Itinerari religiosi della regione Veneto
PADOVA: IL PATRIMONIO RELIGIOSO
E’ straordinariamente ricco il patrimonio religioso della città di Padova, fortemente impregnato dell’intensa presenza spirituale del santo più amato del mondo, S. Antonio, e della devozione a Maria. Una forte fede che si è intessuta con un grande fervore artistico, lasciando in Padova e Provincia meravigliosi capolavori, scrigni di tesori d’arte d’ogni tempo.
Per la visita dei principali luoghi della fede si può partire dalla BASILICA DI S. ANTONIO, maestoso e complesso edificio religioso iniziato nel 1232, un anno dopo la morte di S. Antonio. L’aspetto esterno della Basilica è un misto di lombardo, toscano e bizantino; orientaleggianti sono le 8 cupole e i due campanili. Le tre porte in bronzo della facciata sono opera di Camillo Boito (1895). L’interno è a croce latina e a tre navate che si uniscono in semicerchio dietro la tribune, dove si aprono nove cappelle radiali. Grandi pilastri separano le navate. Nella Cappella del Santo, opera di Andrea Briosco e Gianmaria Falconetto, è custodita la tomba (arca) di S. Antonio. All’interno della Basilica si possono ammirare insigni opere d’arte antiche e contemporanee, tra cui la Cappella del Beato Luca Belludi interamente affrescata da Giusto de’ Menabuoi (1382), la Cappella di S. Giacomo e S. Felice con bellissimo ciclo pittorico di Altichieri da Zevio (1374-78), l’altare maggiore con le sculture di Donatello tra cui spicca il Crocifisso (suo è anche il monumento equestre al ‘Gattamelata’ sul piazzale della Ba-silica e poi ancora opere di Sansovino, Briosco, Tiepolo, Tiziano, Achille Casanova, Ubaldo Oppi, Pietro Annigoni. Bellissimi sono pure i chiostri del convento, soprattutto il chiostro della ma- gnolia, ricco di ricordi marmorei. Su Piazza del Santo si affacciano l’Oratorio di S. Giorgio, cappella gentilizia dei marchesi Lupi di Soragna, eretta nel 1377, interamente affrescata da Altichieri da Zevio (1379-1384), la Scuola del Santo, che conserva dipinti di epoche diverse aventi come unico tema S. Antonio, ed il Museo Antoniano, inaugurato nel 1995 in occasione dell’8° centenario della nascita di S. Antonio, che raccoglie dipinti, oggetti di oreficeria, paramenti sacri e sculture. Da Piazza del Santo ci si sposta (attraverso Prato della Valle, bellissima piazza ellittica progettata nel 1775 da Domenico Cerato su incarico di Andrea Memmo, circondata da un canale ornato da 78 statue di padovani illustri), alla BASILICA DI S. GIUSTINA. Questa austera chiesa è considerata una delle basiliche più vaste del mondo, raggiungendo la lunghezza di 120 mt. La facciata è incompiuta e disadorna, priva di qualsiasi rivestimento. Sulla cupola centrale si erge la statua in rame di S. Giustina, santa padovana che subì il martirio nel 304. All’interno della basilica, attraversando il corridoio dei martiri, dove si trova il pozzo con i resti dei martiri, si giunge all’antichissimo Sacello paleocristiano di S. Prosdocimo (480-510), il più antico edificio cristiano di Padova. Nella chiesa sono invece da ammirare gli stupendi paliotti d’altare, un notevole coro ligneo del 1467-77 e la grande pala del Veronese "Il Martirio di S. Giustina" (1575). Da qui in circa 10 minuti di cammino si raggiunge il SANTUARIO DI S. LEOPOLDO MANDIC, che conserva le spoglie e la celletta-confessionale di S. Leopoldo.
Nella seconda parte della giornata il percorso si snoda attraverso il centro storico di Padova. Qui è il cuore della Padova cristiana. Su Piazza Duomo si affaccia la CATTEDRALE del 1547 (ricostruita su una precedente basilica del 1075) opera di Andrea da Valle. La facciata, incompiuta, è in cotto. L’interno è a tre navate con transetto e cappelle laterali. Nella Sagrestia dei Canonici si trova la PINACOTECA DEI CANONICI, una ragguardevole raccolta di quadri tra i quali alcune tavolette del Semitecolo e due dipinti di Domenico Tiepolo. Collegato alla Cattedrale è il BATTISTERO del 12° secolo. Intitolato a S. Giovanni Battista, fu interamente affrescato da Giusto de’ Menabuoi nel 1375-78 con le storie della Genesi, dell’Apocalisse e di S. Giovanni Battista. Da qui ci si sposta alle "Piazze", antico cuore commerciale di Padova. In Piazza delle Erbe, Piazza dei Frutti e Piazza dei Signori si tiene ogni mattina (da lunedì a sabato), un ricco e vivace mercato, soprattutto di frutta e verdura. Le piazze sono dominate dal maestoso PALAZZO DELLA RAGIONE, simbolo di Padova libero Comune, edificato nel 1218. Successivamente, tra il 1306 e il 1309 esso venne ampliato su progetto di fra Giovanni degli Eremitani, che lo innalzò e lo ricoprì con un enorme volta lignea a doppia calotta. Dopo l’incendio del 1420, che distrusse in parte l’edificio, il Palazzo fu immediatamente ricostruito. Le gallerie del piano terra sono sede di numerosi negozi, mentre il piano superiore è costituito da un immenso salone pensile (mt. 81x27) interamente affrescato con soggetti astrologici e religiosi (1425-1440) su programma ideato da Pietro d’Abano. Non lontano s’incontra un gioiello dell’arte del Trecento, la CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI, commissionata dal nobile Enrico degli Scrovegni. Per la decorazione interna della Cappella, Enrico chiamò a Padova Giotto, il quale maestosamente affrescò tra il 1303 e il 1305 le pareti e la volta della cappella con le Storie di Maria e di Gesù. La cappella è annessa al Museo Civico Eremitani che raccoglie testimonianze di storia e di vita di Padova e del suo territorio. Usciti dal Museo, sulla sinistra, si scorge la CHIESA DEGLI EREMITANI. Eretta tra il 1260 e il 1306, è caratterizzata da uno splendido soffitto ligneo a volta di carena, e nella Cappella Ovetari conserva i resti degli affreschi compiuti da Andrea Mantegna tra il 1448 e il 1457. Si consiglia infine di visitare la CHIESA DI S. MARIA DEL CARMINE, nella cui Scoletta si può ammirare uno splendido ciclo di affreschi di Domenico Campagnola, Girolamo dal Santo, Stefano Dall’Arzere (XVI secolo), ecc.
