’aspetto attuali.
Nel 1529, dopo il saccheggio di Carlo V, venne elevata la torre di levante per difendere gli arredi e i libri più preziosi; nel XVII sec. fu costruito il muro che chiude il piazzale, e alla fine del XVIII sec. la grande vasca antistante l’Abbazia (usata per allevare trote e per la produzione del ghiaccio).

Il monastero, soppresso durante 1’epoca napoleonica, fu riaperto nel 1817 dal Granduca Ferdinando. Nel 1866 il neonato Regno d’Italia sfrattò i monaci e il monastero passò all’Azienda Forestale. I benedettini vi tornarono solo nel 1949.
La visita al monastero è assai interessante: l’imponente costruzione, dominata dall’alto campanile del ’200 e dalla torre, ha l’aspetto di un castello. Oltrepassato il cancello si ammira la bellissima facciata secentesca di Gherardo Silvani. Secentesca è anche la facciata della chiesa, che conserva però l’impianto medievale, pur se 1’aspetto attuale è caratterizzato da interventi barocchi.

Numerose le opere d’arte conservate nell’Abbazia: un bassorilievo robbiano nel vestibolo prospiciente il refettorio, le quindici tele di Ignazio Hugford nel refettorio, il coro ligneo della chiesa intagliato e intarsiato da Francesco da Poggibonsi. Intorno all’Abbazia, nella foresta, nei luoghi sacri più significativi legati a episodi prodigiosi della vita di Gualberto, si trovano cappelle e tabernacoli databili tra il XVI e il XVII sec.
I percorsi che portano a questi piccoli edifici religiosi offrono al visitatore molteplici occasioni di meditazione.
I monaci vallombrosani
formano un ramo dell'ordine benedettino; il loro nome deriva da Vallombrosa, luogo montano ad una trentina di chilometri da Firenze, dove il fondatore, san Giovanni Gualberto, si ritirò intorno al 1036 con alcuni compagni per vivere con rinnovato ardore l'originario spirito della regola di san Benedetto, dedicandosi alla preghiera, al lavoro, all'accoglienza dei pellegrini. Alla scelta di un'austera vita monastica, Giovanni Gualberto fu indotto da un evento miracoloso: raccolto in preghiera nella chiesa di San Miniato al Monte dinanzi al Crocifisso, dopo che aveva coraggiosamente perdonato l'uccisore del fratello, egli vide il Cristo piegare la testa in segno di approvazione.
Presto alla riforma monastica di Vallombrosa si unirono altri monasteri in Toscana e fuori, sotto la guida carismatica del Gualberto formando la Congregazione Vallombrosana riconosciuta ufficialmente dal Papa Urbano II nel 1090. Le origini della congregazione vallombrosana sono caratterizzate da una potente volontà di riforma, sia nei confronti della chiesa che del monachesimo e dal desiderio di vivere alla lettera la regola di San Benedetto.
La congregazione conobbe un lungo periodo di espansione che si mantenne fino al XVI secolo; poi iniziò il declino e nel 1866 il governo italiano decretò la soppressione generale degli ordini religiosi. Intanto, la comunità monastica si era trasferita a Pescia, dove rimase fino al 1949. Fu soltanto nel 1961 che poté rientrare nel monastero di Vallombrosa, la cui proprietà è tuttavia rimasta allo Stato.
Visite della Chiesa:
orario invernale 9.00-12.00; 15.00-18.00
Estivo 6.00-12.00; 15.00-19.00
Visita dell’Abbazia:
solo luglio e agosto visite guidate martedì e venerdì: ore 10.30 e ore 12.00

Abbazia di Sant'Antimo

La tradizione, abbastanza attendibile, vuole che Carlo Magno nel 781, di ritorno da Roma lungo la via Francigena, transitasse per il monte Amiata con la sua corte ed il suo esercito. In molti vennero colpiti dalla peste e, per fermare il flagello, l'imperatore fece un voto e fondò l'Abbazia. Sant'Antimo è quindi un Ex voto imperiale. Secondo altri storici la fondazione risale ai Longobardi come quella di San Salvatore sull'Amiata. Non si esclude neppure che nel luogo esistesse una villa romana e si sa con certezza che nel IV-V secolo Castelnuovo dell'Abate era un importante centro abitato, dotato di una pieve, poi scomparsa.
Il monastero di Sant'Antimo comunque esisteva nell'anno 814 come testimonia un diploma di Ludovico il Pio che arricchisce l'Abbazia di doni e privilegi. Dal X secolo l'abate del monastero è anche Conte Palatino, carica pubblica di grande rilievo conferita dall'imperatore. Nel IX secolo l'abbazia attraversa difficoltà finanziarie, al punto che nell'877 Carlo il Calvo l'affida al vescovo di Arezzo, con l'obbligo di mantenervi a proprie spese 40 monaci.
Nel 992 papa Giovanni XV (985-996) emana una bolla con la quale il monastero passa sotto la diretta giusrisdizione della Sede Apostolica. Il 1118 sega l'inizio dell'apogeo di Sant'Antimo. Il conte Bernardo degli Ardengheschi cede il suo intero patrimonio in beni moili e immobili "in toto regno Italico et in tota marca Tuscie" a Ildebrando, figlio di Rustico, affinché lo trasferisca all'Abbazia. La testimonianza di questa eccezionale donazione venne incisa sui gradini dell'altare come "carta lapidaria" a perenne ricordo dell'evento. L'abate Guidone (1108-1128) che ricevette la donazione diede subito avvio al grande cantiere per la costruzione della nuova chiesa.
Il periodo di massimo splendore dura fino alla perdita di Montalcino, occupata dai senesi che obbligano l'abbazia alla firma di un patto con cui viene ceduta a Siena anche la quarta parte del territorio di Montalcino. E il 12 giugno 1212. L'Abbazia inizia il suo lento declino. Affidata ai Guglelmiti da papa Nicolò IV (1288-1292) con bolla del 23 agosto 1291, vive una breve ripresa nel periodo tra il 1397 e il 1404, fino alla sua soppressione nel 1462 da parte di papa Pio II (1458-1464) che ne affida i beni al vescovo della neonata diocesi di Montalcino e Pienza, creata il 13 agosto dello stesso anno. Dopo il passaggio dell'Abbazia alle proprietà dello Stato nel 1867, si aprì un lungo periodo di restauri che salvarono l'intero edificio.
I lavori, iniziati nel 1872 e terminati nel 1895, portarono la chiesa all'aspetto attuale. Nel 1992 l'attività religiosa è ripresa grazie all'arrivo dei Canonici Regolari Premonstratensi. Nessuna immagine, nessun fimato, nessuna visita virtuale può ancora sostiutire e riprodurre il medesimo fascino di questo luogo. L'incanto è totale e l'armonia con cui le geometrie architettoniiche dell'abbazia si integrano con il paesaggio supera ogni paragone. La facciata, rimasta incompiiuta, presenta un portale, probabile soluzione di ripiego ad un prgetto che ne prevedeva due, sormontato da un'architrave databile alla prima metà del XII secolo e capitelli, fregi e ghiere di poco posteriori. L'elemento che più di ogni altro conferisce a questa chiesa un'impronta francese è lo schema basilicale con deambulatorio a cappelle radiali, unico in Toscana e tra i pochissimi presenti in Italia. Al mattino, il sole gioca con la pietra che nel deambulatorio è la più preziosa tra tutte quelle utilizzate per la chiesa: alabastro e travertino, con cui sono realizzati capitelli e colonne. Lunga 44 metri, la chiesa è sorvegliata all'ingresso da due leoni stilofori, destinati probailmente al portale esterno, databili al XII secolo e attribuiti al Maestro di Cabestany come lo stupendo capitello con le scene di "Daniele nella fossa dei leoni".
I raffinati motivi fitomorfici e geoetrici, precisi nel disegno e netti nell'intaglio, denunciano una matrice che va ricercata in Francia, in Alvernia.
Però altri capitelli ubicati nel deambulatorio presentano un carattere lombardo il che rende plausibile l'ipotesi cha a Sant'Antimo abbiano lavorato due maestranze, una francese e una, forse pavese, oppure che si sia trattato di un'unica maestranza lombarda che aveva soggiornato in Alvernia.
Sulla destra della chiesa maggiore, posta all'inizio del deambulatorio, si trova la cappella carolingia del secolo VIII-IX, un piccolo edificio ad unica navata rettangolare, con abside semicircolare. Sul lato esterno sinistro si eleva l'imponente campanile alto circa 30 metri. Diviso in quattro ordini, decorato da lesene, con aperture monofore e bifore, è di stile lombardo con una nota pisana per le colonne agli angoli della base. Il campanile ha una copertura a terrazza, su cui sono collocate due campane, una delle quali porta incisi il nome dell'abate Ugo (1216-12222) e la data 1219. L'abside della grande chiesa, sintesi di potenza e di slancio, culmina con una deliziosa bifora, l'unica che la illumina interamente.

