Itinerari naturalistici della regione Veneto
LE ISOLE DELLA LAGUNA
La laguna di Venezia è un ambiente particolarissimo nel quale gli uomini e le loro attività sono a contatto diretto con la natura e le sue leggi; si passa da un'isola all'altra attraversando canali e costeggiando barene, con un paesaggio che cambia aspetto completamente nel giro di poche ore seguendo l'andamento delle maree, un ambiente nel quale flora e fauna sono del tutto particolari.
Alcune centinaia di isole, tra grandi e piccole, affiorano dalla laguna di Venezia. Alcune appaiono stabili, altre in formazione, in erosione, in sparizione. Alcune sono densamente popolate, altre ospitano poche case e qualche centinaio di persone. Alcune come Murano e Burano mostrano tuttora la continuità dell'antica cultura popolare e notevole vitalità economica; altre, come Torcello rivelano l'antico splendore solo attraverso rari, grandiosi monumenti scampati a una secolare dissoluzione.
Il tour sulle isole che andiamo a proporvi parte dal pontile comunale di Fusina. La navigazione avviene lungo il canale di Vittorio Emanuele III sino a raggiungere il canale della Giudecca ammirando le magnifiche chiese di Venezia quali la chiesa del Redentore, la chiesa delle Zitelle e la maestosa chiesa di Santa Maria della Salute. D’incanto vi apparirà il bacino di San Marco con la visione della famosa piazza e dell’omonimo campanile, il palazzo Ducale , il Ponte dei Sospiri e tutta la Riva dei Sette Martiri fino ai giardini di Sant’Elena, famosi per la biennale. In seguito si costeggerà l’arsenale, l’antico cantiere navale che costruiva la flotta militare veneziana fin dai tempi delle crociate.
Proseguite fino a Torcello (antica Turricellum o piccola torre) ai limiti settentrionali della laguna, uno dei centri più antichi e un tempo fra i più importanti della laguna stessa, poiché recenti scavi hanno provato che l'isola era abitata dai romani sin dal I e II secolo d.C.
Sogno e reale si mescolano in un'atmosfera unica fin dall'arrivo: un lindo sentiero in mattoni a spinapesce costeggia il canale, lambito da tamerici e, snodandosi tra campi incolti, viti e pruni inselvatichiti, porta al cuore dell'isola; qui una locanda discreta, il grande prato della piazza con le architetture monumentali, silenziose, incomprensibili.
GRAN BOSCO DA REME DI SAN MARCO
Questo itinerario porta a passare per i boschi di faggi che già nel '400 furono adocchiati dai veneziani per ricavarne legna per le loro navi ed i remi: proprio per questo prende il nome di Gran Bosco da Reme di San Marco, nome datogli proprio dalle autorità della Serenissima Repubblica di Venezia. Sotto lo Stato italiano il Bosco subì alterne vicende prima di vedere sancita la sua inalienabilità e di essere tutelato dall'istituzione di più riserve naturali.
Da Pian Rosada, a 1050 metri, si prende una strada sterrata sulla sinistra che, in leggera discesa e dentro alla Riserva Naturale Orientata Pian di Landro Baldassarre, porta ad una sbarra e ad un bivio (3,4 km) dove girare a sinistra verso la Casa Forestale della Candaglia, immersi in un bosco verdeggiante e tutelato da severe norme che vietano l'accesso di autoveicoli.
Continuando a pedalare si giunge ad un bivio (km 9,6) con una forestale: si gira in salita a sinistra per la Casa Forestale e si giunge, ai 1340 metri del Col de S'Cios.
Lungo la via si nota la natura carsica di questi monti, con fosse, inghiottitoi e ondulazioni mentre giunti in cima si ammira il panorama sulle cime dell'Alpago.