Verona
Santuario Madonna della Corona Spiazzi
CENNI STORICI
Il Santuario dell’Addolorata, che sotto il nome di Madonna della Corona sorge sul Monte Baldo, in Diocesi di Verona, è forse uno dei più caratteristici, sia per l’austerità del paesaggio che lo circonda, sia anche per la sua storia.
Fu detto «della Corona» perchè il luogo era anticamente chiamato «la Corona», «da quei monti che in giro piegando, formano intorno una corona».
Giace in breve spiazzo incavato su di una parete di roccia cruda a picco, che si drizza sull’abisso per una altezza di 400 metri.
A mezzo di questa diruta parete rocciosa sta una chiesa appiccicata li sulla roccia come un nido d’aquila.
PERCHE’ E QUANDO SORSE QUESTO SANTUARIO?
Tutti, storici, cronisti, divulgatori convengono nell’affermare che il Santuario è sorto per venerare quel Simulacro della Madonna Addolorata che vi si onora.
Solo dopo la sua comparsa si inizia una vera storia del Santuario. I pareri invece sono discordi nel precisare quando e come la statua apparve sul ciglio roccioso. Iniziamo riferendo la tradizione che afferma come miracolosa la venuta di quell’immagine.
LA "VENUTA" DELLA SACRA EFFIGIE
Della tradizione che fa miracolosamente comparire questa statua, nel 1522 sulla parete rocciosa del Baldo, diamo alcune fonti. Nella descrizione fatta da Elena da Persico così viene riferito: «In una notte del giugno 1522 una luce misteriosa illuminò le selve, che coprivano le balze orientali del monte Baldo, in quella insenatura rocciosa, che scende a picco sin quasi all’Adige e guarda i monti sorgenti sull’altra riva del fiume. Così intensa e viva era quella luce che i terrazzini dei dintorni ne furono colpiti ed accorsero sui cigli della roccia per vederne la causa. Ma da lassù nulla si poteva scorgere, eccetto la meravigliosa luce. Allora i più animosi per mezzo di funi si fecero calar giù al centro di quegli splendori, sopra un brevissimo spiazzo a mezza roccia, scorsero la statua pietosa di Maria col Figlio morto sulle ginocchia. La notizia si diffuse in tutti i dintorni e fu un accorrere di quella brava gente a venerare la statua miracolosa. Ma il luogo ove essa si trovava era troppo inaccessibile, ed allora si pensò di portarla su alla contrada Spiazzi, composta di poche case al sommo delle rocce. Superando grandi difficoltà, si riuscì nell’impresa. L’immagine preziosa e venerata fu tratta a forza di argani al sommo del monte. Venne improvvisata una processione, cui presero parte moltissimi accorsi dai paesi intorno, e la statua in mezzo ai canti di letizia e agli osanna, fu collocata sopra un altare in una cappellina di legno, che era stata in fretta costruita. Ma il giorno seguente, quando i devoti accorsero per venerarla di nuovo, la statua non c’era più! Fu un dolore indicibile. Supponendo un furto, si cercò nelle case, negli antri delle rocce, nelle fratte dei boschi. Inutilmente. Finalmente alcuni pensarono di guardare sullo spiazzo roccioso, donde era stata tolta. Ella era infatti là. Ed allora quegli uomini semplici rinnovarono la fatica del giorno prima e scesero di nuovo a prendersi il prezioso tesoro per riportarlo nel luogo ove gli avevano eretto un altare per prestargli il culto. E per la seconda volta Ella sparì dalla Cappellina di legno, e per la seconda volta fu ritrovata sul breve spiazzo roccioso. Allora si venne nella decisione di costruire lì una chiesuola. Vi era sempre però la grande difficoltà per i devoti di andarvi. Unico mezzo rimase per circa venti anni, calarsi giù dalle rocce con le funi dell’argano, mezzo impossibile per molti e pericoloso per tutti. Si pensò allora ad una strada.
