Bronzetti nella regione Veneto
Per sua natura, l'oreficeria è stata oggetto, nei secoli, a dispersioni, furti saccheggi e anche il Veneto non è risultato indenne da questa tendenza. Per questi motivi, ad eccezione di quanto conservato nel tesoro di San Marco, dove sono rappresentate tanto l'oreficeria romanica che quella di tradizione bizantina, sono rare in Veneto le opere di età barbarica, carolingia e quelle di epoca romanica. Molto più presenti e visibili sono le opere di area gotica e quelle rinascimentali, in parte dovute ad artigiani provenienti da Milano e Firenze a partire da quelle di Donatello.
E proprio alla presenza di Donatello, a Padova, intorno alla metà del Quattrocento, si devono, non solo la statua equestre del Gattamelata e i bronzi della Basilica del Santo, ma l’avvio di una "scuola" padovana di fusioni in bronzo, che dopo il grande maestro continuò con artisti della levatura di Bartolomeo Bellano, di Andrea Briosco e di Tiziano Aspetti, per citare solo i più conosciuti. Così come Giuliano da Firenze, attivo a Padova nella prima metà del Quattrocento, ma allievo del Ghiberti e dunque di formazione fiorentina, fu capostipite di una gloriosa tradizione orafa patavina.
Analizzando in dettaglio la situazione di Padova, risulta palese l'apporto di artefici forestieri nel settore dell'oreficeria che è testimoniato da opere quattrocentesche conservate nel tesoro del Duomo, come ad esempio il reliquiario delle SS: Anatolia ed Emerenziana, opera del maestro Alessandro da Parma (1405) e in quello della Basilica del Santo, come il reliquiario della Lingua del Santo di Giovanni da Firenze (1436). Quest'ultima opera rivela una concezione artistica consona alle rinnovate istanze della cultura fiorentina tanto innovativa rispetto al gusto delle opere coeve realizzate a Padova e nel Veneto.
Intorno a questi maestri "foresti" si formò una schiera di aiuti e, quindi, di artisti padovani che seppero ben presto assimilare le lezioni dei loro maestri e sviluppare un nuovo gusto artistico caratterizzato da una raffinata capacità compositiva, da una grande misura e sobrietà. Ne sono esempio le antiporte del maestro Alvise, padovano, realizzate tra il 1525 e il 1529 per l'Evangelario di Isidoro e per l'Epistolario di Giovanni da Gaibana, opera oggi esposta al Museo Diocesano di Padova.
Molto importante per tutto il Veneto, fu la fusione di oggetti d'arte di area patavina. Il più conosciuto e fecondo bronzista veneto del cinquecento è sicuramente il padovano Andrea Briosco detto il Riccio (Padova 1470-1532) che eseguì un gran numero di bronzetti, plachette ornamentali, ed elementi di arredo come calamai e candelabri. Lavorò per opere di carattere sacro destinate all'arredo di chiese come il candelabro per il cero pasquale della Basilica del Santo a Padova ma si distinse per soggetti di impronta classicheggiante ispirati alla mitologia greca e romana, come lo splendido Satiro seduto, ora al Museo Civico di Padova.
Il Riccio fu seguito da altri artisti che tennero alta, per tutto il Cinquecento, la tradizione fusorea patavina: Tiziano Aspetti (Padova 1565-Pisa 1607) che lavorò a Venezia presso la Biblioteca Marciana e il Palazzo Ducale, a Padova presso la Basilica del Santo e il Duomo, Gerolamo Campagna, architetto e scultore, attivo a Venezia dove si conservano molte sue opere e Bartolomeo Ammannati (Settignano 1511-Firenze 1592) architetto e scultore, attivo a Venezia, dove decorò la Biblioteca Marciana.
Molto importante la medaglistica e la produzione di monete (o la riproduzione di monete romane) che ebbe nel padovano Giovanni Cavino un iniziatore a stento eguagliato. I lavori eseguiti dal Cavino talvolta in collaborazione con Alessandro Bassano e il figlio Antonio, sono conosciuti come padovani e sono ben documentati nella Raccolta Bottacin dei Musei Civici di Padova.
Nel Quattrocento e nel Cinquecento, vale adire nel Rinascimento, Venezia si conferma, anche nell'oreficeria, come uno dei centri più importanti d'Italia, assieme a Firenze,Milano, Genova e Roma, pur rimanendo, per molti versi, legata alla tradizione tardo gotica e orientaleggiante. Famosi nella tecnica dello sbalzo, gli artigiani veneziani avevano sviluppato e portato a livelli di eccellenza anche una tecnica orafa conosciuta come l'opus veneticum, cioè la tecnica della filigrana. Ne è prova la coppa conica conservata al Museo di Palazzo Venezia, sede dell'ambasciatore della Serenissina Repubblica presso il Papa, a Roma.
Sempre a Venezia - divenuta ormai una vera capitale in grado di oscurare le città di terraferma - sono notevoli anche i lavori di incastonatura di perle, gemme e pietre preziose, nonché l'uso del cristallo di roca e il processo dello smalto, mutuato dall'arte orafa orientale. Tra i tanti maestri ricordiamo Leone Leoni (1509-1590) di origine toscana ma attivo a Venezia e Vittore Camelio cesellatore e medaglista attivo a Venezia anche presso la Zecca del Doge. A lui si deve, con ogni probabilità, la decorazione dei piatti del Breviario Grimani le cui piastre sbalzate sono decorate con eleganti girali fogliacei con medaglioni tra cui quello raffigurante il Doge Antonio Grimani.
Una particolarità tutta veneta, o meglio, veneziana, di questo periodo, sono i ricchi servizi da tavola chiamati "fornimenti", comprendenti vassoi, guantiere, alzate per frutta e dolci, e la "posateria" con di posate da tavola in argento cesellato, niellato e impreziosito da filigrane e pietre preziose, presenti precocemente sulle tavole dei ricchi veneziani, rispetto al resto d'Europa. Si tratta di posate individuali, non di uso collettivo o "di portata" come fino a quel tempo si usava (dato che non era disdicevole portare il cibo solido alla bocca con le mani), che comprendevano una forchetta a due o tre rebbi, un cucchiaio, in origine con un corto manico, e un coltello.
Accanto alla tradizionale arte orafa dedicata agli arredi sacri e alla gioielleria personale, si sviluppò, così una ricca tipologia di oggetti destinati ad un uso domestico, ancorché non quotidiano ma legato a suntuosi pranzi organizzati per feste e ricorrenze, che non finivano di stupire gli ospiti europei che avevano la fortuna di frequentare i palazzi veneziani. Nel Museo di Ca' Rezzonico, a Venezia, si conservano diversi "fornimenti" come quello proveniente da Villa Pisani e quello scolpito nei primi decenni del Settecento da Andrea Brustolon, conosciuto come "fornimento Venier".

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