Itinerari storici - archeologici della regione Umbria
Storie di Palazzo: un viaggio alla scoperta delle famiglie signorili umbre e dei loro tesori
Foligno, Perugia, Montone, Gubbio, Città di Castello, Acquasparta, Amelia
In molte città umbre i secoli X
IV e XV furono caratterizzati dall'affermarsi di signorie locali le quali esercitarono a lungo il proprio predominio. Capitani di ventura ma anche mecenati e appassionati d'arte, i signori locali seppero amministrare con saggezza le proprie comunità. Una delle prime città ad essere interessate da questo fenomeno fu Foligno. Nel 1310, un guelfo, il vicario pontificio Rinaldo Trinci, venne nominato signore della città. La signoria passò in eredità ai suoi figli e la casata mantenne il potere su Foligno e sulle terre vicine fino al 1439, quando l'esercito di papa Eugenio IV riuscì a conquistare la città ed incorporarla nello Stato della Chiesa.
Residenza cittadina della famiglia Trinci era un Palazzo, posto nel lato settentrionale dell'attuale Piazza della Repubblica, fatto costruire da Ugolino, signore di Foligno dal 1386 al 1415, utilizzando preesistenti strutture. Il Palazzo, oggi sede delle principali istituzioni culturali della città (Archivio, Pinacoteca Civica, Museo Archeologico) ospita al suo interno pregevoli cicli decorativi di matrice tardo-gotica, alcuni dei quali si devono quasi certamente attribuire all'ingegno di Gentile da Fabriano. Tra di essi notevole interesse destano gli affreschi della Loggia con Storie di Romolo e Remo, quelli della Sala delle arti e dei pianeti e quelli della bellissima Sala degli Imperatori (1417), decorata da imponenti effigi di uomini illustri dell'antichità romana e nota anche con il nome di Sala dei Giganti.
Se da Foligno ci spostiamo a Perugia scopriremo che anche qui alcune famiglie signorili hanno condizionato profondamente la storia e la cultura della città. Perugia si costituì comune già nell'XI sec. e fu quasi sempre dominata dalla parte guelfa, fedele al papa, di cui riconobbe la protezione, ma non accettò mai la sottomissione. All'inizio del XV sec. la città, travagliata ed indebolita da molti anni di lotte, conobbe un periodo di grande benessere sotto la signoria di Braccio da Montone, detto Fortebraccio, uno dei più temerari capitani di ventura della storia, che riuscì a conquistare in breve tempo (1416-1424) molte città dell'Umbria, includendo anche le Marche e il principato di Capua. Il generoso mecenatismo del condottiero si espresse non soltanto a Perugia, ma anche nel suo feudo di origine Montone, distante poco più di 40 chilometri dal capoluogo umbro, dove rimangono i resti della possente rocca fatta costruire da Braccio e gli affreschi quattrocenteschi della Chiesa di San Francesco, da poco recuperata e adibita a Museo Civico.
Dopo la morte di Fortebraccio, fu la famiglia dei Baglioni verso la fine del XV secolo ad imporre il proprio dominio su Perugia, favorendone lo sviluppo economico e la crescita culturale, grazie alla protezione accordata ai più importanti artisti del tempo. La Chiesa di San Francesco al prato ospitava la cappella privata della famiglia dove, fino al 1608, fu possibile ammirare la celebre Deposizione eseguita da Raffaello su commissione di Atalanta Baglioni. Solo nel 1540 avvenne la completa sottomissione al papa che si tradusse nella costruzione della Rocca Paolina, la quale mutò il profilo urbano di Perugia, distruggendo un vasto quartiere medioevale dove erano situate le case dei Baglioni.
Una sorte particolare toccò invece, alla città di Gubbio che, a partire dal XIV sec, entrò nell'orbita dei Montefeltro di Urbino che ressero la città fino al 1508, anno in cui gli succedette la famiglia dei Della Rovere. La dominazione dei conti e dei duchi di Urbino diede luogo ad un periodo di floridezza civile ed artistica, evidente soprattutto durante la signoria di Federico di Montefeltro. Proprio a quest'ultimo si deve la costruzione del Palazzo Ducale, un edificio tipicamente rinascimentale, che propone in forme ridotte, soluzioni analoghe a quelle adottate per il Palazzo Ducale di Urbino.
Il Palazzo di Gubbio occupa la zona di fronte al Duomo e sembra essere opera dell'architetto Francesco Laurana, anche se non si esclude l'intervento del senese Francesco di Giorgio Martini. Oltre al bel cortile interno è possibile visitare le sale al piano terreno che conservano magnifici camini e porte intarsiate, parti superstiti dell'arredamento andato disperso con l'estinguersi dei Montefeltro e oggi sparso in vari musei del mondo.
Durante il '500 l'arte di Gubbio conobbe, inoltre, una straordinaria stagione che coincise con lo sviluppo della produzione della ceramica, portata ad un grado altissimo da Mastro Giorgio Andreoli ed i suoi discendenti. Nel Museo Comunale è possibile ammirare parte della produzione del Maestro insieme ad insigni esempi di maiolica trecentesca.
La storia di Città di Castello, centro situato all'estremo lembo settentrionale della regione, è profondamente legata alle vicende della famiglia dei Vitelli, che a partire dal XIV sec. e per oltre un secolo vi esercitarono il proprio dominio. Favorita dalla posizione geografica, posta al centro di importanti vie di comunicazioni, Città di Castello divenne grazie ai Vitelli, il centro artistico più vitale della regione: una vera corte rinascimentale. Grandi amici dei Medici, i Vitelli, per erigere i loro quattro palazzi, sorti in ciascun rione della città, chiamarono gli architetti fiorentini Giorgio Vasari e Antonio Sangallo. A quest'ultimo si deve il progetto di Palazzo Vitelli alla Cannoniera, fatto costruire a partire dal 1530 e oggi sede della Pinacoteca.
La Pinacoteca di Città di Castello custodisce opere di artisti in gran parte stranieri, quasi a ribadire come la città diventò luogo di intensi scambi culturali tra aree diverse. Oltre ai dipinti di Spinello Aretino e Luca Signorelli e alle terrecotte di Andrea e Luca Della Robbia, è possibile ammirare il Gonfalone della Santissima Trinità (1501-1502) del giovane Raffaello in quegli anni al servizio dei Vitelli.
Interessante, infine, è anche il Palazzo Vitelli a Porta S. Egidio, disegnato da Giorgio Vasari con affreschi di Prospero Fontana e Cristoforo Gherardi e con il giardino culminante nella "Palazzina Vitelli".
Tra gli altri palazzi signorili sparsi nella regione, si segnalano infine, Palazzo Cesi ad Acquasparta, costruito nella seconda metà del cinquecento dalla famiglia Cesi, che aveva la signoria della città; e Palazzo Farrattini ad Amelia, appartenuto ad una delle famiglie più agiate della città, che incaricò Antonio da San Gallo il Giovane di rinnovare nella metà del XVI sec. la propria residenza.
Le vie del lago: tra storia e tradizione
(Magione, Tuoro sul Trasimeno, Castiglione del Lago, Città della Pieve, Panicale)
Superata la città di Perugia, proseguendo per la E 45 in direzione di Firenze, si ha la bella visione del Lago Trasimeno, quarto lago d'Italia per estensione. Il nome è legato a un leggenda che racconta le vicende di Trasimeno, figlio del re della Lidia, Tirreno. Il giovane, giunto per cacciare in questi ameni luoghi, si innamora perdutamente di Agilla, ninfa del lago. La sposa e, per seguirla, si inabissa con lei nelle acque che, da quel momento prendono il suo nome.
Seguendo la E 45, si prende l'uscita in direzione di Magione, prima tappa del nostro itinerario. La presenza del castello dei Cavalieri di Malta, risalente alla seconda metà del XII sec, che gli abitanti del luogo chiamano comunemente "Badia", condizionò profondamente la città fin dal tempo in cui esso era di proprietà dell'ordine dei Gerosolimitani che lo usavano come ospedale.
Poco lontano si erge la Torre dei Lombardi, che costruita a cavallo tra il XII e il XIII sec, con i suoi 30 metri di altezza, costituiva un importante avamposto di avvistamento e di difesa. Da qui è possibile raggiungere il pittoresco paesino di Montecolognola (distante circa 3 km), dove gli abitanti di Magione, nel 1293, innalzarono un castello per loro difesa.
Rientrando nella E 45, o seguendo la suggestiva strada interna che costeggia il lago, passata la città di Passignano, si giunge a Tuoro. Il centro sorge sul territorio che fece da scenario alla "Battaglia del Trasimeno", dove l'esercito romano fu pesantemente sconfitto da quello punico comandato da Annibale, nel 217 a. C. All'evento storico è dedicato un "Centro di Documentazione permanente" che organizza vari itinerari di interesse archeologico e paesaggistico, tra i luoghi della Battaglia.
Presso Punta Navaccia, al Lido di Tuoro invece, è l'arte contemporanea a far da protagonista con un originale museo all'aperto: II Campo del Sole. Si tratta di un insieme architettonico costituito da 28 colonne/sculture di pietra serena, estratta nelle cave locali, eseguite da alcuni tra i più importanti artisti italiani e stranieri.
Da Tuoro è anche possibile imbarcarsi e raggiungere l'Isola Maggiore, una delle tre isole del Trasimeno, dove anche San Francesco di Assisi sembra essere giunto nel 1211.
Un percorso museale svelerà al visitatore i gioielli dell'isola, come la bella Pieve di San Michele Arcangelo, risalente all'XI sec, con interessanti affreschi di scuola umbra.