GLI «EX VOTO»
L’origine del Santuario si confonde con le testimonianze delle tavolette «ex voto» esistenti presso il Santuario; si tratta di oltre 160 quadretti in cui il devoto ha fatto dipingere e descrivere da un pittore la propria condizione di vita o il guaio in cui si era venuto a trovare e dal quale ha ritenuto di essere uscito per intercessione della Vergine venerata alla Corona. Sono rappresentazioni ingenue, ma efficaci: in alcuni casi si arriva a precisare i fatti con una dicitura, in altri si racchiude il dialogo in cartigli (che storicamente sono la prima forma di fumetto). Spesso si tratta di opere di artigianato con quel gusto naif da incanto. Le tavolette sono un repertorio completo delle vicende del mondo e testimonianza concreta della vita del Santuario, della mediazione taumaturgica nel rapporto quotidiano dell’uomo con l’Invisibile. Dai nostri giorni si risale al Cinquecento.
ATTUALI VIE AL SANTUARIO
Da Brentino, in Val d’Adige, si snoda lungo il costone del monte Cimo «l’antico sentiero del pellegrino», che si percorre a piedi: tratti di terreno battuto si alternano a rampe di gradinata (1540 gradini); è la via più ardita, ogni anno è percorsa da molti pellegrini.
Una strada asfaltata scende dal piazzale "Giovanni Paolo II" di Spiazzi e arriva alla Corona immergendosi nell’ultimo tratto in una galleria (scavata nel 1922). Questa strada è percorribile anche da auto, ma nei periodi di maggior afflusso è riservata al pulmino di linea.
Un’altra vetusta via "la via del pellegrino orante" è costituita da una lunga teoria di scalinate che partendo da Spiazzi presso la fontana o dal piazzale "Giovanni Paolo II" portano al Ponte del Tiglio; da qui inizia la «via Matris» il tratto di scalinata a strapiombo sulla vertiginosa vallata. E’ percorrendo queste scalinate che si possono ammirare le visuali più suggestive del Santuario. Il numero dei gradini disseminati nei dintorni della Corona è di circa duemila (2.000).
Ogni anno in questo angolo nascosto, sospeso tra cielo e terra giungono numerosi pellegrini per chiedere alla «Pietà» che la tradizione popolare ama pensare giunta da Rodi, quell’aiuto di cui è stata ricca nei secoli.
L’EREMO CAMALDOLESE, RETTO DALLA CONGREGAZIONE CAMALDOLESE DELL’ ORDINE DI S. BENEDETTO
Situato sull’ altura che separa Bardolino da Garda, l’eremo appartiene tecnicamente al comune e alla parrocchia de Bardolino. Il convento dei Camaldolesi fu edificato nel 1663 ed é oggi molto ben conservato, a cura dell’ Opera Diocesana. Attorno a un grande orto centrale sorgono delle piccole costruzioni di due stanze, che costituivano le celle dei frati. Il complesso comprende anche una foresteria e una biblioteca, al di là delle quali si apre un ampio Belvedere sul lago.
Dal Belvedere inizia un viale fiancheggiato da cipressi, che circonda tutto l’eremo offrendo stupendi panorami che comprendono, oltre a Garda, le colline e le vallette ricche di olivi e viti, le ville e i parchi fino a punta San Vigilio e la riviera bresciana con il golfo di Salò. Del complesso fa parte anche la seicentesca chiesa di San Giorgio che contiene un pala d’altare di Palma il Giovane (1544-1628) rappresentante San Romualdo in atto di salire al cielo, e dietro l’altare maggiore una pala di Giovanni Tedeschi (XVIII secolo) con San Giorgio che riceve la palma del martirio.
IL SANTUARIO DEL FRASSINO PESCHIERA DEL GARDA (VERONA)
La gloria più bella che rimane nella storia di Peschiera è il Santuario della Madonna del Frassino. La sua origine risale ad un’epoca turbata da mutamenti politici, agitata da guerre e lotte per il dominio della città, che sono sempre accompagnate da miserie, da fame e peste. Nel maggio 1509, ammainato sulle gloriose mura il vessillo di S. Marco, bagnato nel sangue di Andrea Riva, ultimo Provveditore della Repubblica Veneta, Peschiera passò sotto il dominio dei Francesi. Con i nuovi conquistatori il popolo, angariato e decimato dalle malattie e dal terremoto, trovò rifugio e conforto presso il suo Santuario, fuori le mura della città. In contrada della Pigna, tra il Mincio e la malsicura «foresta Lugana», (lussureggiante di bassa vegetazione e di cespugli).
In questo angolo solitario, ritagliato nel verde, avvenne una apparizione della Madonna. Un intervento che manifesta e testimonia la maternità spirituale di Maria verso il popolo cristiano.