Dalla casera nei pressi del Col si incomincia a scendere verso la Crosetta; la strada è in discesa per sei chilometri (quota 1150) per poi alzarsi lievemente, si gira a destra su una stradina, fino a giungere a malga Sponda Alta. Si riprende presto a scendere ed al km 19.5 si è alla Crosetta (il finale è sulla statale 422). Si abbandona presto la statale per una strada asfaltata solo inizialmente che stacca sulla destra ed è segnalata da un grande cartello indicante il nuovo ingresso nel Bosco del Cansiglio (km 21.5 metri 1120). Si pedala agevolmente fino al km 26.1 (metri 1210) quando si ritorna nei pressi del bivio del km 9.6: si incomincia dunque una breve discesa di tre chilometri su asfalto sino a Pian Cansiglio, sede delle attività forestali ed economiche della zona, per poi risalire in otto chilometri, sempre su asfalto sino al punto di partenza.
In totale sono stati percorsi trentasette chilometri, di cui undici su asfalto e quindici in salita divisi in tre tratti da 7, 1 e 7 chilometri.
PASSEGGIATA SUL CANSIGLIO
Il sentiero naturalistico B ha inizio dal Monumento dedicato ai Caduti dell'ultimo conflitto mondiale, posto al centro di Pian Cansiglio, e si avvia lungo la strada statale in direzione dell'Alpago, tra prati e pascoli che in primavera, subito dopo lo scioglimento della neve, si colorano di innumerevoli fioriture.
Numerose sono le doline a pianta subcircolare; in alcuni casi sul fondo di queste si accumula l'argilla prodotta col disfacimento della scaglia, e allora la dolina può riempirsi di ristagni di acqua. Questi specchi d'acqua vengono chiamati lame. Tra le più grandi e caratteristiche si ricordano quelle nei pressi di Casera Filippon, tra questa e la strada, a 500 m dal monumento in direzione Sud-Est. Le lame presentano una vegetazione tipicamente ad anelli, con specie idrofile che vivono a contatto con l'acqua, come Potamogeton sp. pl., Zannichellia palustris, Alisma plantago-acquatica ecc., e all'esterno specie igrofile come Carex sp. pl., Molinia coerulea, Deschampsia caespitosa e una pianta carnivora, Drosera rotundifolia. Le doline asciutte vengono spesso invase da una graminacea igrofila, Deschampsia caespitosa.
Le lame ospitano lo sviluppo di numerosi anfibi e rettili, tra cui i tritoni, le rane, le salamandre e la natrice dal collare. Inoltre sono punti di abbeveraggio per il bestiame domestico e per animali selvatici come la volpe e il capriolo. Numerosi sono anche gli inghiottitoi, che hanno contorno dalla forma irregolare, da cui affiora la scaglia.
Dopo poco più di un 1 km la strada comincia a salire e, dopo aver lasciato a destra una zona di torbiera con sfagni e muschi, si intravvede, sempre a destra, il recinto del Giardino Botanico, ricavato da una cava abbandonata.
Subito dopo si incontra il piazzale antistante al Museo Ecologico G. Zanardo.
Si prosegue quindi lungo la statale attraversando la zona disboscata a causa dell'infestazione della Cephalcia arvensis. Attualmente vegetano alcuni radi faggi con qualche altra latifoglia minore, gli arbusti di lampone che hanno invaso l'apertura e le piantine di faggio, acero, abete rosso e altre latifoglie con cui si sta procedendo al rimboschimento. Dal lato destro della strada si ha una bella visione panoramica delle grandi conche carsiche di Valmenera e Cornesega.
Dopo aver attraversato un tratto di bosco di abete rosso che si è salvato dall'infestazione, si giunge in breve a Pian Osteria, dove passa una linea di disturbo tettonico, la quale deforma la stratificazione delle rocce presenti, cioè la scaglia grigia e la simile scaglia rossa. Queste si presentano nei pressi della località variamente fratturate e ripiegate.
Pian Osteria è la sede di un insediamento cimbro, ricostruito dopo l'ultimo conflitto mondiale, e ospita oggi il Museo Etnografico della Civiltà Cimbra e l'Associazione Culturale Cimbri del Cansiglio.
A Pian Osteria si abbandona la strada statale piegando a destra, in direzione Est. Si percorre una stradina asfaltata che esce nei prati e pascoli della Valmenera, una delle località che più risente dell'inversione termica.
Qui la vegetazione erbacea si presenta piuttosto degradata per lo sfruttamento sottoforma di sfalcio e di pascolamento. Spuntano diversi arbusti di ginepro e di crespino.
