Itinerari storici - artistici della regione Trentino Alto Adige
Trento conserva nei suoi prestigiosi monumenti tutto il patrimonio d'arte e di storia scritto nei secoli dall'incontro fra le due culture, italiana e nordica, che tuttora si distinguono nella varietà degli stili architettonici. Colpisce, fra i molti volti di Trento, quello di città rinascimentale alpina, caratterizzata dalla presenza di numerosi palazzi cinquecenteschi che si affacciano sulle strade del centro storico, molti dei quali adornati da facciate affrescate.
Il principale edificio sacro della città è il Duomo, romanico all’esterno, gotico all’interno, esso si affaccia su una splendida piazza che si compone del Palazzo Pretorio, delle case affrescate e della fontana del Nettuno.
Medioevo e Rinascimento si fondono poi nel Castello del Buonconsiglio, per molti secoli sede dei principi-vesovi di Trento, esso costituisce una delle più belle residenze principesche d’Italia.
I musei artistici, storici, di scienze naturali, etnografici, le gallerie d’arte nonché i suggestivi itinerari naturalistici, completano la ricca offerta culturale consentendo di esaudire le esigenze più diverse. I numerosi e suggestivi castelli possono poi essere considerati essi stessi come musei, muti testimoni delle vicende storiche ed artistiche del territorio trentino.
I musei
In regione gli istituti di tipo museale ed espositivo sono numerosi, essi si connotano grazie alle singole pertinenze e specializzazioni diversificando l’offerta culturale e consentendo di esaurire le esigenze di un pubblico molto vasto. Artistici, etnografici, diocesani, di storia naturale, storici, archeologici, pinacoteche, istituti culturali, gallerie d’arte offrono un vasto panorama sulla storia e sulla cultura della regione ma sanno inserirsi anche in un più vasto ambito internazionale grazie all’organizzazione di esposizioni d’interesse sovraregionale e sovranazionale, in grado di attirare l’interesse degli appassionati e degli studiosi.
Spesso i musei del capoluogo sono dotati di sedi staccate in periferia, che descrivono il percorso storico di questa terra entro un territorio in cui si intrecciano itinerari, presenze, atmosfere e suggestioni molteplici.
Trento, Castello del Buonconsiglio

Girolamo Romanino,
Le Bagnanti,
part. Castello del Buonconsiglio
Il Romanino lavorò al Buonconsiglio negli anni 1531-1532 su commissione del cardinale Bernardo Cles, principe vescovo di Trento dal 1514 al 1539 per decorare la nuova residenza rinascimentale nota come il Magno Palazzo. Pur mantenendo al centro dell'esposizione gli affreschi del Castello, ed il suo vasto e prezioso apparato decorativo, l'esposizione porterà a Trento straordinarie testimonianze pittoriche del Romanino, provenienti da prestigiosi musei e collezioni pubbliche e private italiane ed estere.Il percorso espositivo presenterà una ottantina tra dipinti e disegni del Romanino allo scopo di ricostruire tutto l'arco di attività dell'artista nel contesto italiano del tempo.
Un elemento di grande interesse sarà il rapporto con la grafica del Nord Europa. Saranno presentate opere di Albrecht Altdorfer, e tavole realizzate dai maestri della pittura rinascimentale italiana fra cui Tiziano, Callisto Piazza, Altobello Melone e il Moretto.
Il Castello del Buonconsiglio, formato da diversi corpi di fabbrica addossati alle duecentesche mura cittadine, fu la residenza di principi vescovi di Trento dalla seconda metà del XIII secolo fino alla secolarizzazione del principato (1803).
Il nucleo più antico, Castelvecchio, sorto sulla cima di un dosso roccioso intorno al mastio cilindrico - detto Torre d'Augusto - risale alla prima metà del Duecento. L'edificio subì le prime importanti modifiche per volere del vescovo moravo Giorgio di Liechtenstein (1390 - 1419), che ne mutò il primitivo severo aspetto in quello di una residenza. Egli collegò al castello la Torre dell'Aquila, preposta al controllo del lato orientale della città, al cui interno fece affrescare il celebre Ciclo del Mesi, capolavoro del gotico internazionale. L'aspetto attuale di Castelvecchio si deve alle trasformazioni volute dal principe vescovo Johannes Hinderbach (1465 - 1486), che fece erigere da maestranze venete il cortile interno a loggiati sovrapposti e la grande polifora della facciata in stile gotico - veneziano.