L’APPARIZIONE
Si narra che l’11 maggio 1510 un contadino, Bartolomeo Broglia, era ritornato al suo campo nella contrada della Pigna, da poco sgomberata dalle truppe Francesi accampate fuori le mura. Quel mattino, mentre lavorava tranquillamente, fu colpito, ad un tratto, da uno strano fruscio . . . ., una serpe lo stava per aggredire. Bartolomeo, spaventato, invocò con fiducia l’aiuto della Madonna. Vide una statuetta, avvolta nella luce, sopra un vicino frassino; era un’immagine della S. Madre di Dio. La Vergine lo aveva salvato. Quella sera, con il cuore gonfio di gioia, tornò a casa con la Statuetta della Madonna stretta fra le mani come il suo più grande tesoro. Il Broglia, rientrato in casa, mostrò ai familiari, pieni di meraviglia, la Statuetta e raccontò loro ciò che gli era accaduto quel mattino sul campo. Custode geloso del «suo tesoro», perchè non venisse rubato, lo rinchiuse in un robusto cassettone. Ma il fatto sensazionale si diffuse improvvisamente nelle contrade e nella città. Tutti vogliono vedere, ammirare la «Madonnina» che l’aveva salvato. Bartolomeo, che non sa resistere alle pressanti richieste, si decide di mostrare il «suo tesoro». Apre il cassettone dov’era nascosta l’immagine . . . . Ma la Statuetta non c’è più! Si narra che il contadino corre al suo campo per rivedere il frassino del primo prodigio. . . . La Statuetta della sua Madonna era ritornata là.
L’AFFLUSSO DEI FEDELI
L’autorità ecclesiastica, con il Sindaco e i Consiglieri, si reca al Frassino per accertarsi del fatto della Statuetta apparsa e per verificare l’origine del fenomeno religioso. Decide di far trasportare l’Immagine sacra nella città. Con una processione solenne, la Statuetta della Madonna viene portata in Peschiera e posta in un luogo appartato e ben custodito nella chiesa detta della «Disciplina». (Il parroco, Mons. Cornacchi può così seguire da vicino gli sviluppi della vicenda). L’afflusso del popolo continua ininterrotto. Ma, un giorno il custode della chiesa apre il tabernacolo, dove era custodita la sacra Immagine . . . Non c’è più. La Madonna era ritornata ancora al frassino. Il frassino era il luogo che Dio aveva prescelto per la Madonna.
IL TESORO: LA STATUETTA
E’ una esile ed elegante statuetta in terracotta, alta poco più di un palmo (14 cm), la Vergine, dal viso soffuso di soavità e dai lineamenti delicati, sta ritta su di un piccolo piedistallo. E’ avvolta da una lunga veste che scende, con pieghe leggere, fino a coprirle i piedi. Sul capo porta una corona di Regina. Con la sua destra stringe al seno il Bambino, mentre con la sinistra raccoglie maestosamente il manto dinanzi a sè. Il Bambino, avvolto in pannicelli, stende verso la Madre le piccole braccia nude, guardandola con innata dolcezza e immenso amore.
IL FRASSINO NELLA STORIA
La Madre di Dio aveva scelto il «Frassino» come sua dimora accanto ad un laghetto senza palpito, per essere madre di grazia e sorgente di vita.
Il fatto dell’apparizione accese il fervore del popolo che, in breve tempo, costruì una modesta Cappella affidata alla custodia dei Servi di Maria, ma vi rimasero soltanto qualche anno. Il Comune di Peschiera invitò allora i Frati Minori, i quali edificarono la bella chiesa della «Madonna del Frassino», così chiamata fin dal 1514. Il Papa Leone X, con Breve Pontificio del 14 gennaio 1518, concesse loro di costruire, accanto al Santuario, un convento, «perchè l’Immagine miracolosa, apparsa su un "frassino" alle porte di Peschiera e già celebre per miracoli, sia custodita e governata da religiosi di vita esemplare».
I figli di S. Francesco rimasero, per tre secoli, vigili custodi del Santuario, lavorando, ricostruendo, abbellendo la Casa della Madonnina. Il buon popolo accorreva da ogni parte a chiedere grazie e a ringraziare la Madonna miracolosa. Innumerevoli tavolette votive coprivano, fin da principio, le pareti della chiesa. I Frati Minori, custodi del Santuario, furono allontanati nel 1810 per la legge di soppressione. Il Santuario, come la pietà dei fedeli, cominciò a decadere. Le distruzioni e le profanazioni, avvenute durante l’occupazione dei Francesi e le guerre del Risorgimento Italiano, lasciarono segni e ferite sulle sue mura. E’ il periodo più oscuro e triste della storia del Santuario. Passata la bufera, per merito dell’Arciprete Giuseppe Ronconi e del Sindaco di Peschiera Gaetano Vincenzoni, nel 1898 furono richiamati i Frati Minori ad officiare il Santuario. Col ritorno dei francescani, il Santuario riprese l’antico splendore, aumentando la pietà e la venerazione verso la Vergine. La celebrazione del IV centenario dell’Apparizione (1910) suscitò nuovo slancio e nuova vita al Santuario. I pellegrini aumentano di anno in anno. Nel 1930 il Capitolo Vaticano concedeva l’Incoronazione della piccola Statua della Madonna. Nel 1933 la Madonna del Frassino viene proclamata REGINA DEL GARDA. Due volte lascia il suo Santuario: nel 1955, con il piroscafo Italia viene festosamente accolta nelle città e nei villaggi delle rive del Lago; nel 1963, pellegrina del cielo, sorvola su un aereo l’ampia regione che si specchia sul Lago, benedicendo tutto il suo regno spirituale, madre di bontà e stella di speranza.
