Itinerari religiosi della regione Umbria
Chiese, cattedrali, conventi, monasteri, eremi e santuari .: L'Umbria ha un patrimonio ricchissimo di spiritualità, chiese, conventi, monasteri, cattedrali. Una breve storia attraverso i vari periodi storici per conoscere meglio l'architettura degli edifici religiosi.
Le chiese e cattedrali in Umbria già in epoca preromanica, attraverso la loro ricostruzione permise uno sviluppo di edilizia religiosa, un fenomeno straordinario per consistenza quantitativa e per capillarità di penetrazione anche in zone più interne e accidentate come Narni, Assisi, Spoleto che testimoniano la lunga persistenza dei modelli basilicali e decorativi romani. L'epoca del romanico umbro ci lascia numerosi reperti scultorei ma non supporta un linguaggio omogeneo. L'influenza delle tradizioni locali è notevole, pensiamo all'architettura dello spoletino con i suoi influssi lombardi.
Nella metà del 1200 con la costruzione delle chiese francescane (Santa Chiara ad Assisi, San Francesco al Prato a Perugia e San Francesco a Terni), quelle domenicane (San Domenico a Perugia), ma anche quelle agostiniane (Sant'Agostino a Perugia, San Niccolò a Spoleto) vengono a coincidere con i nodi di una fitta orditura che condiziona lo sviluppo dei centri abitati, pensiamo alle dimensioni spesso fuori scala di questi edifici come ad esempio il Duomo di Orvieto. Con la costruzione anche dei palazzi pubblici assieme alle cattedrali la città assume un ruolo polifunzionale, come il caso di Perugia, Todi e Gubbio.
Con le grandi chiese arriva il periodo dei cicli affrescati. L'emergere di Perugia e Assisi, non riduce la vitalità dei centri grandi o minori della regione, la cui attività artistica al contrario riceve spesso impulsi decisivi dall'enorme ampliamento dell'orizzonte pittorico, artisti del calibro di Cimabue, Giotto, si apprestano a dipingere le pareti della chiesa di San Francesco.
Nel '400 in area alto-tiberina si perpetua una tradizione di scambio tra l'Umbria "romana" e la Toscana dei Medici che in Vasari ha il suo nume tutelare e al cui gusto sono da riferire numerosi interventi come la cappella Vitelli in San Francesco e altre chiese di Città di Castello. A Todi si ha la traduzione di un'idea del Bramante con il Tempio di Santa Maria della Consolazione che si ritrova in scala minore a Spoleto con la chiesa di S. Maria della Manna d'Oro.
Nel cinquecento l'Umbria diventa interamente una provincia dello Stato Ecclesiastico di Roma. Ecco che si condividono gli ideali di arte oltre che di costume. In questo secolo si iniziano le costruzioni della chiesa di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, e per l'arredo delle navate del Duomo d'Orvieto vengono chiamati numerosi artisti della cultura romana.
Nel seicento l'importazione di prodotti della cultura romana ha una esemplificazione molto interessante anche per ciò che concerne la scultura: i busti dei coniugi Roscioli nel Duomo di Foligno, opera di Gian Lorenzo Bernini, sono una spia di una fitta rete di rapporti anche ad alto livello che intercorsero tra centro e periferia.
Il settecento umbro è costituito da un episodio di particolare rilievo per l'architettura umbra; il folignate Giuseppe Piermarini ricostruisce l'interno della Cattedrale di Foligno ispirata ad un progetto di Luigi Vanvitelli.
Il primo ottocento è caratterizzato da esigenze di enfatizzazione per quanto riguarda la "visibilità" di un potere come quello Pontificio che invece era destinato fatalmente a sfaldarsi.
Nel novecento si ha un progressivo sgretolamento dell'identità artistica umbra. La storia di questo periodo attraversa una fase non di tendenze o di relazioni ma semplicemente di episodi e di personalità isolate anche se spesso di primissimo piano. Citiamo in questo caso la costruzione di Tommaso Buzzi a Montegabbione nel ternano de' La Scarzuola.
FONTE: www.umbriaearte.it
Spazio della pace e dello spirito
L’immagine della regione è da secoli legata ai valori della pace, del raccoglimento mistico e della preghiera, nei quali essa trova la sua più intima identificazione storica e culturale.
L’Umbria è terra eletta per spiritualità diffusa. Questo volto sereno e contemplativo, che ha radici profonde nel sentimento degli umbri, non è però vissuto come un dato storico immutabile, bensì come una ricerca continua, che oggi trova la sua più forte e nobile espressione nella Marcia della Pace, l’immenso corteo di genti diverse per etnia, cultura, religione e opinione politica, simbolicamente allacciate tra Assisi e Perugia per rinnovare ogni anno il rivoluzionario messaggio francescano di pace e di fratellanza tra i popoli.
