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Umbria

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Itinerari naturalistici della regione Umbria

La natura e i paesaggi

L’Umbria è un insieme di quadri ambientali, un dolce armonioso susseguirsi di paesaggi e ambiti naturali.

Assetti antichissimi si accostano alle più innovative organizzazioni culturali, campi chiusi da siepi e muretti si alternano a piantagioni specializzate, estese coperture boschive cedono il posto alle rasserenanti distese di olivi e alle macchie dei girasoli.
Lo spazio regionale è piccolo e variegato: 8456 chilometri quadrati dove tutto sembra forgiato dall’uomo, modellato da millenarie opere di dissodamento e di adattamento; e dove l’indice di boscosità è tra i più elevati d’Italia.
Ovunque, fiumi lenti e torrenti impetuosi, limpide polle d’acqua, rumorose cascate e silenziose sorgenti. Il verde nelle sue infinite sfumature accompagna il visitatore sulle alture appenniniche come nelle conche intensamente umanizzate; si insinua nei centri abitati dai balconi panoramici; fa capolino dal velo d’acqua del lago Trasimeno.

FONTE: www.conoscerelumbria.umbria2000.it

Alla scoperta della Valnerina

Il fiume Nera

La Valnerina è stata caratterizzata da una vivace vita religiosa e anacoretica che ha portato alla nascita di abbazie, chiese, eremi, di cui l'abbazia di San Pietro in Valle ha rappresentato il nucleo più importante. Tale situazione ha fatto si' che, in questo territorio che gravitava nell'area spoletina, lavorassero artisti di chiara fama e operassero scuole prestigiose come quelle dello Spagna, di Nicolò Alunno, di Filippo Lippi e del Perugino.
La viabilità antica lungo il Nera, era costituita da tracciati trasversali al percorso del fiume, sui due versanti, e in particolare da un lato verso la vallata di Spoleto, dall'altro verso gli altipiani del Piceno e dell'Abruzzo. I centri principali della zona assursero al rango di municipia, situati allo sbocco di grandi valli bonificate e ricchi di risorse agricole dopo la conquista romana della Sabina nel 290 a.C.

La Cascata delle Marmore
La Cascata delle Marmore, conosciuta in tutto il mondo per la sua grandiosità e bellezza è considerata patrimonio dell'umanità, è una caduta artificiale di acqua formata dal fiume Velino che, dopo un percorso di circa 90km e dopo aver attraversato, nel suo ultimo tratto, la piana reatina e una balconata travertinosa, precipita nel fiume Nera, che scorre incassato nella sottostante vallata. E' una massa d'acqua spumeggiante che scende per 162 metri dividendosi in tre salti, dei quali il primo supera gli 80 metri. E' la più alta cascata d'Europa e una delle più alte del mondo. Inserita in un contesto paesaggistico straordinario, rappresenta un'importante emergenza naturalistica e, al tempo stesso, un notevole patrimonio culturale, storico, archeologico. Fu una delle mete preferite del Gran Tour, viaggio a carattere culturale che nell'Ottocento interessò un gran numero di artisti , letterati e regnanti che percorsero l'Europa e l'Italia alla scoperta dei siti più interessanti e belli.

In giro per il parco del Subasio

Le principali caratteristiche del luogo

Gli itinerari che interessano il Parco del Subasio sono l'occasione per una conoscenza approfondita della geomorfologia del monte di Assisi e della sua natura carsica. Sono anche un modo per vedere da vicino le emergenze vegetazionali del territorio e, soprattutto, per venire a stretto contatto con quella spiritualità francescana di cui la città e il monte sono pervasi. Spiritualità che si ritrova espressa negli Eremi, che si aprono lungo i fianchi del monte.
L'area del Subasio, in ere geologiche lontanissime, al pari della maggior parte del territorio umbro, era completamente sommersa dal mare. La lunga permanenza dell'acqua ha dato luogo alla formazione di sedimenti calcarei, marnosi e silicei che, a loro volta, durante il periodo cenozoico (circa 5 milioni di anni fa), subirono profondi rivolgimenti tettonici che portarono al sollevamento delle catene montuose appenniniche e tra queste, quella del Subasio.
Il monte Subasio ha ha faglie longitudinali, le più profonde si osservano presso il fosso delle Carceri, il fosso Rosceto e il fosso Renaro: sono queste le zone dove sono maggiormente presenti le formazioni calcaree di origine sedimentaria marina con presenza di numerosi giacimenti fossili. Nella parte più alta della montagna sono presenti i fenomeni carsici più rilevanti come le fosse ed i mortari: Mortaro Grande, Mortaiolo e Mortaro delle Trosce.
Le stratificazioni delle rocce del monte Subasio, per la ricchezza e la varietà dei fossiliritrovate, rappresentano un'interessante campo di studi per la geologia della regione.

Il territorio del Subasio dal disboscamento ad oggi


Il territorio del Subasio, fin dall'antichità, è stato oggetto di una forte pressione antropica, tanto che, fin quasi a metà del secolo scorso, risultava, in gran parte privo di vegetazione e brullo, e sembrava impresa ardua poter ripristinare il manto boschivo originario. Lo stato d'impoverimento vegetazionale era già presente nel medioevo. Alcuni documenti d'archivio ricordano il taglio indiscriminato dei boschi e il conseguente dissesto idrogeologico del monte. L'aspetto è decisamente cambiato, grazie all'intensa opera di reimpianto delle specie arboree, soprattutto conifere. L'opera di rimboschimento ha avuto origine nel 1916 quando si decise di porre fine al degrado del territorio utilizzando, a tale scopo, l'opera di prigionieri austriaci. Proseguì negli anni successivi con l'impianto di quasi quattro milioni di piantine e con l'utilizzo di una grande quantità di semi: tutta la flora è stata seguita nella crescita dagli istituti specializzati. Ha avuto un forte impulso nel secondo dopo-guerra grazie al Corpo Forestale dello Stato. Tra gli interventi più interessanti vi è stato quello del 1961 dell'Istituto di Entomologia dell'Università di Pavia che ha introdotto nidi di formiche rosse utili per la lotta biologica ai parassiti.