Presto alla riforma monastica di Vallombrosa si unirono altri monasteri in Toscana e fuori, sotto la guida carismatica del Gualberto formando la Congregazione Vallombrosana riconosciuta ufficialmente dal Papa Urbano II nel 1090. Le origini della congregazione vallombrosana sono caratterizzate da una potente volontà di riforma, sia nei confronti della chiesa che del monachesimo e dal desiderio di vivere alla lettera la regola di San Benedetto.
La congregazione conobbe un lungo periodo di espansione che si mantenne fino al XVI secolo; poi iniziò il declino e nel 1866 il governo italiano decretò la soppressione generale degli ordini religiosi. Intanto, la comunità monastica si era trasferita a Pescia, dove rimase fino al 1949. Fu soltanto nel 1961 che poté rientrare nel Abbazia di Sant'Antimo, la cui proprietà è tuttavia rimasta allo Stato.
Visite dell'Abbazia di Sant'Antimo
L'ingresso della chiesa è gratuito.
La chiesa non può essere visitata durante le funzioni.
Durante la visita:
bisogna osservare il silenzio.
bisogna vestire in modo decoroso
bisogna tenere spento il cellulare.
I gruppi non devono prenotare e (in particolare quelli giovanili), possono chiedere l'aiuto di un frate libero da altri impegni.
Chi desidera una visita guidata può rivolgersi a custode Guido Burlando, presente in chiesa durante le ore di visita. (si può eventualmente prenotare telefonando al 3494796374).



FONTE: www.tuscany-charming.it

ITINERARIO N. 1
Partendo da Firenze imboccata via Bolognese (strada statale n. 65 della Futa) - antica via tra Firenze e Bologna su cui sorsero ville, castelli e molti "spedali" per pellegrini e viandanti - si giunge, passati gli abitati di Pian di San Bartolo e Montorsoli e dopo aver costeggiato lo splendido e storico parco della Villa Demidoff, a Pratolino. Si prende a destra la via di Bivigliano e dopo circa 500 mt. a sinistra si trova la quattrocentesca Pieve di San Cresci a Macioli con campanile romanico. La facciata ha una graziosa cornice di coronamento in mattoni e la porta in pietra con ricche decorazioni in stile dorico. I restauri quattrocenteschi sono dovuti al Pievano Arlotto, famoso per le sue burle.

A Bivigliano in posizione panoramica è l’antica chiesa romanica di S. Romolo già esistente prima dell’anno 1000. Conserva nell’abside una pala d’altare di terracotta invetriata di Andrea della Robbia e in una nicchia presso il fonte battesimale una statua lignea di San Giovanni Battista del XV sec.

Nelle immediate vicinanze di Bivigliano, dominante tutta la vallata del Mugello è il Convento di Montesenario dei Padri Serviti, al quale si accede, oltre che per una larga strada asfaltata costeggiata da altissimi abeti, anche seguendo a piedi la suggestiva vecchia strada lungo la quale sono edificati i tabernacoli della Via Crucis. L’eremo di Montesenario è una delle più importanti emanazioni religiose fiorentine: difatti in questa località l’8 settembre 1233, nel giorno della Natività di S. Maria, sette monaci fiorentini, abbandonando la vita agiata, si ritirano a vita eremitica fondando così l’ordine dei Servi di Maria. La chiesa originaria fu edificata nel 1241 dove sorgevano le prime abitazioni dei Sette Santi Fondatori. Il complesso chiesa-convento, ingrandito ed arricchito da Cosimo I de’ Medici nel 1539, fu ristrutturato in forme barocche nel 1717 e ancora nel 1888. La Torre dell’Orologio fu eretta nel 1834.

All'interno della chiesa decorata da stucchi barocchi (XVIII sec.) sono conservati numerosi pregevoli dipinti secenteschi, tra cui un'Adorazione dei Magi del Cigoli. Di notevole interesse il coro ligneo intagliato in eleganti forme barocche nel 1707. Nella Cappella dell'Apparizione si conserva una Pietà in terracotta policroma, opera del Lottini. Nel refettorio secentesco, è un'Ultima Cena di Matteo Rosselli.

Rivolgendosi ai religiosi si può accedere al chiostrino quattrocentesco dell’antico convento e all’ampia terrazza panoramica, costruita nel ‘600 al di sopra della grande cisterna sottostante, capace di 9.000 hl d’acqua. In basso, all’inizio della pendice nord di Monte Senario, si possono visitare due grotte che furono le prime abitazioni dei Sette Santi Fondatori. La grotta di San Filippo Benizi è formata da grossi macigni ed è preceduta da un tempietto in pietra, eretto nel 1629, dove i pellegrini attingono acqua per avere la protezione del Santo. La vicina grotta di Sant’Alessio Falconieri, morto nel 1310 all’età di 110 anni, è un piccolo nudo antro, con una lapide che ricorda il Santo. Da essa una scaletta ricavata nella roccia scende ad un antico romitorio, costruito nel 1601, dove vivevano alcuni eremiti.