Sacralità naturale
Il tessuto della spiritualità umbra ha in Assisi il suo cuore, ma la trama è vasta e antichissima. Inizia con la sacralizzazione della natura, vissuta nell'antichità in intimo legame con la vita e il pensiero degli uomini. Le Fonti del Clitunno, dedicate al "nume benigno e fatidico", ospitavano tra le fredde e limpide polle di risorgiva molti templi e un oracolo, cui non disdegnavano di chiedere consigli anche gli imperatori.
Le fitte leccete del Monteluco di Spoleto furono bosco sacro a Giove e rifugio di eremiti nei primi secoli dell'era cristiana, per poi accogliere nel santuario fondato forse dallo stesso Francesco una comunità di frati. Prima che il santo d'Assisi e i suoi compagni scegliessero il Subasio per ritirarsi in preghiera nell'eremo delle Carceri, le selve di questo monte, allora fitte e impenetrabili, nascondevano grotte dove si ritiravano in solitudine gli eremiti.
Preghiera e lavoro
Giunsero poi sul Subasio i Benedettini per costruire un'abbazia dedicata al loro fondatore, san Benedetto, patrono d'Europa, padre del monachesimo occidentale, che aveva avuto nel 480 i natali a Norcia, allora nodo vitale delle comunicazioni tra l'Umbria e l'Adriatico. Sostenuto da santa Scolastica, sua sorella gemella, fissò le regole della vita monastica fondate sulla preghiera, lo studio e il lavoro.
I Benedettini bonificarono e dissodarono terre, e disseminarono di chiese e monasteri l'Umbria intera:
S. Paolo inter vineas a Spoleto, S. Pietro a Perugia, S. Maria di Valdiponte a Montelabate, il Sassovivo presso Foligno, S. Salvatore di Monte Corona in val Tiberina, l'abbazia di Petroia a Città di Castello, S. Eutizio presso Preci.
Monumenti che oggi rimangono a testimoniare la diffusione degli ideali mistici non meno che l'impegno degli uomini di fede verso l'arte, straordinario mezzo di comunicazione della società medievale.
Il Patrono dell’amore
Secondo una tradizione dalle origini molto incerte, il primo matrimonio misto dell'era cristiana fu celebrato in Umbria da san Valentino martire, forse vescovo di Terni, proclamato dalla devozione popolare protettore degli innamorati. L'unione dei due sposi, un legionario pagano e una fanciulla cristiana, è raccontato come un evento memorabile in quei secoli segnati da persecuzioni e intolleranze, e viene inteso come un atto simbolico di riconciliazione e fratellanza che ogni anno, il 14 febbraio (dies natalis di S. Valentino), è ricordato con solenni celebrazioni nella Basilica di Terni, dove il santo è sepolto.
La rivoluzione francescana
La straordinaria vicenda umana e spirituale di san Francesco, il patrono d'Italia, nato in Assisi verso il 1181, è il nodo nevralgico della storia regionale. L'Umbria esplode sulla scena internazionale proprio raccontando al mondo la storia del santo di Assisi mirabilmente raffigurata sulle pareti della Basilica.
Dopo quell'evento, non solo il pensiero cristiano ma anche l'arte e l'architettura italiane non furono più le stesse, rivoluzionate dalla lezione delle grandi chiese sorte per onorare le reliquie di Francesco e della sua compagna Chiara in quell'incomparabile "cantiere" che fu Assisi nel XIII secolo. Celebrato come il santo della letizia e della semplicità, Francesco, assertore della povertà come perfetta imitazione di Cristo, fu un uomo caparbio, tormentato e profondamente partecipe della vita travagliata del Duecento umbro, segnato da rivalità intestine e da guerre di potere.
Il santo della contemplazione e della solitudine eremitica viaggiò come pochi uomini del suo tempo, portando il suo rivoluzionario messaggio di pace fin nella lontana Damietta. L'itinerario nei luoghi del francescanesimo primitivo, dentro e fuori Assisi (la Porziuncola a S. Maria degli Angeli, il convento di S. Damiano, l'eremo delle Carceri, il santuario di Rivotorto), racconta dunque di una spiritualità serena ma profondamente vissuta da uomini e donne che scelsero la via del misticismo senza mai allontanarsi dalla realtà del loro tempo.
Santità al femminile
Ancor più intimamente legate alle quotidiane fatiche delle vita sono le sante umbre, prima fra tutte Rita da Cascia, la santa della devozione popolare che faceva sbocciare le rose d'inverno.
Prima di Rita, altre donne come Margherita da Cortona, Chiara da Montefalco, Margherita da Città di Castello, Giovanna da Orvieto, Angela da Foligno avevano saputo conciliare la preghiera con l'impegno civile.