I Mortari
Il loro nome deriva dalla somiglianza con l'omonimo attrezzo domestico, il mortaio. Sono ubicati sul monte Civitrelle, hanno pareti abbastanza ripide e fondo arrotondato, con una profondità di circa 50 m.
Gli avvallamenti del Mortaro grande e del Mortaro Piccolo hanno costituito per secoli una riserva di ghiaccio, assumendo la funzione di veri e propri frigoriferi. La neve che cadeva durante l'inverno veniva compressa nelle doline in modo che potesse durare a lungo: all'occorrenza veniva tagliata in blocchi, trasportata a valle e poi venduta per la conservazione degli alimenti.


Gli Eremi
Il Subasio è il luogo dei romitaggi dei frati francescani: le grotte che si aprono lungo i fianchi del monte furono sedi di silenzio e meditazione per Antonio da Stracone, Egidio, Silvestro, Andrea da Spello, Bernardo da Quintavalle. Il monte di Assisi, cosi' pieno di ricordi francescani, è anche il luogo dove sono sorti diversi monasteri benedettini. Il più noto degli Eremi è l'Eremo delle Carceri costruito sul luogo dove san Francesco amava ritirarsi in preghier, nella grotta un tempo conosciuta come del Mal Locus e ora chiamata le Carceri per il fatto che il Poverello di Assisi e i suoi confratelli vi si "carceravano" in preghiera


In giro per il Parco del Monte Cucco

alla scoperta delle sue bellezze

L'ambiente incontaminato del parco offre i paesaggi superbi del monte Cucco, eremi abbazie e santuari nascosti tra le rocce e, seguendo il percorso dell'antica via consolare Flaminia, centri storiciricchi d'arte e storia, dalle testimonianze dell'epoca romana, a quelle del Medioevo.

La grande faglia
Il massiccio del Cucco è interessato dalla "grande faglia", vale a dire la grande frattura che taglia tutto il territorio. Essa ha dato origine ai fenomenoi più spettacolari del Parco, primo fra tutti il sistema delle grotte e con esso l'insieme delle forre e l'andamento delle stesse pareti rocciose del Cucco. La storia geologica dell'area relativa al parco del Monte Cucco riveste, caratteri eccezionali. In questo territorio, infatti, sono venute in contatto le zolle continentali dell'Africa e del blocco euroasiatico creando la sollevazione della catena appenninica e, come immediata conseguenza una accentuata fratturazione della crosta terrestre. La tettonizzazione della zone ha, inoltre, favorito la formazione di particolari condizioni idrogeologiche: da una parte la penetrazione fino agli strati più profondi delle acque meteoritiche; dall'altra la risalita in superficie delle acque stesse trasformatesi in sorgenti e corsi sotterranei. Per l'insieme da tali complessi fenomeni geologici, il monte Cucco si presenta profondamente inciso e dirupato sia a causa delle fratturazioni della crosta terrestre, sia a causa delle escavazioni provocate dalle acque. Ecco pertanto, un paesaggio davvero eccezionale per la sua varietà e la sua bellezza. Grandi grotte naturali si estendono per chilometri all'interno dei rilievi appenninici. Ovunque si aprono forre, dirupi, orridi, gole come quelle del Rio Freddo, de Le Gorghe, del Balzo dell'Aquila, del Ponte a Botte, de Le Lecce. Ecco ancora le spettacolari stratificazioni rocciose, i paesaggi superbi, i corsi d'acqua, i laghetti e le cascate.

Le grotte
Il complesso ipogeo del monte Cucco è, per grandezza, tra i più vasti del mondo e sicuramente, il più esteso dell'Italia centrale. Si sviluppa per oltre 32 km e supera i 900 m di profondità. Esso costituisce per il mondo scientifico, una vera e propria palestra di indagine sul carsismo e quindi sulla geologia, sulla speologia, sulla paleontologia e, infine sulla flora e fauna del mondo sotterraneo. Già conosciute nel'500, le grotte del monte Cucco stupiscono soprattutto per le loro spettacolari formazioni stalattitiche e stalagmitiche, per l'eccezionale susseguirsi di pareti, caverne, canali, laghetti: un mondo fiabesco creato dall'incessante opera della natura.


I percorsi suggeriti

nel Parco del Monte Cucco

Alle sorgenti del Torrente Vetorno
Lunghezza: 9 km
Tempo di percorrenza: 4 ore

Dall'area attrezzata della Vercata si segue il sentiero n°30 che, attraversato il Vetorno, sale raggiungendo prima i Trocchi del Purello (sorgente) e quindi il valico della Sforcartura. Giunti al sentiero n°9 si prosegue a sinistra seguendo lo spartiacque in direzione NNE. Dopo il monte Pratiozzo si scende sulla strada sterrata che unisce la provinciale per Val di Ranco a Bastia nelle Marche. Si abbandona il sentiero, si piega a sinistra verso SSW e poi si lascia a sinistra il bosco delle Cese per raggiungere il Prato dei Signori. Si raggiunge la sorgente dei Trocchi del Borghetto e quindi si torna al punto di partenza.
La spaccatura de Le Lecce e l'Orto della Cicuta
Lunghezza: 3 km
Tempo di percorrenza: 2 ore
Si parte dal primo tornante della provinciale che sale da Sigillo a Val di Ranco, si sale il torrente de le Gorghe. All'altezza della muraglia de Le Lecce, il sentiero prosecgue a sinistra salendo fino alla cresta.


Giro del Monte Cucco

Lunghezza: 8 km
Tempo di percorrenza: 4 ore

Dalla Val di Ranco si imbocca il sentiero n°1, si prosegue nel bosco della Madre dei Faggi e si giunge ad Acqua Fredda, per poi arrivare al bosco della Fida. All'incrocio con il sentiero n°17, si sale verso NW per poi imboccare il sentiero n°1 in leggera discesa. Si incontra il Pian delle Macinare dove si prende il sentiero n°2 che sale lungo la Val Rachena. Al bivio col sentiero 15, si continua lungo il sentiero 2. Si raggiunge il bivio con il n°14 e da qui si scende ripidamente sul versante orientale. Poco più in basso si raggiunge l'imbocco principale della Grotta di Monte Cucco, Si scende ancora e si raggiunge Pian di Monte, si segue per breve tratto la provinciale che sale da Sigillo e poi, al Pozzarello, si gira a sinistra e si scende fino al sentiero n°1 per tornare nella Val di Ranco.