Bernardo Cles, principe vescovo dal 1514 al 1539, affiancò all'antico edificio il Magno Palazzo, una maestosa residenza ispirata ai canoni rinascimentali, avviando nel contempo la costruzione di una nuova cinta muraria verso la città.
La struttura architettonica del Castello rimase quindi inalterata sino al tardo Seicento, allorché il principe vescovo Francesco Alberti Poja (1677 - 1689) fece costruire una nuova ala, la Giunta Albertiana, con la quale vennero congiunti i due corpi di fabbrica del Magno Palazzo e di Castelvecchio.
Dopo la fine del potere temporale dei vescovi, il castello, utilizzato nel XIX secolo come caserma, ebbe un lungo periodo di degrado. Al termine della prima guerra mondiale divenne proprietà dello Stato italiano e nel 1924, con il soprintendente Giuseppe Gerola, che ne diresse il restauro generale, sede del Museo Nazionale.
Nel 1973, con il passaggio delle competenze in materia di Beni Culturali dallo Stato alla Provincia Autonoma di Trento, il Buonconsiglio diviene Museo Provinciale d'Arte; dal 1992 è denominato Castello del Buonconsiglio. Monumenti e collezioni provinciali, al quale fanno capo anche i castelli di Beseno, Stenico e Thun.
Castel Beseno
Dista una ventina di km da Trento, ed è raggiungibile percorrendo la strada statale n. 12 della sinistra Adige fino a Besenello. Venendo da sud, il Castello si trova a circa 10 km da Rovereto; Castel Beseno è raggiungibile anche dalla strada che collega la valle dell’Adige a Folgaria.
Castello di Stenico
Dista 35 km da Trento, ed è raggiungibile percorrendo la strada statale n. 45 bis per Tione fino a Ponte Arche; quindi seguire le indicazioni.
Castel Thun
Si può raggiungere uscendo al casello di S.Michele all’Adige lungo l’autostrada A22 del Brennero e percorrendo poi la statale n. 43 della Val di Non fino a Vigo di Ton.
Si possono visitare solo i giardini e il Loggiato dei cannoni, per lavori di restauro nel castello
La loggia del Romanino - Immagini e cultura rinascimentale
La Loggia, detta del Romanino dal nome dell’artista che ne ha eseguito la decorazione ad affresco fra l’autunno del 1531 e la primavera dell’anno successivo, occupa una posizione centrale nel complesso architettonico del Magno Palazzo. Si caratterizza infatti come elemento di raccordo tra i diversi corpi di fabbrica del palazzo, luogo coperto dal quale accedere ai piani superiori, ma al tempo stesso aperto su un giardino interno, il Cortile dei Leoni, abbellito nel ‘500 da una fontana in pietra, oltre che da fiori e piante ornamentali.
A sottolineare l’importanza strategica che riveste, quale luogo di collegamento e di frequente passaggio all’interno del Castello, la Loggia è interamente affrescata da scene figurate, mentre eleganti cornici, dipinte secondo il gusto rinascimentale, ne mettono in risalto le proporzionate partiture architettoniche. Migliaia di pastiglie di cera dorata, purtroppo in gran parte perdute, contribuivano a dare all’insieme della decorazione pittorica un effetto di particolare lucentezza e luminosità. Grazie ai restauri del 1985-86 gli affreschi sono tornati leggibili in tutto il loro splendore.
Dagli studi finora condotti non risulta ancora chiaro se, all’origine della decorazione affrescata, ci fosse un preciso programma iconografico da parte del committente o dell’artista; la scelta dei temi pittorici rimanda tuttavia chiaramente al panorama culturale tipico dell’età rinascimentale. In accordo con la riscoperta del mondo antico e la passione per la cultura classica in generale, le fonti utilizzate per gli affreschi attingono abbondantemente alla storia romana e alla mitologia.
Non mancano poi le raffigurazioni di episodi tratti dalla Bibbia né gli spunti legati alla contemporaneità, come i concerti di musica, vocali e strumentali, passatempo assai diffuso nelle corti rinascimentali. Ogni elemento rimanda al patrimonio culturale del committente, il Principe Vescovo Bernardo Cles, personaggio colto e raffinato, attento a dare di sé un’immagine in linea con i canoni della cultura a lui contemporanea.