Le tante iniziative che fioriscono oggi, in Assisi "città della pace" come in altri luoghi dell'Umbria, rinnovano dunque continuamente la spiritualità di questa terra, che mai fu immobile contemplazione ma piuttosto vitale intreccio di valori e ideali nei quali trova identità la civiltà stessa degli umbri.
FONTE: www.conoscerelumbria.umbria2000.it
Umbria mistica
Itinerari della Santità
L'arte e la santità rendono l'Umbria uno scrigno di bellezza sensibile e mistica che si rispecchia nella cornice dell’ambiente naturale.
Il visitatore che si apre con disponibilità di spirito ad accogliere il messaggio che sale dalle colline, dalle basiliche e dai santuari, dalle Madonne dolci e protettive, riporta indelebile un ricordo che arricchisce la sua cultura e la sua anima.
Con gli itinerari proposti, pellegrini e turisti sono invitati ad un suggestivo percorso in compagnia di eremiti, contemplativi, poveri mendicanti, uomini e donne come Benedetto, Scolastica, Francesco, Chiara, Angela, Rita, Veronica e tanti spiriti anonimi che hanno arricchito la nostra "madre terra" umbra.
Venendo da Roma, alle porte dell’Umbria, troviamo a Terni la memoria del vescovo e martire San Valentino, venerato in ogni parte del mondo come patrono dell’amore umano e divino. E’ la prima accoglienza o l’ultimo saluto dell’Umbria al pellegrino romeo.
Itinerario Francescano
Francesco d'Assisi è il figlio più famoso dell'Umbria. Il piccolo uomo che si definiva "simplex et idiota", in realtà era un genio della poesia e un mistico innamorato di Dio.
Vedeva nella Povertà una Madonna, una grande signora di cui si considerava amante e sposo. Chiamava le creature fratelli e sorelle lodando Dio per la loro bellezza, fortezza, gentilezza e umiltà: frate sole, le stelle sorelle "clarite e belle", l'acqua "umile utile preziosa et casta"."Sorella" persino la morte, per un santo che amava ricongiungersi a Dio ed era diventato, con le stimmate della crocifissione nella carne, un "alter Christus".
L'impronta della sua santità è rimasta impressa nella città che gli ha dato i natali e nei tanti altri luoghi del suo continuo peregrinare.
La sua vicenda umana ha commosso e continua a commuovere cristiani di ogni confessione, religiosi e laici. Ad Assisi si può visitare la tomba che conserva il corpo mortale dentro la massiccia basilica che porta il suo nome dove i più grandi artisti del secolo XIII, come Giotto e Cimabue ne hanno narrato la vita.
In tutta la regione Francesco è passato lasciando una traccia piena di fascino e ha vissuto i suoi innumerevoli "Fioretti".
Compagna, amica, confidente e seguace, Chiara ha tradotto lo spirito francescano al femminile, radicalizzando l'aspetto ascetico e mistico e dando vita, sull'esempio dell'ordine francescano maschile, ad un parallelo ordine femminile, quello delle Clarisse, da cui hanno preso vita tante altre declinazioni.
A distanza di otto secoli dalla morte di Francesco questa terra umbra è sempre permeata dal messaggio d'amore e di pace del "Poverello di Assisi".
La ragione di tale ricordo sta nel fatto che egli, comprendendo perfettamente l'esperienza del tutto singolare che si apprestava a compiere, si pose subito all'opera manifestando nella vita di ogni giorno ciò in cui credeva fermamente.
Egli non fece tanti discorsi astratti sull'essere povero, umile, mite, ma provò la sofferenza, il dolore, l'abbandono totale da tutti per testimoniare la sua fede. La sua fede fu un'evangelizzazione della società del tempo divenendo esempio per credenti e non credenti.
Molte zone dell'Umbria sono ancora cosparse di memorie francescane. In esse si vivono esperienze spirituali particolarmente forti in assoluta armonia con la natura.
Lo spirito evangelico traspare soprattutto dalla povertà e dalla semplicità dei luoghi da lui fondati. E' per questo che molte persone decidono di abbracciare la spiritualità francescana in un mondo secolarizzato.