Alle sorgenti di Rio Freddo

Lunghezza: 8 km
Tempo di percorrenza: 2 ore
Dalla Val di Ranco si prende il sentiero n°10, che attraversa la cresta dal Culumeo va verso est. A quota 1004 m si imbocca una mulattiera che sale da Rucce: qui si piega a sinistra, in salita e si arriva a Passo Cattivo. Si discende lungo l'impluvio della valle e si arriva alle sorgenti di Rio Freddo. Lasciato a sinistra il n°10 bis, l'itinerario prosegue accanto al torrente. Si segue la valle fino a raggiungere nei pressi della Croce dei Fossi, il sentiero 3, dove si prende a sinistra in salita, da qui si raggiunge la Val di Ranco.
La Grotta Ferrata
Lunghezza: 1 km
Tempo di percorrenza: 2 ore
Si parte dal parcheggio di Pian delle Macinare. Da qui si segue prima il n°4 e quindi si piega a destra sul sentiero n°26. In 30 minuti si raggiunge l'imbocco della grotta , che si presenta come un modesto portale naturale chiuso da un muro a secco su cui è stata lasciata una piccola apertura.


Valle delle Prigioni ed Eremo di San Girolamo

Lunghezza: 7 km

Tempo di percorrenza: 6 ore

Da Casa il Sasso presso Pescelupo si segue il sentiero n°5 che risale la Valle delle Prigioni, dapprima in leggerissima pendenza. Dopo la sorgente bassa, si inerpica sul versante meridionale del monte Motette. Si segue il tracciato di un acquedotto che s'infila in un tunnel lungo ca 50 m. A quota 690 m si arriva alla sorgente principale del Rio delle Prigioni, si prosegue a sinistra in salita lungo la sterrata che porta all'Acqua Passera. L'itinerario poi lascia la carrareccia e piega a sinistra in discesa lungo una mulattiera. Qui inizia il sentiero n°4 che attraversa un bosco di faggi. Si prosegue verso valle e si raggiunge di nuovo il punto di partenza.
Giro del monte Motette
Lunghezza: 7 km
Tempo di percorrenza: 5 ore
L'itinerario inizia a Pian di Rolla: si segue il sentiero n°7 che, per un tratto, percorre la strada sterrata. Dopo un centinaio di metri, si piega a destra lungo una carrareccia che sale fra i prati. Poi si prosegue in un sentiero ben tracciato, sempre all'interno del bosco. Si arriva su ampi pendii erbosi e si attraversa il versante NE del Motette. Il tracciato comincia a salire leggermente. Oltre il valico di Serra Piana il sentiero si immette nel n°6 in salita. Si sale ancora, per poi sfociare sui prati che precedono Fonte San Giglio. Dopo il bivio con il n°22 ecco di nuovo il punto d'inizio di Pian di Rolla.


Dalla Val di Ranco alla forra del Rio Freddo
Lunghezza: 8-11 km
Tempo di percorrenza: 4-6 ore
L'itinerario inizia dal sentiero n°1 che attraversa la faggeta di Val di Ranco. Dopo circa 30 minuti si arriva alla fonte dell'Acqua Fredda. Al bivio si prende il n°17 e poi il n°3, che conduce a Passo Porraia. Da qui si devia sul sentiero n°18 che conduce all'imbocco della forra del Rio Freddo, da cui si torna indietro e, imboccando il sentiero n°3, in circa un'ora di tempo, si arriva a Val di Ranco. Un'alternativa prevede il ritorno attraverso Valle San Pietro. Si arriva cosi' alla zona di decollo settentrionale dei deltaplani: da qui si discende al punto di partenza. La valle che si percorre è quella di San Pietro, conosciuta per la presenza di un antico monastero.
Il diverticulum ab Helvillo-Anconam
Lunghezza: 2,8 km
Tempo di percorrenza: 2-3 ore
Il primo tratto si snoda nel bosco di orno-ostrieto che ricopre il versante della Valle Alceto attraversata dall'antico diverticulum, deviazione del tracciato principale della via Flaminia. Dopo circa 1,5 km si incontrano una zona destinata a pascolo e una zona umida di grande interesse naturalistico presso il Sasso della Rocca. Da qui si prosegue verso il valico di Fossato.



A piedi per il Parco di Colfiorito

tra natura e storia


La rete sentieristica che riguarda gli Altipiani Plestini è stata disegnata per evidenziare le potenzialità di un territorio dove i segni lasciati dall'uomo attraversano i tempi e s' integrano con i valori del paesaggio. Le escursioni permettono di osservare l'ambiente della palude di Colfiorito e siti archeologici di notevole importanza come il Castelliere di Monte Orve e l'insediamento di Plestia. Gli itinerari sono percorribili a piedi, a cavallo e in mountain bike e sono studiati anche per il turismo didattico.


I Castellieri
I castellieri sono insediamenti fortificati costruiti a partire dalla fine del VII secolo a.C. con funzione di controllo dei valichi dell'Appennino. Sono circondati da mura, con un solo accesso. Ai loro piedi si estendevano le necropoli.
Il Castelliere di Monte Orve a partire dal V secolo a.C. appare circondato da grosse mura poligonali con massi rozzamente squadrati e tenuti insieme senza malta cementizia. All'interno si vedono i terrazzamenti su cui era distribuito l'abitato e sull'acropoli i resti di un edificio, forse un tempio. L'area fu occupata in età romana e in epoca medievale, quando vi fu costruita la canonica di Santa Maria in Orve. Localmente i castellieri sono conosciuti anche con il nome di "trincee" perché riutilizzati in tempo di guerra.