PER I PELLEGRINI
Il Santuario del Frassino è collegato con le più importanti strade del Veneto, della Lombardia, dell’Emilia Romagna. Accanto al Santuario passa l’autostrada «Serenessima» (Milano-Venezia), collegata con la Bologna-Brennero. A Peschiera fermano diversi treni delle FF.SS. (linea Milano-Venezia); mentre ad ogni ora sulla strada Verona- Brescia o viceversa, possono fermare comodi pullmans di linea (Peschiera fermata «Hotel Milano»). Sul Piazzale del Santuario funziona un Bar e almeno due Ristoranti si possono trovare nelle immediate vicinanze. Presso il Santuario esiste a disposizione del pubblico un ricco assortimento di oggetti religiosi, che i pellegrini volentieri acquistano per avere sempre un pio ricordo della Madonna del Frassino.
Vicenza
ITINERARI/SANTUARI
1) Monte Berico e Vicenza Santuario mariano di Monte Berico, retto dai frati Servi di Maria, a Vicenza.
Centro storico di Vicenza, con il Teatro Olimpico e Palazzo Chiericati (Palladio) in piazza Matteotti, con la chiesa di Santa Corona (altar maggiore e pale di Bellini e Veronese), con la contrà Porti ed i suoi palazzi gotici e palladiani, con la piazza dei Signori e la Basilica Palladiana, la Loggia del Capitaniato, il Monte di Pietà....
2) Itinerario mariano a Vicenza. Santuario mariano di Monte Berico, Tempio di Santa Corona, Chiesetta dei Proti. Cattedrale, Basilica dei SS. Felice e Fortunato, Abbazia di Sant’Agostino, Chiesa di S. Giorgio.
3) Monte Berico, Vicenza e dintorni. Santuario di Monte Berico, Centro storico di Vicenza, con l’itinerario esposto nel primo punto. Villa Valmarana "Ai nani" con gli affreschi di GianBattista e Gian- Domenico Tiepolo. Villa "La Rotonda" (esterni, visita agli interni solo il mercoledì), capolavoro architettonico di Andrea Palladio.
4) Monte Berico, Vicenza e Montecchio Maggiore. Santuario di Monte Berico, Centro storico di Vicenza, con l’itinerario esposto nel primo punto. Castelli di Giulietta e Romeo (esterni) in un meraviglioso luogo panoramico. Villa Cordellina-Lombardi con gli affreschi di GianBattista Tiepolo, Villa Loschi-Zileri-Dal Verme con il primo ciclo vicentino di affreschi di Tiepolo.
5) Provincia da scoprire
Villa Caldogno a Caldogno di Andrea Palladio con affreschi d’epoca all’interno. Città di Bassano del Grappa, famosa per il Ponte degli Alpini, le ceramiche e la grappa. Marostica città murata con la piazza degli Scacchi. Villa Godi-Malinverni a Lonedo di Lugo di Vicenza prima testimonianza dell’attività di Palladio.
Villa Piovene adiacente alla precedente. Castello Colleoni a Thiene con la sua splendida scuderia.
6) Santuario mariano (Madonna di Lourdes), retto dai Frati minori francescani, a Chiampo.
7) Santuario mariano (Madonna della salute), retto dai religiosi Marianisti presso la chiesa parrocchiale di Scaldaferro di Pozzoleone.
8) Antichi ospedali e luoghi di assistenza a Vicenza. Ospizio degli Infanti Abbandonati, Ospedale dei Santi Ambrogio e Bellino, Ospedale Nuovo dei Mendicanti di San Valentino, Ospedale di San Bovo, Ospizio dei Trovatelli, Ospedale di Sant’Antonio Abate, Istituto Proti-Vajenti-Malacarne.
I SANTUARI
1) Santuario mariano di Monte Berico, retto dai frati Servi di Maria, a Vicenza.
Indirizzo e telefono: Viale X Giugno, 87
36100 Vicenza - Tel. (0444) 320999.
2) Santuario mariano (Madonna di Lourdes), retto dai Frati minori francescani, a Chiampo. Indirizzo e telefono:
Via Pieve, 96 - 36072 Chiampo (VI)
Tel. (0444) 623250/623013.
3) Santuario mariano (Madonna della salute), retto dai religiosi Marianisti presso la chiesa parrocchiale di Scaldaferro di Pozzoleone. Indirizzo e telefono:
Via Chiesa - 36050 Scaldaferro di Pozzoleone (VI) Tel. (0444) 462251.
Treviso
Patrimonio Religioso e Santuari
QUINTO DI TREVISO
Molini sul Sile. Oasi faunistica. S. Cristina al Tiveron Chiesa parrocchiale neo-gotica. Pala di Lorenzo Lotto (1505 - Sacra Conversazione).
FANZOLO
Villa Emo Capodilista Palladiana (1550) Sacrario Madonna del Caravaggio (guaritrice degli ossessi-Cerimonia 26 maggio).
CASTELFRANCO VENETO
Città murata. Cattedrale - Pala del Giorgione (1505).
RIESE PIO X
Paese natale del S. Papa. Casa del Santo Papa e Museo.
S. VITO DI ALTIVOLE
Tomba monumentale Brion di Carlo Scarpa.
ASOLO
La perla del Veneto - Città di Browning e Eleonora Duse. Nelle Vicinanze: Villa Barbaro (Palladiana) a Maser. Duomo (S. Maria di Breda) - metà del 700. origine V-VI sec. Notevoli opere all’interno di Lorenzo Lotto, di Dario da Treviso, di Jacopo da Ponte Bassano.