Percorso degli itinerari suggeriti:
n. 1 - La Verna, Montecasale, Città di Castello, Umbertide, Gubbio, Assisi
n. 2 - Cortona, Isola Maggiore sul Trasimeno, Città della Pieve, Perugia, Collestrada, Assisi
n. 3 - Valle Reatina, Speco di Narni, Calvi dell'Umbria, Spoleto, Foligno, Assisi
n. 4 - Valle Reatina, Narni, Amelia, Todi, Deruta, Bettona, Cannara, Assisi
n. 5 - Gubbio, Vallingegno, Caprignone, Giomici, Valfabbrica, San Gregorio, Assisi (itinerario pedonale)
Itinerario Romualdino
L'Appennino umbro tra Marche e Toscana conserva rilevanti tracce del passaggio di San Romualdo, mistico, riformatore della tradizione benedettina, fondatore di eremi e cenobi ispirati alla semplicità, e raffigurato nella Cappella nova del Duomo di Orvieto al vertice della vela dei dottori della Chiesa.
La piccola abbazia di Sitria da lui fondata, stretta tra il ruscello ed il bosco, testimonia oggi i luoghi della preghiera e del riposo di San Romualdo e dei suoi compagni, come le suggestive abbazie di Camporeggiano e Montecorona e le più grandi e note Fonte Avellana (nelle Marche, ma fino a pochi anni fa compresa nella diocesi di Gubbio) e Camaldoli (in Toscana).
Sulle orme di questo santo e attraverso le chiese da lui fondate, spesso dedicate alla Trasfigurazione, si può rievocare una cristianità che non è ancora divisa tra oriente e occidente.
Percorso dell'itinerario:
Fonte Avellana, Badia di Sitria, Gubbio, Badia di Camporeggiano, Monastero Madonna del Deserto, Badia San Salvatore, Montecorona, Città di Castello, Camaldoli.
Itinerario Benedettino
Percorrere l'itinerario benedettino dell'Umbria meridionale, significa immergersi in un mondo senza tempo, in luoghi incantati, dove la natura e l'arte narrano la religiosità del Santo di Norcia.
Benedetto, proclamato Patrono d'Europa nel 1958 da Paolo VI, oggi più che mai costituisce un esempio di profondità spirituale e impegno concreto nella comunità. Con l'invito alla preghiera ora et labora, il Santo traccia un 'itinerario' quanto mai concreto e valido per un'autentica esperienza spirituale. Un cammino di preghiera che conduce alla sua terra natale, Norcia dove, pur vivendo per pochi anni, i saldi valori morali dei suoi abitanti educarono il giovane ad una vita semplice e austera, fondata sulla famiglia e sul lavoro. In queste vallate Benedetto conobbe la singolare esperienza di vita ascetica che i monaci orientali, giunti dalla Siria fin dal IV secolo, conducevano in grotte e rifugi isolati, alla ricerca di un contatto più profondo e autentico con Dio. Il giovane Santo fece tesoro di queste esperienze che trovarono una nuova e rivoluzionaria espressione nella Regola benedettina, dove la ricerca spirituale e l'impegno materiale si concretizzano all'interno della comunità monastica. I religiosi attraverso i secoli abbandonarono l'austero ritiro nell'abbazia per avvicinarsi alle popolazioni che vivevano nei pressi del monastero, delle quali divennero fulcro spirituale, culturale ed economico. I monaci benedettini furono i principali evangelizzatori dell'Europa e contribuirono in modo decisivo alla rinascita morale e culturale del continente dopo le invasioni barbariche.
I luoghi di interesse:
Basilica di S.Benedetto Norcia
Chiesa di S.Scolastica Norcia
Chiesa di S.Salvatore di Campi Norcia
Abbazia di S. Eutizio Preci
Chiesa di S. Felice di Narco Sant'Anatolia di Narco
Abbazia di S. Pietro in Valle Ferentillo
Eremo di S. Antimo Spoleto
Chiesa di S. Giuliano Spoleto
Chiesa di Sant'Ansano Spoleto
Chiesa di S. Paolo inter vineas Spoleto
Chiesa di S. Eufemia Spoleto
Chiesa di S. Nicolò Spoleto
Chiesa San Gregorio Maggiore Spoleto
Abbazia di S. Ponziano Spoleto
Basilica di S. Salvatore Spoleto
Abbazia di S. Felice Giano dell'Umbria
Abbazia di S. Fidenzio e Terenzio Massa Martana
Abbazia di Santa Maria in Pantano (Massa Martana
Abbazia di S.Benedetto al Subasio Assisi
Abbazia S. Silvestro Spello
Abbazia S. Croce Foligno
Chiesa di S. Alò Terni
Abbazia di S.Benedetto in fundis Stroncone
Abbazia di S. Simeone Stroncone
Abbazia di S. Nicolò Sangemini
Abbazia di S. Cassiano Narni
Chiesa S. Michele Arcangelo Narni
Chiesa di S. Pudenziana Narni
Abbazia di S. Angelo in Massa Narni
Il percorso
Antri leggendari, spelonche isolate e boschi sacri fanno delle terre di S. Benedetto dei luoghi unici, dove il silenzio e la bellezza del paesaggio invitano alla meditazione e all'avvicinamento a Dio.