Da Bivigliano si scende all’abitato di Vaglia, già feudo dei Vescovi fiorentini che eressero a circa 1 km dal paese la Pieve di San Pietro nell’VIII sec. L’edificio, completamente modificato ed ampliato nel ‘700, conserva dipinti secenteschi di notevole pregio, il Crocifisso ligneo che la tradizione popolare vuole attribuito al Giambologna, e alcuni lavori robbiani.
Continuando per via Bolognese si oltrepassano i borghi di Tagliaferro e Campomigliaio e poco prima di San Piero a Sieve, al bivio di Novoli si volge a sinistra per Barberino di Mugello. Lungo il percorso si tralascia sulla sinistra una stradella bianca che porta al Castello del Trebbio commissionato a Michelozzo nel 1461 da Cosimo de’ Medici e poco oltre si incontra la splendida villa medicea di Cafaggiolo.

Poco prima di Barberino sulla strada per Montecuccoli, un breve tratto a sinistra porta alla Pieve di S. Andrea a Camoggiano, caratterizzata da una elegantissima facciata a loggetta del 1470, con vestibolo, porticato con colonne e frontone triangolare: i riferimenti stilistici col prospetto della Cappella dei Pazzi sono evidenti. All’interno della canonica si trova uno splendido chiostro con loggiato sorretto da esili colonne con capitelli in stile ionico. La chiesa, ad una navata, conserva un notevole fonte battesimale robbiano in terracotta invetriata bianca e oro.

Oltrepassata la piazza principale di Barberino di Mugello si percorre la strada che costeggia i giardini pubblici; dopo il ponte sul torrente Stura, situata in posizione leggermente sopraelevata rispetto al paese, si trova la Badia di S. Maria a Vigesimo. Questa abbazia vallombrosana, ampiamente ristrutturata nel sei-settecentesco, rappresenta un saliente episodio di arte barocca. La facciata è costituita da un loggiato scandito da lesene e arricchito da due statue, cornici mosse e volute laterali con fastigi. L’interno decorato da stucchi conserva dipinti sei-settecenteschi. Notevoli gli altari laterali, i due confessionali in noce con intagli "rocaille" e la cantoria con lo splendido organo, dal prospetto intagliato e decorato.

Da Barberino si prosegue sulla provinciale a nord verso S. Gavino (dove è la Pieve di S. Gavino Adimari eretta nel 1037 dai Conti Alberti di Mangona) rientrando poco dopo sulla via Bolognese per salire sino al Passo della Futa. Qui è il più grande cimitero militare tedesco in Italia (vi sono seppelliti 30.683 caduti), con un grande monumento visibile da lontano.

Dal Passo si continua fra pascoli e belle abetaie sino a Covigliaio (qui si fermarono Nicola I Zar di tutte le Russie, il poeta Byron, Papa Pio IX) proseguendo poi per Firenzuola. Poco prima di giungervi, sulla destra, si trova una stradella che conduce a Cornacchiaia e alla Pieve di S. Giovanni Battista Decollato. Sorta lungo l’importante via medioevale "di S. Agata", la pieve presentava notevoli analogie costruttive con la Pieve di S. Agata collocata al di là dello spartiacque appenninico.
Da Firenzuola, "terra murata" costruita attorno al 1332 dalla Repubblica Fiorentina, l’itinerario continua sulla via Imolese per il Passo del Giogo. Giunti al piccolo abitato di Rifredo si prende a sinistra la strada per la vicina Badia di S. Pietro in Vincoli di Moscheta. Fondata nel 1034 dal Beato Rodolfo dei Galigai, dell’ordine vallombrosano di S. Giovanni Gualberto, della costruzione originaria resta solo un grosso muro con un arco spezzato. Infatti la tradizione racconta che il Galigai avrebbe costruito un convento troppo vasto, che fu distrutto dal vicino fiume gonfiatosi in seguito alle preghiere di S. Giovanni Gualberto, fautore di maggiore umiltà. Nella più recente Badia del XIV sec., notevole è il cortile porticato. In un locale all’interno vi è la sorgente di Moscheta. Nei locali a sinistra dell’ingresso è allestito un rifugio per escursionisti, che da anni frequentano questa località immersa in una verdissima area protetta ricca di emergenze florofaunistiche.
Valicato il Passo del Giogo si scende, fra vaste pinete prima, boschi di castagno e quercie poi, sino ad incontrare Scarperia, "terra nuova" fondata come Firenzuola dalla Repubblica Fiorentina nel 1306 a difesa della nuova strada del Giogo. La parte antica racchiusa fra alte mura, delle quali sono ancora visitabili lunghi tratti, conserva il regolare impianto originario impostato sull’asse della vecchia via Imolese con strade minori ad assi paralleli o ortogonali. Sulla piazza centrale, dov’è l’imponente Palazzo dei Vicari (1306) che rappresenta il simbolo indiscusso degli stretti legami che legarono Scarperia a Firenze, si trova l’Oratorio della Madonna di Piazza dove, secondo la tradizione, si compiva la solenne cerimonia nella quale i Vicari prendevano possesso del loro ufficio e ricevevano il giuramento di obbedienza dei Podestà del Vicariato. E’ un’elegante costruzione quattrocentesca con la facciata scandita da un portale ed eleganti bifore in pietra serena. L’interno è a volte a crocera ornate di affreschi attribuiti a Jacopo del Casentino, autore del prezioso dipinto su tavola con la Madonna in trono col Bambino e angeli, posto sotto a un agile tempietto tardogotico. La Madonna è inserita in una pregevolissima cornice marmorea a forma di tabernacolo, con basamento e lunetta, opera di Mino da Fiesole.
Orario di apertura:
dalle 7.00 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 18.30

Sempre sulla piazza si trova la Propositura dei SS. Jacopo e Filippo, già chiesa di un convento agostiniano, del quale resta parte del chiostro quattrocentesco. All’interno affreschi quattrocenteschi, un Crocifisso ligneo del Sansovino, un tondo marmoreo di Benedetto da Maiano (XV sec.), un tabernacolo per gli oli santi di Mino da Fiesole.
Orario di apertura:
dalle 7.00 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 18.30

Da Scarperia è consigliata una breve deviazione alla vicina Pieve di S. Agata posizionata su una delle più importanti vie di comunicazione del medioevo: la "via di S. Agata" che metteva in comunicazione Firenze con Bologna attraverso il Passo dell’Osteria Bruciata. Il paese si sviluppò intorno alla Pieve, il più insigne edificio sacro del Mugello. Eretta prima del 1000, ha subìto vari restauri, pur mantenendo, nel complesso, la struttura originaria. Costruita in bozze di pietra alberese, con elementi di arenaria e serpentino verde, ha un interno a tre navate divise in quattro campate da alte colonne di pietra alberese su cui poggia direttamente, con originale soluzione architettonica, la travatura lignea della copertura a due spioventi. Sul fianco sinistro della Pieve è un antico quadrato d’angolo a scacchiera con bozze alternate di alberese bianco e serpentino verde. All’interno una tavola lignea di Giovanni del Biondo raffigurante la Madonna delle Grazie, a cui si rivolgevano le donne in gravidanza (l’immagine fu portata più volte in processione in occasione di terremoti e in altri gravi avvenimenti), una tavola con la Madonna col Bambino che porge l’anello a S. Caterina d’Alessandria con predella opera di Bicci di Lorenzo, un fonte battesimale cinquecentesco costituito da un blocco ottagonale di pietra arenaria circondato da una balaustra costituita da sette lastre marmoree all’ambone.
Orario di apertura:
Domenica: dalle 9.00 alle 12.00
Per la visita in altri giorni: tel. 055 8406926