CRESPANO
Sulle propaggini del Grappa.
Chiesa parrocchiale (700) di G. Vasari.
POSSAGNO
Città natale del Canova Gipsoteca Canoviana. Tempio Canoviano 1819 (Progetto del Canova) Contiene la tomba del Canova.
CORNUDA
Produzione del famoso liquore Curaçao. Rocca Santuario (Via Crucis) Ultimo colle della catena dell’Asolano.
MERLENGO DI PONZANO
Importanti Ville Venete. Chiesa parrocchiale (1750) con opere di Giandomenico Tiepolo.
MONTEBELLUNA
Importante centro calzaturiero. S. Maria in Colle o Duomo Vecchio. All’interno opere pittoriche di J. Guarana. Organo a 2 manuali di G. Callido (1800).
VIDOR
Uno dei passaggi sul Piave. Abazia del 1107 - Contiene le reliquie di S. Bona che Giovanni Vidor portò dalla 1^ Crociata in Terrasanta.
MORIAGO
"Deviazione interessante sulla strada del vino Prosecco". Parrocchiale - Pala di G. A. da Pordenone (1530).
COL S. MARTINO
Sulla Strada del vino Prosecco Importante "Mostra del Prosecco" a marzo. Chiesetta di S.Vigilio (notevoli gli affreschi).
SOLIGO
Sulla strada del vino Prosecco. Chiesetta di S. Maria detta dei Caminesi. Affreschi del XIV sec.
VALDOBBIADENE
Capitale dello Spu- mante Mostra Nazionale dello Spumante a settembre. Parrocchiale. Opere di Palma il Giovane e Paris Bordon.
GIAVERA
Scenario della prima guerra mondiale Montello. Cimitero di Guerra Inglese. Suggestivo Sacrario militare.
NERVESA
Inizio del Montello a Est. Ruderi dell’Abazia di S. Eustachio (XII-XIII sec.). Nell’annesso monastero Mons. Giovanni della Casa compose il famoso "Galateo" (1550-55).
SUSEGANA
Castello dei Collalto.
PIEVE DI SOLIGO
Importante sede di vinificazione. Chiesa Arcipretale - Tavola di Francesco da Milano. Tomba del sociologo trevigiano Giuseppe Toniolo.
S.PIETRO DI FELETTO
Sulla "Strada del Prosecco". Nelle vicinanze: Refrontolo con la produzione del vino "Marzemino" e il "Molinetto della Croda". Architettura Gotica: Pieve di S.Pietro (XII sec. - origine VII sec.), contiene importanti affreschi del 1200/1300.
FOLLINA
Importanti opifici tessili. Abazia del 1300 (Cistercense). Contiene opere di F. da Milano (1527) - Notevole il Chiostro del 1268.
VALMARENO
Alle porte di Belluno (alta Pedemontana). Chiesetta di S. Giacomo sulla strada romana Claudia Augusta.
CISON
Antica "Fiera Franca" ad ottobre - Artigianato classico del legno. Cappella del Castello Brandolini di O. Scotti con stucchi di E. dall’Oglio.
TARZO
Importante centro del floro-vivaismo. Parrocchiale con Pala di Cesare Vecelio (1598).
TOVENA
Sorge su un suggestivo colle. Parrocchiale a 3 navate del ‘600 con preziosi altari lignei intagliati e dorati. Affreschi di E. dall’Oglio.
REVINE
Antichissimo centro risalente al X sec. a.c. - Sacra rappresentazione del Presepio vivente e della "Passione" - Gennaio - Pasqua. Laghi di Revine. Santuario di S.Francesco di Paola (suggestiva la Via Crucis che parte da esso).
VITTORIO VENETO
Città della "Vittoria" alle porte del Cansiglio. Chiesa di S. Giustina (1226). All’interno il Mausoleo di Riccardo da Camino è considerato uno dei capolavori della scultura gotica veneta. Chiesa di S. Giovanni Battista (1372). Affreschi di Jacobello del Fiore 1400 e di A. Zago (1502). Chiesa di S. Lorenzo o dei Battuti. Importante ciclo di affreschi del 1429-1446 degli artisti Pietro Nicolò e Jacobello del Fiore. Santuario di S. Augusta (m. 349) Suggestiva scalinata fra cappelle votive e resti medievali. Affreschi e bassorilievi del XIV-XV sec. S. Maria del Meschio (1500). Opere di Andrea Previtali seguace di Giovanni Bellini.
FREGONA
Sul Cansiglio - Produzione del famoso vino "Torchiato Doc" di Fregona. Arcipetrale del 1700. Opere d’arte di Sebastiano Ricci.
OSIGO
Sul Cansiglio. Parrocchiale. "S.Giorgio e il Drago" - Pala dei pittori Francesco da Milano e Jacopo da Valenza.
CASTELLO ROGANZUOLO
Antica residenza dei Da Camino fino all’avvento della Repubblica Serenissima. Parrocchiale: Trittico di Tiziano Vecellio (‘500).
S. FIOR DI SOPRA
Centro di vivaismo viticultura ed allevamento. Parrocchiale: Polittico di Cima da Conegliano (1500).