Le prime forme di ascetismo praticate da alcuni monaci siriani in Val Castoriana (nei pressi di Norcia) fin dal IV secolo, furono la culla del movimento monastico occidentale, fondato da S. Benedetto. L'itinerario tocca borghi e abbazie dalla storia millenaria, dove la stretta simbiosi dell'uomo con la natura, da sempre ha caratterizzato l'esperienza religiosa e culturale di quelle genti. Benedetto nacque a Norcia nel 480 d.C. e qui, sull'area di antiche costruzioni romane e, in particolare, della casa natia del Santo, fu eretta la grande Basilica di S. Benedetto.
Il priorato di S. Benedetto di Norcia era alle dipendenze della vicina Abbazia di S. Eutizio e, al seguito di alterne vicende che culminarono con la separazione delle due chiese, nel 1369 venne istituito un titolo abbaziale comune, sotto l'osservanza della Regola monastica. Dopo appena un secolo le due comunità benedettine furono definitivamente separate e indipendenti l'una dall'altra. Poco distante da Norcia è la Chiesa di S. Scolastica, eretta sul luogo in cui la Santa organizzò il secondo ordine benedettino e dove visse fino a pochi anni prima della morte, quando si trasferì a Cassino per ricongiungersi al fratello Benedetto. Fra gli antichi possedimenti dell'Abbazia di S. Eutizio, era la Chiesa di San Salvatore di Campi, sotto il titolo di "pieve di S. Maria". Questa, intorno al XII-XIII secolo, andò perdendo il suo prestigio e interesse religioso a causa al continuo sviluppo del nuovo castello di Campi, fin quando i prodigiosi miracoli di una grande immagine del Crocefisso, richiamò nuovamente la devozione e la pietà dei fedeli.
Scendendo a valle e lasciati alle spalle i borghi fortificati di Cerreto e Vallo di Nera, s'incontra il piccolo centro di Castel S. Felice arroccato su una piccola altura. Alle sue pendici l'Abbazia di S. Felice si staglia con la bella facciata romanica contro il verde smagliante dei boschi. Sotto la maestosa abside, alleggerita da lesene e archetti pensili, scorre tranquillo il Nera, svogliato come un gigante assopito per "farsi perdonare" le disastrose piene che, prima dell'arrivo dei benedettini, inondavano la valle circostante distruggendo il raccolto dei contadini e creando vaste zone paludose dove dilagava la malaria.
Continuando l'itinerario verso Terni si incontra nei pressi di Ferentillo la grande Abbazia di S. Pietro in Valle, sorta sul luogo di sepoltura di due eremiti orientali, Lazzaro e Giovanni, per volere del longobardo Faroaldo II, Duca di Spoleto. Attraversate le montagne che separano la Valnerina dalla Valle Spoletina, si sale verso Monteluco dove si trovano numerosi insediamenti eremitici fondati da monaci siriani, come l'Eremo di S. Antimo. Gli eremiti di Monteluco, pur mantenendo il loro isolamento in piccole grotte disseminate sulle pendici del monte, dipendevano dalla vicina Abbazia di S. Giuliano, eretta in questo periodo e assorbita nell'orbita benedettina dopo la morte del suo fondatore, S. Isacco. Il corpo di S. Isacco, morto intorno al 552 d. C. e sepolto nella chiesa di S. Giuliano, nel corso del XVI secolo venne traslato nella cripta della chiesa di S. Ansano di Spoleto. All'interno di Spoleto l'itinerario benedettino si snoda tra antichi edifici di culto, quali la Chiesa di S. Paolo inter vineas, risalente al X secolo e la Basilica di S. Eufemia, annessa all'antica residenza Ducale (oggi Palazzo Arcivescovile) ed unico edificio sacro in Umbria ad avere i matronei.
La Chiesa di S. Nicolò già nel XI secolo era alle dipendenze dell'Abbazia di S. Eutizio di Preci; benedettina fu pure l'antica Chiesa di S. Gregorio Maggiore, sorta su un'area cimiteriale dove venivano seppelliti i corpi dei martiri straziati nel vicino anfiteatro romano. Appena fuori dalle mura cittadine si incontrano due antichi edifici cristiani, imponenti nelle strutture architettoniche ed eleganti nelle decorazioni plastiche, come il Monastero di S. Ponziano e la Basilica di S. Salvatore risalente al periodo paleocristiano.
Attraversando l'amena vallata spoletina alla volta dell'Abbazia di S. Felice di Giano sui Monti Martani, si scopre un paesaggio incantevole, che allo stesso S. Francesco ispirò la famosa frase "Nihil jucundius vidi valle mea spoletana" (non ho mai visto nulla di più piacevole della mia valle spoletina).