Ritornati a Scarperia si continua sulla via Imolese per S. Piero a Sieve; a circa 3 km dall’abitato sulla sinistra, su un vicino poggetto è la Pieve di S. Maria a Fagna, risalente al X sec., ma con aspetto tardo gotico dovuto ad un radicale rifacimento del 1770. Del periodo romanico conserva, di marmo bianco e serpentino verde, un pulpito poligonale a sei specchi con intarsi sostenuto da tre colonnette con capitelli e un fonte battesimale ottagonale con otto formelle.
Orario di apertura:
Domenica: dalle 9.00 alle 11.00
Poco prima di S. Piero a Sieve, sulla sinistra, per una strada secondaria, si giunge ad uno dei più antichi conventi toscani: il Convento di Bosco ai Frati, al centro di una ampia e folta cerreta. Il convento, fondato prima dell’anno 1000, fu donato nel 1206 a S. Francesco, che vi fece installare i confratelli nel 1212. Vi soggiornò anche S. Bonaventura cui è dedicata la chiesa del convento. Nel 1420 fu acquistato da Cosimo de’ Medici e riedificato quasi completamente su disegno di Michelozzo, che ingrandì la chiesa con il campanile e la sagrestia e realizzò sopra la sagrestia il dormitorio. A Michelozzo sono attribuiti anche il refettorio, la facciata della chiesa, lo splendido porticato scandito da possenti pilastri cilindrici e dotato di una cisterna. Molti furono i doni preziosi lasciati dai Medici al convento e fra tutti emerge il prezioso Crocifisso ligneo attribuito a Donatello, oggi conservato nel piccolo Museo di Arte Sacra annesso al convento.
Aperto tutti i giorni: per informazioni tel. 055 848111
Visite guidate per gruppi tel. 055 8458793

Ritornati a San Piero a Sieve, importante crocevia dove si trovano le più antiche proprietà dei Medici, merita una visita la Pieve di S. Pietro dove fu pievano tra il 1482 e il 1529 Leonardo di Bernardo de’ Medici, Vescovo di Forlì (le insegne di famiglia si trovano sulla porta principale). E’ dovuto al mecenatismo mediceo lo spettacolare fonte battesimale in terracotta policroma invetriata, eseguito dalla bottega dei della Robbia nel 1518. Sull’altar maggiore è un Crocifisso ligneo attribuito a Raffaello da Montelupo.
Orario di apertura:
dalle 7.30 alle 12.00 e dalle 16.30 alle 17.30
Per informazioni: tel. 055 848161


ITINERARIO N. 2
Imboccata da Firenze la via Faentina (strada statale n. 302), oltrepassato il ponte alla Badia, la strada risale la valle del Mugnone fra affascinanti panorami collinari, punteggiati da castelli, chiese ma anche ville di antiche e ricche famiglie fiorentine. Sulla destra del ponte alla Badia si trova la Badia Fiesolana: cattedrale di Fiesole fino al 1026, adattata poi a convento, venne restaurata ed ampliata nel 1456 su incarico di Cosimo de’ Medici, conferendole l’attuale aspetto e seguendo gli schemi brunelleschiani della Basilica di S. Lorenzo a Firenze.

Attraversato l’abitato di Caldine si incontra il quattrocentesco Convento della Maddalena (in origine un piccolo ospedale), si oltrepassa la Querciola (nel medioevo vi era un "ospitale" per il ricovero sia dei pellegrini, sia dei trovatelli che dal Mugello venivano inviati allo Spedale degli Innocenti di Firenze) per salire sino all’Olmo.

Poco prima di Vetta le Croci si prende a destra la strada per S. Brigida - Molin del Piano: dopo poco più di 2 km sulla sinistra è la strada che, attraverso il bosco, sale al Santuario della Madonna delle Grazie del Sasso. Nell’XI sec. fu eretto un Oratorio, nei pressi del quale tra il 1484 e il 1485 la Madonna sarebbe apparsa più volte miracolosamente a due pastorelle, che l’avevano invocata per ottenere la guarigione del padre. A ricordo dell’apparizione, intorno al 1490 fu eretta la Chiesa Nuova (o Oratorio superiore), che per lo scoscendimento del terreno venne a sovrapporsi al precedente oratorio a quota più bassa.

Per andare incontro alle necessità dei pellegrini che salivano all’oratorio nei giorni di pioggia nel 1615-75 fu aggiunto davanti alla Chiesa l’arioso portico a due lati di archi ribassati su colonna di pietra arenaria, incorporando così la facciata della chiesa ivi compreso l’atrio ad una arcata a tutto sesto. Successivamente furono costruite le Stanze delle Compagnie per iniziativa di oltre venti parrocchie. Nell’Oratorio Superiore, sull’altare maggiore, è un solenne simulacro in pietra serena di scuola sansovinesca (prima metà del XVI sec.) con bassorilievi recanti richiami alle apparizioni e ai messaggi della Madonna. Nella nicchia centrale è la statua lignea della Vergine del Vangelo (1965). Nell’Oratorio inferiore, nella Cappella delle Apparizioni è una tavola dipinta - ex voto dei Ricovera opera del pittore fiorentino Benintendi detto Il Ceraiolo - raffigurante l’immagine della Madonna delle Grazie, oggetto tutt’oggi di grande devozione. Qui si recarono in pellegrinaggio Dante Alighieri, Beatrice Portinari, S. Maria Maddalena de’ Pazzi.

Orario di apertura: 9,00-12,00 / 14,00-18,00

Ospitalità per i pellegrini tel. 055/83.00.013

Ritornati al Passo di Vetta le Croci, la via Faentina inizia a scendere verso il Mugello, tra pascoli, pinete e boschi toccando alcuni caratteristici casolari, l’abitato di Polcanto e di Faltona con la pieve romanica risalente all’XI sec. e più volte restaurata, affiancata da un alto campanile del XII sec.

Oltrepassata Villa Guiducci, bellissimo edificio settecentesco con ampio prato ombreggiato da un cedro secolare e lasciata a destra la strada per Sagginale si entra in Borgo San Lorenzo, incontrando l’Oratorio del SS. Crocifisso dei Miracoli, eretto nel settecento per ospitare un Crocifisso ligneo dipinto, probabile opera di Giovanni Pisano (XIV sec.), qui lasciato nel 1400 da alcuni pellegrini tedeschi che fuggivano dalla peste. Infatti sopra l’altar maggior è una profonda nicchia in cui è collocato il crocifisso. La nicchia è celata da una grande tela ottocentesca manovrata da una "macchina" che ne consente l’elevazione o l’abbassamento nelle occasioni in cui il Crocifisso è esposto alla adorazione dei fedeli. (Al Crocifisso sono stati attribuiti numerosi "miracoli": la cessazione della pestilenza nel 1400, minori danni subìti da Borgo San Lorenzo nel 1542 in occasione di un violento terremoto, la liberazione dai francesi nel 1799).