Museo storico in Trento
Un Museo tra storia e memoria
La possibilità di rapporto con il passato esiste anche perché esistono i musei, luoghi privilegiati per la conservazione, la trasmissione, ma anche la produzione della memoria individuale e collettiva. Un museo, infatti, è il risultato di un’operazione documentaria, che sottintende l’assunzione di uno o più punti di vista interpretativi da cui dipendono la raccolta e la selezione delle fonti.
Anche questo Museo, che documenta la storia del Trentino dalla fine del Settecento al secondo dopoguerra, riflette diversi punti di vista legati a ipotesi storiografiche e a momenti storici ben definiti.
Le ex Marangonerie del Castello
del Buonconsiglio che ospitavano il Museo
Al termine della prima guerra mondiale, riprendendo un’idea che era stata di Cesare Battisti, la Legione Trentina e il Comune di Trento si fecero promotori dell’istituzione di un Museo del Risorgimento.
Il Museo, aperto nel 1923 nelle sale di Castelvecchio (all'interno del Castello del Buonconsiglio), rifletteva, nella tipologia del materiale documentario raccolto ed esposto, il forte patriottismo che legava in quel periodo il Trentino all’Italia, a cui era stato annesso dopo la sconfitta dell’Austria alla fine della prima guerra mondiale.
Al termine della seconda guerra mondiale, la documentazione si arricchì fino a comprendere le vicende legate a quel conflitto e alla Resistenza e il Museo prese la denominazione di Museo del Risorgimento e della Lotta per la Libertà.
Nel 1985 il Museo fu trasferito dalle sale di Castelvecchio nell’edificio delle ex Marangonerie e, nell’occasione, la parte espositiva fu riallestita privilegiando un’esposizione tematica e inserendo alcuni argomenti di storia economica e sociale che non erano mai stati documentati.
Nel 1995 il Museo ha assunto la denominazione di Museo Storico in Trento, più adeguata a rappresentare sia la dimensione regionale, sia la storia e la memoria non solo dei grandi protagonisti, ma anche della gente comune. A questo scopo il Museo è stato rivisto e reinterpretato secondo i più recenti criteri storiografici, avvalendosi anche di nuovi documenti, quali quelli epistolari e memorialistici.
Dal 1 gennaio 2003 il Museo ha definitivamente abbandonato gli spazi all'interno del Castello per spostare la propria attività presso gli adiacenti locali di via Torre d'Augusto, dove troverà collocazione anche la nuova sede espositiva, attualmente in fase di ristrutturazione.

La nuova sede
in via Torre d'Augusto
Il castello di Rovereto
Il castello di Rovereto, nell'attuale forma pentagonale, venne edificato, all’epoca della dominazione di Venezia sulla città lagarina (1416-1509), sopra una preesistente rocca eretta dai signori di Castelbarco nel XIV secolo (lo spigolo di una delle torri originarie sporge nel vano interno del torrione Malipiero).
Museo Pinacoteca Magnifica Comunità di Fiemme
La Pinacoteca della Magnifica Comunità Generale di Fiemme è ubicata al secondo piano del nobile Palazzo,
occupando, a lato della sala del consesso, le antiche camere dell´appartamento vescovile: sale decorate da pregevoli fregi affrescati e da soffitti lignei. Il Museo si apre con i documenti più importanti della Comunità di Fiemme, originali e copie antiche dei primi statuti o regolamenti di valle, esposti accanto a documenti minori di vita familiare e ad attrezzi di un tempo. Si possono ammirare inoltre numerose tele della Scuola Pittorica di Fiemme. La possibilità di lettura dei dipinti esposti è purtroppo condizionata dagli spazi angusti, ma ugualmente, tali dipinti, recentemente restaurati, si pongono come preziosissima testimonianza di quella che possiamo definre come l´unica scuola pittorica trentina. Presso il museo è conservata la pergamena nota come il "Privilegio Enriciano", con la quale il principe vescovo Enrico III confermava i diritti e l´autonomia alla Comunità. Sulla facciata affrescata, inoltre, è ben visibile lo stemma della comunità - sei fasce bianche sormontate da una croce - concesso nel 1588 dal vescovo Lodovico Madruzzo. Nel periodo estivo e natalizio sono previste viste guidate. Il museo Pinacoteca non è accessibile ai disabili
La fortezza è uno dei più insigni monumenti di architettura militare dell'epoca di transizione; la struttura è dotata di pozzo d’assedio, di una robusta cinta muraria e di bastioni muniti di decine di cannoniere e deve il suo aspetto all'opera di valenti architetti militari veneziani, tra i quali Giacomo Coltrino e Bartolomeo d’Alviano.