Lasciata Tuoro il nostro itinerario continua alla volta di Castiglione del Lago. Fondata come centro etrusco dalla vicina Chiusi e poi abitata dai Romani, Castiglione rappresentò nel VII sec. d. C. per la Tuscia Longobarda, un importante confine difensivo contro la Perugia bizantina. Nel 1550 poi, papa Giulio III donò il paese a sua sorella Jacoma ed ai nipoti Ascanio e Fulvio della Corgna, che vi regnarono, come Duchi di Castiglione del Lago, fino al 1647.
Nella piazza principale della città sorge il Palazzo Ducale dei della Corgna, eseguito su progetto di Galeazzo Alessi, noto architetto perugino. Il palazzo, in pietra calcarea e cotto, vede i suoi interni riccamente decorati: oltre agli affreschi celebranti le imprese d'armi di Ascanio della Corgna, notevole è il ciclo manierista di Niccolo Circignani, detto il Pomarancio. Il palazzo Ducale è vicino, anzi collegato da un camminamento coperto, alla Rocca dei Leoni. La fortezza (1247), uno dei più importanti esempi di architettura militare umbra, fu costruita al tempo in cui la città venne conquistata da Federico II di Svevia. L'edificio a forma pentagonale con quattro torri angolari, è collocato su uno sperone calcareo che permette di dominare tutto il Trasimeno.
Oltrepassata Castiglione del Lago ci si addentra in mezzo alle dolci colline che si aprono, da un lato, sulla distesa d'acqua del Trasimeno e, dall'altro, sulla Valdichiana. Si percorrerà, dunque, la strada che da Città della Pieve arriva a Panicale, passando per Padano.
La notorietà del paese di Città della Pieve è legata al suo figlio più illustre, Pietro Vannucci detto il Perugino, cui diede i natali nel 1448. Numerose sono le testimonianze artistiche del pittore presenti nella città: la bellissima Adorazione dei Magi (1504) dell'Oratorio di Santa Maria dei Bianchi e la Deposizione dalla Croce (1517) di Santa Maria dei Servi.
Città della Pieve nasce intorno al VII sec. d. C, come postazione fortificata del Ducato Longobardo di Chiusi. NelI'VIII sec. viene edificata una Pieve (chiesa con funzioni battesimali), dedicata ai Santi Protasio e Gervasio, ora Cattedrale della città; qui, oltre ad alcune tele del Perugino, troviamo un bel Crocifisso del Giambologna ed alcune dipinti di Pomarancio. Attribuibili quasi certamente alla mano del Pomarancio sono anche alcuni degli affreschi di Palazzo Della Corgna, la più importante tra le dimore signorili della città.
A testimonianza del carattere poco arrendevole dei pievesi resta invece, la Rocca, fatta costruire nel 1326 da Perugia, per meglio controllare l'intera città e rendere sicura la propria guarnigione. La costruzione, posta in corrispondenza delle cinta murarie, sembra essere opera dei senesi Ambrogio e Lorenzo Maitani, architetto, quest'ultimo della facciata del Duomo di Orvieto.
Il nostro itinerario termina a Panicale, borgo medioevale, ancora in gran parte intatto nel suo aspetto originario, che deriva il suo nome da "Pani calet", che significa "sta a cuore al dio Pan (protettore della natura e delle selve)".
Il centro urbano si affaccia come una terrazza naturale sul lago. La visita può iniziare da Piazza Umberto I, con il trecentesco Palazzo Pretorio e la graziosa fontana in travertino. Salendo si raggiunge la Piazza dove si trova la Collegiata di San Michele Arcangelo, chiesa di origine longobarda fortemente rimaneggiata nel corso dei secoli, con all'interno, una bella tavola di G. Battista Caporali, raffigurante L'Adorazione dei Pastori. Fuori dalla porta Fiorentina, si trova invece, la Chiesa di San Sebastiano dove il Perugino eseguì nel 1505 il Martirio di San Sebastiano, uno dei capolavori indiscussi dell'artista.
Nei pressi di Panicale una visita merita infine il Santuario di Mongiovino, una chiesa a forma centrale, edificata nei primi anni del XVI sec. da Rocco da Vicenza.
fonte: www.itinerari.umbria2000.it
Via Flaminia
Otricoli, Narni, Terni, Spoleto, Trevi, Carsulae, Bevagna, Foligno, Nocera Umbra, Gualdo Tadino, Fossato di Vico, Scheggia
Offre un viaggio che attraversa longitudinalmente la regione, toccando centri urbani dove l'opera di unificazione condotta dalla colonizzazione romana ha lasciato tracce profonde, visibili anche nelle numerose infrastrutture stradali.
Musei
Bevagna:Museo Archeologico
Foligno:Raccolta Archeologica
Fossato di Vico:Raccolta Archeologica
Gualdo Tadino:Raccolta Archeologica
Narni:Raccolta Paleontologica e Preistorica Raccolta Comunale
Nocera:Raccolta Archeologica
Otricoli:Raccolta Archeologica Comunale
Sigillo:Raccolta Comunale
Spoleto:Museo Archeologico
Terni:Raccolta Archeologica
Trevi:Museo-Pinacoteca di San Francesco
Questo itinerario invita a seguire un viaggio che taglia in senso longitudinale l'Umbria, seguendo la direttrice viaria costituita dalla via Flaminia.
Rappresentava l'asse di eccellenza della romanizzazione in Umbria e fu utilizzato anche in epoche successive dai numerosi viaggiatori e pellegrini che dal nord-est si recavano verso Roma.
La via, che sfruttava percorsi già esistenti e fu realizzata intorno al 220 a. C. dal console e censore Caio Flaminio, rispondeva in primo luogo a motivazioni di carattere strategico-militare, e ad esigenze di rapido collegamento in vista della conquista romana della valle padana. Questa arteria è una chiara testimonianza della progressiva e capillare opera di occupazione del territorio italico da parte di Roma, e del processo di livellamento ed omologazione culturale che ne conseguì.
Il tracciato della Flaminia, che entrava in territorio umbro all'altezza di Ocriculum, si ripartiva nei pressi della colonia latina di Narnia (Narni) in due rami ben distinti rispetto all'asse dei Monti Martani, di cui quello occidentale per Carsulae, Statio ad Martis (Massa Martana) e Mevania (Bevagna) è generalmente indicato come il più antico, mentre il diverticulum orientale per Interamna Nahars (Terni) e Spoletium (Spoleto) sarebbe da ritenere successivo.
In realtà è assai più probabile che i due tracciati fossero contemporanei, ma rispondenti ad esigenze diverse: è infatti verosimile che il tratto per Mevania potesse essere utilizzato per spostamenti militari, mentre quello per Spoletium fosse adibito alle comunicazioni ordinarie.
Il percorso torna ad essere di nuovo unico presso San Giovanni Profiamma, che può identificarsi con il sito romano di Forum Flaminii, e continua poi per Nuceria Camellaria (Nocera Umbra), Tadinum (Gualdo Tadino), vicus Helvillum (Fossato di Vico), uscendo dagli attuali limiti orientali della regione al passo della Scheggia (statio ad Hensem).
Lungo il percorso si ha la possibilità di visitare moltissimi luoghi di straordinario interesse sia culturale che paesaggistico, toccando per lo più città antiche con continuità storica, tra cui le due colonie latine di Narnia e Spoletium, ma anche consistenti emergenze archeologiche relative ad entità urbane che furono abbandonate in epoca tardo-antica - Ocriculum, dal doppio volto umbro e romano, e Carsulae -, le quali presentano delle realtà così ben circostanziate e delineate, da regalare dei notevoli e suggestivi spazi, in cui l'antico può essere perfettamente compreso e apprezzato.
Numerose sono le testimonianze materiali relative alla strada stessa che tuttora si possono andare a scoprire e visitare, sia nel doppio tracciato meridionale, che nella "grande via" - così veniva chiamato il segmento di Flaminia che da Forum Flaminii conduceva a Rimini; tra queste emergono con particolare rilevanza i ponti che, come ci è noto dalle fonti antiche, furono tutti restaurati da Augusto, quando nel 27 a.C. il Senato gli conferì il potere imperiale.
L'itinerario turistico proposto è quello che, snodandosi lungo l'intero percorso umbro della Flaminia, e procedendo da nord (Scheggia) o da sud (Otricoli), utilizza in un senso uno dei due diverticoli ed al ritorno l'altro. Si possono però individuare due circuiti alternativi, che impegnano un minor tempo di visita, utilizzando una strada antica di collegamento trasversale dei due rami della Flaminia, la via Romana o "delle Pecore".
I circuito
Si ipotizza quindi un primo circuito che da Otricoli procede per Narni, e poi, visitata la città, risale lungo il diverticolo orientale fino a Terni, e ancora a Spoleto. Da qui, lasciata la Flaminia, attraverso la via Romana si raggiunge Carsulae. Dal sito, seguendo il tracciato del diverticulum occidentale verso sud, si torna indietro a Narni.
II circuito
Il secondo circuito da Scheggia arriva fino a Foligno, e da qui, seguendo il ramo orientale della Flaminia, prosegue verso Trevi sino a Spoleto. Da tale città, lungo la via Romana, toccando la gola di Macerino e Portaria, si continua fino a Carsulae, e da qui percorrendo il diverticolo occidentale in direzione nord, si procede verso Bevagna e Foligno.
Trasimeno-Valle Umbra-Colfiorito-Spoleto
Perugia, Tuoro sul Trasimeno, Assisi, Spello, Foligno, 'Plestia', Spoleto, Trevi, Bevagna, 'Urvinum Hortense', Bettona
Ambito umbro-etrusco caratterizzato da tre aree:
quella del lago Trasimeno a nord-ovest, nei luoghi della storica battaglia tra Annibale e le truppe romane nel 217 a. C.;
quella centrale, strutturata attraverso città etrusche ed insediamenti fortificati umbri trasformati dalla colonizzazione romana in municipi e colonie;
quella ad est, dove ancora è possibile riconoscere l'organizzazione insediativa tipicamente umbra dei castellieri.