A sinistra dell’Oratorio è l’amplissima Chiesa di San Francesco ad unica e grande navata, da poco restaurata e restituita al suo antico splendore.
Nel centro di Borgo San Lorenzo è la Pieve di S. Lorenzo risalente al 941. Fu ricostruita nel 1263 e a questa data parrebbe risalire la torre campanaria, impostata sull’abside semicircolare e condotta avanti in laterizio in forma di semidodecagono. All’interno sono conservati una Madonna attribuita a Giotto, un Crocifisso su tavola di scuola giottesca, una Madonna in Trono col Bambino attribuita ad Agnolo Gaddi, La Vergine e i Santi Francesco e Domenico di Matteo Rosselli. L’abside è affrescata da Galileo Chini. A lato della facciata, a destra, è un tabernacolo in terracotta policroma opera delle Fornaci Chini.

Orario di apertura: 9,00-12,00 / 15,30-17,00.

Festivi 15,00-17,00. Per informazioni tel. 055/84.59.295

Nelle immediate vicinanze di Borgo, sulla strada che dalla strada statale n. 551 (tratto Borgo-San Piero) conduce a Scarperia e Luco di Mugello, in posizione solitaria su una collina è il Convento dei Cappuccini di San Carlo, risalente al 1613. Sulla facciata della chiesa è una Pietà in terracotta, opera delle fornaci Chini di Borgo San Lorenzo, mentre all’interno si conserva una Sacra Famiglia attribuita alla scuola del Ghirlandaio. Nel chiostro del convento è un pozzo di 33 mt scavato nel 1617.
Ospitalità per i pellegrini tel. 055/84.59.990 - 84.59.385

Da Borgo San Lorenzo si riprende la via Faentina che prosegue verso nord fra basse colline ben coltivate. Dopo 3 km a sinistra, un filare di cipressi conduce alla Pieve di San Giovanni Maggiore, risalente al X sec., che fu riedificata tra il 1520 e il 1530 e modificata nell’800. Interessante è il campanile dell’XI sec. a sezione ottagonale, impostato su basamento quadrato: tre ordine di monofore di dimensioni crescenti si aprono sui lati. All’interno notevolissimo ambone marmoreo del XII sec. I vetri delle finestrature sono opera delle Manifatture Chini.

Orario di apertura: domenica 9,00-12,00.

Oltrepassato l’abitato di Panicaglia si arriva ad una curva dalla quale si ha una bella vista sul colle di Pulicciano e sulla Valle dell’Ensa, con la vecchia chiesa di Ronta e il suo alto campanile. Attraversata la frazione di Poggio si entra in Ronta e in falsopiano si giunge al Santuario della Madonna dei Tre Fiumi risalente al 1578 ed ampliato per opera del Buini nel 1705. Il portico a tre archi nel 1789 ca. fu tagliato per la costruzione della nuova via Faentina. Vi era annesso un Ospizio (attualmente Albergo Tre Fiumi), collegato con quello di Quadalto a Palazzuolo Sul Senio. Si dice che mentre alcune donne pregavano inginocchiate davanti al tabernacolo, posizionato nel luogo in cui oggi è il Santuario, il volto della Vergine si fece carne ed iniziò a piangere. Molti pellegrini si recarono sul posto per chiedere "Grazie" cosicchè avvennero numerosi miracoli. Di qui la decisione di edificare il Santuario.
Per informazioni tel. 055/84.03.015 (Albergo Tre Fiumi).

La salita oltre il Santuario si accentua e la strada costeggia a lungo, fra alte stratificazioni e ripide pendici boscose, il tortuoso corso del torrente Ensa. Si raggiunge Razzuolo, la cui chiesa faceva parte di una badia vallombrosana, la Badia di San Paolo, fondata nel 1035 da San Giovanni Gualberto. Con altre ripide curve si giunge al Passo della Colla di Casaglia.

Dal valico si prende a sinistra la Strada statale 477 per Palazzuolo Sul Senio. La strada scende tra panorami dominati da incontaminati boschi di faggio, castagno, quercia, interrotti da affioramenti di pietra, sino a Quadalto al Santuario di S. Maria della Neve. Nel 1459 fu eretto un piccolo Oratorio poi ampliato ai primi del ‘600 sino ad assumere le forme e dimensioni della chiesa attuale. Preceduta da un arioso portico la Chiesa si presenta all’interno con tre navate divise da archi su pilastri. Nell’altare maggiore in pietra è conservata un’immagine della Madonna di gusto botticelliano assai venerata. Nel coro chiuso da pregevoli cancellate in ferro, opera di Dino Chini, sono due ricchi alari in stile barocco e un delizioso organo settecentesco. Accanto alla chiesa si trovano il convento eretto a partire dal 1744 e tenuto dall’ordine francescano delle Ancelle di Maria e l’antico Molino di Quadalto, oggi trasformato in foresteria.

Orario di apertura: 6,30-8,00 / 11,30-12,00 / 17,30-19,00.

Campi scuola e ritiri per ragazzi. Per informazioni tel. 055/80.46.072.
Da Quadalto si giunge a Palazzuolo sul Senio, piacevolmente disposta lungo il fiume, con alcuni edifici medioevali tra cui il severo Palazzo dei Capitani. Sulla piazza, alla destra del Palazzo, è la secentesca Chiesa di S. Antonio, preceduta da un bel portico a tre archi. Per informazioni tel. 055/80.46.114

Va ricordata anche la Chiesa di S. Stefano (sempre aperta) di antica origine ma ben ristrutturata ai primi del secolo. Presso la canonica sono raccolti pregevoli dipinti, sculture e arredi sacri provenienti delle chiese in abbandono del territorio.

Nei dintorni sono la Badia di Susinana appartenente ai Vallombrosani, oggi trasformata in villa fattoria con l’antica chiesa, da poco restaurata (aperta su prenotazione tel. 055/80.46.014) e la Pieve di Misileo, d’origine medioevale con la particolare cripta (aperta su prenotazione tel. 0546/75.084).

Da Palazzuolo si raggiunge con la strada statale n. 306 Marradi, "un castello posto a piè dell’Alpi che dividono la Toscana dalla Romagna" (Niccolò Macchiavelli), incontrando subito la Chiesa Arcipretale di S. Lorenzo ricostruita nel XVIII sec. in maestose forme neoclassiche sulle strutture di una preesistente chiesa medioevale. All’interno è conservato un trittico del Maestro di Marradi che qui operò alla fine del 1400 con uno stile prossimo al Ghirlandaio.