Plestia
Plestia fu una fiorente città sviluppatasi lungo l' asse viario che collegava i due versanti degli Appennini. Gli abitanti dell'altopiano avevano dato vita ad un insediamento urbano già a partire dal II secolo a.C. Alleata di Roma divenne municipio nel I secolo a.C. Dal V secolo fu eletta sede vescovile. Fu abbandonata in seguito alle invasioni barbariche: gli abitanti del luogo dovettero rioccupare i più sicuri castellari, situati sulle alture vicine. Sotto le strutture romane, sono presenti i resti di un villaggio dell'età di ferro con capanne pavimentate e strutturate intorno ad un focolare


Itinerari suggeriti a Colfiorito
Guide per scoprire le bellezze del parco

Itinerario verso la Croce di Casicchio

Tempo di percorrenza: 1h 30'
Lunghezza: 4 km
Dislivello: 120 m

In prossimità della sede del Parco, dopo aver lasciato alle spalle il paese di Colfiorito, attraverso un costone erboso, si sale in direzione del bosco, oltrepassato il quale si individuano i resti di un castelliere. Alla sommità si imbocca una via che scende a valle, poi ci si immette su una strada asfaltata che porta a Colfiorito. Una deviazione a sinistra conduce alla Croce di Casicchio, da cui si gode un ampio panorama della palude e, volendo, si può raggiungere il convento di Brogliano.
Itinerario verso la Buca del Diavolo

Tempo di percorrenza: 2h 30'
Lunghezza: 8 km
Dislivello: 20 m

Percorso pianeggiante che possa, nel primo tratto, ai piedi del monte Trella per poi girare verso Buca del Diavolo, interessante sito archeologico. Si prosegue verso l'abitato di Taverne, si raggiunge la strada asfaltata, si gira a sinistra, ci si porta nei pressi della Basilica di Santa Maria di Plestia e si giunge a Colfiorito.

Itinerario verso la Macchia dello Spagnolo

Tempo di percorrenza: 4h
Lunghezza: 10 km
Dislivello: 249 m

Da Colfiorito attraverso un agile sentiero prima e una salita più decisa poi, si arriva sulla cima del monte Trella. Da qui si ridiscende a valle Luce e a Cesi, in territorio marchigiano. Attraversato il paese si risale, seguendo una via, verso la Macchia dello Spagnolo, rimboschimento di conifere. Di qui un'altra via ridiscende a Colfiorito.


I sentieri di Colfiorito

Un percorso tra i segni lasciati dall'uomo che si integrano con i valori del paesaggio


Sentiero natura "Il Castelliere"
Tempo di percorrenza: 2h
Lunghezza: 4 km
Dislivello: 146 m

Si parte da Colfiorito e si sale attraverso un bosco di pini neri al termine del quale il tracciato esce allo scoperto e si apre sul panorama della palude di Colfiorito e dei Piani.
Si prosegue, tagliando il pendio, attraverso alcuni gradoni artificiali del monte Orve per immettersi, poi, in un ampia via che conduce fino alle mura del Castelliere.
Si discende attraverso un sentiero in terra rossa, mentre la vista spazia ancora sui Piani e sui centri abitati. Una breve deviazione porta al castelliere di Croce di Casicchio. Quindi si raggiunge, la strada asfaltata che conduce a Colfiorito.
Lungo la via si osservano i ruderi del Molinaccio e uno degli inghiottitoi vicino alla palude.
Lungo il sentiero natura sono state poste tabelle informative relative alle emergenze naturalistiche e archeologiche della zona.


La rete sentieristica che riguarda gli Altipiani Plestini è stata disegnata per evidenziare le potenzialità di un territorio dove i segni lasciati dall'uomo attraversano i tempi e si integrano con i valori del paesaggio.
Il Sentiero Italia è un itinerario di grande interesse storico, culturale e ambientale disegnato seguendo per lo più i crinali dei monti e dei territori lontani da circuiti consueti del turismo. Passando per Colfiorito, va dal monte Pennino al monte Tologna, interessando l’Umbria e le Marche. In territorio umbro il sentiero Italia prevede il tratto Colfiorito-Sellano-Preci.


Attraverso i Piani di Colfiorito è stato, inoltre, disegnato dalla Federazione Italiana Escursionismo il Sentiero Europa che collega tutta l’Europa. Il tratto umbro comprende 11 tappe e copre 180 km.
Per informazioni in relazione ai tracciati si invita a contattare l'ente gestore del Parco di Colfiorito con sede in Via Adriatica (Area ex Casermette) - 06030 Colfiorito di Foligno (PG)
Tel. 0742/681011 - 0742/342415
Fax 0742/680098


Museo naturalistico di Colfiorito

Colfiorito di Foligno (Pg)

Il museo si propone di valorizzare il grande patrimonio storico, archeologico, naturalistico del Parco attraverso la raccolta di materiali scientifici, di documentazioni e di collezioni naturalistiche.

La sezione archeologica ripercorre la storia del territorio dall'età del ferro al popolo dei Plestini, alla fase della romanizzazione con la nascita di Plestia, all'epoca medievale. Attenzione particolare viene data ai castellieri che sono elementi caratterizzanti del territorio. Oltre al castelliere di monte Orve, il più importante, sono studiati quelli a pianta ellittica e quelli a pianta articolata.


La sezione paleontologica analizza i fossili di vertebrati riferibili al Pleistocene, le stratificazioni delle rocce calcaree con riferimento ai siti di Cesi-Colle Curi e Forte delle Mattinate, la formazione dei rilievi. Sono esposti diversi fossili tra cui l'Hippopotamus antiquus risalente a 70.000 anni fa e ritrovato a Colle Curti.

La sezione palinologica evidenzia una ricerca effettuata sui sedimenti lacustri attraverso la quale è stato possibile ricostruire, con lo studio dei pollini, l'evoluzione della vegetazione negli ultimi 25.000 anni di storia della terra e si è potuto constatare il progressivo inaridimento dell'area degli Altipiani con il lento passaggio dalla fase del lago a quella della palude.


La sezione zoologica è divisa in due settori. Il primo è dedicato agli insetti del luogo con una vasta collezione, sempre aggiornata, di coleotteri, lepidotteri ed emitteri. Uno studio riguarda, in particolare, le libellule e i loro ciclo biologico. Il secondo settore approfondisce la conoscenza dell'avifauna della palude, descrivendo ogni uccello, le caratteristiche, la provenienza, le abitudini di vita.