Fino qui giungeva una lingua del ghiacciaio del Piave attraverso la valle di Campon; ne sono testimonianza i depositi sciolti di ghiaia e di limo.
La strada passa a fianco del Centro Caseario dove viene prodotto il formaggio Cansiglio con il latte delle aziende agricole del territorio.
Proseguendo in discesa la strada costeggia dei giovani rimboschimenti recintati e giunge nel fondo della Valmenera, diventando a fondo naturale.
All'inizio del piano si scorge a sinistra una grande lama, la più grande del Cansiglio, che però recentemente si sta asciugando. Ospita una vegetazione a Typha sp. e Phragmites sp., unica in Cansiglio. Nei pressi di questa lama sostano alcune specie di uccelli acquatici durante le loro migrazioni; tra queste alcuni anatidi come Germani Reali, Alzavole, Marzaiole e le Pavoncelle.
Da qui il percorso confina con la Riserva naturale orientata Pian di Landro-Baldassare.
Il vasto piano della Valmenera, formato dai depositi del ghiacciaio che scendeva dal Monte Cavallo, è un'area di indubbia bellezza , dove è possibile osservare numerosi animali in libertà. Tra i più appariscenti ci sono volpi, cervi, daini, caprioli e moltissimi uccelli, tra cui alcuni rapaci, come la poiana, il nibbio bruno e il gheppio.
L'itinerario prosegue verso un bosco di abete rosso giungendo ad un bivio, nei pressi del quale, a sinistra, si trova un capanno sopraelevato in legno che funge da osservatorio faunistico e, poco più in là, un'altra grande lama.
Al bivio si prende la stradina a sinistra che procede in salita entrando nel bosco. Si tratta di un popolamento artificiale adulto di abete rosso con struttura piuttosto debole, frequentemente soggetto a schianti, con conseguenti aperture di chiarie. Il sottobosco risulta dominato da arbusti di Lonicera nigra.
La stradina sale fino a Casoni Scatoleri, toponimo che ricorda un vecchio insediamento cimbro di cui non rimane traccia. Al nuovo bivio si prende a destra, tenendo a sinistra il confine con la Riserva naturale integrale Monte Croseraz-Val Bona.
Il percorso ora si svolge in leggera salita attraverso tratti di bosco misti di faggio e resinose e tratti di faggeta pura, toccando la Riserva naturale integrale "Col Piova", mirabile esempio di una natura perfettamente conservata, con esemplari di faggio e di abeti bianchi e rossi di diametro superiore ad 1 m.
Si giunge quindi sulla strada asfaltata che in breve porta, a sinistra, in salita, alla Casa Forestale di Candaglia. A pochi metri dalla Casa Forestale sorge un belvedere che offre un panorama su buona parte della conca di Pian Cansiglio.
Da qui si può compiere una deviazione (segnavia B1) di 1,500 km fino alla Casera Busa Bernart, in una località da dove si gode di un vastissimo panorama sulla pianura friulana, fino al mare. Tale deviazione percorre una stradina sterrata che dopo un breve tratto in un ceduo di faggio, esce allo scoperto nei pressi del Col dei Scios, dove i fenomeni carsici modellano profondamente il paesaggio con grandi doline e dove il calcare di scogliera nasconde molti fossili, come ricorda il toponimo (Col dei Scios = Col delle Chiocciole).
Ritornati a Candaglia si prende la stradina asfaltata che passa a fianco della Riserva naturale integrale Pian della Stele, e attraversa un'altra pecceta di dolina ricca di muschi e licheni. Si tratta di una zona a forte ristagno di aria fredda e umida, con carsismo a blocchi. Si possono qui incontrare diversi animali legati all'habitat di pecceta, quali lo scoiattolo, il ghiro e diversi passeriformi, come i rampichini, i crocieri ecc.
Si lascia quindi il bosco e, in breve, attraverso i prati del campo da golf, si giunge al Monumento ai Caduti, da dove si era partiti.