Musei
Assisi: Foro Romano e Collezione archeologica
Bevagna: Raccolta Archeologica
Cannara: Raccolta Archeologica
Corciano: Raccolta comunale di reperti archeologici
Deruta: Museo Regionale della Ceramica
Foligno: Raccolta Archeologica di Palazzo Trinci
Montefalco: Museo Civico
Perugia: Museo Archeologico Nazionale
San Feliciano: Museo della Pesca
Spello: Raccolta di materiale archeologico
Spoleto: Museo Archeologico
Torgiano: Museo del Vino
Trevi: Museo di San Francesco
Tuoro sul Trasimeno: Centro di documentazione permanente sulla Battaglia del Trasimeno.
L'itinerario propone un viaggio nella fascia territoriale al centro della regione, con un percorso di visita che da Perugia si estende ad ovest verso il lago Trasimeno, ad est verso l'altopiano di Colfiorito, e a sud verso l'area dello Spoletino, andando ad esplorare da vicino i bacini di pertinenza di alcune tra le città più importanti dell'Umbria attuale: accanto a Perugia e Spoleto, sono inseriti nell'itinerario i centri più piccoli di Assisi, Spello, Bettona, Bevagna, Foligno e Trevi, certamente non meno significativi delle due grandi città per quanto riguarda arte e storia.
L'area interessata rappresenta il punto di confluenza e sinergia di due ambiti etnicamente e culturalmente distinti, come erano prima della conquista romana quello umbro e quello etrusco.
Perugia, polis (città) etrusca in posizione di confine, se da una parte, grazie alla vicinanza del lago Trasimeno, partecipava di intense relazioni con altre due città particolarmente gloriose dell'Etruria, quali Chiusi e Cortona, dall'altra, attraverso le sue propaggini territoriali di Arna e Vettona al di là del Tevere, si poneva come importantissimo avamposto di controllo e di contatto col mondo umbro, giocando in tal senso un significativo ruolo di interfaccia culturale.
I centri di Assisi, Spello, Bevagna, Foligno, Trevi e Spoleto facevano invece parte della compagine territoriale alla sinistra del Tevere, popolata dagli Umbri (Umbrorum gens antiquissima Italiane, Plinio), il cui cuore culturale può senza dubbio essere rappresentato dai "castellieri" di Colfiorito.
E proprio nell'ottica di cogliere differenze, analogie e contatti, che può essere letto e interpretato tale itinerario, in cui, attraverso le emergenze archeologiche, siano esse collocate all'interno dei percorsi di visita urbani oppure extra-moenianei territori circostanti le città, si percepiscono i contrasti e le divergenze, ma accanto ad essi le attinenze e affinità tra queste aree.
Tra i cinque itinerari presentati, questo è il più complesso, sia per l'estensione che per la ricchezza di evidenze archeologiche; per tale motivo può quindi, essere ulteriormente articolato in tre circuiti, che nell'insieme offrono una gamma di situazioni assai variegate sotto il profilo archeologico-paesaggistico.
I circuito
II primo circuito interessa esclusivamente la parte del territorio regionale occupato dagli Etruschi, ed è stato disegnato proponendo un percorso alla ricerca del nesso che collegava Perugia all'area del Trasimeno - attualmente Parco regionale - e questo agli insediamenti in territorio toscano di Chiusi (ager Clusinus) e Cortona (ager Cortonensis).
Un ulteriore motivo di interesse per quest'area è determinato dal fatto che proprio sulle rive del lago, nella piana presso Tuoro, nel 217 a.C., durante la II guerra punica, si svolse la sanguinosa battaglia tra l'esercito cartaginese guidato da Annibale e quello romano del console Caio Flaminio.
II circuito
II secondo percorso si snoda nella parte della Regione attualmente più densamente popolata e ricca di città d'arte. È un territorio anticamente occupato sia dagli Etruschi - Perugia, Arna, Bettona - che dagli Umbri, all'interno del quale si risente di forti elementi di contaminazione tra le due culture, riscontrabili in particolare nell¿oggettislica esposta all'interno dei musei regionali.
La colonizzazione romana svolse in questa zona una profonda opera di unificazione ed omogeneizzazione, mediante la fondazione di nuovi insediamenti urbani e la monumentalizzazione di quelli esistenti.
Il territorio interessa l'area del Parco del Monte Subasio, la Valle del Tevere e la Valle Umbra centrale, dove anticamente era localizzato ilLacus Umber. Questo itinerario offre la possibilità di un percorso di collegamento tra le città alternativo rispetto alla E45, utilizzando assi viari antichi, e "costringendo" ad un avvicinamento ai municipi più conforme a quello di epoca archeologica.
È da segnalare la presenza in questo areale del municipio di Urvinum Hortense presso Collemancio di Cannara che, seppure non ancora musealizzato, presenta all'interno dell'antico spazio urbano cospicui resti pertinenti sia all'edilizia pubblica che privata, ed è ubicato in modo tale da costituire un eccezionale punto di vista della Valle Umbra.
III circuito
II terzo circuito da Foligno procede verso l'area del Parco di Colfiorito, dove, contestualmente alla visita di Plestia, città priva di continuità storica e in corso di scavo, si apre la possibilità di escursioni a piedi, a cavallo o in bici, alla riscoperta dei castellieri che caratterizzano la struttura territoriale-insediativa degli Umbri. È certamente un percorso consigliabile non solo a chi ha un interesse specifico per l'archeologia, ma in genere agli amanti dell'ambiente, che potranno scoprire come territori apparentemente incontaminati dalla presenza storica dell'uomo, erano capillarmente organizzati in un sistema di piccoli insediamenti di altura, facilmente riconoscibili in numerosi rilievi montano-collinari.
Da Plestia, seguendo la via della Spina, si giunge a Spoleto e quindi, attraverso l'attuale Flaminia, lungo cui è localizzato il Tempietto del Clitunno, si risale verso Trevi e Foligno.
La viabilità scelta ripercorre almeno in parte gli antichi assi della via della Spina e della via Plestina. Alcuni tratti delle due strade non sono oggi percorribili in auto, ma possono considerarsi a tutti gli effetti itinerari escursionistici di notevole pregio paesaggistico, anche se non è possibile riscontrare lungo la loro percorrenza presenze antiche.
Spoleto - Valnerina
Spoleto, Norcia, Terni, 'Carsulae'
Ambito territoriale umbro-sabino caratterizzato da una viabilità antica utilizzata in gran parte sino ai nostri giorni, percorsa soprattutto nel perìodo medievale, quale via di transito dei pellegrini che dal Nord-Est si recavano a Roma.
Musei
- Spoleto:Museo Archeologico
- Terni:Raccolta Archeologica
Il territorio oggetto dell'itinerario era anticamente occupato dalle popolazioni umbre e sabine.
La colonizzazione romana fece sentire la propria influenza soprattutto nell'area centrale, percorsa dalla via Flaminia (Carsulae, Terni e Spoleto), e nell'area della Valnerina, in prossimità del municipio di Norcia, il cui areale fu interessato da interventi di centuriazione.
Punto di partenza di questo percorso è Spoleto, insediamento di origine umbra, alla cui fase sono pertinenti i bronzetti votivi rinvenuti alle pendici del colle di Sant'Elia (Museo Archeo-logico di Spoleto), e la cinta urbica in opera poligonale.
La fase romana della città è testimoniata dalle vestigia del teatro, dell'anfiteatro, dell'antico foro nell'attuale P.zza del Mercato, in prossimità della quale si trova anche una domus con bellissimi mosaici pavimentali.
Da Spoleto si raggiunge Norcia mediante la via Nursina, il cui tracciato, che risale almeno al periodo vespasianeo, rivestì notevole importanza in età altomedievale, in relazione alle comunicazioni del Ducato di Spoleto. Lungo il percorso si passa attraverso Forca di Ancarano, che fu sede, a partire dalla fine del V secolo a.C, di un santuario, che ha restituito, oltre ai resti delle strutture, anche numerosi bronzetti votivi.
La Valnerina offre molte risorse archeologiche ancora poco conosciute, dai molti pregevoli materiali di epoca romana reimpiegati in edifici posteriori, a strutture monumentali come il criptoportico di Norcia o il tempio italico di Villa San Silvestro, oltre a piccole raccolte museali di notevole interesse, delle quali è in progetto la prossima apertura Si consiglia di sfruttare l'opportunità, una volta arrivati a Norcia, di compiere un'escursione nel parco dei Monti Sibillini, per una suggestiva passeggiata in mezzo ad una natura incontaminata, ma carica di evocazioni antiche e misteriose, dal momento che tale zona era sede oracolare (Grotta della Sibilla) di non minore importanza di quella di Cuma.
Lasciata Norcia si raggiunge prima Cascia e quindi Monteleone di Spoleto, dove è stato rinvenuto, all'interno di una tomba, un carro bronzeo di fabbricazione etrusca (ora esposto al Metropolitan Museum di New York) facente parte del ricco corredo di un aristocratico locale.
L'area è quindi decisamente caratterizzata dall'impronta culturale umbrosabina, ma non è esente da forti contaminazioni ideologicomateriali con il mondo etrusco.
II percorso continua poi in direzione di Terni, l'antica Interamna Nahars, sede dell'ethnos (=popolo) dei Nahartes, popolazione Umbra che, come dice il nome, occupava i territori in cui scorreva il Nera (Nahar), menzionata dalle Tavole di Gubbio come uno dei popoli nemici della tota ikuvina (=comunità degli Eugubini).