La sezione geobotanica è pure divisa in due settori. Il primo documenta la flora e la vegetazione degli Altipiani e in particolare, della palude dove sono state classificate ben 45 famiglie e 132 generi di piante dimostrando, pertanto, la grande biodiversità del luogo. Di queste, 39 piante risultano molto rare. La collezione è arricchita da un erbario. La seconda sezione riguarda la cartografia: vi sono piante geobotaniche, carte del paesaggio vegetazionale del bacino imbrifero degli Altipiani di Colfiorito con il plastico relativo, carta della vegetazione del Parco di Colfiorito con plastico, carta della vegetazione della palude con plastico. Il tutto completato da documentazione fotografica.


Nella sezione "Antartide" è stato esposto il materiale proveniente dalla mostra itinerante che riguarda quel continente, che, al pari della palude di Colfiorito, è interessato da una grande biodiversità.


Parco del Lago Trasimeno

Il Parco è lo strumento per tutelare e valorizzare il. Lago Trasimeno., il maggiore dell'Italia peninsulare con la sua superficie di 128km/q, inferiore di poco a quella del Lago di Como. Oltre allo specchio d'acqua è compreso nel Parco tutto il sistema spondale che lo circonda ivi compresi i centri storici minori e maggiori come quelli di. Castiglione del Lago. e di Passignano.
Il Trasimeno è stato storicamente chiamato "il lago di Perugia" e questa definizione fa ben comprendere l'importanza che il bacino lacuale ha sempre avuto ed ha per tutta l'Umbria nord-occidentale e per il territorio della Chiana toscana. L'area di gravitazione sul Trasimeno e sul suo Parco non è facilmente definibile perché varia per funzioni e tempi.
La massima presenza di visitatori si verifica nei mesi estivi, per finalità turistiche e ricreative, ed in tale occasione il turismo domenicale è alimentato da stranieri, da residenti di gran parte della provincia di Perugia, dei comuni della Chiana toscana fino ad Arezzo. In tali occasioni sono state stimate punte di presenza di visitatori di 30.000 unità oltre agli abitanti della struttura urbana circumlacuale. Sommando questo dato a quelli ricorrenti sulla crisi del livello e quantità delle acque del Trasimeno provocati dalle precipitazioni annuali inferiori alla media regionale, alla mancanza di veri immissari al bacino idrografico esteso a poco più del doppio della superficie del lago balza in tutta evidenza come sia necessario difendere il Trasimeno da pressioni antropiche permanenti e sproporzionate, da attività produttive con elevato consumo di acqua e come sia necessario eliminare ogni fonte inquinante per un corpo idrico esteso in superficie, ma dalla scarsa profondità variabile dai 3 ai 6 metri.
Il Trasimeno ha tutte le caratteristiche di una grande risorsa naturale che va rigorosamente tutelata e che va promossa per usi compatibili alla sua conservazione. Gli abitanti dei comuni del Trasimeno e gli umbri tutti hanno, pur tra mille difficoltà, saputo tutelare il loro lago le cui acque sono costantemente balneabili, le cui valli e le cui isole sono ambiti territoriali integri e quindi specchio di un passato millenario e tema per un presente idoneo a scoprire un rapportarsi nuovo dell'uomo con i suoi habitat.


Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Una catena montuosa che si erge nel cuore dell'Italia fino a raggiungere, con il Monte Vettore i 2.476 m. Un territorio dove la magia della natura, la storia e la cultura locale hanno contribuito a definire una realtà unica ed irripetibile.
Tra le decine di vette che superano i 2.000 metri di quota spiccano il Vettore (2476 m.), il Monte Sibilla (2.175m.), la cima del Redentore (2448 m.), il Monte Priora (2332 m.), il Monte Argentella (2200 m.).
Dall' asse principale della dorsale appenninica degradano un versante orientale, caratterizzato da valli strette e orientate a nord (le valli dell'Aso, del Tenna e dell'Ambro), e un versante occidentale in cui si rilevano tre caratteristiche depressioni ad alta quota denominate i Piani di Castelluccio (Pian perduto, Pian grande e Pian piccolo).
Dal massiccio dei Sibillini nascono i fiumi Aso, Tenna, Ambro e Nera. Nel Parco sono situati il lago di Fiastra (artificiale) e, sotto la cima del Vettore, il lago di Pilato (1940 m.).
1800 sono le specie floristiche presenti, tra le quali la stella alpina dell'Appennino, l'anemone alpino, la silene a cuscinetto, il giglio martagone, l'uva orsina, il ginepì e numerose orchidee. Tra le specie arboree ricordiamo la roverella (Quercuspubescens), il carpino nero (Ostrya carpinifolia), orniello (Fraxinus ornus), il cerro (Quercus cerris), il carpino bianco (Carpinus betulus), il castagno (Castanea sativa), il leccio (Quercus ilex), il faggio (Fagus silvatica), l'acero montano (Acer pseudoplatanus).



Parco S.T.I.N.A.


Il Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico e Ambientale (S.T.I.N.A.) del monte Peglia-Selva di Meana, è costituito da tre diverse ed importanti Aree Naturali Protette: "Selva di Meana-Allerona"; "Bosco della Melonta" e "San Venanzo".
L'area, all'interno della regione Umbria, si trova in posizione centro-occidentale e nel suo insieme, comprende gran parte del territorio proprio della Comunità Montana "Monte Peglia e Selva di Meana".
Le attività umane sono in massima parte incentrate sull'agricoltura, condotta quasi esclusivamente in maniera non intensiva, sulla silvicoltura e sull'allevamento, mentre le produzioni di tipo industriale, pur se presenti, sono concentrate in massima parte alla periferia dei maggiori centri urbani che ricadono all'interno del suo territorio: Allerona, Ficulle, Castel Viscardo, Monte Rubiaglio, Parrano, San Venanzo.

Importanti sono anche le produzioni artigianali quali le terrecotte artistiche di Ficulle ed i mattoni in cotto di Castel Viscardo, e la vastissima produzione di prodotti alimentari tradizionali e biologici.