Nel 1487, durante la guerra tra Venezia e l’arciduca d’Austria Sigismondo Conte del Tirolo, il castello sostenne 37 giorni di durissimo assedio e si arrese solo dopo che le artiglierie lo ebbero gravemente danneggiato. Ripreso rapidamente dai Veneziani, fu ricostruito dal governo della Serenissima, nei cui domini rimase fino al 1509.
Le forme della rocca rivelano le sue prevalenti funzioni militari: agli angoli sorgono tre torrioni, un bastioncino e uno sperone, dai quali le artiglierie presidiavano le mura in qualsiasi direzione. In età veneziana fu residenza di un castellano, mentre un podestà amministrava la giustizia nel Palazzo pretorio, eretto nella piazza sottostante.
Ceduta agli Asburgo nel 1509, nella seconda metà del Seicento la fortezza perse la sua importanza, subì pesanti rimaneggiamenti ed incendi (l’ultimo nel 1797). Nell’Ottocento venne utilizzata come ricovero di mendicità, casa di pena e, dal 1859 al 1918, come sede di due Compagnie del 3° reggimento Kaiserjäger.
Nel corso della Grande Guerra, dall'evacuazione di Rovereto del maggio 1915 al novembre 1918, il castello e la città, rimasti in mano austriaca, furono sottoposti a pesanti bombardamenti da parte dell'artiglieria italiana.
Restaurato nel corso degli anni Venti, il Castello è oggi interessato da un programma di restauro che renderà riconoscibili le diverse stagioni della sua storia monumentale.
Museo delle palafitte - Molina di Ledro
In affaccio al più noto insediamento palafitticolo alpino, il museo si distingue per le sue raccolte e per le sue attività di archeologia imitative che vengono svolte durante tutto l’anno. Punto di riferimento per gli studiosi dell’Età del Bronzo e per gli appassionati di archeologia, conserva manufatti raccolti nell’insediamento palafitticolo del suggestivo Lago di Ledro.
Nel 1929, a Molina di Ledro, in occasione di un forte abbassamento del livello delle acque del lago spillate a scopo idroelettrico, venne alla luce uno dei più importanti villaggi palafitticoli dell’Età del Bronzo di tutto l’arco alpino.
Il Museo, nato sul finire degli anni ’60, conserva i raffinati prodotti artigianali che vi sono stati ritrovati.
Sullo sfondo dei resti delle palafitte, in un contesto naturalistico nel quale è facile riconoscere l’ambiente preistorico, in anni recenti si sono sviluppate interessanti proposte mirate a rendere più coinvolgente e indimenticabile la visita alla zona archeologica.
Numerose sono le iniziative didattiche collegate, in particolare quelle riferite all’Archeo Lab di Molina di Ledro, un luogo dedicato all’educazione ecologico-ambientale ed alle attività didattiche di archeologia imitativa.
Il Museo Civico di Predazzo
Il Museo Civico di Predazzo nacque nel 1899 come "Museo Sociale" per iniziativa della Società Magistrale di Fiemme e Fassa, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio geologico-naturalistico locale e promuoverne la conoscenza soprattutto nell’ambito scolastico.
Inizialmente raccoglieva campioni di natura composita (minerali, fossili, animali, ecc.) e dagli anni ’70 anche una collezione di oggetti etnografici, scorporata nel 1998.
Nel corso degli anni le collezioni si sono ampliate e focalizzate sulla geologia delle Dolomiti delineando definitivamente l’odierno assetto specializzato del Museo.
Attualmente vi sono conservate rocce, minerali e fossili delle Dolomiti; particolarmente ricca e significativa è la collezione di circa 10.000 fossili invertebrati e vegetali, in grande parte di età ladinica (Triassico medio), raccolti nelle Valli di Fiemme e di Fassa.