I Monti Martani, già evangelizzati intorno al IV secolo d.C. dai primi cristiani che si spostavano lungo l'antico tracciato della via Flaminia, conobbero l'opera benedettina attraverso due importanti complessi abbaziali sorti sulle fondamenta di edifici romani: l'Abbazia dei Santi Fidenzio e Terenzio e di S. Maria in Pantano presso Massa Martana. Dei numerosi luoghi benedettini che arricchiscono l'Umbria, ricordiamo l'antica Abbazia di S. Benedetto al Subasio, da sempre testimone dell'amicizia tra francescani e benedettini e l'Abbazia di S. Silvestro di Collepino, fondata dallo stesso Benedetto e divenuta in seguito camaldolese. Nei pressi di Foligno, percorrendo la stretta strada che attraversa l'angusta valle del torrente Renaro, appare maestosa l'antica Abbazia di S. Croce a Sassovivo arroccata sul ripido declivio della gola.
Sulle tracce della presenza benedettina nel ternano, partendo dall'antica Chiesa di S. Alò di Terni, si attraversano borghi e castelli ricchi di storia; in alcuni casi si incontrano complessi edificati all'interno di centri storici fortificati, come il S. Niccolò di Sangemini, in altri e più frequentemente, si incontrano abbazie sorte fuori dalle mura cittadine ed in prossimità dell'antico tracciato della via Flaminia. Tra questi la splendida Abbazia di S. Cassiano di Narni, fondata già nella metà del VI secolo e fortificata con possenti mura per difendere la via Flaminia, la Chiesa di S. Michele Arcangelo a Schifanoia e la vicina Abbazia di S. Pudenziana.
In prossimità dell'abitato di Taizzano, nel cuore della campagna narnese, sorge l'Abbazia di S. Angelo in Massa sui resti di un'antica villa romana. Salendo alla volta di Stroncone, s'incontrano due antichi monasteri benedettini che, nonostante il lento e progressivo abbandono, le loro austere vestigia romaniche, invitano ancora oggi il pellegrino al raccoglimento ed alla preghiera: l'Abbazia di S. Benedetto in fundis e l'Abbazia di S. Simeone.
Seguendo le orme di S. Benedetto, l'itinerario propone un percorso intenso seppur limitato geograficamente, che meriterebbe di essere allargato all'intera regione dell'Umbria, dove ogni pellegrino, compiendo un cammino tra fede, arte e natura, comprende che il suo cercare nella vita terrena lo condurrà ad una mèta più alta, alla luce che infonde di sé ogni uomo che le si avvicini, lo condurrà a Dio.
Itinerario della Santità Femminile
Le donne sante dell'Umbria sono uno stuolo sorprendente che suscita meraviglia. Donne innamorate di Cristo al quale hanno voluto unirsi misticamente come spose che condividono il calice della Passione
Questo itinerario vuole offrire ai pellegrini l'identità cristiana di grandi figure femminili, che hanno segnato in profondità e durevolmente la fede e la civiltà del loro tempo e che restano luminosi punti di riferimento per quanti intendono entrare nel Terzo Millennio motivati e rinnovati nello spirito. L'itinerario è un omaggio particolare dovuto ad ogni donna, alla quale il Santo Padre Giovanni Paolo II (Mulieris Dignitatem) intende sia riconosciuto ben più incisivo il ruolo di protagonista della pace, dell'accoglienza e del servizio alla vita, della custodia della bellezza e dell'amore nello splendore dei puri di cuore.
Le Sante della Chiesa, numerose e distinte quelle dell'Umbria, hanno illustrato la disponibilità tutta femminile ad offrirsi senza limiti al Mistero dell'intimità divina, con sublimi slanci di spose e concretissimo impegno per le famiglie e le genti del loro tempo nelle quali riconoscevano Cristo Salvatore fatto carne.
La donna cristiana, come Maria, accoglie il dono divino della fecondità spirituale per ricondurre i figli ribelli al cuore del Padre, o per generare nella carne chi onorerà la terra o popolerà il Cielo; così la Donna vive il suo Sacerdozio: continua cioè ad offrire nel tempo la carne di Gesù Salvatore ("quello che fate al più piccolo dei miei fratelli, L'AVETE FATTO A ME"), mentre gli uomini Sacerdoti possono donarLo soltanto velato nei Sacramenti, specialmente nel Pane e nel Vino consacrati e nel perdono dei peccati.
Tutta la Chiesa, in particolare l'Italia, vanta un grande numero di tali donne eccellenti.