Marradi, prima del suo passaggio al dominio fiorentino avvenuto nel 1258, era feudo della Badia del Borgo (S. Reparata in Salto), a cui si arriva per breve tratto della strada provinciale che da Marradi conduce a S. Benedetto in Alpe. E’ un importante complesso monastico risalente all’XI sec., appartenuto ai Benedettini prima ai Vallombrosani poi, fu ristrutturato in forme barocche nel 1741/65. Il severo e massiccio campanile a pianta quadrata mantiene l’aspetto romanico. La semplice facciata a capanna della chiesa, in pietra, prelude al luminoso interno barocco, ad una navata con ampio transetto. All’interno della sagrestia sono conservati i dipinti della fine del ‘400 del Maestro di Marradi. Dietro la chiesa sono i resti degli ambienti conventuali. Aperta su prenotazione tel. 055/80.45.498

Da Marradi si riprende la via Faentina in direzione sud salendo verso il Passo della Colla di Casaglia, attraversando caratteristici borghi montani di Camurano, Poggiol di Termini, Crespino, Casaglia. Dal Passo si inizia la discesa per Borgo San Lorenzo e quindi per la via Bolognese o la via Faentina si ritorna a Firenze.



ITINERARIO N. 3

Da Borgo San Lorenzo imboccata la strada statale n. 551 Traversa del Mugello, si procede per Vicchio a cui si arriva oltrepassato l’abitato di Vespignano ove si trova un piccolo edificio medioevale che la tradizione indica come casa natale di Giotto. Nei pressi della casa, una torre e tratti murari del castello di Vespignano e la Chiesa di S. Martino risalente al XIII sec. ma restaurata nel secolo scorso.Giunti a Vicchio, nella piazza principale, si trova la Pieve di S. Giovanni Battista ricostruita nel 1830 dove si conserva una tavola con la Madonna col Bambino tra S. Giovanni Battista e S. Sebastiano attribuita a Fra’ Bartolomeo e nelle immediate vicinanze il Museo Beato Angelico di Arte Sacra (attualmente in ristrutturazione).
Nella vicina località di Barbiana, immersa nel verde delle pendici del Monte Giovi, è la Chiesa in cui fu parroco Don Milani, che qui ebbe la sua scuola, e da cui diffuse il suo indimenticabile messaggio di educatore. Don Milani è sepolto nel cimitero di Barbiana.
Centro Don Milani c/o la biblioteca comunale di Vicchio tel. 055/84.48.251
Da Vicchio, continuando sulla strada statale n. 551, attraversate le cosiddette "balze", scoscesi pendii marnosi con rada vegetazione al di sotto dei quali la Sieve scorre incassata in una stretta, si entra in Dicomano. Su un poggio sovrastante l’abitato è la Pieve di S. Maria che ha mantenuto relativamente integra l’originale struttura romanica. La pieve sorge sul luogo di un antico castello e probabilmente la robusta torre campanaria è parte dello stesso. All’interno sono conservati dipinti del ‘500 e ‘600 fiorentino (Santi di Tito, scuola del Bronzino, Francesco Curradi, Giorgio Vasari, scuola del Ghirlandaio) un bassorilievo ed un tondo robbiano.
Aperta su prenotazione tel. 055/83.80.50
Lasciato il paese e imboccata la via Forlivese per San Godenzo si incontra l’Oratorio di S. Onofrio, uno degli esempi più sorprendenti del neoclassicismo italiano. Eretto nel 1796 dalla famiglia Delle Pozze su disegno di Giuseppe del Rosso, l’Oratorio è proceduto da un portico su quattro colonne in pietra arenaria, sorreggenti un elegantissimo frontone triangolare. L’interno, prezioso ed armonioso compendio di elementi architettonici, si basa su sedici colonne con capitelli corinzi che sostengono una cupola ribassata. Sull’altare maggiore, inserito in una cornice a raggiera, coperto da un drappo, è un dipinto con la Madonna dell’Ospedale attribuito ad Andrea del Castagno. Nell’altare di sinistra è un dipinto su tela con l’Immacolata Concezione tra Santi del Lippi. Sulle pareti laterali finissimi bassorilievi.
Lasciato il fondovalle la via Forlivese volge a destra nella valle del S. Godenzo, fra coltivi prima e poi fra boschi toccando Vicolagna con la Chiesa di S. Stefano del XIII sec., l’abitato di San Bavello con la vicina millenaria Chiesa di San Babila e giungendo così all’antica Abbazia benedettina di San Godenzo. Ricostruita per volontà del Vescovo di Fiesole nel 1208 sul luogo di una piccola chiesa del IX sec., l’abbazia rappresenta uno dei più importanti esempi di architettura romanica toscana ed ha struttura basilicale. La semplice facciata in pietra è preceduta da uno scalone. L’interno, vasto e solenne, è a tre navate; al presbiterio rialzato e chiuso da una balaustra si accede per due scaloni; al di sotto è una cripta retta da sei colonnine del XI sec. e preceduta da tre archi, ove è l’urna di San Gaudenzio. Di notevole interesse il pulpito, la statua di S. Sebastiano in legno policromo di Baccio da Montelupo e i dipinti di Bernardo Daddi e Franciabigio.
Nella chiesa l’8 giugno 1302 ebbe luogo il convegno degli esuli fiorentini ghibellini e guelfi bianchi, cui partecipò anche Dante Alighieri. Orario di apertura: 8,30-12,00 / 15,00-17,00. Per informazioni tel. 055/83.74.061
E’ consigliata una visita al piccolo vicino borgo di Castagno d’Andrea, porta di accesso al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna, dove è la Chiesa di S. Martino. Qui è conservato un affresco eseguito da Pietro Annigoni in occasione del V centenario della morte di Andrea del Castagno a cui questa terra dette i natali.
Ritornati a S. Godenzo e Dicomano si continua sulla via Forlivese verso Pontassieve giungendo a Contea e deviando quindi a sinistra per Londa, tranquillo borgo sorto sulla "via Etrusca". Continuando sulla statale che conduce a Stia si giunge alla sommità di un colle ove su un ripiano sopraelevato di cipressi, è la Pieve di S. Maria a Caiano. L’esterno appare assai rimaneggiato; sul lato destro nel cortiletto adiacente si trova un pozzo cilindrico cinquecentesco con decorazioni a dentelli. Notevole il portale (XV - XVI sec.) che immette nella canonica. Per informazioni tel. 055/83.51.537 (Don C. Donati)
Proseguendo verso il valico della Croce a Mori, oltrepassata Fornace si prende a sinistra una stradella per Rincine dove è la Pieve di S. Elena, risalente all’XI sec., costruita in bozze di pietra squadrata. L’interno con unica navata conserva un bassorilievo robbiano in terracotta policroma con cornice a foglie e frutti. Aperta su prenotazione tel. 055/83.51.537
Ritornati a Londa e quindi a Contea si prosegue sulla via Forlivese sino a Pontassieve e di lì sulla strada provinciale n. 34 per Firenze toccando gli abitati di Rosano, Sieci e Compiobbi.