Da Terni, mediante un antico tracciato di collegamento tra i due diverticoli della Flaminia, si raggiunge Carsulae. Una sosta consigliata lungo il percorso è, presso Cesi, quella ai siti di Sant'Erasmo e di monte Torremaggiore, insediamento fortificato umbro il primo, luogo di culto il secondo, dove sono ben comprensibili le tracce dell'opera di monumentalizzazione compiuta con la conquista romana.
Via Amerina - Via Nova Traiana
Perugia, Todi, Amelia, Orvieto
Attraverso un percorso alternativo alla non più transitabile via Orvietana, si cerca di ricreare il profondo nesso storico-culturale esistente tra le due città etrusche di Perugia ed Orvieto.
- Todi: Museo Archeologico
Lo stretto legame che univa le due città etrusche di Perugia ed Orvieto era sancito dalla via Orvietana, del cui tracciato in realtà oggi è percorribile solo un modestissimo tratto in prossimità di Perugia (via Settevalli).
L'itinerario suggerito procede da Perugia utilizzando un percorso alternativo alla via Orvietana, ma altrettanto antico, corrispondente all'antico tracciato della via Amerina.
Musei
- Lugnano in Teverina: Antiquarium
- Orvieto Museo Archeologico Museo C. Faina
- Perugia: Museo Archeologico Nazionale
Viene proposto un viaggio che, prendendo avvio da Perugia, segue la direttrice costituita dall'antico tracciato della via Amerina, passando per Todi e giungendo ad Amelia. Dopo essere risaliti da quest'ultima città in direzione di Orvieto, si procede ancora verso nord attraverso il ramo della via Cassia edificato da Traiano nel 108 d.C, che prende dall'imperatore il nome di via Traiana Nova; raggiunta in tal modo Chiusi, in territorio toscano, tramite il ramo di collegamento della via Amerina si arriva nuovamente a Perugia, costeggiando le rive del Lago Trasimeno.
Per coloro che hanno a disposizione tempi di visita limitati, è prevista in questo "viaggio" l'opzione di un percorso diretto da Todi ad Orvieto, attraversando l'areaparco del Fiume Tevere. Anche questo itinerario consente di spaziare in due antichi ambiti culturali: quello umbro, attraversato dall'asse viario dell'Amerina, che correva alla destra del Tevere, e quello etrusco, percorso invece dalla Cassia.
Oltre a prospettare la possibilità di leggere in chiave diacronica importanti città, come Perugia, Todi, Amelia e, non ultima, Orvieto, partendo dai loro assetti urbani più antichi, le emergenze archeologiche che esse ancora conservano coprono un ampio spettro di tipologie monumentali, appartenenti a varie fasce cronologiche.
Sono testimoniate ville rustiche di epoca romana nelle fertili zone di Todi e Amelia; insediamenti fortificati e centri di culto della fase umbra, monumentalizzati nel corso del processo di romanizzazione, tra cui un cenno particolare meritano i due siti di Sant'Erasmo di Cesi e Monte Torremaggiore; templi e necropoli del periodo etrusco ad Orvieto e nell'areale di sua pertinenza; necropoli di ambito umbro, come quella recentemente resa accessibile al pubblico del Vallone di San Lorenzo presso Montecchio.
Eugubino - Alta Valle del Tevere
Perugia, Gubbio, Pietralunga, San Giustino, Città di Castello, Umbertide
Area caratterizzata dalla presenza di Gubbio, città tra le più importanti delle popolazioni umbre, fondamentale per la scoperta delle celebri Tavole, attraverso le quali la disciplina archeologica ha trovato alcune preziosissime indicazioni in ordine ai riti di fondazione delle città ed all'interpretazione delle lingue italiche
Musei
- Città di Castello: Raccolta Archeologica
- Gubbio: Museo Archeologico
- Perugia: Museo Archeologico Nazionale
- Pietralunga: Raccolta Archeologica
L'itinerario procede da Perugia in direzione di Gubbio, mediante un asse viario antico, da molti indicato come diverticolo della via Amerina con funzione di collegamento con la via Flaminia, alla quale si innesta in prossimità di Scheggia e Pascelupo. La città di Gubbio rappresentava in epoca antica il centro più influente dell'Umbria settentrionale. Il valore storicoarcheologico che la città ha in sé è chiaramente esplicato, oltre che dagli stessi resti archeologici, da quell'interessantissimo documento locale che sono le Tavole Eugubine, conservate presso il Palazzo dei Consoli. Questi testi sacri gettano una luce importante sulle realtà delle cittàstato italiche nel periodo tra il VI e il II secolo a. C., che altrimenti avremmo modo di conoscere in misura molto più parziale.
Dopo la visita di Gubbio ci si dirige verso l'alta valle del Tevere, caratte-rizzata in età romana da vari insedia-menti di tipo rustico, che vanno da Città di Castello a Pietralunga, tra cui particolare rilievo assume la villa in Tuscis di Plinio presso il comune di San Giustino.
L'importanza della villa, lo scavo della quale è tuttora in corso, risiede nel fatto che essa costituisce un caso privilegiato, in verità piuttosto raro, in cui è permesso agli archeologi un puntuale confronto tra le notizie tramandateci dalle fonti letterarie, nello specifico Plinio il Giovane, e i dati materiali che derivano dalle indagini di scavo.
Tale importanza risulta poi ulteriormente accresciuta e amplificata dall'interesse che l'esistenza del monumento, pur non essendo stato ancora rinvenuto, aveva esercitato in studiosi, artisti ed architetti già a partire dalla seconda metà del '600.
A Città di Castello, l'antica Tifernum Tiberinum, si può visitare il Museo Archeologico ed alcune testimonianze emerse all'interno del centro abitato. Uscendo dalla città e scendendo in direzione di Perugia, si incontra la zona di Umbertide, che costituisce un segmento territoriale emblematico dell'interscambio culturale che viene a prodursi nelle zone di confine tra ambito etrusco ed ambito umbro.
Accanto ad emergenze di diretta ispirazione etrusca come la tomba a camera in località La Sagraia, si trovano infatti resti pertinenti a situazioni che potremmo definire comuni anche al contesto umbro, come il san-tuario di Monte Acuto e l'insediamento fortificato d'altura di Monte Murlo.
Centri di Origine Umbra
Territorio e Popolazioni Umbre
Amelia - Ameria
II sito attuale di Amelia presenta una successione di frequentazioni senza soluzione di continuità dalla fase umbra ad oggi. Plinio ricorda l'eroe Amirus, come mitico fondatore (oikistes - ecista) della città.
L'insediamento principale era collocato in posizione emergente su un alto sperone roccioso, naturale roccaforte che dominava il sottostante sistema territoriale organizzato in piccoli insediamenti sparsi (pagi e vici). La ricca necropoli e il sacello in località Pantanelli sono collegati a questa fase. La realizzazione del vero e proprio nucleo cittadino è attestata dalla possente cinta muraria in opera poligonale, databile al IV secolo a. C. In seguito alla guerra sociale del 90-88 a. C. Ameria divenne un municipio ascritto alla tribù Clustumina. Accanto alla revisione urbanistica del centro cittadino vero e proprio, con la conquista romana si attuò anche un'organizzazione territoriale mirata allo sfruttamento agricolo-produttivo del fertilissimo suolo, con la creazione di un sistema di ville rustiche a conduzione schiavistica.
In città:
- Cinta muraria
- Cisterne
Nei dintorni:
- Resti di un tempio a S. Maria in Canale
- Villa rustica di Penna in Teverina
- Villa rustica e Antiquarium di Lugnano in Teverina
Assisi - Asisium
Sviluppatasi sulle pendici del Monte Subasio, è posta a controllo della fertile vallata che si estende a sud-ovest. II centro di origine umbra, di cui si hanno purtroppo poche notizie, nel II secolo a.C. era governato da magistrati locali chiamati uthur e marones. In seguito alla guerra sociale, Assisi divenne un municipio della tribù Sergia. Parte della sua notorietà è dovuta al fatto di essere la città che ha dato i natali al poeta Properzio. La configurazione urbanistica della città antica, conservatasi sostanzialmente inalterata fino ad oggi, si è sviluppata su terrazzamenti degradanti lungo il pendio, che assecondano l'orografia e rispondono ad un gusto dettato dal diffondersi della cultura ellenistica che prediligeva strutturazioni di tipo scenografico.
In città:
- Foro romano e collezione archeologica
- Cinta muraria
- Area sacra del Tempio della Minerva
- Area pubblica e cisterna presso la chiesa di San Rufino
- Area dell'anfiteatro
Nei dintorni:
- Ninfeo di Santoreggio
Bevagna - Mevania
La città sorge in una piccola altura ai margini della Valle Umbra. La storia dell'insediamento trova origini sicure già a partire dall'età del ferro (X secolo a. C.); al VII secolo risalgono i resti di abitato e le tombe più antiche. Dopo le guerre del IV secolo, condotte dagli Italici contro Roma per contrastarne l'ormai inarrestabile avanzata Verso nord, in cui Mevania fu pienamente coinvolta, la città umbra assecondò le tendenze politiche romane, tant'è vero che le fonti attestano la partecipazione di contingenti militari mevanati che combattevano al fianco di Roma durante la seconda guerra punica.
Un notevole fattore di accelerazione delle spinte all'urbanizzazione di quest'area, fu costituto dall'apertura della via Flaminia. In seguito alla guerra sociale, la città divenne un municipio della tribù Aemilia; si può affermare con certezza che l'assetto urbanistico attuale ricalca piuttosto fedelmente quello su cui si organizzava l'antico centro, mantenendo sia il tessuto viario sia diversi resti di strutture, tanto a destinazione pubblica che privata. Una menzione particolare meritano gli edifici inglobati sotto la chiesa di San Domenico, probabilmente dei magazzini facenti riferimento al porto fluviale nato alla confluenza di Topino e Clitunno. Come ricordano le fonti, Mevania era ricca e prosperosa; tra le notizie degne di essere ricordate è quella dell'allevamento dei famosi buoi bianchi riservati ai rituali sacri.
