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Agriturismo Scopri l'ItaliaVenetoArtigianato della Regione VenetoFusioni in Bronzo di Campane e Cannoni nella Regione Veneto

Fusioni in bronzo di campane e cannoni nella regione Veneto

Un capitolo a parte merita la fusione di campane e di cannoni. Non si può dire che Venezia eccellesse nel settore delle fusioni, perchè altre erano le tecniche artistiche che questa città ha portato ad altissimi livelli. E' però provato che quando, a Firenze nel 1330, si decise di fornire il Battistero di porte bronzee, ci si rivolse ai fonditori di Venezia, i quali, esperti nella tecnica fusoria bizantina, eseguirono mirabilmente i modelli di Andrea Piasano. L'arte fusoria, infatti, dopo le invasioni barbariche si era completamente persa e solo grazie a maestranze bizantine fu ripresa - in Europa - nel medioevo.

A Venezia, anticamente, le fonderie destinate a "gettare" ovvero fondere i metalli erano relegate su un lato di Cannaregio, che fu chiamato Ghetto, il quartiere dove successivamente si insediarono gli ebrei: una denominazione che, col tempo, fu adottata per designare il quartiere ebraico anche fuori di Venezia. Oltre a questa notazione, quasi esclusivamente toponomastica, dell'attività fusoria a Venezia non si conosce molto di più, almeno per quanto riguarda grandi oggetti come campane e cannoni, mentre sono ben documentati i fonditori e i coniatori della Zecca di Stato. Probabilmente i fonditori di campane erano aggregati all'arte dei fabbri e dei calderari (fabbricanti di pentole).

Nel XVIII sono documentate le sorelle Caterina e Anna Castelli che fusero una campana per la chiesa di San Luca, nello stesso secolo Canciano Dalla Venezia fuse una campana per la chiesa di San Eustachio, e nel secolo successivo, Domenico Canciani Dalla Venezia fuse una campana per il campanile di San Marco. L'unica fonderia ben individuabile è quella dei De Poli, una dinastia di bravi artigiani, che nel loro laboratorio "al ponte dei Dai, all'insegna della Madonna" (Calle dei Fabbri) oltre alle campane fondevano anche mortai pestelli e bocche da fuoco. Questo laboratorio artigiano è documentato a Venezia per tutto il Settecento. I De Poli, nel 1481, fusero una campana per il Duomo di Ceneda (ora Vittorio Veneto) e nel 1606 una campana per la Chiesa di San Giusto di Trieste. La fonderia è tuttora operante a Vittorio Veneto.

Padova, Vicenza e Verona svilupparono, a loro volta, un'attività artigianale nel settore della fusione, con alcune importanti fonderie, tanto che ancor oggi molti artisti italiani si rivolgono a questo distretto per realizzare le loro opere in bronzo. I Musei Civici di Padova conservano una piccola campana con lo stemma carrarese, con ogni probabilità è un'opera fusa a Padova nel Trecento. Per il secolo successivo, ricordiamo Gaspare Campanario (Campanato) di Treviso ma attivo a Padova tra il 1479 e il 1496. Nel Cinquecento sono attivi i laboratori artigiani di Gasparo Dalle Campane e di Giovanni Pietro Fucina. Nel Settecento è documentato l'artigiano Domenico Briseghella. Nell'Ottocento si trasferisce a Padova il Bassanese Daciano Colbachini, una famiglia di fonditori che ha come capostipite Giuseppe Colbachini e che ancor oggi continua la tradizione della fusione di campane.

A Vicenza l'attività fusoria risale probabilmente al XIII secolo, ma solo nel 1444 è documentata l'opera del Maestro Gasparino da Vicenza, che fuse una campana per Santa Maria della Scala in Verona, nel 1452 è documentato il maestro Gasparino da Vicenza, nella stessa città sono documentati, nel Seicento e nel Settecento, i De Maria, originari di Valdobbiadene, fonditori di campane e di mortai in Borgo Padova.

A Verona abbiamo, nel settore della fusione di campane, bronzi, mortai e bocche da fuoco, due grandi dinastie di maestri artigiani i Bonaventurini e i Cavadini, oltre ad altri minori, come i fratelli Levi attivi tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo e Bartolomeo Pisenti attivo a metà del XVII secolo; nel XIX secolo operò Antonio Selegari "al ciglo" (Santo Stefano) e Luigi Chiappani.

I Bonaventurini, originari di Pescantina, sono attivi a Verona tra il 1521 e il 1630. A loro si deve la fusione di diverse campane della torre civica, chiamate Rengo, di due campane per la chiesa di Ognissanti di Mantova, e di molte altre campane tuttora esistenti, o comunque documentate nel veronese. I Cavadini, originari del comasco, sono la più illustre famiglia di fonditori di Verona, negli ultimi due secoli. Il fondatore fu Pietro di Giovanni Cavadini, che nel 1765, a Montorio Veronese, iniziò la propria attività di fonditore, nel 1813 l'attività di questo laboratorio artigiano si trasferì a Verona dove l'azienda artigiana prosperò fin quasi ai giorni nostri.

Le campane furono per interi secoli il prodotto più importante e più impegnativo di una tecnica fusoria che riservava ad esse le maggiori attenzioni perché le campane hanno rappresentato un punto di riferimento importante per tutta la società civile, non solo per i credenti. La forma e la decorazione delle campane è un po' cambiata nei secoli, dalle semplici decorazioni romaniche a quelle più elaborate del Seicento o del Settecento, ma il suono della campana, lo strumento, è rimasto sostanzialmente lo stesso.

Sembrerà stano ma le campane e i cannoni, due oggetti così diversi, così tra loro contrapposti, sono accomunati non solo dal bronzo del quale sono costituite, ma anche dalla circostanza che, in tempi di guerra, spesso le campane vengono requisite per fondere cannoni, mentre alla fine di ogni guerra, chi vince, rifonde il bronzo dei cannoni per le campane. Nell'aprile del 1943, in piena Guerra Mondiale, in tutto il Veneto, si procedette alla requisizione delle campane, mentre dopo il secondo conflitto mondiale, nel 1945, alcune campane furono restituite alle loro comunità, mentre si provvide alla fusione di cannoni per "gettare" nuove campane.


 

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