ITINERARIO N. 4

Da Firenze si raggiunge l’Impruneta lungo la strada provinciale che dal Galluzzo e San Felice a Ema si inerpica per la collina, superando le frazioni di Pozzolatico e Mezzomonte. L’Impruneta nacque intorno all’antica pieve di Santa Maria, già nota nell’VIII-IX sec.
Nel centro del paese, in piazza Buondelmonti, si trova la basilica santuario di Santa Maria all’Impruneta, la cui primitiva costruzione fu consacrata nel 1060. La basilica attuale conserva molto poco dell’antica costruzione, ma i restauri hanno consentito di mettere in risalto l’originario impianto romanico a tre navate su pilastri e tre absidi. Il portico è opera secentesca di Gherardo Silvani. La basilica custodisce molte opere degne di nota, ma è da segnalare soprattutto la raccolta, ospitata sempre all’interno del complesso basilicale, del Museo del tesoro di Santa Maria all’Impruneta, inaugurato nel 1987. Il Museo raccoglie manoscritti miniati e arredi sacri provenienti dalla basilica stessa e da altri luoghi di culto del territorio; particolarmente ricca la sezione degli argenti.
Orario di apertura: invernale lunedì-venerdì 10,00-13,00 sabato 15,30-18,30 domenica 10,00-13,00 / 15,30-18,30 estivo lunedì-venerdì 10,00-13,00 sabato-domenica 10,00-13,00 / 16,30-20,00
Dall’Impruneta si segue verso sud-est la strada provinciale fino a confluire nella strada statale n. 222 Chiantigiana, che conduce all’abitato di Greve in Chianti. Greve si sviluppa intorno alla caratteristica piazza Matteotti, dalla pianta a triangolo allungato delimitata da portici; è il cuore della regione di produzione del vino Chianti Classico, di cui ogni anno a settembre si tiene la tradizionale Mostra Mercato.
Da Greve si segue la strada che in 2 km porta alla pieve di San Cresci, la cui particolare struttura a pietre squadrate rivela l’originale impianto romanico. L’interno non è visitabile, ma la facciata, con il portone affiancato da due bifore e il piccolo nartece anteposto, merita una visita.
Sempre dall’abitato di Greve, seguendo una strada che lascia a destra quella di San Cresci, si raggiunge il castello di Montefioralle, compreso nelle mura circolari e dominato dai resti del torrione, piccolo borgo assai suggestivo con i vicoli selciati e gli edifici in pietra.
Al centro la Chiesa di S.Stefano, con l'interno rimaneggiato tra 600 e 700; la chiesa custodisce alcune opere assai interessanti, tra cui una Madonna e il Bambino di un pittore fiorentino della fine del XIII secolo, e una tavola quattrocentesca con Trinità e Santi attribuita al Maestro dell'Epifania di Fiesole.
Da Greve, percorrendo la strada provinciale n. 118 di Testalepre, si giunge alla pieve di Panzano o di San Leolino. La pieve era nota fin dal X sec., ma fu ricostruita in stile romanico nel XIII sec.; è preceduta da un porticato cinquecentesco e contiene varie opere, tra cui una preziosa tavola con Madonna in trono, Santi Pietro e Paolo e storie dei due santi attribuita a Meliore, pittore fiorentino della seconda metà del XIII sec., e un trittico con la Madonna, il Bambino e i Santi Pietro e Paolo del Maestro di Panzano (metà del XIV sec.).
Da Panzano è possibile rientrare a Firenze percorrendo a ritroso la strada statale Chiantigiana oppure, proseguendo lungo la stessa in direzione sud fino alla frazione di Grignano, prendere a destra la strada per San Donato in Poggio e immettersi così nell’itinerario che segue.


ITINERARIO N. 5

Partendo da Firenze in direzione sud si imbocca via Senese e dopo circa 2 km si giunge alla Certosa del Galluzzo che si erge sul colle Monte Aguto.
Fu fondata da Niccolò Acciaioli nel XIV sec. per ospitare i giovani fiorentini desiderosi di apprendere le arti liberali, e nel corso degli anni è stata beneficiata da numerosi lasciti. La Certosa è composta da edifici diversi, tra cui l’imponente Palazzo Acciaioli che le conferisce l’aspetto di un’austera fortezza. Il Palazzo ospita oggi un’interessante Pinacoteca dove sono conservati i 5 lunettoni con scene della Passione, un tempo nel chiostro grande, affrescati dal Pontormo tra il 1523 e il 1525 durante la sua permanenza qui per sfuggire alla peste che si era abbattuta su Firenze. La chiesa di San Lorenzo risale al ‘300 ma fu ristrutturata nel XVI sec. e conserva numerose opere d’arte secentesche; su tre lati del chiostro grande, in stile rinascimentale, sono disposte le celle dei monaci. La Certosa è abitata da una piccola comunità di monaci benedettini circestensi che accompagnano i turisti e i fedeli che vogliono visitare il monastero.
Orario di apertura: 9,00-12,00 / 15,00-17,00. Chiuso il lunedì. Visite guidate.
Per informazioni tel. 055/20.49.266
Dalla Certosa si segue la strada statale n. 2 via Cassia fino alla frazione di Sambuca Val di Pesa.
Lasciando la via Cassia e prendendo la strada che dalla Sambuca porta a Greve, si incontra l’imponente Badia a Passignano fondata nel 1049 dai monaci dell’ordine vallombrosano. Immersa nella campagna, circondata da un’intensa coltivazione di olivi, l’abbazia colpisce per il suo aspetto simile a una fortezza con le mura e le torri merlate. Le parti più antiche del complesso monastico risalgono al XIII sec., mentre i chiostri e gli ampliamenti sono del ‘400; la cripta della chiesa di S. Michele Arcangelo è in stile romanico.
Tra le numerose opere d’arte conservate nell’abbazia vanno ricordati gli affreschi del Passignano (1601) nella cappella maggiore della chiesa e soprattutto l’Ultima Cena affrescata da Domenico e Davide Ghirlandaio (1476-77) nel refettorio del monastero. Le visite alla Badia sono possibili a richiesta; i visitatori vengono accompagnati dai monaci della piccola comunità di vallombrosani che vive a Passignano.
Orario di apertura: domenica 15,00-17,00
Per informazioni tel. 055/80.71.622
A pochi chilometri da Passignano, tornando sulla via Cassia, si trova Tavarnelle Val di Pesa che deve il suo nome alle "tabernulae", i luoghi di sosta e ristoro lungo la "via regia" che univa Firenze a Siena e quindi a Roma. Le numerose chiese e pievi del territorio sono di grande interesse. Poco fuori Tavarnelle, lasciata la via Cassia, si giunge alla frazione di Morrocco dove è visitabile la chiesa di S. Maria del Carmine, costruita nel ‘400 e poi largamente rimaneggiata. All’interno sono conservati una Annunciazione in terracotta invetriata alla maniera di Andrea della Robbia ed una serie di frammenti di affreschi quattrocenteschi. Poco distante da Morrocco si trova l’antica pieve romanica di S. Pietro in Bossolo. Nella canonica è stato allestito il Museo di Arte Sacra, dove vengono conservate opere provenienti dalle chiese dei piccoli nuclei rurali abbandonati. Tra le opere più importanti ricordiamo una serie di tavole eseguite nel 1473 da Neri di Bicci per la chiesa di S. Maria al Morrocco ed una pala con la Madonna e il Bambino tra S. Martino e S. Sebastiano del cosiddetto Maestro di Tavarnelle. Orario di apertura: sabato e domenica 15,30-18,00.
A una estremità dell’abitato si trova la chiesa di S. Lucia al Borghetto (XIII sec.), un ex-convento francescano in stile gotico che conserva un pregevole Crocifisso di scuola trecentesca ed una Annunciazione di Neri di Bicci.
Nel territorio di Tavarnelle merita certamente una visita San Donato in Poggio. Si tratta di un borgo medievale che conserva ancora notevoli resti della cinta muraria, edifici due-trecenteschi, il rinascimentale palazzo Malaspina, la chiesa di S. Maria della Neve (XV sec.) in stile gotico e la pieve romanica di San Donato, che conserva un bel fonte battesimale in terracotta invetriata di G. della Robbia.
Tornati sulla via Cassia, dopo un breve tratto, si giunge a Barberino Val d’Elsa. Fondato dai Fiorentini in posizione strategica per contrastare l’espandersi del castello di Semifonte, Barberino conserva ancora un aspetto medievale con le mura fortificate, le case torri, il Palazzo Pretorio (XIV sec.), lo Spedale dei Pellegrini (XIV sec.) e la chiesa di S. Bartolomeo in stile neogotico.
Da Barberino, seguendo la strada per Certaldo, si raggiungono i resti del castello di Semifonte, distrutto dal fiorentini nel 1202 dopo un lungo assedio. Poco distante, alla fine del ‘500 fu eretta la cappella di S. Michele Arcangelo su progetto di Santi di Tito a ricordare Semifonte: la costruzione riproduce, in scala ridotta, la cupola di Santa Maria del Fiore.
Sempre in direzione di Certaldo si trova la pieve romanica di S. Appiano, una delle più antiche della campagna fiorentina, databile intorno all’XI sec. La chiesa ha impianto basilicale e conserva importanti affreschi quattrocenteschi. Interessanti i pilastri cruciformi di fronte alla chiesa che testimoniano l’esistenza di un antico battistero. Adiacente alla pieve di S. Appiano, si trova un piccolo Antiquarium.
Orario di apertura: sabato e domenica 16,00-20,00
Da Barberino si può tornare a Firenze ripercorrendo la via Cassia oppure il più veloce raccordo autostradale Firenze - Siena.