Le attestazioni epigrafiche ci rendono inoltre nota l'esistenza di ordini sacerdotali, quali i novemviri Valetudinis (Valetudo era una divinità salutare) e magistrature come quella dei questores farri, addetti all'amministrazione dei fondi erariali.
In città:
- Raccolta Archeologica
- Mura romane
- Tempio di piazza Garibaldi
- Teatro romano
- Mosaico di via Porta Guelfa
- Resti di domus in via Matteotti
- Area archeologica presso il Parco della Rimembranza
- Resti di strutture del porto fluviale presso la chiesa di San Domenico
Nei dintorni:
- Montefalco: Museo presso la ex-chiesa di San Francesco
Montefalco: raccolta archeologica presso il convento di San Fortunato
- Montefalco, loc. Mura Saracene: resti di una villa rustica
Città di Castello - Tifernum Tiberinum
Plinio ricorda il municipio ascritto alla tribù Clustumina e fondato nel territorio degli Umbri Tiberini. I rinvenimenti di materiali portano a riconoscere nell'area una frequentazione molto antica, che risale ad età preistorica. Già a partire dal periodo IX-VIII secolo a.C. è evidente un rapporto con la cultura etrusca, soprattutto sulla riva destra del Tevere. La città romana, ricca e fiorente per la fertilità del suolo, la navigabilità del Tevere e la presenza di banchi argillosi adatti all'industria laterizia e doliare, sorgeva in una zona densamente costellata di insediamenti a carattere agricolo e produttivo, tra cui acquista particolare risalto la grande villa rustica in Tuscis di San Giustino, appartenente a Plinio il Giovane, che oltre ad essere proprietario di vasti latifondi nella zona, era patrono del municipio.
All'interno della città, resti di strutture romane sono stati rinvenuti nel quartiere della Mattonata, in una posizione tale da lasciare intendere che il centro antico fosse ubicato in posizione differente da quella odierna, sviluppandosi soprattutto lungo la fascia pedemontana. In prossimità del Tevere è possibile riconoscere gli impianti portuali e commerciali.
In città:
- Raccolta Archeologica presso la Biblioteca Comunale
Nei dintorni:
- Villa di Plinio il Giovane a Colle Plinio di San Giustino.
Foligno - Fulginiae
Il territorio relativo all'antica Fulginiae, solcato dal fiume Topino, presenta tracce di frequentazione che risalgono già al Neolitico (presso la località di Belfiore). La città, assegnata in qualità di municipio o praefectura alla tribù Cornelia, è ricordata da Silio Italico, come centro privo di cinta muraria situato in una fertilissima pianura nel territorio pertinente agli Umbri Fulginates; Plinio la definisce non come città vera e propria, ma come oppidum, intendendo con tale termine uno di quegli insediamenti fortificati, che insieme ai vici, costituivano l'organizzazione territoriale di stampo cosiddetto paganico-vicano caratteristica degli Umbri, originariamente estranei all'ordinamento urbano.
Ciò non toglie che nella fascia di territorio compresa tra Foligno e San Gio-vanni Profiamma sia riscontrabile una precoce opera di romanizzazione, che prese avvio già con il III secolo a.C.. Scavi e rinvenimenti fanno ritenere che l'ubicazione origi-naria della Fulginiae romana corrisponda alla zona nord-orientale dell'attuale città presso Santa Maria in Campis, toccata dall'ultimo tratto del diverticulum occidentale della Flaminia.
In città:
- Raccolta Archeologica di Palazzo Trinci
- Ponte di Cesare
- Area archeologica di Santa Maria in Campis
Nei dintorni:
- Mausolei romani sulla via Flaminia, nei pressi di Fiamenga
- Mausoleo nei pressi di Fonte delle Gastriche
- Ponte romano a Ponte Centesimo
- Sostruzioni della Flaminia a Pieve Fanonica e in località Capannacce
Gualdo Tadino - Tadinum
II rinvenimento di sepolture e suppellettili ha confermato l'esistenza di insediamenti nel territorio pertinente all'odierna Gualdo Tadino già in età preistorica. La menzione più antica del centro si trova nelle Tavole di Gubbio, che etichettano gli Umbri Tadinates come una delle comunità considerate nemiche dalla tota ikuvina. Il centro umbro è stato recentemente identificato sul colle I Mori. Sebbene sia noto che la città fu inserita dall'ordinamento augusteo nella regione VI, non è tuttora sufficientemente sicura l'ubicazione della Tadinum romana, anche se generalmente si tende a localizzarla presso la località di Sant'Antonio della Rasina.
In città:
- Sezione archeologica del museo della Rocca Flea
Nei dintorni:
- Tratto stradale della Flaminia presso Gaifana
Gubbio - Iguvium
Gubbio, che sorge ai piedi del Monte Ingino, in una posizione idonea al controllo del sito dove il corso d'acqua Camignano confluiva nell'ampia pianura in cui scorrono Saonda e Assino, si configura, per quanto emerge dalle sette Tavole bronzee ritrovate nel 1444, come un importantissimo centro politico e religioso delle popolazioni umbre. Il centro medievale sembra coincidere con quello umbro, mentre i romani preferirono sviluppare la città più a valle, in corrispondenza dell'area ove sorge il teatro. Iguvium fu municipio della tribù Clustumina. Tra le varie emergenze archeologiche della città e del suo territorio, un particolare risalto è dato dalle fonti letterarie antiche al luogo di culto, in verità non ancora identificato, di Giove Pennino, che godeva di un chiaro prestigio come santuario oracolare, a cui si rivolsero per chiedere responsi anche gli imperatori Claudio II ed Onorio.
In città:
- Raccolta archeologica presso il Palazzo dei Consoli
- Muro del vallo
- Teatro
- Terme di via degli Ortacci
- Mausoleo di Pomponio Grecino
Nei dintorni:
- Resti di un tempio a Monteleto
Narni - Narnia
Sebbene il territorio circostante abbia restituito segni di frequentazione antropica a partire dall'età Neolitica, per il centro urbano di Narni, situato su un alto sperone roccioso che dominava la valle del Nera, le testimonianze non vanno al di là del III secolo a.C. L'insediamento fortificato di Nequinum fu conquistato nel 299 a.C. dai Romani, che vi fondarono la colonia latina di Narnia, testa di ponte dell'ormai inarrestabile avanzata di Roma in Umbria. Con la costruzione della Flaminia, Narnia divenne uno snodo stradale di basilare importanza, perché da esso si dipartivano i due rami della celebre via consolare, quello "militare" per Carsulae e Mevania, e l'altro ordinario per Interamna Nahars e Spoletium. Imponenti emergenze che ancora sopravvivono lungo la Flaminia nei pressi della città sono i ponti, fra cui, maestoso nell'arditezza ingegneristica della quale è frutto, spicca il Ponte di Augusto. Del centro urbano, che con la guerra sociale divenne un municipio della tribù Papiria, si può osservare ancora la cinta muraria conservatasi in alcuni tratti del lato meridionale, così come il tessuto urbanistico a griglia regolare, scandito dall'incrocio ortogonale degli assi stradali. Nel territorio, lungo il corso del Nera si strutturarono delle ville rustiche a produzione schiavistica, tra cui quella di proprietà della suocera di Plinio il Giovane, Pompea Celerina.
In città:
- Raccolta Paleontologica e Preistorica presso la ex-chiesa di San Domenico
- Raccolta civica presso l'atrio del Palazzo Comunale
- Cinta muraria
- Area forense
- Acquedotto Formina
Nei dintorni:
- Ponte di Augusto
- Ponte Caldaro
- Ponte Calamone
- Tagliata romana in località Scogliera
Nocera Umbra - Nuceria
II sito dell'attuale Nocera corri-sponde alla sede dei Nucerini Favonienses et Camellani, una delle popo-lazioni umbre che occupavano la regione. Il territorio fu frequentato già in età neolitica e nella prima età del Ferro. Lo sviluppo del sito romano è senza dubbio in relazione con la costruzione della Flaminia. Da Nocera si staccava il diverticolo della strada consolare che si dirigeva ad Ancona, toccando i centri di Prolaqueum, Septempeda e Auximum. Si è propensi ad identificare la città romana vera e propria presso l'attuale stazione ferroviaria, non lontano dalla quale sono localizzati anche alcuni blocchi pertinenti ad un ponte con cui la Flaminia attraversava il torrente Caldognola. Altre strutture ancora visibili della "grande strada" sono ubicate in località le Spugne, Campodarco e Maestà di Picchio.
In città:
- Raccolta Archeologica presso la ex chiesa di San Francesco
- Ponte Marmoreo
- Ponte Caldognola
Nei dintorni:
- Chiavicotto della Flaminia a Campodarco
- Viadotto della Flaminia a Maestà di Picchio
- Sostruzioni della via antica in località Le Spugne
Otricoli - Ocriculum
Del centro fortificato umbro ricordato dallo storico Livio, rimangono alcuni tratti di mura che in parte cingono ancora l'abitato odierno.
L'affronto di schierarsi con gli Italici durante la guerra sociale comportò la dura reazione di Roma, che distrusse il sito d'altura e spostò il centro urbano in pianura. Il municipio fu iscritto alla tribù Arnensis. Nei dintorni della città, presso la località Porto dell'Olio, aveva sede un importante scalo fluviale sul Tevere.