L'Umbria offre le sue eroine numerose, disseminate nei secoli, le cui memorie le genti umbre custodiscono con cura, riconoscendo quanto nella loro testimonianza di santità era segnato dalla sensibilità della loro epoca e quanto, con estrema verità, possano offrire a nutrimento delle donne di oggi, tantissime, chiamate da Cristo Salvatore alla vetta dell'amore totale. Gli umbri credenti di oggi sono fieri di averle per figlie, sorelle, spose e amiche consacrate.
Sante e Beate umbre e luoghi d'interesse:
Beata Angela da Foligno
Chiesa di San Francesco - Foligno
Chiesa di San Feliciano - Foligno
Convento di San Bartolomeo - Foligno
Beata Angelina da Montegiove
Monastero di Sant'Anna - Foligno
Chiesa di San Francesco - Foligno
Santa Chiara d'Assisi
Basilica di Santa Chiara - Assisi
Santa Chiara da Montefalco
Santuario di Santa Chiara - Montefalco
Beata Colomba
Chiesa di San Domenico - Perugia
Monastero della Beata Colomba - Perugia
Beata Lucia da Narni
Chiesa di Sant'Agostino - Narni
Chiesa di San Domenico - Narni
Duomo di San Giovenale - Narni
Beata Margherita
Chiesa di San Domenico - Città di Castello
Santa Rita da Cascia
Santuario di Santa Rita - Cascia
Monastero di Santa Rita - Cascia
Santa Scolastica da Norcia
Chiesa di Santa Scolastica - Norcia
Santa Veronica Giuliani
Monastero di Santa Veronica - Città di Castello
Il percorso
Il percorso dell'itinerario di santità femminile attraversa tutta la Regione, da nord a sud; partendo dall'Alta Valle del Tevere incontriamo a Città di Castello le figure di Veronica Giuliani, la cui simbiosi con lo Sposo Celeste si è materializzata nella stimmatizzazione, e della Beata Margherita, che ha trasformato le sue sofferenze fisiche in pienezza intellettuale e spirituale.
A Perugia emerge, invece, per le sue capacità visionarie e taumaturgiche, la Beata Colomba da Rieti che ha saputo operare per la pace nella città all'epoca dilaniata da lotte intensive.
Nell'Umbria centro-orientale oltre a Santa Chiara d'Assisi, la quale ha seguito il magistero francescano, conosciamo nel folignate tre personalità che nella loro vita hanno saputo percorrere dei differenti, ma paralleli, cammini di perfezione cristiana: Beata Angela da Foligno, Beata Angelina da Montegiove e Santa Chiara da Montefalco.
Alle pendici dell'Appennino umbro-machigiano sono particolarmente venerate Santa Rita da Cascia, invocata come "santa degli impossibili" e Santa Scolastica da Norcia, iniziatrice del monachesimo benedettino femminile.
L'ultima tappa del nostro viaggio è a Narni, dove nasce la Beata Lucia, donna misticamente unita al Cristo fin da giovanissima.
Itinerario dell'Amore Misericordioso ed Eucaristico
L'itinerario è estremamente significativo dal punto di vista artistico, ma soprattutto per il messaggio spirituale che offre al pellegrino
I luoghi della fede
L'itinerario dell'Amore Misericordioso ed Eucaristico si snoda nella Diocesi di Orvieto-Todi toccando principalmente quattro luoghi: Collevalenza, Todi, Orvieto e Bolsena ed ha il suo naturale inizio dalle catacombe di S. Faustino, nei pressi di Massa Martana e Todi, che, uniche in Umbria, costituiscono la testimonianza più antica del primo cristianesimo nel territorio tuderte.
L'itinerario prosegue con il Santuario dell'Amore Misericordioso di Collevalenza, eretto per volontà di Madre Speranza perché fosse il luogo in cui, incessantemente, si annunciasse e sperimentasse che Dio è Amore Misericordioso per i peccatori che tornano a lui; nella città di Todi, nelle cui strade sembrano ancora riecheggiare i versi di Jacopone, che canta l'amore per Gesù e per sua Madre Maria con accenti di affetto umanissimo e di elevatezza spirituale senza pari.
Prosegue nella Cattedrale di Orvieto, unica nella sua bellezza e che da secoli ha, nella Chiesa, la singolare missione, ricordatale ultimamente dai papi Paolo VI e Giovanni Paolo II, di ricordare al mondo la presenza di Gesù nell'Eucaristia, conservandosi in essa una delle più famose reliquie legate ad un miracolo eucaristico: il Corporale che nel 1263 venne macchiato dal sangue sgorgato da un'ostia consacrata durante la celebrazione dell'Eucaristia; infine, proprio nella Basilica di Santa Cristina, a Bolsena, il luogo dove avvenne il prodigio eucaristico e che accoglie i pellegrini con i segni luminosi di una presenza cristiana ininterrotta sin dai primi secoli di vita della Chiesa: la basilica scavata nel tufo della collina intorno alla tomba della Martire Cristina, dalla quale si diramano delle bellissime catacombe e che conserva l'antichissimo altare del miracolo Eucaristico; la grande basilica romanica edificata, accanto alla più antica, agli inizi dell'XI secolo; e la chiesa barocca, che accoglie alcune pietre che, insieme al corporale, vennero macchiate dal sangue del prodigio eucaristico.