La struttura museale è dotata di una biblioteca di Scienze della Terra, con oltre 4.800 voci, specializzata sulla geologia delle Dolomiti e sui fossili triassici.
Il Museo si amplia e si completa sul territorio circostante con una serie di percorsi geologici, proposti come escursioni guidate nel periodo primavera-autunno a turisti e scolaresche.
Il capostipite di queste iniziative in Italia, il "Sentiero geologico del Dos Capèl", ideato negli anni ‘70, è stato di recente totalmente rinnovato, attrezzato con numerose tabelle esplicative complete di immagini a colori e descritto anche in un libretto bilingue italiano-tedesco.
L’attività didattico/divulgativa comprende anche laboratori di tipo geologico, mineralogico e paleontologico consultabili al sito internet del Museo Tridentino di Scienze Naturali di Trento (www.mtsn.tn.it).
Aspirazione del museo è farsi sempre più efficace e attivo portavoce della straordinaria importanza geologica delle Dolomiti e in particolare delle Valli di Fiemme e di Fassa, da più di duecento anni meta di appassionati e studiosi di Scienze della Terra provenienti da tutto il mondo.
Museo del fossile del Monte Baldo - Brentonico
Il Museo del fossile del Monte Baldo, collezione Osvaldo Giovanazzi, ha sede tra i suggestivi avvolti del rinascimentale palazzo Eccheli-Baisi di Brentonico.
Lungo il percorso espositivo si trovano 40 vetrine suddivise in sei sale, una delle quali dedicata interamente all'interpretazione dei fossili nella storia: dal mito alla conoscenza scientifica.
La raccolta, che conta più di 1200 esemplari, contiene fossili raccolti nei dintorni della catena del Monte Baldo settentrionale e documenta l’esistenza di gruppi animali vissuti negli ambienti marini che si sono succeduti nei 150-180 milioni di anni del post Triassico.
Particolare menzione merita la raccolta dei Gasteropodi provenienti dal giacimento fossilifero delle Sorne, dove furono classificate ben 134 specie.
FONTE: www.unitn.it
I forti

Luoghi di guerra e simboli di pace
A partire dal 1907, prevedendo uno scontro militare con l'Italia sui confini meridionali dell'impero, gli austroungarici diedero il via ad una massiccia fortificazione delle zone più strategiche del Trentino. Fortezze inespugnabili, il meglio dell'ingegneria militare del tempo, vennero costruite sugli Altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna, in Valle di Sole, in Valsugana. Ovunque si trovavano trincee, postazioni, gallerie, reticolati e braccamenti.
Oggi questi forti, immersi in un vaste aree ammantate di foreste e interessate da numerosi percorsi alpinistici, sono gli elementi più significativi di un complesso turistico in grado di offrire agli ospiti una vacanza completa in cui il relax, l'ambiente naturale e l'interesse culturale trovano un punto d'equilibrio.
Percorso - Fortini Napoleone-Malga Andalo
Molveno-Fortini di Napoleone - Malga di Andalo Si segue l´itinerario che porta ai Fortini di Napoleone.
Al bivio tra il giro del lago ed i fortini, s´imbocca a destra la strada forestale che sale per circa 3 km. Al primo bivio si gira a sinistra fino a raggiungere i pascoli al di sotto della Malga Ceda di Villa. Si atttraversano i prati, ci si inoltra in un tratto di bosco e si raggiunge, infine, il Rifugio Malga di Andalo. La discesa può avvenire anche per il sentiero n. 332 o per il sentiero attrezzato "Celestino Donini"che arriva alla Baita Ciclamino.
Percorso - Fortini di Napoleone
Molveno - Fortini di Napoleone
Dal centro del paese si scende fino al campeggio alla spiaggia. Subito dopo si imbocca la stradina bianca a sinistra in riva al lago, fino al ponte romano. Lo si attraversa e si sale fino ad arrivare ad un bivio. Svoltando a sinistra si sale fino alla Baita "Fortini di Napoleone", da dove si gode uno stupendo panorama sul lago. Svoltando invece a destra si raggiungono i resti dei Fortini.
FONTE: www.visittrentino.it