In città:
- Raccolta archeologica comunale (di prossima apertura)
- Cinta del centro fortificato umbro
Nei dintorni:
- Area della città romana
Santa Maria di Pistia - Plestia
L'area pertinente all'antica città di Plestia è stata riconosciuta presso la chiesa di Santa Maria di Pistia, proprio al confine tra l'Umbria e le Marche, dove si conducono annualmente delle campagne di scavo ed è in progetto la creazione di un parco archeologico. La città, che diventò municipio romano nella tarda età repubblicana, deve la sua fondazione agli Umbri Plestini ricordati dalla lista pliniana. Posta all'incrocio di antichissimi tracciati viari, fu un centro molto importante di mercato e traffici commerciali sulle sponde dell'allora esistente lago plestino, teatro di una battaglia della seconda guerra punica tra l'esercito romano guidato da Centenio e le truppe di Annibale. Plestia ha restituito notevoli testimonianze del suo ricco passato, dalla necropoli alle strutture architettoniche dell'area pubblica (tempio o basilica, resti di un colonnato, canaletta in travertino) e degli edifici abitativi ad essa prospicienti, da cui provengono, tra l'altro, dei resti di pavimenti a mosaico, conservati attualmente nel vicino magazzino.
Nel luogo era ubicata un'importante area sacra, dedicata alla dea Cupra, il cui culto è attestato anche a Fossato di Vico, Cupra Montana e Cupra Marittima. All'interno della chiesa sono visibili molti materiali di reimpiego, tra cui una colonna e frammenti epigrafici. Intorno al sito è possibile scoprire un interessante schema di radicamento abitativo nel territorio, proprio e distintivo dell'ambito culturale delle popolazioni umbre: il sistema dei cosiddetti "castellieri", insediamenti sparsi nell'ambito del bacino di Colfiorito, che assolvevano sia a funzioni di tipo difensivo-cultuale (Monte di Pale, Monte di Afrile, M. Pennino, Monte S. Salvatore etc.), che di tipo abitativo, e caratterizzati da strutture con vallo ed aggere di pietrame a secco, alcune delle quali ancora perfettamente percepibili. Tra tutti emerge per importanza il castelliere di Monte Orve, il cui impianto protourbano tradisce il forte interscambio culturale esistente tra l'area plestina e il mondo etrusco, in particolare volsiniese; altri insediamenti di una certa rilevanza sono quelli di Croce di Casicchio, in cui forse si può riconoscere la sede di un auguraculum (=luogo sacro da cui i sacerdoti traevano responsi per la città), il "Castellaro" e il castelliere a quota 959 di Annifo.
L'area archeologica:
- Scavi di Plestia: chiesa di S.Maria di Pistia, resti dell'edificio templare o basilica, strutture abitative
Nei dintorni:
- Castellieri di Colfiorito: Monte Orve; Croce di Casicchio; "II Castellaro" Annifo quota 959.
Sigillo - Suillum
Plinio ricorda il popolo umbro dei Suillates, facenti capo al centro di Suillum, in cui forse si più riconoscere l'odierna Sigillo. Che il centro fosse abitato in epoca romana, è dimostrato dalle sepolture rinvenute nella zona lungo il percorso della grande via consolare Flaminia, appartenenti alla quale sono tuttora visibili le notevoli strutture in opera quadrata di due ponti, uno in località Villa Scirca, l'al-tro a Ponte Spiano.
In città:
- Raccolta civica presso la sede del Parco del Monte Cucco
Nei dintorni:
- Ponte Scirca
- Ponte Spiano
Spello - Hispellum
Un antico nucleo sullo sperone meridionale del Monte Subasio documenta un primo insediamento di origine umbra nell'area che darà successivamente vita alla Spello di età romana. La città divenne prima municipio inserito nella tribù Lemonia e poi, in età triumvirale, assunse il prestigioso "status" di colonia, col nome di Splendidissima Colonia Julia. In questo stesso periodo si effettuò l'intera riorganizzazione sia dell'impianto urbanistico della città che dell'assetto del territorio ad essa circostante. A tale proposito va ricordato che le fonti antiche sulle opere di centuriazione del mondo romano, i Gromatici Veteres, sottolineano il carattere "eccezio-nale" dell'ager di Hispellum, che fu creato espropriando porzioni di quelli pertinenti agli insediamenti vicini, arrivando addirittura ad annettere parti del territorio dell'etrusca Arna e le fonti del Clitunno. La pianura antistante fu bonificata al fine di assegnare ai coloni terreni coltivabili. Tracce della centuriazione sono tuttora leggibili in località Prato, a nord-est della città. Sicuramente Spello nel periodo romano svolse un ruolo ege-monico rispetto alle limitrofe Assisi, Bevagna, Foligno.
Al periodo augusteo è datata la bella cinta muraria in pietra rosa del Subasio, che conferì alla colonia l'aspetto che tuttora parzialmente mantiene, articolato lungo la fiancata del monte secondo i dislivelli altimetrici. A meno di un km dal centro abitato, in direzione nord, dove attualmente è la cinquecentesca Villa Fidelia, era situata un'importante area a carattere sacro, dedicata in un primo momento alla divinità umbro-etrusca Noria, e riconsacrata successivamente a Venere, che comprendeva oltre al santuario vero e proprio, delle terme, un teatro ed un anfiteatro. Nei pressi dell'anfiteatro fu rinvenuta una lunga epigrafe, il cd. "Rescritto costantiniano" (333-337 d.C), che sanciva la concessione fatta a Spello dall'imperatore Costantino relativamente al privilegio di celebrare nel santuario i giochi della federazione degli Umbri, che precedentemente si svolgevano ad Orvieto (Volsinii Veteres) congiuntamente al popolo etrusco. Il permesso era accordato in cambio della promessa da parte degli Ispellati di edificare un tempio in onore della gens Flavia. Certamente la notizia fa di Spello una entità urbana di tutto rilievo, che potremmo definire una sorta di capitale umbra.
In città:
- Raccolta di materiale archeologico presso l'atrio del Vecchio Palazzo Comunale
- Cinta muraria e porte
- Area di Villa Fidelia-anfiteatro
Nei dintorni:
- Mausoleo di Santa Maria del Mausoleo
- Mausoleo a torre in località S. Antonio
Spoleto - Spoletium
Nel colle Sant'Elia si riconosce il luogo dell'abitato umbro. Nel 241 a.C. i Romani fondarono la colonia di diritto latino di Spoletium, toccata dal diverticulum orientale della via Flaminia. La città in occasione della II guerra punica si schierò al fianco di Roma, dimostrandosi sua fedele alleata; infatti, dopo aver inflitto una tremenda disfatta alle truppe romane al Trasimeno, Annibale fu bloccato nella sua rapida corsa verso Roma proprio dalla strenua opposizione degli Spoletini, che lo costrinsero a lasciar perdere il suo primitivo bersaglio, Roma, dirottando verso Puglia e Piceno. Dopo la trasformazione in municipio e l'iscrizione alla tribù Horatia, soprattutto a partire dall'età imperiale la città, che fin dal IV secolo a.C. era dotata di una forte immagine urbana, conferitagli dalla possente cinta muraria in opera poligonale, fu arricchita nel suo tessuto urbanistico di molte e consistenti testimonianze architettoniche, primi fra tutti gli edifici adibiti a spettacoli - teatro e anfiteatro -, l'arco onorario di Druso e Germanico, e la ricca domus che una tradizione vuole sia stata proprietà della madre dell'imperatore Vespasiano. Degna di essere ricordata è l'esistenza, nei pressi della città, di un santuario a cielo aperto - lucus, bosco sacro - dedicato a Giove, a cui si riferiscono due cippi iscritti conservati ora al Museo cittadino.
In città:
- Museo Archeologico
- Cinta muraria
- Arco di Druso e tempio di Sant'Ansano
- Casa romana
- Teatro
- Ponte Sanguinario
Nei dintorni:
- Basilica del San Salvatore
- Chiesa di San Ponziano
Terni - Interamna Nahars
La città, come dice il suo stesso nome (lett. "tra le acque"), sorse alla confluenza del Nera (Nahar) con il Serra, in un ambito territoriale già importante nella prima età del Ferro (X secolo a.C.). Il nome dei Nahartes è ricordato nelle Tavole di Gubbio come uno dei popoli nemici della comunità eugubina, indicando in tal modo una specifica identità etnica degli abitatori della valle del Nera, alla stessa stregua di Iapigi ed Etruschi. Il municipio romano, ascritto alla tribù Clustumina, doveva avere una estensione più o meno corrispondente a quella della città medievale. La pianta era di forma quadrangolare, come sem-brano indicare i resti delle mura; l'assetto interno della città antica risulta abbastanza chiaramente intuibile attraverso quello attuale. Tra i monumenti di maggiore rile-vanza in ambito cittadino c'è senza dubbio l'anfiteatro.
In città:
- Raccolta archeologica di Palazzo Carrara
- Mura
- Anfiteatro
> - Teatro
- Sant'Alò
- Ponte del Toro
Nei dintorni:
- Cascata delle Marmore
Todi - Tuder
II nome della città, che deriva dall'etrusco tular e cioè "confine", è un esempio del profondo interscambio culturale derivante da una posizione privilegiata che consente una intensa comunicazione tra le popolazioni. Collocata su un'altura che domina la valle del Tevere, Todi era una città umbra con funzione di baluardo verso i possedimenti etruschi al di là del Tevere, ma in realtà la sua configurazione etnica rimane dubbia al punto che talvolta viene definita città etrusca. Oltre alle tracce di frequentazione che risalgono al Neolitico, la documentazione archeologica a nostra disposizione diventa cospicua a partire dal V secolo a.C. e soprattutto con i due secoli successivi, quando la presenza di un elevato numero di oggetti in bronzo d'importazione o d'ispirazione etrusca rinvenuti nei corredi tombali dimostra che il centro era particolarmente ricco e florido. Spicca tra tutti i ritrovamenti la celeberrima statua di fabbrica orvietana del Marte di Todi, che era forse il simulacro o una parte della decorazione frontonale di un santuario extraurbano, ubicato nella zona di Montesanto. Ad epoca preromana si deve ricondurre anche la massiccia cerchia di mura che cinge il tessuto urbano. In età romana, dopo la guerra sociale, Todi divenne un municipio della tribù Clustumina, ed essendosi schierata con la fazione dei Mariani durante la guerra civile, subì il saccheggio da parte di Crasso. Nel 42 a.C., dopo la battaglia di Filippi, Todi ricevette il titolo di Colonia Iulia Fida.