CONEGLIANO
"La Città del Vino" Partenza di due "Strade dei Vini" provinciali. Chiesa di S.Rocco (1700). Opere di Pozzoserrato - DE Min. Duomo (1350) di originr gotica. Pala capolavoro di Cima da Conegliano "Madonna in Trono e Santi".
ORMELLE
Antico Centro databile al 1 sec. dopo Cristo.Importante centro agricolo. Strada dei "Vini del Piave". Tempio dei Templari (1500).
S.GIORGIO di S.POLO DI PIAVE
Strada dei "Vini del Piave". Chiesetta di S.Giorgio (origini nel 700 e rimaneggiata nel XVII sec.) contiene un importante affresco raffigurante l’Ultima Cena con gamberi e vino rosso (prodotti tipici della zona).
ODERZO
Antico insediamento paleo-veneto del 45 a.c. - Notevoli i mosaici romani conservati nel museo. Strada dei "Vini del Piave". Duomo (origini primi secoli del Cristianesimo) rimaneggiato nel 1400. Teleri di Pomponio Amalteo, pavimento romano, altare del SS. Sacramento attribuito al Sansovino.
PORTOBUFFOLE’
Antico centro del 1000 - Graziosa piccola cittadina ex residenza dei Da Camino. Duomo (già Sinagoga ebraica) del 1400. Contiene opere di Francesco da Milano (1510) e pregevole organo di G.Callido (1780).
S.GIOVANNI DI CODOGNE’
Strada dei "Vini del Piave". Forse la più antica chiesa della, zona di origini paleocristiane, contiene interessanti affreschi del 400/500.
MOTTA DI LIVENZA
Importante centro agricolo e dell’industria del mobile - "Strada dei Vini del Piave". Duomo (S.Nicolò) del Sansovino (1500). Opere di Malombra, Pomponio Amalteo, G.B.Canal, Leonardo Bassano. Santuario Madonna dei Miracoli (1513). Affreschi del Pordenone, Pala di Palma il Giovane, Ancona marmorea attribuita al Sansovino, Affreschi della Scuola del Giambellino. Molto belli i 2 chiostri.
MONASTIER
Centro di allevamento di bovini e suini. Produzione di vini rossi. Strada dei "Vini del Piave". Edificio di Monastero Benedettino (attualmente azienda vinicola).
RONCADE
Villa Giusti- nian "Castello di Roncade" del XV sec. Strada dei "Vini del Piave". Parrocchiale (1700). Interno Barocco - Tele ed affreschi di scuola veneziana del 700.
BIANCADE
Artigianato del legno. Parrocchiale del 1500. - Contiene opere di Paris Bordon.
CASALE SUL SILE
Punto di riferimento per la navigazione sul Sile. Parrocchiale (soffitto decorato di G.Domenico Tiepolo).
ZERMAN di MOGLIANO
prestigiose Ville Venete. Parrocchiale, Pala di Palma il Vecchio (1515).
MOGLIANO V.TO
Importante centro di collegamento fra Treviso e Venezia. Notevoli le Ville Venete lungo il Terraglio. Chiostro dell’Abazia (1000) accanto alla Parrocchiale.
Venezia
IL SANTUARIO DELLA MADONNA DELL’ANGELO
Di recente si sono conclusi i restauri del Santuario della Madonna dell’Angelo di Caorle con la restituzione all’originario splendore degli affreschi interni a delle opere marmoree tra cui l’Arcangelo Michele, dal quale deriva il nome primitivo della chiesa. Anche l’esterno dell’edificio è stato risanato, con un’operazione che ha consentito di individuare antiche tracce antecedenti l’attuale aspetto strutturale. Molti restauri, nel corso dei secoli, si sono resi necessari per difendere dalla furia del mare, dall’incuria, dalla povertà, dai saccheggi di pirati e predoni, la più antica chiesa di Caorle, eretta forse dai profughi Concordiesi. E grazie a queste opere di restauro il tempio svela, a poco a poco, la propria storia che coincide con quella del borgo marinaro, legato alle sue tradizioni, alle sue leggende, alle sue origini. Una minuscola crocetta marmorea bianca su sfondo pure esso di marmo rosso di Verona, a mo’ di tacca, sulla facciata esterna indica un fatto che naturalmente stupisce ed impressiona colui che ne varca la soglia. Un fatto miracoloso descritto nell’epigramma, che dice: "Nella spaventosa inondazione marina del 31 - XII - 1727 l’acqua era salita fino a questa crocetta senza che una sola goccia penetrasse nel Santuario".
Verità o leggenda? E non è questo l’unico fatto straordinario che la chiesetta della Madonnina di Caorle cela: l’origine della sua dedicazione alla Vergine dell’Angelo è, se possibile, ancora più miracolosa. Narra infatti la leggenda che un giorno alcuni pescatori scorsero galleggiare sulle onde del mare un simulacro ligneo, sorretto da un basamento di marmo. I pescatori lo trassero a riva decidendo di collocarlo nel santuario prospiciente il mare di Caorle, che allora era dedicato all’Arcan- gelo Michele. Ma non ci riuscirono, tale era il peso del basamento. Un bambino, da solo, riuscì nell’intento e simboleggiando così la purezza del cuore e delle mani innocenti che agli occhi della Vergine sono benedetti.