Il patrimonio naturalistico ed ambientale di questo territorio è tra i più vasti ed articolati dell'Umbria e dell'intera Italia centrale, spaziando dai valori più propriamente naturalistici (vegetazione fauna) ai suoi importanti giacimenti paleontologici, geologici, preistorici, archeologici e storici.

L'area è facilmente raggiungibile sia utilizzando l'adiacente tracciato della E45 (S.S. 3 bis) dalla quale si arriva a S. Venanzo, sia utilizzando l'asse viario dell' "Autosole", sia tramite la ferrovia, che collega tutta l'Italia con l'area dell'Orvietano.



Parco del Fiume Tevere

Il Parco Regionale comprende il fiume Tevere nel tratto medio-inferiore del suo corso in Umbria dal ponte di Montemolino, che congiunge la sponda sinistra di Todi con quella destra di Montecastello Vibio, sino al limite sud del bacino di Alviano.
Il Parco comprende, oltre il fiume per circa 50 km, territori significativi per caratteristiche ambientali, per testimonianze culturali, archeologiche, monumentali.
Il corso fluviale è stato modificato dallo sfruttamento idroelettrico, che ha portato alla formazione del lago di Corbara e del bacino di espansione di Alviano. Ma il fascino dei luoghi si è modificato, non cancellato: il Tevere segna ancora splendidamente il territorio dell' Umbria. La popolazione dell' area di gravitazione del Parco è di circa 19.000 abitanti. Il territorio agricolo varia dai fondovalle, con agricoltura intensiva, ai colli, su cui si coltivano vite e olivo, ai boschi delle quote alto collinari e montane. Sul territorio che gravita sul Parco sono insediate attività manifatturiere di nicchia ma di alta qualità.
Elevato è il livello dei servizi, delle strutture ricreative e ricettive. Una segnalazione particolare per la ristorazione: nel Parco del Tevere operano esercizi di livello elevato, segnalati dalle più importanti guide di settore, ed anche un riconosciuto "maestro" della cucina italiana.

Todi ed Orvieto sono le attestazioni urbane che caratterizzano il Parco con il loro patrimonio culturale e Todi, in particolare, è nel Parco con l'intero centro storico. Ma tutto il territorio del Parco è ricco di centri minori diffusi e dotati di testimonianze storiche e artistiche così da realizzare l'integrazione dell'ambiente naturale con l'ambiente culturale. E' in questo territorio che una recente ricerca dell'Università del Kentuky valuta sia un esemplare grado di vivibilità.


FONTE: www.itinerari.umbria2000.it 


La fiorita della Piana di Castelluccio di Norcia


A una quota di 1452 metri sul livello del mare si trova Castelluccio di Norcia nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini nella Valnerina.
Da questo suggestivo ed incantevole paese si possono scorgere scenari unici di una pianura di circa 1300 ettari di terreno che nei mesi invernali offre una vista davvero seducente ed unica per la neve che ricopre questa enorme distesa, nei primi dieci giorni di giugno invece si cosparge di un tappeto di fiori talmente spettacolari da essere noto con l'appellativo di Fioritura dei Piani.
E' una vera e propria esplosione di colori, dal rosso dei papaveri, al bianco dei narcisi, dall'azzurro dei fiordalisi al giallo dei fiori della lenticchia che trasformano i Piani di Castelluccio in una tavolozza variopinta. I fiori impalpabili quasi si confondono con le erbe, sembrano uscire da un verso di Virgilio"tenere e umide con i cardi che nulla ancora hanno della crudezza di cui li rivestirà il sole d'estate". I fiori delle lenticchie, i papaveri, i fiordalisi si alternano cromaticamente nella straordinaria manifestazione organizzata dalla natura a Castelluccio di Norcia .
Lungo il Pian Grande, dopo circa un chilometro e mezzo s’incontra il tratto finale del Fosso dei Mergani. Sul fondo del fosso si giunge all’imbocco dell’Inghiottitoio, la conca che incanala le acque del rivolo. L’acqua assorbita dal bacino imbrifero dei piani di Castelluccio, circa 50 milioni di metri cubi l’anno, viene raccolta dal fosso dei Mergani che serpeggiando per circa due chilometri termina nell’Inghiottitoio. Le acque che alimentano il fosso provengono esclusivamente dallo scioglimento delle nevi e dalle piogge. Nelle vicinanze del fosso è possibile notare varie doline di forme diverse: a imbuto, a piatto a scodella.
La piana carsica di Castelluccio di Norcia è visitata da numerosissimi turisti attratti da questo magnifico scenario. Nella piana si possono praticare numerosissimi sport tra i quali il deltaplano, passeggiate a cavallo, ma più che altro gli amanti della natura possono passare giornate in assoluto relax.


La Scarzuola

A una quota di 1452 metri sul livello del mare si trova Castelluccio di Norcia nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini nella Valnerina. Da questo suggestivo ed incantevole paese si possono scorgere scenari unici di una pianura di circa 1300 ettari di terreno che nei mesi invernali offre una vista davvero seducente ed unica per la neve che ricopre questa enorme distesa, nei primi dieci giorni di giugno invece si cosparge di un tappeto di fiori talmente spettacolari da essere noto con l'appellativo di Fioritura dei Piani. E' una vera e propria esplosione di colori, dal rosso dei papaveri, al bianco dei narcisi, dall'azzurro dei fiordalisi al giallo dei fiori della lenticchia che trasformano i Piani di Castelluccio in una tavolozza variopinta. I fiori impalpabili quasi si confondono con le erbe, sembrano uscire da un verso di Virgilio"tenere e umide con i cardi che nulla ancora hanno della crudezza di cui li rivestirà il sole d'estate". I fiori delle lenticchie, i papaveri, i fiordalisi si alternano cromaticamente nella straordinaria manifestazione organizzata dalla natura a Castelluccio di Norcia . Lungo il Pian Grande, dopo circa un chilometro e mezzo s’incontra il tratto finale del Fosso dei Mergani. Sul fondo del fosso si giunge all’imbocco dell’Inghiottitoio, la conca che incanala le acque del rivolo. L’acqua assorbita dal bacino imbrifero dei piani di Castelluccio, circa 50 milioni di metri cubi l’anno, viene raccolta dal fosso dei Mergani che serpeggiando per circa due chilometri termina nell’Inghiottitoio. Le acque che alimentano il fosso provengono esclusivamente dallo scioglimento delle nevi e dalle piogge. Nelle vicinanze del fosso è possibile notare varie doline di forme diverse: a imbuto, a piatto a scodella. La piana carsica di Castelluccio di Norcia è visitata da numerosissimi turisti attratti da questo magnifico scenario. Nella piana si possono praticare numerosissimi sport tra i quali il deltaplano, passeggiate a cavallo, ma più che altro gli amanti della natura possono passare giornate in assoluto relax.