ITINERARIO N. 6

Dall’abitato del Galluzzo si imbocca la strada provinciale n. 4 o via Volterrana, si costeggia la Certosa del Galluzzo e si sale poi il colle di Giogoli. Una breve deviazione conduce alla bella pieve romanica di Sant’Alessandro a Giogoli, già documentata nel 1035, con impianto basilicale a tre navate e affreschi settecenteschi.
Continuando sulla via Volterrana si giunge a Cerbaia, un grosso borgo moderno. Da qui, deviando in direzione di San Casciano si incontra la pieve di San Giovanni in Sugana. Si tratta di una bella costruzione romanica a una sola navata, rinnovata internamente nel XVI sec.; anche il chiostro attiguo risale al ‘500.
Tornati sulla via Volterrana si prosegue per Montespertoli, un importante centro di produzione vitivinicola sviluppatosi soprattutto a partire dal XV sec., quando vi fu trasferito il mercato che in origine si teneva presso la pieve di San Pietro. La pieve di San Pietro in Mercato è una costruzione a struttura basilicale che conserva ancora i suoi originari caratteri romanici, nonostante negli anni sia stata più volte rimaneggiata. Fu consacrata nell’XI sec. ma la sua fondazione è probabilmente precedente. Dal marzo 1996 la canonica ospita il Museo di Arte Sacra di Montespertoli che raccoglie opere provenienti dalle chiese, talvolta dismesse o abbandonate, della zona. Oltre ai dipinti, tra i quali si trovano veri e propri capolavori come la Madonna di Filippo Lippi e il Trittico di Cenni di Francesco, il Museo presenta anche una sezione di parati e materiale cartaceo di una certa importanza.
Orario di apertura: sabato e festivi 15,30-18,30.
Il territorio di Montespertoli è attraversato da una fitta rete di vie di comunicazione utilizzate fin dall’antichità per scambi e commerci, e i numerosi borghi, castelli e pievi sparsi sulle colline lo testimoniano. Da Montespertoli si può imboccare in direzione sud una delle strade che conducono alla via Certaldese fino a raggiungere Lucardo, un piccolo borgo medievale ricordato fin dall’VIII sec. Dell’antico castello sono visibili solo pochi resti; accanto si trova la chiesa di San Martino a Lucardo che, pur rimodernata nel XVIII sec., mantiene tracce del suo originario aspetto romanico.
Da Lucardo, seguendo la via Certaldese in direzione di San Casciano, si può raggiungere il piccolo centro di San Pancrazio: la pieve di San Pancrazio a Lucardo risale all’XI sec., e nonostante sia stata ristrutturata all’inizio di questo sec. è di grande interesse per la sua architettura romanica e le opere d’arte che conserva all’interno.
Lasciato San Pancrazio in direzione di Cerbaia si trova Lucignano, con la chiesa di Santo Stefano che conserva un’interessante acquasantiera di marmo del XIII sec.
Da Lucignano si rientra a San Pancrazio, raggiungendo poi San Casciano Val di Pesa, un importante centro alle porte di Firenze. Proprietà dei Vescovi fiorentini fin dalla sua fondazione, San Casciano fu annessa alla Repubblica fiorentina nel XIII sec. e successivamente fu fortificata, divenendo un castello di difesa dai pericoli provenienti dalla campagna senese. Rimangono ancora oggi tracce consistenti della cinta muraria e delle torri medievali.
Tra i principali monumenti, la Collegiata di S. Cassiano costruita nel 1793-96 e la chiesa della Misericordia (o S. Maria al Prato) che conserva un ricco patrimonio di opere d’arte tra le quali un Crocifisso di Simone Martini. All’interno della chiesa di S. Maria del Gesù, risalente al XVII sec. ma completamente rifatta nel dopoguerra, è allestito il Museo di Arte Sacra, che accoglie pregevoli opere d’arte provenienti dal territorio. Il dossale attribuito a Coppo di Marcovaldo rappresentante San Michele Arcangelo e storie della sua leggenda e la Madonna col Bambino di Ambrogio Lorenzetti sono certamente le due opere più importanti.
Orario di apertura: sabato 17,00-19,30
festivi 10,00-12,30 / 16,30-19,30
Sono numerose le chiese presenti sul territorio che testimoniano l’importanza di S. Casciano nel medioevo e che meritano una visita, tra cui la pieve di S. Cecilia a Decimo poco fuori il centro abitato, e la pieve romanica di S. Stefano a Campoli (databile 903) nei pressi di Mercatale Val di Pesa.


FONTE: www.firenzeturismo.it





















































Migliori agriturismi - Vai alla top del libro degli agriturismi

   
Area Riservata del tuo agriturismo