Lunghezza: km 16,300
Dislivello: m 340 circa
Tempo di percorrenza: 5-6 h
A CAVALLO DA PEDEROBBA A RUGOLO DI SARMEDE
Quattro tappe per un percorso di complessivi 92 km: un trekking a cavallo, di media difficoltà, il cui percorso si snoda dall'Osteria al Pescatore di Pederobba fino ad arrivare a Rugolo di Sarmede, passando per Madonna delle Grazie, Tre Ponti, laghi di Revine e Tarzo, Vittorio Veneto e Cansiglio. La distanza complessiva copre un dislivello da 155 a 1268 metri s.l.m.: per questo si consiglia un tempo di percorrenza di 4 giorni tenendo presente le seguenti tappe.
1^ tappa - L'attraversamento del Piave L'attraversamento del Piave rappresenta uno dei momenti più suggestivi dell'intero percorso. Oltre un magnifico paesaggio, che spazia sull'anfiteatro della dorsale Cesen-Col Visentin, tutta la sinistra orografica del fiume è caratterizzata da corsi d'acqua, sorgenti e risorgive con flora e fauna tipiche dei luoghi umidi. Alla località Case Isabella di Bigolino vi è un interessante terrazzo fluvioglaciale wurmiano in cui materiali in passato chiusero il deflusso delle acque da nord formando un bacino lacustre e un relativo deposito di argille. Qui vennero trovati alcuni resti di mammut e due crani di megacero, un gigantesco cervoide. Poco lontano da San Giovanni, oltre il rio Teva, si trova il santuario della Madonna delle Grazie.
2^ tappa - Le colline del Prosecco Aggirato il Col Castellon, nei pressi di Colbertaldo, si apre un dolce paesaggio caratterizzato dal susseguirsi di piccoli dossi ben arrotondati e coltivati a vite. Successivamente, superata la località Col Maor, i vigneti si alternano con i boschi (in cui predominano il castagno, la robinia e la rovella). Dalle dorsali collinari, l'itinerario ci riporta a fondovalle, lungo la via denominata "strada dei Colli settentrionali", fino a raggiungere Campea, da cui si risale lungo il cordone collinare ove sono disseminati numerosi rustici. Dopo aver oltrepassato il fiume Soligo in località Tre Ponti, si raggiungono le borgate di Col e Farrò, che sorgono su due ampi pianori coltivati e circondati da versanti boscati. Il percorso prosegue lungo la riva destra del Rio Lierza: da prima per una carrareccia, poi per un breve tratto di strada asfaltata e quindi ancora sotto la dorsale, fino ad arrivare a Mondragon.
3^ tappa - Vittorio Veneto e i laghi di Tarzo e Revine L'itinerario prosegue fino ai laghi di Tarzo e Revine; attraversando una serie di piccole borgate, si risale verso l'abitato di Nogarolo, molto particolare nella sua geometria urbanistica, che dà l'idea di una struttura fortificata. La discesa a Vittorio Veneto viene effettuata utilizzando una strada comunale, detta "dei Posoccon", che aggira il Monte Altare. Dopo l'attraversamento della città, si risale verso le borgate di Piadera, Ciser e Sonego. Da qui parte la "via del Santo", che ci porta alle pendici del Monte Pizzoc, sino a raggiungere la piana di Mezzomiglio e Cadolten, ed entrare per breve tratto nella Foresta del Cansiglio.
4^ tappa - La foresta del Cansiglio Da Crosetta si ridiscende attraverso pascoli e quindi per una strada bianca fino a Malga Cavril, per proseguire poi lungo una strada asfaltata fino a raggiungere La Mar. Si continua per Casere Collalto e Casere Dal Cin, attraversando un paesaggio tipico carsico, in cui si alternano grandi cavità e lunghi dossi dai quali emergono dei blocchi di pietra. Giungendo poi il Monte Castelir si può godere uno splendido panorama sulla pianura trevigiana. Giunti sulla spianata e guardando attentamente tra il terreno, si scorgeranno dei frammenti di coccio che costituiscono i resti di un piccolo villaggio fortificato. In breve tempo, per strada cementata e poi asfaltata, si raggiunge Rugolo.
fonte: www.turismo.veneto.it