Si narra che nel 1218 vi dimorò San Francesco di Assisi costruendosi una capanna fatta con la scarsa, (pianta palustre, da cui il nome Scarzuola). Il Santo vi fondò un Convento piantando un alloro e una rosa creando una fonte della quale la gente porta ancora molta devozione. Nella piccola chiesa del convento è custodito un affresco della prima metà del XIII secolo, uno dei primi ritratti del Santo in levitazione.
Oggi La Scarzuola è un luogo d'incanto, trasformato dall'Architetto milanese Tommaso Buzzi, che acquistò il complesso conventuale nel 1957 per costruire la "città ideale". Il recupero del convento fu il primo atto del progetto di Buzzi; subito dopo passò ai giardini, trasformando gli innocenti orti dei frati in un fantastico impianto verde ove, tra siepi di bosso, fiori rari, statue e pergolati, si rievoca il mito d'amore di Polifilo e della sua ninfa. Ultimato così il recupero della "città sacra", Buzzi passò ad edificare la sua "città profana", che chiamerà "Buzziana". Questa inizia a sorgere al termine del giardino, affacciata su un vasto anfiteatro naturale. Appare come una bizzarra e sconvolgente cittadella tutta in tufo, le cui fabbriche paiono modellate con la sabbia, come i castelli che si fanno in riva al mare. Gli edifici sono collegati tra loro da zone teatrali vere e proprie ( scene, gradinate, grandi vasche) realizzate sul rilievo del terreno e sostenute da poderosi muri di tufo.
La Buzziana appare proprio una città profana, sovraccarica com'è di riferimenti e citazioni: ovunque vi sono impressi motti, monogrammi e simboli indecifrabili. Concepita in base ad un personalissimo neo-Manierismo, la cittadella presenta forme sconcertanti e complesse: vi abbondano scalinate e scalette, modi espressivi "alla rustica", bassorilievi di mostri, statuine, figure fitomorfe "alla Arcimboldi" senza alcun richiamo all'architettura. C'è un affastellarsi di edifici e monumenti che ha del miracoloso: strutture circolari come osservatori astronomici arabi, costruzioni zoomorfe, tebaidi e pozzi di meditazione, luoghi di rappresentazione e templi di culti pagani con la torre di cristallo, che pare, invece, il pinnacolo di una cattedrale gotica.
Alla sua morte, avvenuta nell'80, Tomaso Buzzi lascia incompiuta la creatura di pietra, ed esprime il desiderio che la natura ne prenda possesso, la divori, ne faccia un insieme di belle rovine degne del pennello di Clerisseau. Ma la Buzziana non scompare e oggi, quasi interamente compiuta, si presenta all'uomo del Terzo Millennio come un labirinto dello spirito, una concezione che forza le regole della nostra dimensione per imporne un'altra.



La Foresta Fossile di Dunarobba

La Foresta Fossile di Dunarobba nasce da un fenomeno naturale che permette a distanza di milioni di anni di ammirare questo museo all'aperto fatto di tronchi fossilizzati eccezionalmente conservati in posizione originaria nel territorio dell'abitato di Dunarobba nel comune di Avigliano Umbro. Si tratta di piante colossali, molto simili alle odierne sequoie, sepolte dall'argilla e spezzate a 5-10 metri di altezza, capaci di raggiungere un diametro superiore al metro e mezzo. Nei primi anni '80 le ruspe di una fabbrica di laterizi portarono alla luce i primi tronchi che, dalle analisi dendrologiche e tipologiche, sono risultati risalire al Pliocene, a quel periodo cioè di grandi stravolgimenti atmosferici che queste sagome lignee sembrano ricordarci nella loro postura inclinata.
Milioni di anni fa infatti nel territorio di Avigliano Umbro scorreva un grande fiume diretto da Todi alla conca ternana, considerato dai geologi il ramo occidentale del Lago Tiberino. Quest'ultimo avrebbe avuto una lunghezza di circa 120 Km e un'ampiezza di 30, sviluppandosi da Sansepolcro alla conca ternana e ampliandosi, all'altezza di Perugia con un golfo profondo fino a Spoleto. Periodicamente la pianura veniva alluvionata dalle esondazioni di questo ramo impetuoso, provocando l'accumulo di depositi sabbioso-argillosi che hanno innalzato nel tempo il terreno intorno alle piante sulle rive.


L'Oasi di Alviano

L'Oasi di Alviano è stata istituita nel 1978 su un'area di 800 ettari e inserita nel Parco fluviale del Tevere, comprende l'intero bacino artificiale del lago di Alviano, formatosi nel 1964 con lo sbarramento del Tevere.
Dal 1990 il WWF vi gestisce una riserva faunistica, in un contesto ricco dal punto di vista della vegetazione sia ripariale che palustre.
L'oasi interessa i comuni di Alviano, Guardea e Montecchio. Quattro chilometri di percorso natura si dipartono dall'ingresso che si trova a Madonna del Porto nel comune di Guardea, divisi in due itinerari.
All'interno dell'oasi si può praticare il "birdwatching" con appostamenti su torri, passerelle con capanni ben attrezzati, vi è pure un'aula scolastica all'aperto proprio in mezzo alla palude.
La zona è umida e ideale per il passo e la nidificazione di rari uccelli migratori e stanziali, è possibile ammirare il martin pescatore, lo svasso maggiore, aironi, cormorani, gabbiani, falchi e altri uccelli.
Nella palude vi è inoltre un notevole ecosistema didattico, vivono moltissime specie di anfibi e rettili d'acqua.