Il significato spirituale
Ripercorrere l'itinerario giubilare dell'Amore Misericordioso ed Eucaristico, equivale a ripercorrere l'itinerario della scoperta di Dio e della vita cristiana.
I luoghi di interesse:
Basilica Superiore dell'Amore Misericordioso (Collevalenza)
Chiesa del Santissimo Crocifisso (Todi)
Chiesa S. Maria della Consolazione (Todi)
Chiesa di S. Fortunato (Todi)
Duomo Maria Santissima Annunziata (Todi)
Santuario Madonna del Campione (Todi)
Chiesa di Santa Maria in Camuccia (Todi)
Chiesa di S. Terenziano (Todi)
Duomo di Maria Santissima (Orvieto)
Chiesa di S. Giovenale (Orvieto)
Chiesa San Domenico (Orvieto)
Chiesa dei Santi Andrea e Bartolomeo (Orvieto)
Catacombe di Villa San Faustino (Massa Martana)
Basilica di Santa Cristina (Bolsena)
Il percorso:
A Collevalenza ci accoglie l'annuncio centrale della fede Cristiana: Dio è Amore; Dio ama l'uomo teneramente: lo crea per amore, lo cerca quando si smarrisce e si allontana da lui, lo accoglie quando, rientrato in sé, torna alla casa del Padre. E così, il Dio che crea, dal nulla, tutte le cose e nelle cui mani sta il cielo e la terra, che "pesa i monti con la bilancia", continua a manifestare la sua potenza nella Misericordia e nel perdono. E di tale potenza di misericordia, il Santuario di Collevalenza sembra volerci offrire un'icona nell'immagine di Gesù Crocifisso che, rivolto il suo sguardo al Padre, prega per coloro che lo uccidono. Di tale Misericordia, Collevalenza ci aiuta a fare soprattutto esperienza, aiutandoci a riscoprire il Battesimo e accogliendoci per il Sacramento della Riconciliazione.
L'amore e la Misericordia di Dio che a Collevalenza vengono annunciati da quando, negli anni Cinquanta, Madre Speranza volle lì i suoi figli e figlie spirituali, da secoli risuona nella vicina città di Todi dove, nel XIII secolo, presero forma le Laudi di Jacopone, il cantore dell'umanità di Cristo e del dolore della Vergine Madre, sepolto nella cripta della Chiesa di S. Fortunato. Ed è proprio Maria l'icona che Todi ci propone in questo itinerario giubilare: lei che canta la bontà del Padre che innalza gli umili, che fa grandi cose in chi si affida a lui, che "soccorre Israele, suo servo, ricordandosi della sua Misericordia". Ecco allora la Cattedrale, dedicata all'Annunciazione dell'Angelo Gabriele a Maria; le chiese della Madonna del Campione e di Santa Maria in Camuccìa e, soprattutto, il celebre santuario mariano della Consolazione.
Della Misericordia di Dio, poi, il segno più alto e prezioso ci viene proposto nella Cattedrale di Orvieto e nel Santuario di Bolsena. "Cristo ha infatti amato la sua Chiesa fino a dare sé stesso per lei", sembra ripeterci ancora San Paolo; l'ha amata fino a dare il suo Sangue sulla croce e fino a voler perpetuare questo dono nel Sacramento dell'Eucaristia. In quel pane, vera carne immolata, e in quel vino, vero sangue versato in remissione dei peccati, il Padre continua a donarci, nel suo Figlio Gesù, la vita, il perdono, la redenzione. Nell'Eucaristia, Cristo ci unisce a sé perché anche la nostra vita diventi rendimento di grazie al Padre dell'amore. Attraverso l'Eucaristia, poi, ci è donata la forza e la beatitudine di fare di tutta la nostra stessa vita un dono al Padre, un'Eucaristia. Cristina di Bolsena ne è, a distanza di secoli, testimonianza con la sua giovane vita offerta con coraggio al martirio perché, nella sua debolezza, potesse risplendere la forza della fede, la certezza dell'eternità. Ecco l'itinerario dell'Amore Misericordioso Eucaristico che chiede ad ogni cristiano di ridire con la vita ciò che ha udito attraverso i segni dell'arte, della preghiera, dei Sacramenti.
FONTE: www.itinerari.umbria2000.it