Le origini di questa leggenda affondano nella notte dei tempi, ma senz’altro esiste una correlazione con il periodo dell’iconoclastia decretato nell’VIII secolo dall’imperatore di Bisanzio Leone III Issaurico e Caorle, come Venezia, in quell’epoca era sotto l’influenza dell’Impero d’Oriente.
Le origini storiche del santuario risalgono invece a qualche secolo addietro, ossia all’epoca delle invasioni barbariche che spinsero la genti delle ricche ma oramai decadenti Opitergium e Julia Concordia a mettersi in salvo sulle isole della vicina laguna di Caprulae, tra gli estuari dei Fluminae Liquentie e Reatinum, alla pari degli Altinati che ripararono a Torcello, Malamocco e successivamente a Rivoalto. Con l’apporto soprattutto dei fedeli Concordiesi, fu edificato un santuario, probabilmente più ampio dell’attuale, forse a tre navate, dedicato all’Angelo Michele.
Nei secoli seguenti la chiesa originaria fu più volte danneggiata e a quanto pare distrutta dai flutti del mare. Solo nel XVIII secolo il vescovo di Caorle Francesco Trevisan Suarez impegna risorse ingenti per una definitiva ristrutturazione della chiesa, che ospita nella navata centrale ai piedi del presbiterio il suo sepolcro. Un altro fatto storico è datato 31 gennaio 1923. In quell’anno, una notte, sconosciuti ladri penetrano nel santuario per derubare il simulacro della Vergine degli ori e tessuti preziosi accumulati grazie alla pietà e devozione dei pescatori caorlotti. Nel corso dell’azione blasfema, inavvertitamente o forse apposta, una candela cadde e appiccò il fuoco alla statua che fu distrutta dalle fiamme. I Caorlotti, affranti dalla grave perdita, fecero scolpire dagli intagliatori gardenesi una nuova statua della Vergine dell’angelo, che fu benedetta il 19 luglio di quell’anno nella Basilica della Madonna della Salute in Venezia. Da qui venne poi trasportata a Caorle per mare sopra una nave da guerra della Regia Marina, avvolta in una rete, a simboleggiare l’antico ritrovamento da parte dei pescatori caorlotti mille e duecento anni prima. La Fontaine la incoronò solennemente in Cattedrale tra la commozione di tutto il popolo. Nasce così la famosa processione per mare che in un primo tempo si svolgeva ogni 25 anni, mentre dal 1965 si è deciso di ripeterla ogni cinque anni. Ben due papi ne hanno celebrato in passato le vestigia: il Cardinale Angelo Giuseppe Roncalli, poi Papa Giovanni XXIII, nel 1954 e il Cardinale Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I, nel 1975. Ogni anno si svolge invece la festa della Madonna dell’An- gelo con doppia processione dal Santuario alla Cattedrale, fin dai tempi del voto del 1741 da parte del vescovo Trevisan Suarez che chiedeva alla Vergine intercessione a difesa dei diritti di pesca nelle acque della laguna. In un primo tempo la data stabilita fu l’8 settembre, ma nel 1864 venne spostata alla seconda domenica di luglio. Suggestivo l’incendio del campanile che saluta il ritorno del simulacro della Vergine al piccolo Santuario che domina l’insenatura marina. Oggi il simulacro della Madonna dell’Angelo è meta di pellegrinaggio e di adorazione di tanti fedeli che giungono anche da lontano per invocare una grazia, come indicano le decine di ex-voto, o formulare semplicemente una preghiera come fanno i pescatori di Caorle, che da secoli considerano la Madonna dell’Angelo madre protettrice, con immutata devozione. I pescatori di Caorle, nel ‘600, fecero edificare anche a Portogruaro una piccola cappella dedicata alla Madonna, nella pescheria a ridosso del Fiume Lemene, dove andavano con le barche a vendere il pescato. Un’edicola lignea per sentirsi protetti dalla Vergine Maria anche quando si trovavano lontani da casa.
Belluno
SANTUARIO DEI SANTI VITTORE E CORONA
Il santuario custodisce la reliquie dei Santi Vittore e Corona, patroni della città di Feltre. E’ costruito sull’alto di un pianoro roccioso del Monte Miesna, a picco sulla sottostante strada. Gioiello di arte romanica con influssi bizantini, ricco di affreschi, sorse alla fine del secolo XI. E’ a croce greca a tre navate, con transetto e cupola centrale. Accanto all’altare si trova la Cattedra dei vescovi, monolitica, di pietra rosso cupo. L’altare maggiore, in marmo bianco e nero, risale al 1682. Attiguo al santuario, verso la fine del secolo XV, venne costruito un convento, con loggiato a due piani e un chiostro affrescato.
GLI AFFRESCHI
Nel santuario si ammirano pregevoli affreschi riferibili ai secoli XII-XIV. Tra questi sono da segnalare le figure degli apostoli Pietro e Paolo (ai lati dell’altare), la Madonna della Misericordia e l’Ultima Cena (sulla parete destra); un grandioso Giudizio Universale di Scuola giottesca (sulla parte sinistra); storie dei Santi martiri (sulla parete superiore del transetto di sinistra); varie opere della Scuola di Tomaso da Modena. Nel chiostro attiguo, si ammirano affreschi con la storia del Santuario ed episodi della città e diocesi di Feltre. Da questo si accede a varie sale e ricche di ornato pittorico.
FONTE: www.turismo.veneto.it