Con l'età imperiale nel territorio molto fertile, solcato da corsi d'acqua navigabili, si insediarono molte ville rustiche, e si ha notizia che tra queste vi fossero anche dei possedimenti imperiali. All'area territoriale che gravitava nell'orbita di Tuder apparteneva la zona denominata dalle fonti come vicus Martis Tudertium, presso l'odierna Massa Martana.
In città:
- Museo Archeologico di Palazzo del Popolo
- Raccolta archeologica presso Santa Maria in Camuccia
- Cinta muraria
- "Nicchioni" in piazza del Mercato Vecchio
- Resti del teatro
- Resti dell'anfiteatro
Trevi -Trebiae
II municipio di Trebiae traeva origine da un insediamento fortificato umbro (oppidum). La cinta muraria di età repubblicana, ancora conservata, ricalca, almeno in parte, l'antica forti-ficazione. Anche il tessuto urbanistico, nonostante i tentativi di regolarizzazione, ripropone lo schema del castelliere da cui deriva. Il trasferimento del centro urbano in pianura lungo il tratto Spoletium-Fulginiae della via Flaminia, relativo al periodo imperiale, avvenne nel sito localizzato presso la chiesa trecentesca nella località di Santa Maria di Pietrarossa ipotesi, questa, suffragata dal rinvenimento di diverse strutture appartenenti ad edifici di tale epoca.
In città:
- Raccolta archeologica presso il museo-pinacoteca di San Francesco
- Cinta muraria
Nei dintorni:
- Area archeologica di Santa Maria di Pietrarossa
- Tempietto del Clitunno
Urvinum Hortense
Presso l'odierno sito di Collemancio, borgo medievale nel comunedi Cannara, si trova l'area archeologica relativa all'antico sito di Urvinum Hortense, centro umbro sorto su un pianoro alle pendici dei Monti Martani, prossimo alla confluenza dei fiumi Chiascio e Topino, divenuto municipio romano iscritto alla tribù Stellatine dopo la guerra sociale. Tra le fonti antiche, soltanto Plinio il Vecchio ci tramanda testimonianza della città. Gli scavi, non ancora ultimati, hanno messo in luce solo una piccola parte dell'insediamento, in cui assumono particolare rilevanza i tratti della cinta muraria, non dissimile da quella di Bettona, i terrazzamenti lungo il lato orientale dell'abitato, la strada basolata, un grande edificio templare, che segue lo schema di tempio italico a tre celle canonizzato dal trattato dell'architetto Vitruvio, la basilica, e parti di abitazioni. Una importante domus collocata nella zona prospiciente al foro, scavata all'inizio del secolo, ha restituito nel settore pertinente agli ambienti termali, un grande mosaico policromo (estensione 65 mq) con rappresentazione di paesaggi del Nilo, conservato a Roma, al Museo delle Terme.
L'area archeologica:
- Tempio
- Basilica
- Terrazzamenti
Nei dintorni:
- Raccolta archeologica di Cannara
Centri di origine Etrusca
Insediamenti e Popolazione
Bettona - Vettona:
L'odierna città di Bettona sorge sullo stesso sito occupato dall'antica, alle pendici dei monti Martani, in posizione prossima alla confluenza dei fiumi Chiascio e Topino. Dopo la guerra sociale fece parte della tribù Clustumina, l'inserimento nella quale era considerato un marchio "punitivo", indicando un comportamento ostile tenuto dalla città nei confronti di Roma. I ritrovamenti effettuati al di fuori delle mura urbiche, che risalgono al IV secolo a.C., confermano la chiara propensione di Vettona verso la sfera culturale etrusca, tanto da poter essere considerata, con la "gemella" Arna, un vero e proprio baluardo dei territori perugini verso le zone alla destra del Tevere controllate dalle popolazioni umbre. Sebbene la città sia distante circa 5 km dal tracciato della via Amerina, gli itinerari stradali antichi la indicano come luogo di sosta (statio) della stessa via nel tratto fra Todi e Perugia.
In città:
- Cinta muraria
- Ipogeo del Colle
Nei dintorni
- Torgiano: Museo del Vino
- Deruta: Museo del Vino
Civitella d'Arno - Arna
Le testimonianze più antiche provenienti da Arna, avamposto etrusco verso le zone umbre, sono alcune fibule dell'età del Ferro, confluite nella Collezione Bellucci al Museo archeologico di Perugia. La floridezza del sito è documentata dai corredi di una necropoli di II secolo a.C. scoperta nel secolo scorso, e dall'organizzazione del suo territorio in ville rustiche finalizzate allo sfruttamento agricolo della fertile area, in cui erano compresi anche possedimenti agrari (praedia) di proprietà imperiale. Nel sito risultano attualmente visitabili solo due cisterne romane. Le fonti epigrafiche, insieme al ritrovamento di statue in marmo (Museo Archeologico di Perugia) e bronzo (British Museum di Londra), attestano però anche l'esistenza di un tempio dedicato alla dea Fortuna.
In città:
- Cisterne romane
Orvieto - Volsinii Veteres
Identificata con la Valsinii Veteres, che le fonti ricordano essere stata distrutta dai romani nel 264 a.C., dopo una lunga serie di guerre iniziate con il IV secolo, la città si affaccia dalla rupe di tufo vulcanico su una fertile piana irrigata dai corsi d'acqua del Chiani e del Paglia. Nei pressi di Pagliano, a tale proposito, si segnala la presenza di strutture pertinenti ad uno scalo fluviale. Volsinii rappresentava uno dei centri più potenti del mondo italico, e nel suo territorio era ubicato il Fanum Voltumnae, cioè il grande santuario federale delle popolazioni etrusche presso cui si raccoglievano in riunione i capi delle città-stato (lucumonie).
Gli splendori dell'insediamento etrusco, che assumono contorni assai netti considerando i dati archeologici provenienti da scavi e ritrovamenti, sia urbani che extraurbani, in primo luogo dalle necropoli, vengono ancor più esaltati dalle notizie dei Fasti trionfali romani, che celebrano la grandiosa vittoria di M. Fulvio Flacco su Volsinii, ed il favoloso bottino di 2000 statue di bronzo saccheggiate al Fanum Voltumnae, alcune delle quali facevano parte del donario commemorativo trovato a Roma presso l'antica area sacra di Sant'Omobono, dedicata a Fortuna e Mater Matuta.
In città:
- Museo Archeologico in piazza Duomo
- Museo "C.Faina" presso Palazzo Faina
- Tempio del Belvedere
- "Orvieto Underground": rete ipogea della città "Parco delle Grotte"
- Necropoli di Crocefisso del Tufo
- Necropoli della Cannicella
Nei dintorni:
- Necropoli di Settecamini: tombe Golini
- Castel Rubello: tomba degli Hescanas
- Strutture portuali nei pressi di Pagliano
- Necropoli umbra del vallone di San Lorenzo presso Montecchio
Perugia - Perusia
E noto dagli antichi scrittori (Servio) che la città di Perugia nasce con una fondazione da parte dei Sarsinati, popolazione appartenente alla stirpe degli Umbri. Tuttavia lo stesso Servio, insieme ad altri storici (per esempio Appiano), riporta anche la leggenda della fondazione di Perugia ad opera di Aulestes, figlio di Ocnus, fondatore a sua volta di Felsina, l'odierna Bologna.
L'insediamento, sorto in favorevole posizione su un'altura che domina la florida piana del Tevere, ha restituito sporadiche testimonianze archeologiche relative ai periodi più antichi. Si hanno invece molte più notizie per quanto riguarda la fase etrusco-romana. Ricordata dalle fonti come una città di antiche origini, una delle prime tra le dodici lucumonie del popolo etrusco, a partire dal IV secolo a.C. Perusia si configura come centro ben sviluppato e fortemente connotato in chiave urbana, grazie alla realizzazione dell'imponente cinta muraria, esternamente alla quale si disponevano varie aree di necropoli (Sperandio, Conca, Monteluce, Ferro di Cavallo, Palazzone).
Il tessuto viario interno al perimetro delle mura doveva essere caratterizzato da assi di percorrenza che correvano parallelamente e si incrociavano ortogonalmente, creando una maglia regolare di isolati. Le principali vie attuali ricalcano in linea di massima il percorso delle antiche. È attestata l'esistenza di diversi edifici templari, sia all'interno del centro urbano, che in posizione extra-moenia lungo importanti vie di accesso alla città.
Con l'estensione della cittadinanza romana a tutti gli italici dopo la guerra sociale del 90-89 a.C. anche Perugia, come tanti altri centri urbani della Penisola, divenne un municipio, integrandosi a pieno diritto nello stato romano e rinnovando la propria immagine sul modello di Roma. In questa circostanza, e ancor più dopo l'incendio della città nell'ambito del Bellum Perusinum del 41-40 a.C. (Appiano, De bello civili V 129; 133) e la concessione del titolo di Augusta Perusia attestata dalle epigrafi poste sull'arco di Augusto e sulla porta Marzia, si assiste ad una grande fioritura edilizia, sia a livello pubblico che a livello privato, che però mantenne sostanzialmente inalterata la trama urbanistica preesistente. È degno di nota che in questa fase l'abitato andò ad espandersi al di fuori delle mura, anche in aree prima adibite ad uso funerario: è questo il caso, per esempio, del complesso termale nel quartiere della Conca, di cui rimane la bella testimonianza del mosaico in bianco e nero databile all'inizio del II secolo d.C. con la rappresentazione del mito di Orfeo.