Le Fonti del Clitumno

Un vero gioiello naturalistico dell'Umbria, le Fonti del Clitumno, per le suggestioni che evocano, sono il luogo ideale per comprendere l'intreccio tra religiosità e ambiente. Qui polle d'acqua dagli intensi colori ed una lussureggiante vegetazione creano un ambiente di imcomparabile bellezza.
Dedicate al Dio Clutumno, personificazioni del fiume che qui proferiva ai suoi oracoli, già famose in epoca romana e celebrate da Properzio, Plinio e Virgilio nei loro scritti, queste acque hanno ispirato nei tempi più recenti poeti come Byron e Giosuè Carducci, pittori come Corot e ancora oggi sgorgano dalle fratture della roccia e vengono raccolte in un delizioso laghetto.
Uno specchio d'acqua con un perimetro poco più lungo di 400 metri per una superficie di quasi diecimila metri quadrati. In questo piccolo laghetto numerosissime specie vegetali contribuiscono a dare quella caratteristica per cui le Fonti del clitunno sono note. Il muschio, le fanerogame, la coda di cavallo acquatica, la mestolaccia, la brosca increspata, la gamberaja maggiore, il nontiscordardimè delle paludi, il nasturzio acquatico, detto anche crescione sono solo alcune delle piante che si trovano all'interno del laghetto. Intorno alle rive sono gli alberi a caratterizzare l'ambiente, in primo luogo il pioppo cipressino, che d'estate si riveste di un fitto fogliame. Poi, i salici piangentila cui diffusione viene fatta risalire alla moda che si diffuse a Parigi negli anni '40 del secolo diciannovesimo di questa pianta che, si dice, dava ombra alla tomba di Napoleone a Sant'Elena.
Più a valle, a circa un chilometro, si trova il Tempietto del Clitunno o Clitumno, di probabile origine romana, poi trasformato in sacello paleocristiano, dI datazione incerta (IV-V secolo d.C.), che conserva all'interno gli affreschi sacri più antichi dell'Umbria, tra cui un "Pantokrator" dell'ottavo secolo.



Monteluco

Monteluco di Spoleto offre moltissime escursioni e passeggiate lungo sentieri in un paesaggio e in un ambiente adatto per esaltare la sacralità della natura. L'antica via di comunicazione tra Spoleto e il Monteluco era il possente Ponte delle Torri.
Il Monteluco è interamente coperto di lecci e fu un bosco sacro a Giove ("lucus" ovvero monte sacro) fin dall'età romana e la "Lex Spoletina", raro documento del III sec. a.C., oggi custodito al Museo civico di Spoleto ne tutelava l'integrità.
Monteluco fu anche luogo naturale di isolamento sullo scorcio del V secolo dagli eremiti siriaci per la meditazione e la preghiera.
Agli inizi del '500, con la partenza dei Benedettini, sugli antichi luoghi di preghiera furono edificati piccoli conventi, chiese, cappelle, abitate da singolari figure di "eremiti" della mondanità spoletina: artisti, pittori, architetti, uniti sotto una congregazione fondata nel 1547 dal vescovo Fabio Vigili. La casa madre aveva sede nell'antico eremo delle Grazie, poi trasformato in Villa Lalli.
L'occupazione francese soppresse la congregazione e, all'inizio dell'800, gli eremi passarono definitivamente in mano ai privati, che li trasformarono in ville per la residenza estiva.
Salendo per il Monteluco si incontra la chiesa di San Pietro, eretta all'inizio del V secolo su una villa antica, monumento esemplare del romanico umbro.
Al Km. 5,5 si incontra la chiesa romanica di S. Giuliano sorta nel XII secolo sul posto di un edificio risalente al VI e intitolato a un martire omonimo. L'interno è basilicale a tre navate su pilastri e rozze colonne di conci con tre absidi semicircolari e cripta.
Salendo vi è il Santuario di Monteluco meta di pellegrinaggi posto sul posto di insediamento francescano che la tradizione vuole fondato dallo stesso Francesco in luogo donato dai Benedettini assieme a una chiesetta intitolata a santa Caterina d'Alessandria.
Oggi Monteluco è considerato un interessante patrimonio artistico e naturalistico tanto da essere inserito tra i luoghi osservati dal Comitato del Patrimonio Mondiale Unesco.


Ex ferrovia Spoleto Norcia


La ex ferrovia Spoleto-Norcia fu costruita nel 1926 e fu uno dei capolavori dell'ingegneria ferroviaria. Collegava la Valnerina con la Valle Umbra e percorreva un tragitto tra le vallate separate dal Monte Fionchi. Inopportunamente smantellata nel 1968 oggi è percorribile con percorsi alternativi a piedi o in mountain bike ma si sta pensando di riattivare definitivamente il tracciato sfruttando un itinerario cicloturistico di grande suggestione.
L'ardito e pittoresco tracciato della ferrovia a scartamento ridotto Spoleto-Norcia è lungo circa 51 chilometri e attraversa un territorio talmente vario da farle raggiungere pendenze massime del 45%.
Parte da Spoleto per arrivare alla stazione di Caprareccia situata a quota 590 m. Il suo punto più alto è la galleria di Forca di Cerro lunga 1936 metri che raggiunge quota 624 m.
Il percorso tra gole strettissime e a tratti sospeso su impetuosi corsi d'acqua, è pieno di opere spettacolari, come il ponte sul torrente Cortaccione (alto circa 60 m.) sotto al quale ci sono ritrovamenti di epoca romana, un viadotto sinusoidale che permette di attraversare la strada provinciale.
Dopo il valico inizia una lenta discesa di circa 9 chilometri con pendenze che vanno dal 37% fino al 45% in un susseguirsi di tornanti (le famose "sei svolte").
Il paesaggio è pieno di piccoli e antichi caselli, viadotti e gallerie. Ce n'è anche una molto particolare, lunga 450 metri e ad andamento elicoidale, che inizia dopo un ponte e sbuca alla base di uno dei piloni dello stesso.
Si arriva così a Norcia, dopo avere attraversato una valle dalle numerose e meravigliose tonalità di verde.

FONTE: www.umbriaearte.it


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