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Umbria

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Agriturismo Scopri l'ItaliaUmbriaArtigianato della Regione UmbriaTerracotta, ceramica e maiolica della regione Umbria

Terracotta, Ceramica e Maiolica della regione Umbria

Percorso tematico

Il territorio compreso fra il corso dell’alto e medio Tevere e quello dei suoi affluenti Chiascio e Paglia, sin dai tempi più remoti, ha assistito all’insediarsi di comunità i cui oggetti di terracotta, modellati con le argille sedimentate nel suolo di questa zona, rappresentano importanti documenti e testimonianze evolutive, fino agli Umbri e agli Etruschi.
Soprattutto questi svilupparono, per le coperture e le decorazioni dei luoghi di culto o per le suppellettili votive di uso quotidiano, una raffinata e varia capacità produttiva ed artistica che è alla base di una tradizione mai interrottasi nei secoli.
La produzione di terracotta, comunque, è documentata dal XIII secolo e l’utilizzo di tale materiale, sin dai tempi più antichi, testimonia una vera e propria vocazione del popolo umbro verso la lavorazione di questa. Ulteriore testimonianza è fornita dalla presenza di fornaci, diffusissime fino all’inizio del Novecento e in parte ancora attive, dove si alternava la semplice produzione di terrecotte invetriate (Ripabianca e Ficulle), destinate ad abbellire madie e tavole settecentesche, a quella, più raffinata, di maioliche decorate.
Nonostante la radicata e diffusa tradizione della lavorazione della terracotta, le trasformazioni causate dall’avvento dell’epoca industriale hanno sancito, nel territorio umbro, la scomparsa di molte botteghe e la chiusura di tante fornaci.
Ciò che è certo è che su tale manifattura si sono poste le basi di una cultura artigianale che, a sua volta, ha sostenuto le maggiori espressioni dell’arte della ceramica, basti pensare alla lucentezza del bucchero, alle "grottesche" rinascimentali, ai magici riflessi del lustro, alle innovative forme della ceramica moderna, alla produzione di ceramiche per l’edilizia e di laterizi.
Una vasta gamma di prodotti che parla al mondo dell’Umbria e che ben si legano al fascino delle residenze di campagna, dei palazzi dei centri storici, dei casolari o che diventano contenitori di altri straordinari prodotti umbri come l’olio e il vino o di genuine e gustose vivande tipiche regionali.
Tale arte ha avuto in Umbria un notevole sviluppo in numerosi ed importanti centri, quali Deruta, Perugia, Gubbio, Gualdo Tadino, Orvieto, ecc., e trova continuità in un artigianato che non smette di ricercare, documentare e tutelare i suoi caratteri originari per valorizzare la qualità e la specificità della produzione attuale di ciascuna località.

Alcuni itinerari suggeriti:
a) San Giustino, Città di Castello, Umbertine, Gubbio, Gualdo Tadino, Nocera Umbra
b) Perugia, Cordiano, Deruta, Ripabianca, Montefalco, Marsciano - Campignano
c) Otricoli, Calvi dell’Umbria, Orvieto, Castel Viscardo, Ficulle, Città della Pieve, Castiglione del Lago

Alcune tecniche di lavorazione
La tradizione del lustro
Il lustro metallico è un’iridescenza che, secondo la tecnica tradizionale, si ottiene applicando un impasto a base di Sali metallici sulla superficie di un manufatto ceramico già cotto e decorato che va sottoposto ad una ulteriore cottura in un’apposita camera del forno, detta "muffola", in un’atmosfera priva di ossigeno, con lo scopo di far trasformare in metalli puri i sali metallici e le particelle siano incorporate nello smalto rammollito dal calore, producendo così quell’effetto cangiante proprio del lustro.


Esistono diverse tecniche per realizzare questo tipo di decorazione: il lustro ad impasto, il lustro ad acido e in vernice, il lustro per volatilizzazione e quello ai resinati.
Il riflesso metallico è invece un tipo di decorazione che consiste in un sottile deposito di metalli preziosi, in genere oro e platino.
un po’ di storia
La storia del lustro o riverbero era e rimane una delle tecniche più affascinanti e misteriose della tradizione della ceramica. Tale tecnica, probabilmente, nacque nel IX secolo e si sviluppò contemporaneamente sia in Persia che in Mesopotamia.
Si diffuse in tutto il nord Africa e in Spagna con la conquista islamica e arrivò in Italia nel 1500 tramite alcuni commercianti italiani che importavano ceramica spagnola a lustro attraverso il porto di Maiorca. Ed è proprio da tale località, Maiorca, che nacque il termine maiolica. Alcuni ceramisti italiani del tempo adottarono subito questa nuova tecnica, tra cui Mastro Giorgio da Gubbio
Dopo gli ultimi splendori del Seicento tale lavorazione scomparve e solo nel 1873 fu ripresa dal ceramista pescarese Paolo Bubboli che, insieme alla moglie, a Gualdo Tadino, dette vita ad una produzione di maioliche a lustro di alta qualità.


Il bucchero
Il bucchero è un tipo di ceramica lucida di colore nero ottenuta usando un’argilla molto raffinata e ricca di ossido di ferro. Una volta creato l’oggetto desiderato, viene cotto in un forno con atmosfera priva di ossigeno per consentire quelle trasformazioni chimiche a cui si deve la colorazione nera del manufatto.
Dopo la foggiatura e l’essiccazione, l’oggetto è sottoposto a rifinitura con carta vetrata e lana di ferro, poi viene praticata la brunitura, vale a dire la lucidatura del manufatto con stecche di legno di bosso. A volte la superficie può anche essere decorata con incisioni eseguite con una punta metallica, arricchita con oro e platino stesi a pennello. Una volta fatto tutto questo, il manufatto, immerso nel carbone di legna, viene cotto in forni speciali ad una temperatura superiore a 900°C e diventa nero, mentre il solvente chimico delle decorazioni, evaporando, consente al metallo nobile di riprendere il suo colore naturale.
Nel 1928 Polidoro Benvenuti, ad imitazione del bucchero etrusco, introdusse quello eugubino.




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