In epoca cristiana molte chiese, come San Pietro, Sant'Angelo, San Costanzo, e Sant'Ercolano, documentano il reimpiego di strutture e/o pregevoli decorazioni architettoniche romane.
È importante sottolineare come anche nel periodo cristiano, continuando l'espansione al di fuori delle mura etrusche di cui la città era stata protagonista già a partire dalla fase romana, tanto la Rotonda di Sant'Angelo a settentrione, quanto le chiese di San Pietro e San Costanzo nella zona meridionale, andarono a scegliere le proprie ubicazioni lungo le importanti direttrici viarie di antica origine.
In città:
-Museo Archeologico Nazionale dell'Umbria
- Cinta muraria e porte
- Pozzo etrusco
- Mosaico romano
- Rotonda di Sant'Angelo
- San Pietro
- Necropoli dello Sperandio
- Ipogeo di San Manno
- Area archeologica di Piazza Cavallotti
Nei dintorni:
- Raccolta di reperti archeologici presso la sede municipale di Corciano
- Necropoli del Palazzone e Ipogeo dei Volumni
- Necropoli di Strozzacapponi
Centri di Origine Sabina
Territori umbri della Popolazione Sabina
Norcia - Nursia
Situata nel cuore dei Monti Sibillini, la città, nel cui luogo i segni della presenza umana risalgono al periodo preistorico, cominciò a svilupparsi nel V secolo a.C. in ambito culturale sabino. Proprio verso la fine del V secolo inizia la fase di frequentazione di un importante santuario presso il passo di Forca d'Ancarano, collocato in un'area di confine fra due territori distinti, quello umbro e quello sabino. Diversi scrittori antichi ricor-darono la città di Nursia nelle loro opere; tra questi è Virgilio, che rac-conta che il condottiero dei Nursini Eufente combattè a fianco di Turno contro Enea. Nel 205 a. C. Nursia, alleata di Roma nella guerra contro Annibale, mandò truppe di volontari in aiuto dell'esercito di Scipione.
Con la conquista romana, la città fu prima una praefectura e poi un municipio della Regio IV Sabina ascritto alla tribù Quirina. Originari di Norcia erano personaggi illustri come Vespasia Polla, la madre di Vespasiano, e Sertorio.
In città:
- Raccolta civica
- Criptoportico
Nei dintorni:
Cascia: resti di un tempio romano-italico in località Villa San Silvestro
Centri di origine Romana
Insediamenti romani in Umbria
Carsulae
Lo sviluppo del sito di Carsulae, che non sembra mostrare tracce di un insediamento precedente alla dedu-zione romana, è da mettere in relazione con l'apertura della via Flaminia nel 220 a.C., sebbene soltanto il geografo Strabone ricordi l'ubica-zione della città lungo tale via. Non è improbabile che il corrispondente insediamento di origine umbra sia da riconoscere nel vicino centro di Sant'Erasmo di Cesi. In età augustea alla guida della struttura politica di Carsulae erano due magistrati (duoviri), che successivamente passarono a quattro (quattroviri). Ricordata dalle fonti come priva di una cinta muraria, la città cadde con ogni pro-babilità in abbandono durante il periodo delle invasioni barbariche, che certamente travolsero il piccolo centro urbano. Un'ipotesi derivante da indagini di scavo archeologico propone di riconoscere in un violento terremoto la causa della distruzione e del conseguente abbandono del sito. Attualmente Carsulae può essere con-siderato un luogo di visita privilegiato, dove è possibile osservare il contesto di una città antica senza nes-suna di quelle sovrapposizioni storiche che nei casi di continuità a livello urbano rendono spesso difficile e par-ziale la sua comprensione ed interpretazione.
L'area archeologica:
- Terme, teatro, anfiteatro, chiesa di San Damiano, arco di San Damiano, basilica, foro, tombe monumentali
Nei dintorni:
- Sito fortificato di Sant'Erasmo e santuario di Monte Torremaggiore di Cesi
- Avigliano umbro: Grotta Bella
- Avigliano umbro: foresta fossile di Dunarobba
- Acquasparta: ponte romano presso la chiesa di San Giovanni de Butris
Forum Flaminii
Presso l'area occupata dalla piccola chiesa romanica di San Giovanni Pro-fiamma, costruita nel 1231 con mate-riale di reimpiego proveniente da edifici romani e altomedievali, in una zona che subì un precoce processo di romanizzazione, è da ricordare la presenza di un centro a carattere com-merciale (forum) sorto lungo la Flaminia, proprio nel punto di raccordo dei due rami in cui la strada si divi-deva all'altezza di Narni. Il Forum fu fondato dal console C. Flaminio lungo la strada che dallo stesso magistrato prende il nome. Una stele fune-raria ricorda che il Forum era ascritto alla tribù Ufentina, ed il suo territorio era posto a confine con quelli di Spello, Foligno, Plestia e Nocera. -Chiesa di San Giovanni Profiamma-
Fossato di Vico - Vicus Helvillum
II luogo, immerso nel verde alle pen-dici della catena Appenninica, prima di divenire, in epoca romana, un fon-damentale svincolo della via Flaminia, fu un centro frequentato già in epoca umbra, fase archeologica a cui è pertinente la lamina bronzea con iscrizione che attesta nella zona un culto dedicato alla divinità Cupra. Il centro romano appare essersi sviluppato nella fascia collinare a monte della grande arteria stradale, nella località oggi chiamata Borgo, fino alla collinetta di Aja della Croce, dove in una abitazione privata si conservano ben visibili dei rocchi di colonne.
In città:
- Raccolta civica
Nei dintorni:
- Chiavicotto della Flaminia in località Palazzole
- Ponte di San Giovanni
Scheggia - Statio ad Hensem
L'attuale sito di Scheggia corrisponde alla Statio ad Hensem ricordata negli itinerari antichi. Diversi ritrovamenti nelle zone prossime alla Flaminia prima dell'ingresso nel paese, danno ragione di questa identificazione. In prossimità del valico della Scheggia, le fonti ubicano il santuario di Giove Appennino, che era considerato luogo di culto "nazionale" degli Umbri, ricordato dalle fonti e rappre-sentato nella Tavola Peutingeriana.
In città:
- Raccolta civica
Nei dintorni:
- Ponte a botte
- Monumento funerario di Costacciaro
- Galleria del Furlo
Massa Martana - Statio ad Martis
Nei pressi di Massa Martana, la chiesa di Santa Maria in Pantano, datata al VII-VIII secolo d.C. ed orientata seguendo il tracciato del ramo occidentale della via Flaminia, si imposta sulle strutture preesistenti di un edificio romano in opera incerta. Questi resti ci rendono nota l'esistenza nel luogo stesso di un piccolo insediamento, che alcune iscri-zioni latine provenienti dalla zona e conservate all'interno della chiesa confermano essere denominato vicus Martis Tudertium, sorto intorno al sito dell'importante statio o mansio ad Martis lungo la Flaminia, ricordata dagli itinerari antichi e distante 18 miglia da Narnia. Era questo uno snodo stradale di grande rilevanza, perché, oltre a svolgere una funzione centrale nel servizio pubblico di posta e trasporto materiali e persone del Cursus publicus romanus lungo la grande arteria consolare, assicurava altresì una serie di collegamenti tra-sversali rispetto alla viabilità princi-pale, non meno importanti a livello locale, diretti: da un lato verso Todi (Tuder), dall'altro verso Spoleto (Spoletium).
Nei dintorni:
- Chiesa di Santa Maria in Pantano
- Catacombe di San Faustino
- Ponte Fonnaia
Tuoro sul Trasimeno
La zona del lago Trasimeno fu lo scenario naturale di una gravissima disfatta infetta al console romano Caio Flaminio e al suo esercito dai Cartaginesi nel 217 a.C., nell'ambito della II Guerra Punica, detta anche guerra Annibalica dal nome del famoso condottiero che guidava la spedizione degli acerrimi nemici di Roma. Secondo l'ipotesi più credibile sarebbe precisamente la conca di Tuoro, circondata dalle alture di Monte Gualandro e Montigeto, il luogo dove si svolse tale battaglia, ricordata come una della più sanguinose sconfitte della storia romana, l'eco della cui atrocità ancora permane in toponimi come "Sanguineto" e "Ossaia".
Numerose testimonianze archeologiche sono state rinvenute nella zona, molte delle quali appartenenti all'età repubblicana o alla prima età imperiale; tra queste particolare rilievo meritano i cosiddetti "strina", cioè delle fosse a sezione tronco-conica, che nell'opinione di alcuni studiosi furono utilizzate da Annibale per incenerire i corpi dei morti dopo la battaglia, al fine di evitare pestilenze ed epidemie, e la statua etrusco-romana in bronzo dell'Arringatore, oggi conservata al Museo Archeologico di Firenze, che secondo le ultime ipotesi proverrebbe proprio dalla zona di Sanguineto: la statua rappresenta un personaggio d'alto rango, probabilmente un magistrato, vestito della toga praetexta, nell'atto di declamare davanti alla folla.
L'area archeologica:
- Parco Archeologico e Centro di documentazione permanente sulla battaglia del Trasimeno
- Parco il Sodo, Associazione Pro-Loco Tuoro sul Trasimeno
Nei dintorni:
- Museo della Pesca di San Feliciano, che conserva alcuni oggetti antichi, relativi all'attività della pesca - Villa romana in località Quarantaia, presso Passignano.
FONTE: www.itinerari.umbria2000.it